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Ecobonus e Decreto Crescita: sconto immediato sugli acquisti

Ecobonus: le novità del Decreto Crescita

Il Decreto Crescita, entrato in vigore con la legge di conversione del 29 giugno 2019 n. 58, ha introdotto la possibilità di ottenere uno sconto immediato sul prezzo per tutti coloro che effettuano interventi rientranti nell’ecobonus e nel sismabonus.
A pochi giorni dal varo della nuova normativa, tuttavia, molti sembrano scontenti e a ridosso del termine previsto per l’emanazione del provvedimento attuativo da parte dell’Agenzia delle Entrate, è già pronto un disegno di legge depositato dal Movimento 5 Stelle al Senato per apportare dei correttivi.

Possibili novità ecobonus con il decreto crescita
Parecchie sono le obiezioni sollevate perché la misura adottata potrebbe avvantaggiare le imprese aventi maggiore liquidità a scapito di quelle più piccole.
Facciamo un passo indietro e spieghiamo quali sono le novità previste dall’articolo 10 del DL Crescita.

Ecobonus e cessione del credito d’imposta

L’articolo 10 del Decreto Crescita prevede la possibilità per il contribuente che effettui interventi di miglioramento energetico o adotti misure antisismiche di ricevere un contributo che viene anticipato dal fornitore che ha eseguito il lavoro, sotto forma di sconto immediato sul prezzo dovuto.

Tale contributo verrà recuperato dal fornitore come credito di imposta, di identico importo, da utilizzare in compensazione in 5 quote annuali. Il fornitore che ha eseguito gli interventi può a sua volta cedere il credito d’imposta ai propri fornitori di beni e servizi, con esclusione di ulteriori cessioni successive. Non è ammessa la cessione del credito a banche e intermediari finanziari.

Ecobonus e sconto sul prezzo

Dunque, il contribuente che realizzi gli interventi di efficientamento energetico può scegliere tra la tradizionale detrazione fiscale e lo sconto immediato sul corrispettivo da versare al fornitore.

Chi sulla propria casa ha eseguito interventi per il miglioramento energetico, perché ad esempio ha installato nuovi infissi o pannelli fotovoltaici, non dovrà pertanto attendere 10 anni per recuperare con la dichiarazione dei redditi parte della spesa sostenuta.

In pratica, l’agevolazione fiscale verrà anticipata dal fornitore che potrà recuperare l’importo in compensazione in 5 anni. Chi effettua interventi rientranti nell’ecobonus, qualora lo desideri, potrà chiedere al fornitore di scontare la somma da versare a titolo di prezzo di una percentuale pari alla detrazione fiscale riconosciuta.

La detrazione fiscale per il risparmio energetico consente di beneficiare di una detrazione Irpef che può andare dal 50% fino al 65% della spesa effettuata, in base al tipo di intervento che è stato realizzato. La percentuale di detrazione può arrivare al 75% in caso di lavori realizzati in ambito condominiale.

Nell’ambito dell’ecobonus sono riconducibili gli interventi effettuati per:

il miglioramento termico degli immobili;

l’installazione di pannelli solari;

la sostituzione di impianti di climatizzazione invernali;

interventi di domotica, ovvero quei dispositivi multimediali che consentono di controllare a distanza gli impianti di riscaldamento.

Ecobonus
I tempi lunghissimi per ottenere il rimborso di una parte di spesa sostenuta (10 anni in quote annuali) rendono la detrazione fiscale un meccanismo non totalmente incentivante.

L’incentivo della detrazione fiscale risparmio energetico non sempre è in grado di sopperire al problema della liquidità di molti cittadini, costretti per questo a rinunciare agli interventi di miglioramento e risparmio energetico. Il meccanismo della cessione del credito è stato introdotto dal Governo con l’intento di trovare una soluzione a queste problematiche.

Si cede al fornitore il bonus fiscale in cambio di uno sconto immediato sul corrispettivo dovuto. Vedremo però che tale misura non ha trovato il consenso delle imprese di dimensioni più piccole.

Ecobonus e cessione del credito: istruzioni per il bonifico

Per poter ottenere lo sconto sul prezzo da versare al fornitore in alternativa al bonus energetico, si dovrà seguire correttamente la procedura prevista.

Le istruzioni su come operare in maniera appropriata sono rinvenibili nella risposta all’interpello 309 del 2019 dell’Agenzia delle Entrate. Rispondendo a un contribuente il Fisco ha fornito importanti chiarimenti di carattere operativo.

Decreto crescita novità ecobonus
La vicenda trae origine dall’intenzione di un libero professionista di cedere al fornitore l’Ecobonus connesso a interventi di riqualificazione energetica (nella fattispecie infissi/serramenti e caldaia a condensazione).
Per poter fruire del beneficio riconosciuto con il Decreto Crescita è necessario rispettare alcune condizioni:

nella fattura rilasciata dal fornitore deve essere riportato l’intero ammontare del prezzo anche se soltanto la metà della somma indicata dovrà essere effettivamente versata al fornitore;

il pagamento dovrà essere tracciabile e pertanto dovrà essere effettuato con bonifico postale o bancario; da esso deve risultare la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione e il numero di partita iva o il codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico viene effettuato;

il contribuente dovrà conservare la documentazione relativa al pagamento effettuato.

Il ddl presentato dal M5S

Lo sconto sul prezzo in alternativa all’Ecobonus è uno strumento di difficile realizzazione per le piccole imprese, poiché costrette ad anticipare una parte importante della spesa sostenuta dal contribuente. Come emerge dalle critiche avanzate dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato si rischiano operazioni di concorrenza sleale a favore delle imprese di dimensioni più grandi che effettuano interventi di miglioramento energetico.

Le correzioni proposte dal M5S mediante un disegno di legge dovranno costituire un sostegno per le piccole attività e tentare di colmare le lacune oggi esistenti tramite un miglioramento dei contenuti normativi.

Tutto questo sembrerebbe non essere sufficiente per alcuni esponenti del Pd per i quali l’unica soluzione sarebbe abrogare l’articolo 10 del Decreto Crescita.

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L’intervento per migliorare l’antisismicità del nido e della materna

CORCIANO (Perugia) – Lavori da mezzo milione di euro per migliorare l’antisismicità del nido e della materna di Chiugiana.«Volevamo fortemente questo intervento, perché contribuisce ad aumentare i già alti standard delle nostre scuole che, ricordiamo, sono tutte perfettamente a norma dal punto di vista della normativa sismica», sottolinea Lorenzo Pierotti, vicesindaco di Corciano con delega alle opere pubbliche, per illustrare l’imponente lavoro che sta interessando le strutture pubbliche destinate alla prima formazione dei bambini. L’immobile che ospita il nido e la scuola materna di Chiugiana, infatti, è oggetto di interventi per il miglioramento sismico, per un investimento complessivo di 544.145,02 euro. Consegnati il 9 luglio, dovranno essere ultimati entro 150 giorni.

La struttura, risalente al 1975, era stata realizzata con un sistema prefabbricato denominato “Stager” ma il progetto, come spiega una nota del Comune di Corciano, pur tenendo conto dei carichi di natura statica, non ha previsto accorgimenti e tecnologie tali da avere un efficace meccanismo sismo-resistente. Pertanto, l’intervento consiste nella realizzazione di una fasciatura reticolare in acciaio adiacente al solaio di copertura esistente al fine di ripartire orizzontalmente le azioni sismiche; di una struttura verticale in acciaio sismo resistente costituita da telai e torri reticolari. I telai verticali della struttura in acciaio avranno fondazioni in cemento armato realizzate su micropali. Il vantaggio dell’intervento, sottolineano dagli uffici tecnici, oltre all’efficacia dal punto di vista sismico, garantisce una limitata invasività sulla struttura e sull’attività all’interno, in quanto viene eseguito prevalentemente dall’esterno.

«Semplificando – spiega ancora il vicesindaco – la struttura metallica assorbe i carichi sismici mentre la struttura esistente assorbe i carichi statici. Questo sistema costruttivo è stato ideato e realizzato per migliorare sismicamente diverse scuole sul territorio italiano, quindi è ampiamente collaudato». Esternamente, inoltre, dopo le demolizioni delle pavimentazioni e delle rampe di accesso, si realizzerà un nuovo marciapiede e saranno ripristinate le rampe di accesso al fabbricato per consentire l’accessibilità all’edifico per i diversamente abili. «Nel programma con cui siamo stati eletti – sottolinea l’assessore alla scuola Sara Motti – abbiamo posto la massima attenzione alla qualità scolastica, a tutti i livelli. Nel caso di Chiugiana stiamo intraprendendo un grande sforzo, ma lo facciamo con convinzione e con soddisfazione, nel rispetto degli obiettivi e delle scadenze che ci eravamo dati. Ringraziamo i genitori dei bambini – conclude – che comprendendo la bontà del lavoro da realizzare, non hanno fatto pesare il trasferimento dei propri figli in altre strutture comunali fino a dicembre ovviamente garantendo loro la continuità educativa con i propri insegnanti».

https://cityjournal.it/2019/07/scuole-a-corciano-mezzo-milione-per-la-sicurezza-dei-bambini-a-chiugiana/

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PICHLER riporta allo splendore la prestigiosa Portomaso Tower

1.300 tonnellate di strutture in acciaio e 2.500 mq di facciate per la torre multifunzionale firmata DeMicoli & Associates

25/07/2019 – L’intervento di rifacimento dello storico Portomaso Cafè di St Julian a Malta che Pichler ha realizzato curandone anche la progettazione strutturale esecutiva e costruttiva, è nato dal progetto architettonico e strutturale dello studio DeMicoli & Associates e s’inserisce in un quadro di riqualificazione urbanistica dell’intero complesso.

St Julian’s (San Giljan per gli abitanti) è una frizzante cittadina situata lungo la costa nord orientale dell’isola di Malta, divenuta celebre per la sua effervescente accoglienza turistica ma anche per le infrastrutture turistiche all’avanguardia. In questo contesto quindi s’inseriscono i tratti architettonici di un’opera che dialoga con la forma triangolare del sito e che si avvantaggia, nonostante il suo volume imponente, di una struttura che alleggerisce l’edificio nel suo insieme grazie all’utilizzo di acciaio e vetro.

Ulteriore riduzione del complesso deriva dall’effetto “a terrazza” dell’edificio che pare disegnare una sorta di connessione tra l’intimità dell’architettura e un’urbanità mondana immersa nel panorama storico maltese: quasi una luminosa nave che attracca nella marina di Portomaso.

La nuova torre incrementa nella zona il volume di spazi dedicati ad uso uffici e, insieme alla vecchia torre, spinge la località Portomaso ad assumere in misura sempre maggiore il ruolo di vero e proprio Business Hub internazionale, mantenendo il legame con l’aspetto turistico-culturale attraverso il nuovo locale “ONE PORTOMASO”.

Il locale originariamente si trovava in cima ad un edificio costituito da 5 livelli: tre completamente interrati ed adibiti a parcheggio sotterraneo (Livelli -5, -4, -3) e due parzialmente interrati adibiti a supermercato (livello -2) e a centro commerciale (livello -1).

L’intervento
Sorta sul sedime del ristorante pre-esistente che si trova oggi al piano terra, la torre di 11 piani alta circa 67 metri ha la particolare e immediatamente riconoscibile forma di vela a pallone, con i livelli che si assottigliano arrampicandosi dal piano terra fino all’ultimo piano.
Per poter consentire la sopraelevazione del nuovo edificio, il locale Ex Portomaso Cafè ha dovuto essere preventivamente demolito.

Strutture interne
Per scaricare correttamente il carico trasmesso dal nuovo edificio, sono stati realizzati da zero plinti di fondazione al livello -5 e su di essi sono state poggiate le nuove colonne realizzate in profilo saldato. Queste, affiancando le preesistenti colonne in calcestruzzo armato, hanno consentito il trasferimento del carico strutturale del nuovo edificio dalla fondazione al solaio posto a livello 0.
In corrispondenza del solaio di livello 0, le 14 colonne di sostegno del nuovo edificio sono state collegate, mediante piastre di testa imbullonate, alle sottostanti colonne poste ai 5 livelli inferiori. L’edificio attualmente poggia dunque su 14 colonne portanti in acciaio realizzate in profili composti nelle sezioni inferiori e profili laminati nelle sezioni superiori, ci sono poi 12 solai fuori terra realizzati in travi portanti in acciaio.

La funzione controventante e di irrigidimento dell’intera struttura è svolta dal nucleo in calcestruzzo armato, costituito dal corpo scale ed ascensori e dal setto anteriore, entrambi armati e gettati in opera, così come dai controventi strutturali predisposti ad ogni piano e realizzati con puntoni McAlloy M64 e M48.

I solai sono poi stati completati con lamiere grecate collaboranti Arcelor Mittal Cofraplus 220, particolarmente resistenti e di peso ridotto, armate e gettate in opera per la parte interna dell’edificio. Per tutti gli elementi strutturali interni dell’edificio è stato previsto un trattamento con vernice intumescente R60 e successiva mano di finitura.

Strutture esterne
Le parti esterne di ogni solaio, destinate a svolgere funzione di balconi e contemporaneamente vie di fuga, sono state realizzate con travi, saldate appositamente conformate e zincate a caldo, e lamiera collaborante Hibond ITP H55-600. Una scala di servizio esterna, realizzata in acciaio zincato a caldo e piano di calpestio in lamiera mandorlata zincata, consente l’accesso ai balconi.

Per la realizzazione delle strutture metalliche dell’edificio fuori terra sono state impiegate circa 1.200 ton di carpenteria metallica di cui circa 250 ton di elementi saldati; di queste all’incirca 400 ton sono state zincate a caldo, mentre le rimanenti 800 ton sono state verniciate con intumescente e mano di finitura.

Per la realizzazione dei solai interni e dei balconi esterni sono stati posati circa 7.500 mq di lamiere grecate collaboranti, di cui circa 6.500 mq di lamiera Cofraplus 220 e circa 1.000 mq di lamiera grecata Hibond ITP H55-600.

Facciate
Pichler si è occupata del sistema facciata fornendo facciate continue MT, serramenti, facciate continue EI60 e serramenti EI60.

A livello 0 è stata predisposta una facciata a montanti e traversi con alcune porte scorrevoli ad impaccamento ed altre porte ad una o due ante. Per gli altri piani, dal 1 al 10, sono stati previste invece sia facciate e serramenti normali, sia EI60.

Le facciate sono tutte a montanti e traversi, quelle normali in alluminio, quelle EI60 in acciaio. Analogamente per i serramenti.
Balconi esterni e scala esterna dell’edificio sono stati completati con rivestimento in pannello composito d’alluminio in due finiture: light grey per 2600 mq e african zebrano per 700 mq.

Rain Water System
Interessantissimo è il sistema reticolare di raccolta delle acque piovane sulle facciate est ed ovest realizzato in tubazione di acciaio inox. Si tratta di un sistema prototipale, con componenti a tenuta idraulica BLÜCHER. La rete di facciata Est è di 1222 mq, a Ovest è di 1512 mq.
La pensilina vetrata con struttura in acciaio è composta da tubolari e travi saldate, copertura vetrata su routulle con superficie vetrata di 102 mq per un totale di 15 ton di peso.

Il montaggio
Per il sollevamento ed il montaggio è stata impiegata una grù a torre, con l’intervento di autogrù per il sollevamento di alcuni elementi di particolare peso/altezza.

Le attività di montaggio delle strutture in carpenteria metallica “fuori terra” sono iniziate nel luglio 2017 e si sono concluse nel mese di gennaio 2018, con una durata complessiva di 7 mesi e l’impiego di una squadra composta mediamente da 6 operatori. Le attività di montaggio delle facciate sono iniziate nel gennaio 2018 e si sono concluse in maggio 2018, con una durata complessiva di 5 mesi.
Immancabile con l’azienda Pichler è infatti il rispetto assoluto dei tempi di realizzazione.

http://www.edilportale.com/aziende/pichler-projects_1801.html

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A24, smontati i vecchi piloni in calcestruzzo sul viadotto di Tornimparte. Saranno sostituiti con nuove strutture in acciaio corten

L’Aquila – Il viadotto di Sant’Onofrio, sarà la prima grande struttura autostradale capace di rispondere ai terremoti. Il cantiere si trova in pieno cratere sismico de L’Aquila, ed in questi giorni sono in corso le delicate operazioni di smontaggio delle travi in calcestruzzo da oltre 9 tonnellate. Siamo in pieno cratere sismico, e l’obiettivo è quello di sostituire la vecchia struttura portante con una nuova completamente antisismica. Questa struttura edificata negli anni 70 si avvia dunque a diventare il viadotto della sicurezza. I nuovi impalcati che sostituiranno le vecchie pile sono realizzati in acciao corten e quindi molto più resistenti in caso di sisma. I lavori in corso a Tornimparte consistono nella prima fase di adeguamento antisismico che sta interessando tutta la tratta della A24 e A25.

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Detrazioni fiscali riqualificazione energetica 2019, i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate ha fornito alcuni chiarimenti in merito alle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica 2019. Vediamo quando spiegato con le risposte n. 210/2019 e n. 213/2019.

Interpellata per chiarire due situazioni diverse, ma entrambe rientranti nel perimetro delle agevolazioni fiscali relative al recupero del patrimonio edilizio e alla riqualificazione energetica degli edifici, l’Agenzia delle Entrate ha fornito un parere dettagliato sulla base della disciplina e della prassi in materia.

Ecco dunque le risposte n. 210/2019 e n. 213/2019 dell’Agenzia delle Entrate relative alle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica 2019.

Con la risposta n. 210/2019, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, nell’ipotesi di ristrutturazione edilizia, realizzata mediante demolizione e successiva ricostruzione, che abbia come risultato un edificio con sagoma diversa e volumetria inferiore rispetto all’immobile preesistente, il contribuente potrà beneficiare della detrazione delle spese sostenute per la riqualificazione energetica, a condizione che siano pienamente rispettati i limiti di efficienza e trasmittanza energetica stabiliti dalla normativa di riferimento (articolo 1, commi da 344 a 349, legge n. 296/2006).

Questo in un’ottica di semplificazione delle procedure edilizie e di riduzione degli oneri a carico dei cittadini e delle imprese, ma realizzabile solo nel caso in cui l’intervento in questione sia riferito a un immobile non sottoposto ai vincoli previsti dal Dlgs n. 42/2004, i quali precludono l’agevolazione fiscale in esame.

Con la risposta n. 213/2019, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il contribuente che ha eseguito dei lavori di rifacimento del tetto a copertura dell’edificio, nonché della mansarda di sua proprietà ha diritto a fruire della detrazione per il totale delle spese sostenute, anche eccedenti rispetto a quelle a lui imputabili in base ai millesimi di proprietà, comunque entro il limite massimo di 60.000 euro (articolo 1, comma 345, legge n. 296/2006). Per i lavori delle aree comuni, infatti, il condomino può sfruttare interamente il limite di detrazione previsto dalla norma citata per la propria unità immobiliare, ma non può avvalersi dei limiti attribuibili ad altre unità immobiliari dello stesso condominio.

Riguardo alla seconda questione posta dall’istante relativa alla possibilità di cedere il credito per la quota pari al 35% del pagamento complessivo dei lavori, l’Agenzia ritiene, anche sulla base del provvedimento direttoriale del 28 agosto 2017 (“il condomino può cedere l’intera detrazione calcolata o sulla base della spesa approvata dalla delibera assembleare per l’esecuzione dei lavori, per la quota a lui imputabile, o sulla base delle spese sostenute nel periodo d’imposta dal condominio, anche sotto forma di cessione del credito d’imposta ai fornitori, per la quota a lui imputabile”) che se un’apposita convenzione stipulata in forma scritta tra tutti i condomini attribuisce all’istante la possibilità di sostenere le spese di rifacimento del tetto, lo stesso possa cedere la detrazione sulla spesa sostenuta. Ciò posto, sarà lo stesso condominio a dover porre in essere gli adempimenti relativi agli interventi effettuati sulle parti comuni condominiali in tema di detrazioni per il risparmio energetico.

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Energreen vede nella “casa elettrica” la casa del futuro

L’organizzazione Energreen presenta l’azione coordinata di elettricisti, ingegneri e geometri che costituisce il valore aggiunto del nostro servizio, in quanto si tratta di una organizzazione snella ed efficace per l’elaborazione e lo studio di progetti e servizi di tipo “chiavi in mano”, sviluppati su misura secondo le esigenze del nostro committente.

Come precedentemente detto, Energreen muove i suoi passi non solo nel settore del fotovoltaico, bensì anche nello studio e nella progettazione di sistemi per l’efficientamento energetico di imprese e privati.

Dalla nostra quasi decennale esperienza abbiamo riscontrato un generale bisogno degli utenti di risparmiare facendo leva sul miglior utilizzo dell’energia elettrica e del gas: per questo motivo il nostro lavoro si focalizza sull’analisi del fabbisogno energetico da soddisfare (mediante l’installazione di impianti fotovoltaici) nonché sulla attenta individuazione di sprechi in termini di consumo energetico.

“Una visione concreta ed accessibile”
L’impianto fotovoltaico non solo permette di azzerare la propria bolletta elettrica, ma può fornire un surplus di energia elettrica non utilizzata che può essere veicolata verso innovative tecnologie di riscaldamento elettrico, TRASFORMANDO IN QUESTO MODO UNA SPESA CERTA IN UN INVESTIMENTO CONCRETO.

L’utilizzo di un impianto fotovoltaico, dunque, oltre ad eliminare l’emissione in atmosfera di agenti inquinanti, permette di abbattere non solo i costi per la produzione di energia elettrica ma anche per la fornitura del gas.

EnerGreen vede nella CASA ELETTRICA la casa del nostro futuro!

Una casa “intelligente” a basso consumo energetico e totalmente indipendente dai combustibili fossili e facilmente realizzabile attraverso l’osservazione di semplici consigli pratici basati sul risparmio energetico, sull’utilizzo delle fonti rinnovabili e nell’uso intelligente dell’energia elettrica nel comfort abitativo.

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Inaugurato il nuovo ponte di Annone Alle 11.30 è passata la prima auto

La cerimonia alla presenza del ministro ai Trasporti Danilo Toninelli e il presidente della Regione, Attilio Fontana. Investimento da 2,8 milioni di euro

Le 17.23 del 28 ottobre 2016 e le 11.30 del 1 luglio 2019: questi gli orari e le date che hanno segnato il destino del ponte di Annone, e purtroppo, anche della vita di un uomo. La prima data è stata quella del tragico crollo sotto il peso di un carico eccezionale del ponte sulla Super e la seconda, quella di stamattina con l’inaugurazione e il passaggio delle prime auto.

(Foto by La prima auto transitata sul nuovo ponte di Annone)

Anas (Gruppo FS Italiane) ha infatti completato i lavori per riaprire al transito il ponte di Annone: presenti alla cerimonia il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli, il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, l’Amministratore Delegato di Anas Massimo Simonini, il Presidente di Anas Claudio Andrea Gemme, il Presidente della Provincia di Lecco Claudio Usuelli e il sindaco di Annone di Brianza Patrizio Sidoti, oltre a numerosi cittadini accorsi per assistere all’apertura al traffico del nuovo cavalcavia.

Il ponte di Annone della strada provinciale 49 era crollato il 28 ottobre 2016 sulla Super 36 in gestione ad Anas, al passaggio di un veicolo adibito a trasporto eccezionale del peso di oltre 100 tonnellate, causando il decesso di Claudio Bertini che percorreva la statale a bordo della sua vettura. Ad aprile 2017 il Ministero dei Trasporti aveva incaricato Anas di progettare e realizzare il nuovo cavalcavia. Anas ha avviato le attività necessarie e il 28 marzo 2018, nel pieno rispetto del cronoprogramma concordato con il MIT, sono stati consegnati i lavori all’impresa. Il varo dell’imponente struttura in acciaio è stato effettuato il 29 maggio 2019.

(Foto by La stampa e il pubblico presenti alla cerimonia di inaugurazione)

«A circa 30 giorni dal varo – ha spiegato l’AD di Anas Massimo Simonini – siamo qui per inaugurare il nuovo cavalcavia di Annone di scavalco alla statale 36. L’infrastruttura, della cui realizzazione siamo stati incaricati dal MIT, rappresenta l’impegno di Anas nello sviluppo della connettività del Paese e nel miglioramento dei collegamenti a vantaggio del tessuto produttivo, particolarmente consistente in Lombardia. Per questo siamo intervenuti con la massima celerità per favorire lo svolgimento dell’iter procedurale, comunque in ossequio a quanto previsto dalle norme di legge. La strada provinciale 49 torna percorribile, a tutto vantaggio delle numerose imprese che popolano il territorio e, ovviamente, dei cittadini».

Il varo della struttura in acciaio, lunga 44 metri e del peso di circa 250 tonnellate, è stato effettuato il 29 maggio. Le operazioni sono state condotte tramite l’utilizzo di tre gru in grado di sollevare e movimentare strutture di grandi dimensioni. Il valore complessivo dell’investimento per la realizzazione del nuovo cavalcavia di Annone Brianza ammonta a circa 2,8 milioni di euro.

Da segnalare, inoltre, che prosegue secondo il cronoprogramma dei lavori, inoltre, l’intervento Anas di demolizione e ricostruzione del cavalcavia di Civate lungo la via comunale di Isella. I lavori, per un importo di circa 2,4 milioni di euro, avranno una durata contrattuale di 340 giorni. Il nuovo cavalcavia di Civate sarà costituito da un’unica campata della lunghezza di 50 metri realizzata tramite una soletta in calcestruzzo armato poggiata sulla parte inferiore di due travi laterali all’impalcato.

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CONTROVENTI IN ACCIAIO. COSA DIFFERENZIA LE DIVERSE TIPOLOGIE?

Dei controventi in acciaio, si parla al § 7.5.2.1 delle NTC che tratta le tipologie strutturali valide solo per strutture con comportamento dissipativo.

Le strutture a comportamento non dissipativo, invece, devono rifarsi solo alle prescrizioni date al Capitolo 4 delle NTC, potendo quindi tralasciare per intero il Capitolo 7 relativo alla progettazione per azioni sismiche.

La Normativa al già citato § 7.5.2.1 riconosce una serie di tipologie (come per le strutture in calcestruzzo, si trascura quella a mensola o pendolo inverso). Vediamo quali.

CONTROVENTI IN ACCIAIO CONCENTRICI: IN QUALI CATEGORIE SI IDENTIFICANO?
Nelle strutture con controventi in acciaio concentrici, le forze orizzontali sono assorbite principalmente da membrature soggette a forze assiali. In queste strutture le zone dissipative sono principalmente collocate nelle diagonali tese, pertanto possono essere considerati in questa tipologia solo quei controventi per cui lo snervamento delle diagonali tese precede il raggiungimento della resistenza delle aste strettamente necessarie ad equilibrare i carichi esterni.

I controventi reticolari concentrici possono essere distinti nelle seguenti tre categorie:

controventi con diagonale tesa attiva, in cui la resistenza alle forze orizzontali e le capacità dissipative sono affidate alle aste diagonali soggette a trazione (Fig.1);
controventi a V, in cui le forze orizzontali devono essere assorbite considerando sia le diagonali tese che quelle compresse. Il punto d’intersezione di queste diagonali giace su di una membratura orizzontale che deve essere continua (Fig.2);
controventi a K, in cui il punto d’intersezione delle diagonali giace su una colonna. Questa categoria non deve essere considerata dissipativa in quanto il meccanismo di collasso coinvolge la colonna (Fig.3).
Controventi in acciaioPer le configurazioni di strutture a controventi in acciaio concentrici con diagonale tesa attiva, l’introduzione di elementi detti appunto di controventamento (diagonali), comporta che il taglio indotto dalle forze laterali venga assorbito prevalentemente da tali elementi di controvento attraverso uno stato di sollecitazioni assiali.

Per poter resistere ai cambi di segno dell’azione sismica, è sempre necessario che gli elementi di controvento siano disposti in coppia, in maniera che uno dei due elementi sia sempre in uno stato di trazione. È altresì consigliabile utilizzare per la coppia di controventi profili aventi le stesse dimensioni, per garantire uguale rigidezza nei due versi.

La dissipazione di energia da parte del sistema avviene principalmente quando le diagonali tese si plasticizzano.

Sia i collegamenti tra elementi di controvento e struttura, sia i profili facenti parte della struttura stessa (travi e pilastri) devono essere sovradimensionati in modo da rimanere sempre in campo elastico; nonostante ciò le dimensioni richieste alle membrature (collegamenti, travi e pilastri) rimangono inferiori a quelle che sarebbero richieste in caso di adozione di tipologia strutturale a telaio.

Ciò in conseguenza del fatto che i controventi si fanno carico della totalità delle forze orizzontali, lasciando a travi e pilastri il solo compito di resistere ai carichi verticali.

Il sistema a controventi concentrici con diagonale tesa attiva si rivela molto efficiente in campo elastico, dove abbina una grande rigidezza ad una altrettanto grande semplicità (e conseguente basso costo).

Per contro, lo stesso sistema non può dirsi altrettanto efficiente dal punto di vista dello sviluppo della duttilità in campo post-elastico. Il comportamento ciclico in campo post-elastico e infatti caratterizzato dal degrado della capacità di dissipazione di energia, a causa del ripetersi dell’instabilità delle aste diagonali compresse.

Sotto l’azione orizzontale del sisma, infatti, le diagonali compresse (anche se le normative pongono dei limiti alla snellezza dei profili da impiegare) possono instabilizzarsi e nel momento dell’inversione del carico entrambe le diagonali potrebbero trovarsi ad essere instabilizzate; ne consegue un tratto a rigidezza nulla nel diagramma forza/spostamento (il fenomeno e noto come pinching). Una seconda conseguenza del fenomeno e inoltre la possibilità di rottura fragile per trazione dei profili dovuta all’improvvisa ripresa del carico.

Analizzando brevemente i controventi concentrici a V, invece, essi presentano (alla pari dei controventi a croce) un elemento teso ed uno compresso, ed entrambi lavorano contemporaneamente (uno a trazione e l’altro a compressione). La trave su cui i controventi a V s’innestano deve essere considerata come continua, pertanto essa non si appoggia sugli elementi di contro vento, inoltre riceve la componente verticale del carico della diagonale tesa quando quella compressa s’instabilizza.

I controventi a K non vengono analizzati in quanto, coinvolgendo le colonne nel meccanismo di collasso, non possono essere utilizzati nella progettazione di strutture di tipo dissipativo.

Dal punto di vista della fruibilità architettonica, infine, la tipologia a controventi concentrici non consente il massimo sfruttamento degli spazi in quanto le pareti in cui sono disposti dei controventi non consentono di disporre porte o aperture finestrate, alla stregua di una parete in c.a.

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QUALI SONO LE CARATTERISTICHE DELLE STRUTTURE CON CONTROVENTI IN ACCIAIO ECCENTRICI?
Strutture con controventi eccentrici, nei quali le forze orizzontali sono principalmente assorbite da membrature caricate assialmente, la presenza di eccentricità di schema permette la dissipazione di energia nei traversi per mezzo del comportamento ciclico a flessione e/o taglio. I controventi eccentrici possono essere classificati come dissipativi quando la plasticizzazione dei traversi dovuta alla flessione e/o al taglio precede il raggiungimento della resistenza ultima delle altre parti strutturali (Fig.4).

Le strutture con controventi eccentrici combinano i vantaggi dei vari sistemi a controventi concentrici, assicurando al contempo elevata rigidezza elastica e buone doti di duttilità e capacità di dissipare energia.

In campo elastico, le forze orizzontali sono principalmente assorbite dalle diagonali caricate assialmente, mentre in campo post-elastico la caratteristica eccentricità dello schema consente la dissipazione di energia nei traversi, per mezzo del comportamento ciclico a flessione e/o taglio, in zone dette “link”, che corrispondono alla porzione di trave individuata dalle diagonali, soggetta a plasticizzazione a momento flettente e/o a taglio.

Tali elementi sono suddivisi, in base alle loro caratteristiche geometriche, in “link corti” (che lavorano a taglio) e “link lunghi” (che lavorano a flessione).

I controventi in acciaio eccentrici possono essere considerati come dissipativi solo quando si raggiunga la plasticizzazione dei traversi a flessione e/o a taglio, senza superare la resistenza ultima delle altre parti strutturali (diagonali e colonne). Nel telaio a controventi eccentrici infatti i “link” sono gli unici elementi plasticizzati. Per poter beneficiare dei vantaggi che derivano dal considerare il sistema come dissipativo occorre quindi, anche in questo caso, applicare la Gerarchia delle Resistenze, calcolando le azioni di plasticizzazione dei “link” ed amplificando corrispondentemente quelle negli elementi che devono rimanere in campo elastico (travi colonne e diagonali).

Da un punto di vista operativo, i “link” devono essere costolati, ovvero irrigiditi per mezzo di piatti metallici detti “stiffener”: nel caso di “link corti” e “medi” per evitare l’instabilità a taglio dell’anima; nel caso di “link lunghi” per evitare l’instabilità flessotorsionale e l’instabilità locale.

Un grande vantaggio che deriva dall’utilizzo di controventi eccentrici e la maggior flessibilità architettonica, dato che il loro impiego consente di installare porte o aperture finestrate anche in pareti che alloggiano controventi di questo tipo.

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Ponte Morandi, l’idea di Piano corsa di dieci mesi per la rinascita di Genova

L’architetto: “Sarà un ponte bello. Semplice, ma non banale. Un ponte di acciaio, sicuro e durevole”

GENOVA – E adesso guardare avanti. Questo è l’imperativo di Genova. Ad agosto il dolore per le 43 vittime, indicibile. Ieri l’impatto per il crollo del Ponte, scioccante. Ma se il Morandi ormai non c’è più, lasciando un’immagine all’improvviso mutata della Val Polcevera, gran parte del futuro è consegnata (anche) al progetto che verrà. Alla linea sottile e architettonicamente leggera disegnata (e regalata) da Renzo Piano alla sua città d’origine. Il “Ponte per Genova”. Questo per ora il nome, fino a quando non ne verrà dato un altro. E se i dettagli via via prendono forma, è già certo che di notte il nuovo Ponte si illuminerà. Come fa, quasi dalla parte opposta, la Lanterna, antico simbolo di Genova, in un gioco di rimandi tutt’altro che casuale.
Ponte Morandi demolito: l’esplosione al rallentatore

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Mille anni e ancora. Tanto dovrà durare, nelle intenzioni, la struttura. E mille e 102 metri la lunghezza. L’architetto genovese l’ha immaginato come un nastro leggero, ma in acciaio, fasciato da 43 vele di luce, ciascuna pensata per ognuna delle vittime. Non ci saranno stralli, né tiranti. Solo una struttura fine, caratterizzata da una striscia di asfalto (4 le corsie più 2 di emergenza), tenuta su da pilastri che rimandano alla prua di una nave. Il colore? Bianco. Pannelli solari capaci di giorno di catturare energia da rilasciare poi di notte. Una sequenza che si illuminerà come una specie di faro. E che, rispettando il carattere riservato e essenziale dei liguri – il Ponte continuerà a collegare la parte est a quella ovest della città, e di qui l’aeroporto e la Francia – godrà di una linearità sobria.

La costruzione, in realtà, è già partita. Subito dopo l’esplosione è stata consegnata la prima trave, arrivata dagli stabilimenti di Fincantieri a Castellammare di Stabia. E con la prima gettata di cemento, avvenuta martedì, di una delle 18 strutture che sosterranno la struttura, la città ha iniziato a vedere un tassello della linea che collegherà le due parti di Genova, rimaste separate in modo drammatico.
Molti sono ancora gli accorgimenti da adottare, e le sezioni da cambiare. Raggi di curvatura, sicurezza, carattere idraulico dell’opera. Sono le prime perplessità sollevate nei pareri del Consiglio superiore dei lavori pubblici sul progetto iniziale firmato da Piano, e affidato a una cordata di aziende unite nella società “PerGenova”, formata da Salini Impregilo, Fincantieri e Italferr. Il tempo corre e non è moltissimo. Consegna prevista: dicembre 2019. Percorribilità: dal 15 aprile 2020. Costo: 220-230 milioni di euro.

Con un progetto aggiuntivo: il “Parco del Mare”, teso a riqualificare l’ambiente della zona. Un’area verde, giochi per bambini, un percorso volto a mostrare le caratteristiche marittime, un luogo tutto da costruire nella parte sottostante e prospiciente il nuovo viadotto. C’è un concorso internazionale in atto, organizzato dall’assessorato all’Urbanistica.
Promette l’Architetto: “Sarà un ponte bello. Bello com’è intesa la bellezza a Genova. Un ponte molto genovese. Semplice, ma non banale. Un ponte di acciaio, sicuro e durevole”. Simbolo di una rinascita forte della città, soprattutto.

 

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