Cosa ci insegna oggi il modello di spazio minimo progettato da Le Corbusier.

Isolarsi dal resto del mondo e rifugiarsi in 15 metri quadri di proporzioni perfette. La lezione di un Maestro dell’architettura come Le Corbusier risuona oggi più contemporanea che mai.

Oggi in cui l’Italia è teatro di una situazione inedita: i luoghi del nostro quotidiano come i bar, le palestre, le scuole, sono chiusi, come chiusi sono anche i parchi. Così i cittadini sono costretti a rimanere nelle mura domestiche, l’unico luogo accessibile. Un’esperienza nuova: per gli abitanti e per le abitazioni. Un isolamento forzato a cui non eravamo preparati.
Il ‘Cabanon’, il microcosmo in cui Le Corbusier trascorse gli ultimi anni della sua vita, racconta un’ esperienza romantica di isolamento, una storia di architettura e arte di vivere con l’essenziale.

Nel 1952 Le Corbusier costruiva il suo ‘castello’ sulla Costa Azzurra. Completamente lontano dalle ville bianche costruite in Francia, questa capanna di soli 3,66 x 3,66 metri quadri, costruita secondo le regole del Modulor, occupa un posto particolare nell’opera di Le Corbusier anche se trattato raramente dalla storiografia del grande architetto.
Si tratta di una piccola capanna disposta sulla ripida collina di Cap Martin, tra Mentone e Monaco, a pochi passi dal mare tra acanti, agavi ed eucalipti, rifugio dell’architetto durante i suoi ultimi anni, prima della sua morte nel 1965.

Due letti, un tavolo, alcuni armadi, un lavandino e un gabinetto (la doccia fuori, all’aperto). Da una delle due finestre si può vedere la spiaggia dove Le Corbusier annegò in seguito ad una crisi cardiaca nell’agosto 1965 compiendo il destino annunciato tempo prima da una sua battuta sul suo amato Cabanon: “Mi trovo così bene nel mio cabanon che sicuramente terminerò la mia vita qui”.

Pare che l’idea gli fosse venuta durante una crociera in nave, in una cabina piccola e perfetta. Ma ci sono anche i ricordi di un viaggio in Russia e persino le suggestioni del brano ‘Ma cabane au Canada’, gran successo anni ‘50 della star francese Line. Tantè che quel castello di legno, tutto prefabbricato in Corsica, ad Ajaccio, e rimontato come un gioco di costruzioni, diventa per l’architetto, luogo ideale e intimo.

Le Corbusier racconta così la storia della nascita del progetto:
“Il 30 dicembre del 1951, sull’angolo di un tavolo di una piccola trattoria della Costa Azzurra ho disegnato come un regalo per il compleanno di mia moglie, un progetto per una capanna che ho costruito l’anno successivo su una roccia battuta dalle onde. Questo progetto è stato realizzato in tre quarti d’ora. È definitivo; nulla è stato modificato; grazie al Modulor (il sistema di proporzioni che univa il metodo geometrico della sezione aurea con le misure e dei movimenti di un uomo alto m. 1,83, che è ora disegnato in una parete di lato del “Cabanon”), la sicurezza del procedimento progettuale è stata totale”.

Corbu pone la porta del Cabanon sul lato mare e crea l’ambiente interno come fosse il risultato in scala ridotta dell’attuazione del principio di “spazio aperto”. Ogni elemento d’arredo, per quanto piccolo, viene considerato come un organismo complesso, non solo dal punto di vista funzionale – il letto diventa un armadio – ma anche da quello spaziale – il supporto del lavandino diventa elemento di separazione. Di conseguenza, ai tradizionali elementi architettonici vengono assegnate nuove funzioni – la parete si trasforma in un tavolo e in mensole, il soffitto diventa un ripostiglio.

Oggi il Cabanon è finalmente riaperto al pubblico, e si visita come un manifesto dell’architettura moderna, con gli arredi perfettamente funzionali, i colori, le pitture murali firmate Corbu.
Forse il progetto più intimo del Maestro, questo piccolo esperimento di architettura tratta in modo assoluto tutte le tematiche della progettazione di interior finalizzate al vivere bene con poco, o meglio, al vivere bene con ciò che è necessario.
Sarà questa solitudine imposta – come si dice – un’opportunità?

https://www.archiportale.com/news/2020/03/architettura/corbu-le-cabanon-e-l-arte-di-vivere-in-un-microcosmo_75517_3.html