Abitazioni in classe A e B, bonus 50% anche sull’acquisto della seconda casa

Agenzia delle Entrate: la normativa non pone come condizione l’utilizzo dell’immobile come abitazione principale

lightfieldstudios©123RF.com
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31/01/2023 – L’agevolazione per l’acquisto di case efficienti, in classe energetica A o B, vale anche per le seconde case.

È la conclusione che l’Agenzia delle Entrate ha tratto rispondendo ad un quesito inviato alla posta di Fisco Oggi.

Case in classe A e B, il dubbio

Un contribuente ha chiesto se la nuova agevolazione dell’Iva pagata per l’acquisto di case ad alta efficienza energetica spetta solo se l’immobile viene acquistato come abitazione principale o vale anche per le seconde case.

Case in classe A e B, agevolazione anche per le seconde case

L’Agenzia ha risposto che la norma non prevede, come condizione per usufruire dell’agevolazione, che l’immobile acquistato debba essere utilizzato come abitazione principale.

L’Agenzia ritiene quindi che il beneficio possa spettare anche per comprare una seconda casa.

Case in classe A e B, come funziona l’agevolazione

Ricordiamo che la Legge di Bilancio per il 2023 ha reintrodotto, dopo alcuni anni di stop, le agevolazioni per l’acquisto di case efficienti dal punto di vista energetico, in vigore nel 2016 e nel 2017.

Il bonus consiste in una detrazione Irpef pari al 50% dell’Iva pagata da chi acquista case in classe energetica A o B dall’impresa di costruzione o ristrutturazione. La detrazione viene ripartita in 10 quote annuali di pari importo.

L’agevolazione è valida per gli acquisti dal 1° gennaio al 31 dicembre 2023.

https://www.edilportale.com/news/2023/01/risparmio-energetico/abitazioni-in-classe-a-e-b-bonus-50-anche-sull-acquisto-della-seconda-casa_92413_27.html

Bonus casa, fermi 15 miliardi. A rischio 25.000 imprese

Le stime dell’Ance rilanciano il pressing per un nuovo intervento sulle cessioni bloccate. Riparte il dialogo tra associazioni e Mef

Servizio

di Giuseppe Latour e Giovanni Parente

Lavori a rilento per i crediti incagliati
Lavori a rilento per i crediti incagliati

I PUNTI CHIAVE

Ascolta la versione audio dell’articolo

Un miliardo di crediti incagliati produce il blocco di circa 6mila cantieri, tra unifamiliari e condomini, con il rischio di fallimento di almeno 1.700 imprese di costruzioni e la perdita di circa 9mila occupati. Così, seguendo questa drammatica aritmetica della crisi, ipotizzando (prudenzialmente) 15 miliardi di crediti fiscali attualmente bloccati, gli effetti macroeconomici potrebbero essere devastanti: 25mila imprese a rischio fallimento, 130mila disoccupati in più nel settore delle costruzioni…

in Superbonus casasegui

2 febbraio 2023

https://24plus.ilsole24ore.com/art/bonus-casa-fermi-15-miliardi-rischio-25000-imprese-AE8YMUfC

Il Bonus 50% Iva per l’acquisto di case green della Legge di Bilancio 2023 vale anche per le seconde case

Non essendo previsto, nel comma 76 dell’art.1 della legge 197/2022, come condizione per usufruire dell’agevolazione, l’utilizzo ad abitazione principale dell’immobile acquistato, il beneficio spetta anche per comprare una seconda casa

L’Agenzia delle Entrate interviene sul nuovo, o sarebbe merglio dire “ripristinato”, Bonus 50% sull’Iva per l’acquisto di case ‘green’, re-introdotto nel nostro ordinamento dall’art.1 comma 76 della Legge di Bilancio 2023, precisando che tale agevolazione vale anche per le seconde case, non solo per le prime.

Lo fa con una risposta pubblicata nella “Posta di FiscoOggi”, e relativa alla richiesta, da parte di cun contribuente, sulla possibilità di usufruire della nuova agevolazione sull’IVA, disposta dalla Manovra, nel caso di acquisto di un’abitazione ad alta efficienza energetica che sarà però la sua seconda casa.

Bonus Iva 50% case green: cos’è

La disposizione introdotta dall’art.1 comma 176 della legge 197/2022 consente, alle persone fisiche, una detrazione del 50% dell’IVA per l’acquisto di immobili di classe energetica A o B.

Questa agevolazione fiscale – prevista per tutto l’anno 2023 – si può ripartire in 10 quote annuali ed è riservata esclusivamente alle case, cioè agli immobili ad uso-abitazione, compresi quelli di lusso.

Ok anche per le seconde case

Non essendo previsto, nel comma 76 dell’art.1 della Manovra finanziaria, come condizione per usufruire dell’agevolazione, l’utilizzo ad abitazione principale dell’immobile acquistato, il beneficio spetta anche per comprare una seconda casa

Presa da: https://www.ingenio-web.it/articoli/il-bonus-50-iva-per-l-acquisto-di-case-green-della-legge-di-bilancio-2023-vale-anche-per-le-seconde-case/

Inflazione edilizia: materiali e manodopera gonfiano i costi di costruzione del 25%

Studio del Construction Cost Report di Gad: l’aumento determina ritardi sulle tabelle di marcia degli interventi e, spesso, uno sforamento dei preventivi

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Un cantiere edilizio (Businesspress)

Ristrutturare e costruire costa il 25% in più. A riportare le cifre dell’inflazione edilizia è il Construction Cost Report 2022, l’approfondimento relativo alla variazione dei prezzi nel mercato italiano delle costruzioni redatto da Gad Studio. “Rispetto al periodo pre-Covid” ha spiegato a il Sole 24 Ore Gianpiero Aresi, amministratore delegato di Gad, “il trend conferma un incremento medio del 25% sui costi netti, misurato in virtù dell’andamento dei costi delle materie prime, senza includere rivalutazioni delle spese generali e utili d’impresa che sono peraltro un fattore non trascurabile”. Si tratta, di un “dato medio che non riscontra scostamenti significativi tra le nuove costruzioni e il recupero dell’esistente”. Il numero è il risultato di un algoritmo studiato apposta per determinare i costi di costruzione e consente di quantificare uno dei problemi che rischia di frenare anche la messa a terra del Pnrr: i rincari di materiali.

In Italia si contano più di un migliaio di progetti in essere, tutti sopra i dieci milioni (45% ristrutturazione, 25% sostituzione edilizia, 30% nuova costruzione). Almeno il 50% di questi, stima Aresi, è fermo ai blocchi di partenza per lo stress legato ai prezzi. Nello studio, l’attenzione si concentra sulla riduzione delle spese generali e si evidenzia come l’unica strada per azzerare i rischi legati alla sicurezza, ottenere tempi certi, edifici gestibili, manutenibili sia l’industrializzazione del settore, anche attraverso la digitalizzazione. A incidere sui tempi di realizzazione delle opere sono i rallentamenti della fase di progettazione, la cui durata, in media, raddoppia. Ma spesso anche la fase della gara vera e propria si prolunga, con i costi dell’intervento che lievitano e che determinano uno sforamento dei budget originariamente previsti. Secondo lo studio di Gad, sul prezzo finale incidono le materie prime e, più nel dettaglio, la manodopera, i noli, i materiali, i costi indiretti e le spese generali. Anche se, va detto, che l’aumento di un componente non determina automaticamente un incremento del prezzo finale, che dipende anche da quanto il suo costo incide sul totale.

Nello specifico, Gad stima un aumento del 15% per ferro e acciaio dovuto alla guerra russo-ucraina e ai rincari energetici. Rialzi che, a cascata, incidono su tutta una serie di altri materiali, a cominciare dal cemento e dal calcestruzzo, cresciuti del 59% (anche per il costo dei diritti di emissione che le imprese devono comprare per produrre). L’effetto riguarda anche i coibenti in lana di roccia (+15%) e quelli a base di polistirene (+20%), entrambi i prodotti gravati pure dall’aumento del prezzo del petrolio. Il legno si attesta invece a +11%. Per il vetro, invece, i rincari sono del 38%, mentre per i laterizi del 20%, sempre a causa dei prezzi dell’energia.

Sul fronte della manodopera, si registra una crescita media del costo orario di circa il 5% negli ultimi due anni, un incremento del 60% maggiore rispetto a quanto rilevato nel biennio precedente.

Dalle recenti rilevazioni della Camera di Commercio di Milano si evince che la componente del prezzo relativa a noli e trasporti è invece schizzata a +20% per le attività che richiedono movimenti terra, del 10% per quelle di palificazione e del 15% per la realizzazione di opere strutturali. “Analizzando un’area di facciata di cento mq per sei mesi di noleggio” si legge nel report “il costo complessivo di ponteggio, incluso montaggio e smontaggio da prezziario della Regione Lombardia vede un incremento percentuale del +54 per cento”. A tutto questo si aggiunge il rischio inflazione, a cui, spiegano da Gad, “gli investitori rispondono con la proposta di contratti blindati e trasferendo il rischio sull’impresa che a sua volta si tutela con un incremento anticipato in fase di offerta”.

https://www.quotidiano.net/economia/inflazione-materiali-edili-1.8489834

Le case italiane: perché sono un bene molto dispendioso e inquinante

COMMENTI. La destra grida contro la «patrimoniale sulla casa» respingendo le nuove normative dell’Europa, perché non crede ad una politica che contrasti il cambiamento climatico

Gaetano Lamanna

Dichiarando che la «casa è sacra», tutta la destra di governo si è schierata contro la proposta di direttiva europea che prevede regole più stringenti sul risparmio energetico delle abitazioni. Siamo di fronte ad una questione molto seria.

Gli immobili residenziali in Europa dipendono ancora in gran parte da fonti fossili, sono responsabili del 30% per cento del consumo energetico e dell’emissione di gas nocivi. In Italia poi il 75% degli edifici sono vetusti, dispendiosi e inefficienti e le bollette – a prescindere dagli aumenti attuali – incidono parecchio sul reddito delle famiglie. Ebbene, mentre l’Ue spinge perché le nostre case siano più efficienti e confortevoli, meno care e meno inquinanti, mentre invita tutti i paesi a collegare la questione dell’abitare ai processi di innovazione tecnologica e di riconversione energetica, il governo italiano risponde chiudendosi a riccio in difesa dello status quo, con le sue distorsioni e le sue palesi ingiustizie.

La destra grida contro la «patrimoniale sulla casa» dell’Europa perché non crede ad una politica che contrasti efficacemente il cambiamento climatico. Va bene il Superbonus come misura di sostegno al settore dell’edilizia e alla crescita del Pil nel 2021 e 2022, non va più bene quando si tratta di renderlo una misura strutturale dentro una visione di cambiamento profondo dei modelli di produzione e di consumo. Il 110 per cento rimane (sia pure ridotto al 90 per cento a partire da quest’anno) unicamente come misura anticiclica. Nessuna illuminazione sulla via di Damasco da parte di una destra che punta le sue carte a fare dell’Italia l’hub europeo del gas, come dimostrano gli accordi con l’Algeria, l’Egitto e altri paesi del Nord Africa e del Medio-Oriente. Continuità, dunque, nell’uso delle fonti fossili e mantenimento (temporaneo) del Superbonus senza correggerne però vuoti normativi e modalità di gestione. A questi limiti e alla mancanza di controlli si deve la sensibile impennata dei prezzi dei materiali per l’edilizia, causa non ultima del maggiore tasso d’inflazione dell’Italia rispetto agli altri paesi europei.

L’ufficio parlamentare di bilancio, inoltre, ha quantificato che, fino ad oggi, ben 40 miliardi sono stati utilizzati per la ristrutturazione di meno del 2 per cento degli immobili residenziali, riconducibili in massima parte a famiglie di reddito medio-alto. Lo Stato sta finanziando con i soldi di tutti i contribuenti l’efficientamento energetico di case e ville di cittadini che avrebbero potuto provvedere di tasca propria.

Una minoranza privilegiata di italiani vede così incrementare il valore di mercato di prime e seconde case a dispetto di milioni di famiglie che vivono in case popolari e in periferie lasciate in condizioni di degrado e di abbandono. Altro che aiuto ai poveri, di cui si vanta Giorgia Meloni! E l’alzata di scudi contro l’Europa, in questo contesto, appare demagogica e strumentale.

Questa vicenda racconta bene sia l’iniquità fiscale del nostro paese sia la difficoltà della sinistra di contrastare scelte che di fatto accollano sui più deboli perfino i costi della «transizione ecologica» delle abitazioni dei più ricchi. L’Europa, con la direttiva sul risparmio energetico degli edifici, residenziali e non, indica con chiarezza la necessità del passaggio alle fonti rinnovabili. Si tratta ora di correggere le cose che non vanno, a partire dal ruolo delle amministrazioni comunali, finora tenute ai margini. Gli enti locali devono diventare protagonisti della svolta, definire tempi e priorità degli interventi, favorire i condomini di periferia e le case popolari rispetto a ville e case unifamiliari, sostituire la programmazione alla logica degli interventi a pioggia.

Le risorse ci sono. Basta cercarle nel sistema abnorme e costoso di regalie fiscali – sussidi, sconti, agevolazioni – rivolto a particolari categorie e segmenti sociali. Un sistema iniquo e insostenibile che, invece di risolvere i problemi, monetizza tutto. Bonus al posto di diritti. Le biblioteche sono chiuse e a corto di personale, diamo un bonus a insegnanti e a diciottenni; il trasporto pubblico è al collasso e le piste ciclabili sono insufficienti, provvediamo con un bonus auto e monopattino; i centri di salute mentale sono sottodimensionati, portiamo il bonus psicologo da 500 a 1500 euro; abbiamo perfino il bonus acqua potabile e non si fa nulla per investire in una rete idrica “colabrodo”, e via continuando. Avevamo il bonus affitti per le famiglie a basso reddito, ma ora che gli affitti subiscono aumenti del 25 per cento, è sparito dai radar. Infine, il primo dei diritti, quello al lavoro, è negato e ai disoccupati e lavoratori poveri viene tolto il reddito di cittadinanza. Nessuna spending review è riuscita finora a scalfire un sistema che, per rincorrere interessi particolari, distrugge la progressività fiscale, smantella lo stato sociale e danneggia l’ambiente.

https://ilmanifesto.it/le-case-italiane-perche-sono-un-bene-molto-dispendioso-e-inquinante

Agevolazioni prorogate per i mutui prima casa under 36

Agevolazioni prorogate per i mutui prima casa under 36

di Adnkronos

(Adnkronos Salute) – Il sogno di molti giovani è acquistare una casa per potersi rendere indipendente e magari costruire una famiglia. Per agevolare l’acquisto della prima casa la recente Legge di Bilancio 2023 approvata dal Governo ha prorogato fino al 31 dicembre 2023 il cosidetto bonus prima casa per under 36. Il bonus prevede per i giovani di età inferiore a 36 anni e con ISEE fino a 40 mila euro, di poter accedere a condizioni agevolate al mutuo per l’acquisto della prima casa.

In concreto, il bonus prima casa per under 36 permette ai giovani di acquistare la prima casa con un deciso risparmio sulle spese previste, in particolare vengono azzerate:

– L’imposta ipotecaria, attualmente fissa nella misura di 50 euro.

– L’imposta catastale, attualmente al 2% del valore dell’immobile.

– L’imposta sostitutiva di registro, prevista nella misura del 9% del prezzo dell’immobile.

A ciò va aggiunto lo sconto sull’Iva dal 10% al 4% trattandosi di acquisto sulla prima casa.

Oltre all’età inferiore a 36 anni e l’ISEE fino a 40 mila euro, per poter usufruire dell’agevolazione sono richieste ulteriori specifiche relative alla persona e all’immobile:

– Avere la residenza nel comune ove si intende acquistare casa o comunque trasferirla entro i 18 messi successivi all’acquisto.

– Non essere titolari di diritti di proprietà, usufrutto, uso di un’altra abitazione nello stesso territorio.

– Non possedere un altro immobile acquistato con agevolazione prima casa.

– Acquistare un immobile di tipologia differente da A1, A8, A9 che corrispondono a case signorili, ville e palazzi di pregio storico e artistico.

– Sottoscrivere un mutuo per l’acquisto dell’immobile di importo inferiore a 250 mila euro.

Può essere incluso nell’agevolazione l’acquisto di magazzini, rimesse e tettoie, ma solo come pertinenza e l’acquisto deve avvenire contestualmente a quello dell’abitazione principale o con atto separato, purché stipulato entro il termine di validità dell’agevolazione.

https://notizie.tiscali.it/regioni/lazio/articoli/agevolazioni-prorogate-mutui-prima-casa-under-36/

La casa 4.0: nuove frontiere dell’abitare

Il libro “La casa 4.0. Nuove frontiere dell’abitare” di Chiara Tonelli, che sarà presentato il prossimo 13 febbraio a Reggio Emilia, ci ricorda l’importanza di vivere in ambienti salubri, efficienti e confortevoli, e fornisce spunti per progettare o ri-progettare la propria casa.

La pandemia da Covid-19, la recente crisi geopolitica e la conseguente questione energetica, che aggrava il già critico quadro determinato dal cambiamento climatico, hanno reso evidente a tutti l’importanza di vivere in ambienti salubri, efficienti e confortevoli.

Questo è in estrema sintesi quello che anche il libro dell’Arch. Chiara Tonelli, La casa 4.0. Nuove frontiere dell’abitare, di recente pubblicazione, ribadisce e ci ricorda.

Fino alla metà del ‘900 si costruivano case fatte bene… Poi si è lasciato agli impianti il compito di supplire alle avversità climatiche e ai nostri bisogni. Il risultato? Isole di calorebollette economicamente insostenibilicase buie, riverbero del rumore tra vicini e tra stanze attigue, inquinamento degli ambienti interni.

Quali tecnologiesoluzioni distributive interne, dotazioni impiantistiche e infrastrutturali sono divenute irrinunciabili? Come risolvere le tante problematiche che la permanenza forzata tra le mura domestiche ha messo in evidenza?

Sono alcuni degli interrogativi che tutti ci poniamo e a cui il libro cerca di offrire risposte, insieme a spunti e a possibili soluzioni per progettare o ri-progettare la propria abitazione in merito a diversi aspetti irrinunciabili in una casa moderna: dalla connessione per poter svolgere da remoto il lavoro o lo studio, alla flessibilità per la riorganizzazione funzionale; dal comfort termico, visivo e acustico per garantire benessere agli abitanti, alla sicurezza di vivere in ambienti protetti e salubri; dall’autoproduzione di energia, a quella di cibi, di compost per fertilizzare giardini e terrazzi e, perché no, in un futuro prossimo, anche di acqua.

Cosa si può costruire su terreno non edificabile secondo leggi 2023 aggiornate

Quando e quali costruzioni si possono realizzare comunque su un terreno non edificabile: cosa prevedono leggi in vigore e chiarimenti

Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il 25/01/2023 alle ore 16:20

Cosa si può costruire su terreno non edi

Cosa si può costruire su un terreno non edificabile?

Stando alle leggi in vigore 2022-2023 aggiornate, su un terreno non edificabile e agricolo si può costruire una casa a uso residenziale ma anche depositi o magazzini destinati all’uso agricolo, per esempio un deposito dei macchinari agricoli, ma si tratta di una possibilità valida solo per specifiche categorie di persone. 

Cosa si può costruire su un terreno non edificabile? I terreni non edificabili sono spesso usati per la coltivazione agricola, l’allevamento o altre simili funzioni e, nonostante per legge non si possano su di essi costruire edifici, case e capannoni, esistono comunque delle eccezioni. Vediamo di seguito quali sono le condizioni per costruire su terreni non edificabili e se si può modificare la loro destinazione d’uso.

  • Cosa si può costruire su un terreno non edificabile secondo leggi in vigore
  • Prefabbricati su terreno non edificabile si possono costruire?
  • Impianti fotovoltaici su terreni non edificabili si possono fare o no 
  • Terreno non edificabile quando può diventare edificabile

Cosa si può costruire su un terreno non edificabile secondo leggi in vigore

Secondo quanto stabilito dalle leggi 2023 aggiornate, su un terreno non edificabile si possono realizzare comunque diverse costruzioni, anche a uso residenziale, e depositi, capannoni, ecc, previa richiesta e ottenimento di specifici permessi.

Chiariamo, innanzitutto, che un terreno non è edificabile quando è situato in una zona agricola o simile e si trova in un territorio con tutele e vincoli sia dal punto di vista biologico che dal punto di vista economico e biologico. Tuttavia, in un terreno non edificabile si possono attuare attività e funzioni abitativa e agricola.

Stando alle leggi in vigore, infatti, imprenditori agricoli professionali e coltivatori diretti possono costruire su un terreno non edificabile agricolo una casa a uso residenziale ma anche depositi o magazzini destinati all’uso agricolo, per esempio un deposito dei macchinari agricoli. 

E’ bene, però, precisare che possono costruire le opere appena citate su un terreno agricolo o boschivo solo imprenditori agricoli professionali e coltivatori diretti, perché la casa costruita deve essere usata come residenza del proprietario del terreno o per ospitare operai che lavorano nel terreno.

In ogni caso, cioè se sul terreno non edificabile si costruiscono case, magazzini o depositi, ecc, deve sempre essere richiesto il permesso di costruire al Comune e bisogna sempre avere anche:

  • nulla osta degli enti competenti; 
  • calcolo dell’indice di fabbricabilità del terreno, che indica il rapporto tra estensione del terreno agricolo e dimensione dell’immobile da costruire, perché, per legge, per realizzare una costruzione legale su un terreno agricolo non edificabile (ma anche edificabile) il rapporto deve essere di 0,03 metri cubi a metro quadro. 

Prefabbricati su terreno non edificabile si possono costruire?

Su un terreno non edificabile possono essere realizzate anche case o altre costruzioni prefabbricate in legno o in qualsiasi altro materiale e sempre a condizione di avere gli stessi permessi necessari per costruire una normale casa in cemento o in muratura e rispettando sempre specifici criteri riguardanti la loro mobilità, perché per prefabbricati su terreni non edificabili non possono essere effettuati tutti gli allacciamenti che renderebbero la stessa casa o altro immobile fissa.  

Impianti fotovoltaici su terreni non edificabili si possono fare o no 

Su terreni non edificabili possono essere realizzati anche impianti fotovoltaici. Secondo le leggi aggiornate 2022-2023, l’installazione di impianti fotovoltaici su terreni non edificabili ma agricoli di proprietà altrui può avvenire tramite stipula di contratti di locazione ultranovennali dell’area in cui si decide di mettere l’impianto.

Inoltre, l’installazione di impianti fotovoltaici, rientrando tra egli interventi che non richiedono alcun permesso o autorizzazione dal Comune per essere realizzati, si può fare senza obbligo di avere alcun titolo o permesso edilizio, tranne che in pochissimi casi eccezionali.


Terreno non edificabile quando può diventare edificabile

Le leggi in vigore aggiornate 2022-2023 prevedono la possibilità per un terreno non edificabile di diventare edificabile ma non sempre. E per far diventare un terreno edificabile, bisogna presentare al Comune di competenza apposita istanza di variazione della destinazione urbanistica dei terreni.

Si tratta di una procedura lunga, per cui è necessaria la presenza di un tecnico, come un perito, o ingegnere, o architetto, o un geometra, ma che non sempre si può fare. 

https://www.businessonline.it/articoli/cosa-si-puo-costruire-su-terreno-non-edificabile-secondo-leggi-2023-aggiornate.html

Edilizia, emissioni dimezzate in Europa con la circolarità dei materiali al 50 per cento

Lo rileva Bain&Company: In Italia, le ristrutturazioni edilizie cresceranno del 6% all’anno

L’edilizia contribuisce in modo significativo (40%) alle emissioni globali di gas serra e all’impronta di carbonio. La maggior parte dell’inquinamento associato agli edifici deriva dal loro funzionamento, principalmente dal riscaldamento e dal raffreddamento; tuttavia, le emissioni legate ai materiali da costruzione rappresentano ancora il 28% dell’edilizia.

“Per ridurre le emissioni dell’industria – spiega Paolo Cerini, partner di Bain & Company – sarà necessario migliorare la circolarità dei materiali utilizzati nella costruzione: si tratta di una sfida a livello globale, particolarmente critica nelle aree in cui si registra una rapida crescita demografica e una migrazione urbana. L’Europa, rispetto ad altri continenti, è leader grazie a politiche e normative che hanno contribuito a spingere il settore verso il riciclo e il recupero dei materiali a fine vita”.

Oggi, il settore edile europeo – che comprende gli edifici industriali, commerciali e residenziali (escluse le infrastrutture) – è infatti circolare per circa il 30%, con un potenziale di raggiungimento del 50% entro il 2040: il cemento e il gesso costituiscono la maggior parte dei materiali utilizzati nel settore. “In questo contesto, alla luce della crescita stimata del mondo delle costruzioni, vediamo una ripresa anche per il mercato del cemento italiano. Il mercato locale è oggi composto da 5 operatori principali, con un’elevata presenza di impianti capillari e un utilizzo della capacità produttiva pari solo al 37%. Questo contesto suggerisce la necessità di investire nella razionalizzazione e ammodernamento degli impianti – prosegue Cerini – e il ricorso a una maggiore circolarità insieme all’utilizzo di fonti energetiche alternative saranno passaggi obbligati per il settore. La maggior parte degli operatori storici – spinti non solo dalle autorità di regolamentazione e dalle richieste dei clienti, ma anche dalla competizione di prodotti alternativi – sta fissando obiettivi ambiziosi e mettendo in atto iniziative per lo sviluppo di soluzioni innovative e circolari”.

Secondo la nuova analisi di Bain, se la circolarità del settore in Europa passasse dal 30% al 50% entro il 2040, le emissioni di gas serra legate alla produzione si dimezzerebbero. Un’industria circolare al 50% entro il 2040 potrebbe soddisfare la crescente domanda di edifici commerciali e residenziali utilizzando un numero molto inferiore di materiali, che si contrarrebbero dell’8%, passando dagli attuali 642 milioni a 590 milioni di tonnellate all’anno. In Europa, la quantità di spazi residenziali e commerciali ristrutturati potrebbe raddoppiare entro il 2030, favorita dai cambiamenti nelle modalità di lavoro. Le innovazioni nella progettazione e nei materiali potrebbero ridurre il peso degli edifici del 20% e il carbonio incorporato fino al 15% al 2040. Il mercato dei materiali da costruzione ottenuti da fonti rinnovabili è piccolo ma in rapida accelerazione: l’uso del legno lamellare a strati incrociati (Clt), ad esempio, sta crescendo di circa il 13% all’anno.

“Alla luce delle ipotesi di revisione della normativa europea sulla prestazione energetica nell’edilizia – che imporrà nel prossimo decennio un’accelerazione al rinnovamento degli edifici esistenti – in Italia, dove il 75% degli edifici è inefficiente dal punto di vista energetico, questo fenomeno potrà avere un impatto dirompente. Se al 2021, nel nostro Paese, le ristrutturazioni rappresentavano il 54% del mercato dell’edilizia e le proiezioni erano di una crescita annua di circa il 2,6%, è plausibile che si possa toccare quota 6% e questo porterebbe il segmento del rinnovamento degli edifici esistenti al 62% del mercato al 2030”, continua Cerini.

Oltre al riammodernamento degli edifici, un altro tema cruciale per il settore è quello del riciclo: una raccolta più capillare, combinata con processi di riciclaggio studiati end-to-end, potrebbe contribuire a quasi raddoppiare la quota di materiali riciclati (al 28%) entro il 2040. Di questo materiale riciclato, oggi solo un quarto proviene dall’industria delle costruzioni; il resto proviene da altri settori. Una migliore gestione dei rifiuti durante la costruzione e la demolizione, comprese tecniche più avanzate di separazione dei materiali, può contribuire ad aumentare la quantità di materiali da riutilizzare o riciclare. Entro il 2040, il 100% dei rifiuti da costruzione e demolizione potrebbe essere riciclato e il 49% (rispetto al 18% che si registrava nel 2020) potrebbe essere riutilizzato nelle costruzioni. Ciò potrebbe incrementare la circolarità complessiva del 3,6% e far crescere il mercato di questi materiali 1,5 volte più velocemente rispetto alle nuove costruzioni.

“Gli attori dell’industria edile, e in particolare le aziende produttrici di materiali, dovrebbero adottare un approccio proattivo per sfruttare al meglio il passaggio a un’economia sostenibile. Per avere successo, gli operatori dovranno anticipare le sfide Esg che rivoluzioneranno il settore, utilizzare la circolarità come punto di forza commerciale e lavorare per avere accesso competitivo a materiali circolari, attingendo anche agli stock di altri comparti”, conclude Cerini.

https://www.repubblica.it/economia/rapporti/energitalia/trasformazione/2023/01/24/news/edilizia_emissioni_circolarita_materiali-384916324/

PVC: infissi e pavimenti, perchè si usa questo materiale

Il PVC è un materiale molto utilizzato per la sua economicità e per le sue caratteristiche, che lo rendono particolarmente versatile.

A cura di: Arch. Gaia Mussi

PVC: infissi e pavimenti, perchè si usa questo materiale

Indice degli argomenti

Per cosa viene utilizzato il PVC e quali sono le sue caratteristiche

La sigla PVC sta per polivinilcloruro, ossia un polimero plastico tra i più utilizzati in tutto il mondo. Si tratta di una materiale molto versatile, in quanto può essere miscelato con altre sostanze, al fine di ottenere la flessibilità e la modellabilità necessarie.

L’elevato utilizzo che se ne fa in diversi settori dipende dalle sue caratteristiche, che assicurano una grande versatilità di utilizzo. Innanzitutto, come già detto, può essere molto flessibile, ma allo stesso tempo garantisce anche rigidità. Se correttamente lavorato, assicura ottime proprietà meccaniche, di resistenza all’abrasione e all’usura.

Inoltre, resiste agli attacchi di agenti chimici e organici, inclusi fughi, muffe e batteri. Proprio per questi motivi, poi, vanta un’elevata durabilità, resistendo in moto ottimale all’invecchiamento. Ma non è tutto qua, in quanto è anche un materiale impermeabile, molto leggero e in grado di essere lavorato in modo molto preciso in superficie.

A questo punto è semplice comprendere perché sia tanto utilizzato, anche se in campo edile le sue applicazioni principali riguardano la realizzazione di infissi, profili, pavimenti e tubi. 

Perché scegliere infissi in PVC?

Gli infissi in PVC, disponibili in modelli, forme e colori differenti, sono sempre più diffusi e utilizzati sia nel caso di nuove realizzazioni, che di ristrutturazioni. I motivi sono principalmente riconducibili a tutte le caratteristiche e proprietà prima descritte, che rendono gli infissi in PVC performanti e in grado di soddisfare la maggior parte delle esigenze. Inoltre, rispetto ad altri materiali, presentano costi inferiori, pur senza rinunciare ad ottime performance.

I vantaggi degli infissi in PVC

I serramenti in PVC garantiscono isolamento termico e acustico, che li rende una buona scelta quando si sta effettuando una riqualificazione energetica. Inoltre, resistono perfettamente anche alle intemperie e non sono soggetti a corrosione, così da essere adeguati a qualsiasi zona climatica.

Altri aspetti da considerare riguardano la facile pulizia e la scarsa manutenzione richiesta, in quanto non devono nemmeno essere riverniciati periodicamente.

Vekamotion 82 è il nuovo alzante scorrevole in pvc proposto da Veka
Vekamotion 82 è il nuovo alzante scorrevole in pvc proposto da Veka che assicura ottime prestazioni termiche e acustiche, massima affidabilità e garantisce un minor impatto visivo del profilo. Permette di realizzare grandi dimensioni nelle più svariate tonalità cromatiche e finiture. E’ disponibile anche nella versione MAX caratterizzata da un impatto visivo interno di soli 28 mm che lascia spazio a una più ampia porzione di vetro e massima luminosità. Graziano Meneghetti, Direttore Commerciale Veka Italia, ci ha raccontato i vantaggi dei profili in PVC e le caratteristiche di Vekamotion 82

Cosa sono i pavimenti in PVC e perché si realizzano

Il pavimento in PVC è una tipologia di rivestimento resistente, disponibile in colori e texture molto differenti, anche con la possibilità di emulare altri materiali, come il legno.

Cosa sono i pavimenti in PVC e perché si realizzano

I pavimenti in PVC, poi, si possono presentare in differenti formati, generalmente in piastrello o doghe, piuttosto che in rotoli. La scelta del prodotto giusto dipende anche dalla destinazione d’uso dell’ambiente in cui lo si vuole installare, in quanto i prodotti si distinguono per prestazioni tecniche e robustezza.

Infatti, ci sono alcuni pavimenti in PVC appositamente pensati anche per ambienti industriali e carrellabili, molto diversi da quelli studiati per fini decorativi ad effetto legno. Nel primo caso, si opta generalmente per piastrelle a incastro autobloccanti, in grado di reggere pesi anche molto elevati, nel secondo caso si installeranno delle doghe, che richiamano i veri pavimenti in legno.

Posa del pavimento in PVC

L’impermeabilità del PVC, poi, rende questo materiale adeguato al rivestimento del pavimento di ogni ambiente, anche dove c’è presenza di acqua, come in bagno o in cucina. La facilità di pulizia, infine, fa sì che spesso lo si scelga per quei luoghi in cui è essenziale l’igiene, come le scuole o gli asili. In questi casi, la maggior parte delle volte si ricorre a PVC adesivo in rotoli.

Quanto dura il PVC

Il PVC, come detto, è molto resistente all’usura e ad agenti atmosferici quali acqua e aria. Di conseguenza infissi e pavimenti in PVC possono durare molto e, senza richiedere particolare manutenzione, rimanere in condizioni adeguate anche fino a 30 anni. In realtà, quelli in PVC non sono tra i serramenti a maggior durata, ma sicuramente tra quelli che richiedono meno interventi per la conservazione.

Inoltre, una volta che un componente in PVC raggiunge il suo fine vita, può essere facilmente riciclato. Il PVC, infatti, viene trattato in appositi impianti di riciclaggio per ottenere nuovo materiale da riutilizzare. La tecnica più economica e semplice è il riciclaggio fisico, che avviene mediante frantumazione e lavorazione meccanica. In alternativa, ci sono anche tecnologie di riciclaggio chimico.