A idealista/news il presidente dell’Enea ha spiegato perché sul fronte dell’efficienza energetica giocano un ruolo importante l’attenzione posta ai condomini e la possibilità di cedere il credito d’imposta.

Nel 2018 sono stati registrati importanti segnali di miglioramento relativi alla qualità energetica degli edifici oggetto di compravendita. In questo quadro, un ruolo importante viene giocato dall’attenzione posta ai condomini e dalla possibilità di cedere il credito d’imposta relativo agli interventi di riqualificazione energetica.

In occasione della presentazione del report immobiliare urbano Fiaip, realizzato in collaborazione con Enea e I-Com, il presidente dell’Enea, Federico Testa, ha parlato a idealista/news di un modello di business che sta funzionando e ha spiegato il perché.

I segnali sul fronte dell’efficienza energetica stanno migliorando. In Italia, seppur con fatica, si sta cominciando a intraprendere questa strada?

“Sì. Secondo me, sì. In questo momento, mi pare di cogliere dal mercato un’attenzione assolutamente maggiore. Diciamo che si sta muovendo anche un modello che è quello per cui le utilities si presentano dai soggetti interessati, i condomini, e offrono soluzioni del tipo ‘io finanzio l’intervento, tu mi cedi gli incentivi e la differenza tra il costo dell’intervento e la cessione degli incentivi me la dai nei prossimi anni con la riduzione dei consumi’. Questo consente di non andare dalle persone anziane a dire ‘devi privarti dei risparmi per fare questa cosa’. E’ un modello di business che sta funzionando”.

Ha parlato di attenzione al condominio, di cedibilità degli incentivi fiscali. Altri interventi che potrebbero favorire questo percorso?

“C’è tutto un lavoro da fare per esempio nelle pubbliche amministrazioni. Perché le pubbliche amministrazioni purtroppo pagano i loro conti con i soldi dei cittadini, ma spesso non hanno proprio gli strumenti legislativi per riuscire a intervenire. Noi abbiamo visto che i soldi risparmiati dalla pubblica amministrazione poi vanno in servizi per i cittadini. Ad esempio, vengono migliorate le mense e così via dicendo. Adesso stiamo ragionando anche su tutto il terzo settore, cioè su tutti quei soggetti che sostanzialmente lavorano per la pubblica amministrazione pur non essendo pubblica amministrazione. E’ il caso ad esempio delle case famiglia che hanno dei contratti con l’ente pubblico e che svolgono un ruolo a favore della collettività. Perché non possiamo far utilizzare strumenti di questo genere in modo tale che, se riducono i consumi, magari ospitano un ragazzo in più?”.

Si ricorda che con il provvedimento 100372/2019, l’Agenzia delle Entrate ha reso note le istruzioni per la cessione del credito relativa all’ecobonus 2019.

Ma vediamo quali sono i dati relativi al 2018 per quanto riguarda la qualità energetica degli edifici oggetto di compravendita. In base a quanto emerso dal report immobiliare urbano Fiaip, realizzato in collaborazione con Enea e I-Com, gli immobili in classe G hanno un importante peso, ma se nel 2017 la percentuale di immobili ricadenti nella classe energetica più scadente variava dal 54% delle villette al 67% delle ville unifamiliari, nel 2018 lo stesso dato varia tra il 37% e il 46%. Nel 2018, rispetto all’anno precedente, è diminuita la percentuale di immobili compravenduti appartenenti alle ultime quattro classi energetiche (D-G). Tale valore, per il 2018, è pari a circa l’80%, a fronte di un valore superiore al 90% per il 2017.

Rispetto al 2017, nel 2018 è cresciuto ulteriormente il dato degli immobili di pregio compravenduti e ricadenti nelle prime tre classi energetiche (A+, A, B), che passa dal 22% al 28%. Anche la distribuzione per classe energetica rispetto all’ubicazione dell’immobile presenta dinamiche interessanti: tale percentuale migliora per tutti i segmenti analizzati, ad eccezione degli immobili ubicati nelle zone centrali.

Per quanto riguarda la distribuzione percentuale delle classi energetiche degli edifici oggetto di transazione immobiliare nel 2018 in funzione dello stato di conservazione dell’immobile, è emerso che la percentuale di elevata qualità energetica (A+, A, B) rappresenta il 77% degli immobili di nuova costruzione venduti nel 2018, continuando il trend di crescita evidenziato negli anni precedenti e interrotto solo dal dato del 2017.

Il dato positivo sugli edifici di nuova costruzione si inquadra bene nella necessità di dover rispettare gli elevati standard imposti per legge alle nuove costruzioni e nel fatto che il notevole stock di invenduto del segmento delle nuove abitazioni – che comprende quindi edifici costruiti tempo addietro, ma che non sono mai stati oggetto di compravendita – si sta via via esaurendo.

Relativamente stabile, invece, la situazione per gli immobili in buone condizioni e da ristrutturare, per cui la percentuale di edifici nelle prime tre classi energetiche rappresenta rispettivamente l’11% e il 5% del totale. Positivi anche i segnali che vengono dal segmento degli edifici ristrutturati per i quali si è passati dal 10% del 2017 al 22% del 2018 nelle percentuali di edifici appartenenti alle classi energetiche più performanti (A+, A, B).