Dl Superbonus, misure contro gli abusi e freno ai prezzi dei materiali con il tariffario anti-aumenti

ll governo vuole limitare il ricorso a crediti d’imposta fittizi, originati dalla cessione del credito o dallo sconto in fattura

Dl Superbonus, misure contro gli abusi e freno ai prezzi dei materiali con il tariffario anti-aumenti
  • Stretta anti-frodi per il Superbonus 110%. Dopo la cabina di regia con le forze politiche riunita dal premier Mario Draghi arriva in Consiglio dei ministri un nuovo decreto legato allo sconto fiscale. In particolare il governo vuole limitare il ricorso a crediti d’imposta fittizi, originati dalla cessione del credito o dallo sconto in fattura. Meccanismi che permettono a chi effettua i lavori di sfruttare immediatamente il vantaggio fiscale ma che si prestano ad abusi. Protesta, però, il Movimento 5 Stelle che ha paura che con le nuove norme venga bloccato il credito d’imposta, finendo per boicottarlo.

Superbonus, le misure contro gli abusi 

Arginare le frodi –in fumo ben 850 milioni di euro in un anno– è la condizione sine qua non per preservare questi sconti. Lo ha spiegato, a quanto si apprende, il presidente Draghi alle forze di maggioranza. A chi avanzava dubbi sull’introduzione di controlli eccessivi, il presidente del Consiglio ha replicato ricordando la sfiducia del cittadini quando, negli anni ’70, i fondi per lo sviluppo in Biafra finirono in parte in fumo, sbriciolati dalla corruzione. «Dobbiamo preservare la fiducia collettiva nella spesa pubblica e dimostrare che i soldi sono spesi bene» ha detto Draghi, soprattutto alla luce delle risorse legate al Next Generation Eu.

«Allo scopo di contrastare i comportamenti fraudolenti, le disposizioni rafforzano le misure che presidiano la fruizione (diretta ovvero tramite cessione del credito/sconto in fattura) di alcuni crediti d’imposta e delle detrazioni per lavori edilizi». È la ratio del decreto, secondo quanto si legge in una bozza, stando alla relazione illustrativa del provvedimento.

Il provvedimento, che sarà all’esame del Consiglio dei ministri che inizia tra un’ora, è composto di cinque articoli. In materia di cessione del credito è previsto che l’Agenzia delle entrate possa sospendere, fino a trenta giorni, l’efficacia delle misure qualora emergano «profili di rischio», «ai fini del controllo preventivo della correttezza delle operazioni».«I profili di rischio – si legge nel decreto – sono individuati utilizzando criteri relativi alla diversa tipologia dei crediti ceduti e riferiti: alla coerenza e alla regolarità dei dati indicati nelle comunicazioni»; «ai dati afferenti ai crediti oggetto di cessione e ai soggetti che intervengono nelle operazioni cui detti crediti sono correlati, sulla base delle informazioni presenti nell’Anagrafe tributaria o comunque in possesso dell’Amministrazione finanziaria»; «ad analoghe cessioni effettuate in precedenza dai soggetti indicati nelle comunicazioni». «Se all’esito del controllo non risultano confermati i rischi, ovvero decorsi trenta giorni dalla presentazione della comunicazione, la comunicazione stessa produce gli effetti previsti dalle disposizioni di riferimento» e quindi si può procedere alla cessione del credito.

La protesta del Movimento 5 Stelle: «Così è un boicottaggio»

Sulle barricate il Movimento 5 Stelle. «Il decreto legge sui controlli alle procedure di cessione del credito legate ai bonus edilizi e al superbonus – dicono i deputati Luca Sut, Patrizia Terzoni e Riccardo Fraccaro– pone a carico del cessionario una serie di incombenze tali da comportare il rischio che si blocchi l’intero meccanismo. Effettuare dei controlli preventivi per scongiurare eventuali abusi non deve significare vanificare la portata e l’efficacia delle agevolazioni, attuando quello che di fatto diventa un vero e proprio boicottaggio».

«Allo stesso modo – aggiungono – non si può pensare che si diano 30 giorni all’Agenzia delle entrate per verificare i casi sospetti mentre si stabiliscono tempi stretti per accedere ai bonus: in questo caso bisogna tenere nel dovuto conto almeno quanti rischiano di superare così i termini fissati».

E concludono: «Il decreto interviene per l’ennesima volta a cambiare le carte in tavola senza peraltro ascoltare gli operatori del settore: questo rischia di creare un grave danno alla portata del superbonus e degli altri bonus edilizi, creando ancor più preoccupazioni e dubbi tra i cittadini e vanificando il lavoro fatto finora per mettere in campo una imponente misura di politica economica, in grado di far ripartire l’edilizia all’insegna della sostenibilità ambientale e della creazione di nuove imprese e posti di lavoro».

Il freno al prezzo dei materiali

La maggioranza sta anche affrontando il tema dei rincari nell’ambito dei lavori di ristrutturazione: l’ipotesi è quella di definire un “prezzario” per contenere gli aumenti. Dei veri e propri listini di riferimento, quindi, per evitare che le fatture lievitino in modo anomalo in virtù degli sconti fiscali.

Sul tavolo della riunione del Consiglio dei ministri di oggi, inoltre, approderà anche la Relazione sullo stato di attuazione del Pnrr da inviare alle Camere.

Il monito del Cna: «Mantenere i Bonus edilizi oppure uccidiamo la ripresa»

Intanto la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa interviene per chiedere che i bonus edilizi siano mantenuti ancora per molti mesi, confermando le proroghe di cui si è parlato in questi giorni e forse anche osando qualcosa in più. «Intervenire sui bonus edilizi rischia di uccidere la ripresa nella culla» sostiene in un nota la Cna, che pubblica una indagine del Centro studi della Confederazione secondo la quale quest’anno la crescita delle spese edili di imprese e famiglie è destinata a salire del 62,7% sul 2019, anno pre-pandemia, e addirittura del 73,2% rispetto al 2020, l’anno in cui è scoppiata la pandemia quando tra febbraio e maggio il confinamento ha paralizzato l’attività nel settore delle costruzioni.

In termini assoluti, a fronte dei 46,2 miliardi di euro stimati dal Centro studi per l’intero 2021, nel 2020 la spesa è ammontata a 26,7 miliardi e nel 2019 a 28,4 miliardi. Interessante anche l’analisi dell’andamento mensile di queste spese, da cui emerge l’impennata registrata a fine anno, periodo nel quale si è temuta la fine delle norme più favorevoli a imprese e cittadini.

I risultati dell’indagine, quindi, sostiene la Cna, ribadiscono l’esigenza di confermare il Superbonus al 110%, il bonus facciate al 90%, le detrazioni sulle ristrutturazioni degli edifici al 50%, le detrazioni sulla riqualificazione energetica degli edifici al 65% nonché di confermare la possibilità per tutte le misure di cedere i crediti corrispondenti alle detrazioni riconosciute.

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