È morto Armando Cimolai, fondò impero dell’acciaio

Aveva 94 anni. Aveva creato il gruppo a Pordenone nel 1949. Ha creato gruppo da 500 milioni di euro.

Addio ad Armando Cimolai. È morto a Pordenone a 94 anni il fondatore dell’omonimo gruppo specializzato nella progettazione, fornitura e montaggio di strutture complesse in acciaio. Aveva creato il gruppo a Pordenone nel 1949 insieme alla moglie Albina come laboratorio per la produzione di cancelli e infissi metallici. Ha vinto commesse in tutto il mondo arrivando a un fatturato di 500 milioni di euro.
Cimolai inizia come fabbro ma ben presto intuisce che le prospettive per il futuro sono interessanti e nel 1954 avvia lo sviluppo della sua azienda con la costruzione di strutture di acciaio per edifici industriali e militari e costruisce 3.000 mq di officina. Poi la sua intraprendenza lo porta ad assumere impegni a livello nazionale.

Nel 2005 gli era stato conferito dall’Università di Trieste il titolo d’ingegnere a Honoris Causa. Fino ai suoi ultimi giorni era rimasto in attività con la società Armando Cimolai Centro Servizi.
“Con Armando Cimolai scompare un autentico pioniere dell’industria nazionale”, ha commentato la presidente del gruppo Pd alla Camera Debora Serracchiani. “Partito dalla ricchezza del suo lavoro, dalla passione per progredire e dall’ingegno ha raggiunto i massimi traguardi, portando la sua impresa tra le poche a poter affermare a livello mondiale primati tecnologicamente significativi nel campo delle grandi costruzioni”, ha agoiunto. “E’ a esempi come il suo e alla continuità di conduzione dell’azienda assicurata dalla sua famiglia cui vanno le condoglianze, che dobbiamo rifarci se vogliamo ripartire su solide basi”, ha concluso.

https://www.repubblica.it/cronaca/2022/10/03/news/armando_cimolai_morto-368328065/

Caro materiali e compensazione prezzi: le imprese aspettano 5 miliardi

L’allarme di ANCE: Stato troppo lento nell’erogazione delle risorse, a rischio 23.000 cantieri per oltre 160 miliardi di euro. Preoccupazione anche per l’imminente scadenza dei nuovi prezzari.

Caro materiali e compensazione prezzi: le imprese aspettano 5 miliardi

Il caro materiali è un problema che affligge imprese e committenti ormai da quasi 2 anni e il problema rischia di prendere una piega sempre peggiore, considerato l’aggravarsi della situazione internazionale. Ma le colpe non dipendono soltanto da circostanze imprevedibili e legate a un quadro economico di ampio respiro: come si legge in una nota ANCE, a mettere ancora più in difficoltà il settore delle costruzioni sono burocrazia e la lentezza nell’attuazione dei provvedimenti.

Caro materiali, l’allarme ANCE sull’erogazione dei fondi per la compensazione dei prezzi

Una situazione che, come si legge nel documento dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili, sta facendo saltare il banco e mette fortemente a rischio i cantieri italiani, messi a dura prova da un aumento eccezionale dei prezzi dei principali materiali da costruzione. Perché se da una parte il Governo si è impegnato ad affrontare questa situazione, con l’adozione di alcune misure nel corso dell’ultimo anno, spesso esse sono rimaste sulla carta e hanno tempi di attuazione troppo lunghi rispetto all’emergenza. Il risultato? Le imprese di costruzioni sono state costrette ad anticipare di tasca propria le risorse per assicurare la regolare prosecuzione dei cantieri pubblici, e solo in casi rari hanno ricevuto il pagamento delle somme richieste.

Da qui il grido di allarme di ANCE: la situazione sta diventando ormai insostenibile finanziariamente ed economicamente per gli operatori che, ad oggi, non hanno nessuna certezza di vedere effettivamente ristorate un giorno le spese già sostenute anche più di un anno e mezzo fa.

I provvedimenti del Governo e l’attesa delle imprese

La cifra è davvero impressionante: secondo le stime dell’Associazione, le imprese di costruzioni aspettano almeno 5 miliardi per lavori realizzati negli ultimi mesi. Senza un rapido sblocco di queste somme sono a rischio tutti i circa 23.000 cantieri in atto in Italia per 162 miliardi di euro.

E, all’indomani dalle elezioni e dal momentaneo stallo delle attività del Governo e del Parlamento, il quadro delle risorse erogate finora dallo Stato è desolante. Questo il prospetto elaborato da ANCE al riguardo:

  • lavori realizzati nel 1° semestre 2021: il Governo è intervenuto a luglio 2021 con il D.L. n. 73/2021. Il decreto di rilevazione dell’aumento dei materiali è stato pubblicato il 23 novembre 2021 ma il Decreto di assegnazione dei fondi statali alle P.A. è stato pubblicato solo il 15 settembre 2022. Dopo più di 18 mesi, le imprese aspettano ancora il pagamento finale. Inoltre il meccanismo non ha funzionato: su 36mila stazioni appaltanti operative in Italia, hanno presentato domanda solo 450, l’1,2% del totale.
  • lavori realizzati nel 2° semestre 2021: il Governo è intervenuto a dicembre 2021 con la legge n. 234/2021 (Legge di Bilancio 2022). Il decreto di rilevazione dell’aumento dei materiali è stato pubblicato il 12 maggio 2022, ma il Decreto di assegnazione dei fondi statali alle P.A. non è stato ancora pubblicato. Dopo un anno le imprese aspettano ancora il pagamento finale. Anche in questo caso adesioni bassissime: su 36mila stazioni appaltanti operative in Italia, hanno presentato domanda solo 630 circa, l’1,8% del totale.
  • lavori realizzati nel 2022: le imprese aspettano ancora i pagamenti. Per i lavori realizzati tra gennaio e luglio, le stazioni appaltanti dovrebbero avere presentato domanda al MIMS entro fine agosto per accedere ai 1,9 miliardi stanziati. Secondo la tempistica prevista, i pagamenti alle imprese non arriveranno comunque prima di dicembre.

Il problema dei prezzari 

Ma non è finita qui, perché un’ulteriore preoccupazione viene dall’aggiornamento temporaneo dei prezzi: come ricorda ANCE, l’attuale prezzario sarà in vigore fino al 31 dicembre 2022, ragion per cui a partire dal 1° gennaio si rischia quello che l’Associazione definisce come “un vero e proprio blackout dei cantieri”.

https://www.lavoripubblici.it/news/caro-materiali-compensazione-prezzi-imprese-aspettano-5-miliardi-29402

Costruire una casa o edificio sopra un terreno agricolo, boschivo o edificabile grazie al diritto di superficie

Come si può costruire su un terreno per diritto di superficie: cosa prevedono leggi in vigore, chi può esercitarlo e chiarimenti.

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Come costruire una casa o edificio sopra un terreno agricolo, boschivo o edificabile grazie al diritto di superfice?

Il diritto di superficie è tra i diritti previsti dalla nostra legge che permette ad un soggetto proprietario di un terreno di concedere a un altro soggetto la possibilità di costruire o realizzare un’opera, come una casa o un edificio, su quel suolo e chi costruisce una casa o un edificio su terreno agricolo, boschivo o edificabile diventa proprietario della costruzione ma non del terreno che resta, invece, di proprietà del proprietario originario. Dunque, chi costruisce diventa proprietario di casa o edificio ma non del terreno.
 

Come costruire una casa o edificio sopra un terreno agricolo, boschivo o edificabile grazie al diritto di superficie? Costruire una casa o un edificio su un terreno agricolo, boschivo o edificabile prevede regole e norme specifiche da rispettare, a partire dalla possibilità o meno di costruire su un terreno agricolo, considerando che non sempre un terreno agricolo è anche edificabile.

E i costi per costruire su un terreno possono arrivare ad essere anche molto elevati. C’è poi un’altra possibilità di costruire su un terreno agricolo, boschivo o edificabile ed è quella del diritto di superficie. Vediamo in cosa consiste e come funziona.

  • Diritto di superficie per costruire su terreno agricolo, boschivo edificabile come funziona
  • Diritto di superficie per costruire su terreni durata secondo leggi in vigore
  • Imu e diritto di superficie chi paga su costruzioni su terreni

Diritto di superficie per costruire su terreno agricolo, boschivo edificabile come funziona

Il diritto di superficie è tra i diritti previsti dalla nostra legge che permette ad un soggetto proprietario di un terreno di concedere a un altro soggetto la possibilità di costruire o realizzare un’opera, come una casa o un edificio, su quel suolo e chi costruisce una casa o un edificio su terreno agricolo, boschivo o edificabile diventa proprietario della costruzione ma non del terreno che resta, invece, di proprietà del proprietario originario.

Ciò significa che diventa di proprietà di costruisce la casa ma mai il terreno. Il diritto di superficie si costituisce mediante contratto di vendita o permuta, o con contratto di donazione a titolo gratuito, o tramite testamento o per sentenza. Precisiamo che se il diritto di superficie è a tempo determinato, alla scadenza il proprietario del terreno diviene automaticamente proprietario anche della casa o dell’edificio che vi è stato costruito.

Generalmente è possibile costruire su un terreno, agricolo, boschivo, edificabile grazie al diritto di superficie quando il rapporto di proprietà e costruzione sul terreno stesso riguarda Comune e privati. E’ di solito, infatti, sui terreni di proprietà del Comune che viene concesso l’esercizio del diritto di superficie e il Comune li concede a persone che abbiano un determinato limite reddituale, risultando poco abbienti.

Imu e diritto di superficie chi paga su costruzioni su terreni

Nei casi di case o edifici costruiti su terreni agricoli, boschivi o edificabili grazie al diritto di superficie, stando a quanto previsto dalle leggi in vigore, spetta sempre al superficiario proprietario o assegnatario di unità immobiliari pagare l’Imu. Dunque, paga l’Imu sulla casa costruita il proprietario della casa stessa e non il proprietario del terreno.

Diritto di superficie per costruire su terreni durata secondo leggi in vigore

Secondo le leggi in vigore, il diritto di superficie ha una durata di 99 anni: viene, dunque, concessa da Comune o altri soggetti la possibilità di vivere nella casa costruita su terreno altrui per 99 anni, senza dover pagare nulla.

Dopo 99 anni, o il proprietario della casa compra anche il terreno e lo paga al Comune o lo stesso Comune ne chiede la restituzione. Precisiamo, infine, che il diritto di costruire su terreno agricolo, boschivo o edificabile altrui si estingue per prescrizione per effetto del non uso protratto per venti anni.

https://www.businessonline.it/articoli/costruire-una-casa-o-edificio-sopra-un-terreno-agricolo-boschivo-o-edificabile-grazie-al-diritto-di-superficie.html

SUPERBONUS

Il Superbonus è l’agevolazione fiscale disciplinata dall’articolo 119 del decreto legge n. 34/2020 (decreto Rilancio), che consiste in una detrazione del 110% delle spese sostenute a partire dal 1 luglio 2020 per la realizzazione di specifici interventi finalizzati all’efficienza energetica e al consolidamento statico o alla riduzione del rischio sismico degli edifici. Tra gli interventi agevolati rientra anche l’installazione di impianti fotovoltaici e delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici.

L’agevolazione si affianca alle detrazioni, già in vigore da molti anni, spettanti per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici (ecobonus) e per quelli di recupero del patrimonio edilizio, inclusi quelli antisismici (sismabonus), attualmente disciplinate, rispettivamente, dagli articoli 14 e 16 del decreto legge n. 63/2013.

La legge di bilancio 2022 ha prorogato l’agevolazione, prevedendo scadenze diverse in funzione dei soggetti che sostengono le spese ammesse.

In particolare, il Superbonus spetta:

  1. fino al 31 dicembre 2025, nelle seguenti misure
  • 110% per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2023
  • 70% per le spese sostenute nel 2024
  • 65% per le spese sostenute nel 2025

per i condomini e le persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività di impresa, arte e professione, per gli interventi su edifici composti da due a 4 unità immobiliari distintamente accatastate, anche se posseduti da un unico proprietario o in comproprietà da più persone fisiche.

Sono compresi gli interventi effettuati dalle persone fisiche sulle singole unità immobiliari all’interno dello stesso condominio o dello stesso edificio, nonché quelli effettuati su edifici oggetto di demolizione e ricostruzione.

La detrazione va ripartita in quattro quote annuali di pari importo.

Stessa data di scadenza anche per gli interventi effettuati dalle Onlus (Organizzazioni non lucrative di utilità sociale), dalle organizzazioni di volontariato e dalle associazioni di promozione sociale iscritte negli appositi registri.

  1. fino al 31 dicembre 2022 (con detrazione al 110%), per gli interventi effettuati da persone fisiche sugli edifici unifamiliari, a condizione che al 30 settembre 2022 siano stati effettuati lavori per almeno il 30% dell’intervento complessivo
  2. fino al 31 dicembre 2023 (con detrazione al 110%), per gli interventi effettuati dagli Iacp (ed enti con le stesse finalità sociali) su immobili, di proprietà o gestiti per conto dei comuni, adibiti a edilizia residenziale pubblica, a condizione che al 30 giugno 2023 siano stati eseguiti lavori per almeno il 60% dell’intervento complessivo. Stessa scadenza anche per le cooperative di abitazione a proprietà indivisa per interventi su immobili assegnati in godimento ai propri soci.

In alternativa alla detrazione, si può beneficiare del Superbonus mediante una delle modalità previste dall’articolo 121 del decreto legge n. 34/2020. In pratica, è possibile optare per un contributo anticipato sotto forma di sconto praticato dai fornitori dei beni o servizi o per la cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante. Tale scelta dovrà essere comunicata all’Agenzia delle entrate, utilizzando il modello allegato al provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 3 febbraio 2022.

https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/superbonus-110%25

Cantieri, nuovi rincari del 35%. Dall’energia altro colpo al Pnrr

La seconda ondata rende superato l’aggiornamento dei prezzari già fatta nel 2022. Bollette decuplicate ma l’effetto più grave è sulla produzione di acciaio, calcestruzzo, Pvc e bitume.

Arriva un nuovo durissimo colpo per il Pnrr e più in generale per i cantieri di opere pubbliche. Una nuova onda di rincari che stavolta rischia davvero di far tracollare il Recovery Plan. Ance ha quantificato il «maggior costo stimabile» dei rincari energetici in corso «in circa il 35% rispetto a quanto previsto, solo pochi mesi fa, sulla base dei prezzari più aggiornati».

Dopo l’ondata di aumenti dei materiali per l’edilizia che aveva provocato la tempestiva risposta del governo – con lo stanziamento di 10 miliardi per far fronte alle compensazioni – e delle stazioni appaltanti – con l’aggiornamento dei prezzari e dei quadri delle opere – ora arriva sui cantieri in corso e sui progetti pronti per le gare il nuovo tsunami dalla crisi energetica.

Una seconda crisi più insidiosa della precedente

L’Associazione nazionale dei costruttori è la prima a quantificare la stima di questo impatto. La crisi di governo, la necessità di riaggiornare nuovamente i prezzari e i quadri economici delle opere, la difficoltà a definire un punto di arrivo degli aumenti energetici rendono questa seconda crisi dei costi ben più insidiosa di quella precedente. Anche perché si innesta su un quadro che ha visto avviate le soluzioni ma non ancora risolti i problemi della prima crisi.

Le compensazioni si trasferiscono con difficoltà alle imprese

Le compensazioni decise stanno incontrando non poche difficoltà a tradursi in trasferimenti alle imprese: per i cantieri degli enti locali in corso le richieste di compensazioni andavano mandate entro il 31 agosto, ma non si ha nessuna notizia sul fatto che sia stato fatto massicciamente. Il Dpcm che definisce la procedura per compensare i costi delle nuove opere non è stato ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale: la presentazione delle istanze, che nelle prime bozze doveva essere fatta entro il 31 agosto, ora slitta al 5-6 ottobre (se la pubblicazione sarà fra venerdì 2 settembre e sabato 3).

Stato di incertezza

Il tutto contribuisce a creare uno stato di difficoltà e incertezza che si sta pesantemente riflettendo sulle imprese che già cumulano – nella gestione dei cantieri – i vecchi aumenti con i rincari energetici. A differenza della prima ondata, per altro, oggi l’impatto non è tanto sui cantieri da avviare ma sui cantieri in corso (con un fronte gestionale complesso, dalle possibile sospensione lavori alla decisioni dei Rup alle possibili penalità).

La stima dei costruttori

Ma vediamo come il servizio studi dell’Ance arriva alla stima del 35% di maggiorazione dei costi per effetto dei rincari energetici. La stima tiene conto di due impatti: quello diretto dei maggiori costi energetici sui cantieri e quello dei maggiori costi energetici sulla produzione dei materiali con conseguente maggior costo dei materiali impiegati.

Sul primo versante – l’incidenza diretta del costo dell’energia sulle lavorazioni edili – l’Ance rileva che «negli ultimi mesi la componente energetica della bolletta risulta aumentata, rispetto alla media 2020, di oltre dieci volte (+1.230%)». L’associazione osserva anche che l’incidenza del costo energetico oscilla molto da lavorazione a lavorazione, con minimi dell’1% e massimi del 10% e una media stimata intorno al 3%.

Ma l’impatto più forte arriva dalle conseguenze che gli incrementi energetici stanno avendo sul prezzo dei prodotti impiegati. Le rilevazioni Ance-Prometeia evidenziano che «negli ultimi sette mesi, l’acciaio impiegato nel calcestruzzo è aumentato del 55%, il PVC del 43% e il bitume del 49 per cento». Ma il quadro che l’associazione paventa – ricordando quanto successo con il rincaro dei materiali – è un nuovo «shock dal lato dell’offerta» determinato «dall’interruzione delle filiere produttive», come già accaduto al termine del 2020. In questo caso il problema non sarebbe più solo di rincari ma diventerebbe di difficile reperibilità dei materiali sul mercato.

«L’insieme dei due effetti, quello della componente energetica diretta e quello dei prodotti utilizzati, determina – conclude il rapporto Ance – un maggior costo stimabile in circa il 35% rispetto a previsto, solo pochi mesi fa, sulla base dei prezzari più aggiornati. Rispetto a tali ulteriori aumenti, gli appaltatori si trovano in gravi difficoltà finanziarie».

https://www.ilsole24ore.com/art/cantieri-nuovi-rincari-35percento-dall-energia-altro-colpo-pnrr-AEq0X0wB

Bonus acquisto casa under 36: guida alla agevolazione

Bonus acquisto prima casa under 36: tutte le regole sulla agevolazione prorogata al 31.12.2022. Un depliant delle entrate con il riepilogo delle regole.

L’agenzia delle Entrate ha pubblicato in data 25 luglio un depliant sul bonus acquisto casa under 36 con il riepilogo di tutte le regole della agevolazione per sostenere l’autonomia abitativa giovanile.

Nel pdf scaricabile qui viene specificato:

  • chi ha diritto al bonus acquisto casa under 36
  • in cosa consiste l’agevolazione 
  • per quali immobili spetta

Prima di approfondire ricordiamo che in data 4 febbraio 2022 le Entrate con la Circolare n 3 avevano fornito chiarimenti sulle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2022 trattando anche la proroga dal 30 giugno al 31 dicembre 2022 prevista per il bonus casa under 36.

Attenzione al fatto che la normativa non ha modificato né i requisiti soggettivi per accedere al beneficio, né il regime di esenzione da applicare. 

Resta fermo che per l’applicazione del beneficio di cui trattasi devono sussistere anche le condizioni previste per l’acquisto della “prima casa”, indicate dalla Nota II-bis all’articolo 1 della Tariffa, parte I, allegata al TUR, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131.  Inoltre tutti i requisiti del bonus e relativi chiarimenti specificati dalle Entrate sono stati forniti nella Circolare la n 12/E 

Bonus acquisto prima casa under 36: i beneficiari

Possono beneficiare del bonus prima casa:

  • i giovani con meno di 36 anni 
  • con un Isee non superiore 40mila euro 
  • che acquistano un’abitazione dal 26 maggio 2021 e il 31 dicembre 2022. 

Attenzione va prestata al fatto che il documento di prassi chiarisce che il nuovo bonus si applica anche 

  • alle pertinenze dell’immobile agevolato, come il box ad esempio, 
  • e che le imposte di registro, ipotecaria e catastale sono azzerate anche per gli atti soggetti a Iva.

Bonus acquisto prima casa under 36: i vantaggi per gli acquirenti

L’agevolazione prevede diversi vantaggi, che si estendono anche all’acquisto delle pertinenze dell’abitazione principale. 

Ecco l’elenco delle agevolazioni:

  • per gli acquisti non soggetti a IVA è prevista l’esenzione dal pagamento dell’imposta di registro, ipotecaria e catastale 
  • in caso di acquisto soggetto a Iva, è riconosciuto anche un credito d’imposta pari all’imposta pagata per l’acquisto, che potrà essere utilizzato a sottrazione delle imposte dovute su atti, denunce e dichiarazioni dei redditi successivi alla data di acquisto o usato in compensazione tramite F24. 

Agevolazioni anche per i finanziamenti collegati all’acquisto, alla costruzione e alla ristrutturazione dell’immobile: 

  • con il bonus prima casa under 36, infatti, non è dovuta l’imposta sostitutiva delle imposte di registro, di bollo, ipotecarie e catastali e delle tasse sulle concessioni governative. 

Per godere dell’esenzione il beneficiario dovrà dichiarare la sussistenza dei requisiti nel contratto o in un documento allegato.

Il bonus “Prima casa under 36”, che vale per gli atti stipulati tra il 26 maggio 2021 e il 31 dicembre 2022, prevede inoltre l’esenzione dall’imposta sostitutiva per i mutui erogati per l’acquisto, la costruzione e la ristrutturazione di immobili a uso abitativo.

Bonus acquisto prima casa under 36: quando si perde l’agevolazione

Chi richiede le agevolazioni “under 36” senza avere i requisiti specifici (per esempio, valore ISEE superiore a quello richiesto), ma ha comunque diritto alle agevolazioni “prima casa”:

  • per gli atti soggetti a imposta di registro, subisce il recupero di tale imposta (nella misura del 2%) e delle imposte ipotecaria e catastale (nella misura fissa di 50 euro ciascuna)
  • per gli acquisti soggetti a Iva, oltre a dover pagare le imposte di registro, ipotecaria e catastale, deve restituire il credito d’imposta usufruito, se lo ha già utilizzato (con applicazione di sanzioni e interessi). Rimane dovuta l’Iva con aliquota del 4%.

In caso, invece, di decadenza dalle agevolazioni “prima casa” per: 

  • dichiarazione mendace sulla sussistenza dei requisiti, resa nell’atto di acquisto
  • mancato trasferimento della residenza nei termini previsti 
  • vendita entro cinque anni, non seguita dal riacquisto entro l’anno 
  • mancata alienazione della precedente “prima casa” entro l’anno dall’acquisto della nuova

l’imposta di registro viene recuperata nella misura del 9% e le imposte ipotecaria e catastale nella misura fissa di 50 euro ciascuna. Sono applicate, inoltre, sanzioni e interessi. Anche il credito d’imposta, infine, viene meno (con il recupero dello stesso e l’applicazione di sanzioni e interessi).

Bonus acquisto prima casa under 36: l’immobile all’asta

Possono accedere al bonus gli immobili acquistati tramite asta giudiziaria

La circolare chiarisce però che i contratti preliminari di compravendita non possono godere delle nuove agevolazioni in quanto la norma fa riferimento ai soli atti traslativi o costitutivi a titolo oneroso. 

Resta fermo che, in presenza delle condizioni di legge, successivamente alla stipula del contratto definitivo di compravendita, è possibile presentare formale istanza di rimborso per il recupero dell’imposta proporzionale versata per acconti e caparra in forza dell’articolo 77 del TUR. 

https://www.fiscoetasse.com/rassegna-stampa/31328-bonus-acquisto-casa-under-36-guida-alla-agevolazione.html

Bonus Prima Casa: ecco la nuova Guida del Fisco

Il flyer chiarisce a chi spetta il Bonus Prima Casa introdotto dal decreto “Sostegni-bis”, quali acquisti copre, quando l’agevolazione decade e molto altro.

Parliamo spesso del Bonus Prima Casa, in particolare delle nuove opportunità riservate agli under 36. Oggi vi presentiamo un documento che chiarisce ogni dubbio.

Si tratta della brochure “Prima casa under 36”. Riassumiamo qui i punti salienti

L’identikit degli under 36

Il flyer chiarisce subito a chi spettano le agevolazioni introdotte dal decreto “Sostegni-bis” (decreto legge n. 73/2021) e prorogate fino a fine anno dalla legge di bilancio 2022 (legge n. 234/2021, articolo 1, comma 151). Ne hanno diritto coloro che acquistano la prima casa tra il 26 maggio 2021 e il 31 dicembre 2022, non hanno ancora compiuto i 36 anni di età, per tutto il 2022, e hanno un indicatore Isee (Indicatore della situazione Economica Equivalente) non superiore a 40mila euro annui.

Per ottenere le agevolazioni “under 36”, bisogna rispettare i requisiti “prima casa” ossia:
    • avere o stabilire la propria residenza, entro 18 mesi dall’acquisto, nel Comune in cui si trova l’immobile
    • non essere titolari, nemmeno in comunione con il coniuge, dei diritti di proprietà, usufrutto, uso e abitazione di un’altra casa nel territorio del Comune in cui è situato l’immobile da acquistare
    • non essere titolari, neppure per quote o in regime di comunione legale, su tutto il territorio nazionale, dei diritti di proprietà, usufrutto, uso, abitazione e nuda proprietà su altro immobile acquistato, anche dal coniuge, usufruendo delle stesse agevolazioni “prima casa”. In caso contrario, vendere l’immobile posseduto entro un anno dalla data del nuovo acquisto.

Agevolazioni per tutti gli acquisti

Nel caso di compravendite non soggette a Iva (per esempio, tra privati), le agevolazioni consentono di ottenere l’esenzione dal pagamento delle imposte di registro, ipotecaria e catastale. Se, invece, si tratta di acquisti soggetti a Iva (per esempio, da un’impresa costruttrice), oltre all’esenzione dalle imposte di registro, ipotecaria e catastale, viene riconosciuto un credito d’imposta di ammontare pari all’Iva corrisposta al venditore. Il flyer precisa che il credito può essere speso per:
    • pagare le imposte di registro, ipotecaria, catastale, sulle successioni e donazioni dovute sugli atti e denunce presentati dopo la data di acquisizione del credito
    • pagare le imposte sui redditi delle persone fisiche (Irpef) dovute in base alla dichiarazione da presentare dopo la data dell’acquisto
    • compensare somme dovute tramite modello F24, nel quale va indicato il codice tributo “6928”.

Inoltre viene cancellata l’imposta sostitutiva per i finanziamenti erogati per l’acquisto, la costruzione e la ristrutturazione di immobili a uso abitativo. Infine, l’acquisto della prima casa “under 36” è esente dall’imposta di bollo, come per gli altri atti di acquisto assoggettati all’imposta proporzionale.

Benefit anche per le pertinenze

La legge concede le agevolazioni per l’acquisto di abitazioni in categoria civile (A/2), economico (A/3), popolare (A/4), ultra popolare (A/5), rurale (A/6), in villini (A/7) e per abitazioni e alloggi tipici dei luoghi (A/11). Non sono ammesse agevolazioni, invece, per l’acquisto di abitazioni di tipo signorile (A1), in ville (A/8) castelli e palazzi di eminente pregio storico e artistico (A/9).

I benefici si estendono anche per l’acquisto dei locali destinati a servizio dell’abitazione principale come magazzini (C/2), rimesse e autorimesse (C/6), tettoie (C/7), limitatamente a un locale per ciascuna categoria catastale e destinato a servizio della casa di abitazione.

Quando decadono le agevolazioni “under 36”

Se sussistono le condizioni per l’applicazione delle agevolazioni “prima casa”, ma non quelle per gli “under 36” (per esempio, il valore Isee o il periodo temporale di validità delle agevolazioni):
    • per gli atti soggetti a imposta di registro viene recuperata questa imposta (nella misura del 2%) e le imposte ipotecaria e catastale sono applicate nella misura fissa di 50 euro ciascuna
    • per gli acquisti soggetti a Iva, oltre a dover pagare le imposte di registro, ipotecaria e catastale, viene meno il credito d’imposta con il conseguente recupero dello stesso, oltre all’applicazione di sanzioni e interessi, se già utilizzato. E’ dovuta l’Iva con l’aliquota del 4 per cento.

Se, invece, decadono i benefici “prima casa” per:
    • una dichiarazione falsa, resa nell’atto di acquisto, circa la sussistenza dei requisiti
    • il mancato trasferimento della residenza nei termini previsti
    • la vendita entro 5 anni, senza il riacquisto di una prima casa entro l’anno
    • la mancata vendita della precedente “prima casa” entro l’anno dall’acquisto della nuova
l’imposta di registro è recuperata nella misura del 9%, le imposte ipotecaria e catastale nella misura fissa di 50 euro ciascuna, oltre all’applicazione di interessi e sanzioni. Inoltre viene meno il credito d’imposta, con il recupero dello stesso e l’applicazione di sanzioni e interessi.

https://www.lignius.it/notizie-e-mercato/articolo/bonus-prima-casa-ecco-la-nuova-guida-del-fisco-2503/

Come cambiare il mutuo casa con cinque semplici consigli

Sostituire, rinegoziare o surrogare il mutuo permette di ridefinire alcune condizioni del finanziamento per la casa, come il tasso di interesse, gli intestatari, l’ammontare della rata. Se stai pensando di farlo, ecco cinque semplici consigli per ottenere il meglio dal tuo nuovo mutuo.

Considerare i costi del cambio mutuo

La sostituzione, la rinegoziazione e la surroga del mutuo in Italia sono operazioni completamente gratuite. Occorre però calcolare quali possono essere le eventuali spese aggiuntive collegate al cambiamento di mutuo, che possono manifestarsi sotto forma di polizze o di altri oneri collegati.

Estinguere il mutuo: meglio all’inizio

Se si ha la possibilità di estinguere il mutuo anticipatamente, meglio farlo all’inizio del periodo di ammortamento (ad esempio prima della metà del tempo totale che dobbiamo pagare il mutuo). In questo modo otterremo maggiore redditività perché, con il sistema francese, a parità di rata si pagano più interessi all’inizio del periodo. Di conseguenza, se si estingue il mutuo all’inizio, si risparmia più denaro che se lo si fa alla fine.

Approfittare dei tassi di interesse ancora bassi

Sicuramente i tassi di interesse sui mutui sono in risalita, ma sono ancora molto convenienti. Se devi sostituire un mutuo, meglio non aspettare. Cambiare mutuo significa anche poter cambiare tipologia di tassi, passando ad esempio da un variabike a un fisso, che ti consente di non avere problemi se in futuro i tassi di interesse dovessero alzarsi ulteriormente, o da un fisso ad un variabile, se vuoi risparmiare sulla rata nel medio termine, essendo i tassi di interesse variabili al momento pià convenienti dei fissi sulle brevi durate.

Estendere il periodo di ammortamento

Se stai pensando di cambiare mutuo perché non riesci a pagare le rate, potrebbe valere la pena richiedere una diminuzione della rata in cambio di un aumento del periodo di ammortamento. Potrebbe essere una scelta migliore rispetto a dover estinguere il mutuo per accendere un finanziamento ex-novo, cosa che non tutti hanno la possibilità di fare, e che potrebbe implicare un aumento dei tassi di interesse.

Valuta la scelta tra sostituzione, surroga e rinegoziazione

Per scegliere se rinegoziare, sostituire o surrogare il mutuo, occorre conoscere le differenze tra le tre procedure:

Rinegoziare il mutuo

Rinegoziare il mutuo significa cambiare le condizioni del proprio mutuo senza cambiare banca. E’ la procedura più semplice se si vuole cambiare, ad esempio, la tipologia di tasso da variabile a fisso, l’ammontare delle rate o la loro ripartizione. Per farlo basta contattare la banca con cui abbiamo contratto il nostro mutuo e proporre l’operazione.

Surrogare il mutuo

La surroga del mutuo è  il secondo modo per cambiare un mutuo da variabile a fisso, insieme ad altre condizioni, compresa la banca con cui stipuliamo il contratto. Per surrogare il mutuo, il nostro mutuo viene portato in un altro istituto di credito, con la possibilità di riscriverne completamente le condizioni. E’ così possibile ottenere le condizioni, magari più concorrenziali, di un’altra banca pur mantenendo l’importo del mutuo, e il suo sottostante, costante. In questo caso la nuova banca estingue il mutuo presso la vecchia banca e prende in carico il contratto, senza oneri per il cliente.

Sostituire il mutuo

Per sostituire il mutuo, aprendone un altro a tassi diversi e condizioni modificate, occorre prima estinguere quello vecchio e poi chiedere l’erogazione di un finanziamento totalmente nuovo. Con questa opzione riscriviamo completamente i contratto e possiamo chiedere nuovi tassi, nuova durata, nuovi importi.

https://www.idealista.it/news/finanza/mutui/2022/08/23/160441-come-cambiare-il-mutuo-casa-con-cinque-semplici-consigli

Mercato delle case in Italia, Milano in testa al settore

I dati di Coldwell Banker sul residenziale italiano

Il mercato immobiliare residenziale italiano conferma il proprio stato di buona salute, soprattutto a Milano. Secondo i dati che emergono da un report interno di Coldwell Banker, da gennaio a giugno 2022 le transazioni sul mercato di Milano sono cresciute del 31%. 

Il mercato immobiliare residenziale a Milano

Il prezzo medio di compravendita immobiliare a Milano, secondo Coldwell Banker, si attesta a 467.869 euro, superiore del 39% rispetto alla media dei prezzi del residenziale. In merito alla tipologia di immobili, la richiesta riguarda per il 45% bilocali, mentre per il 33% trilocali.

I numeri non smentiscono il trend che riconferma il capoluogo meneghino come la piazza più vivace d’Italia, con un 24,2% di compravendite in più rispetto al 2020 (Rapporto Nomisma 2022), e un rimbalzo post pandemia che nel 2021 ha segnato un nuovo record di transazioni residenziali a 26.500 (+20,4%) a Milano e di 35.400 (+3,8%) nella Città metropolitana (dati Scenari Immobiliari).

Il mercato immobiliare residenziale a in Italia

Per quanto riguarda il mercato delle case nel resto d’Italia, a Roma, la capitale si conferma stabile rispetto al 2021, mentre Torino traina il nord con una crescita delle transazioni di oltre il 44% e un prezzo medio di 192.995 (+41% rispetto alla media del residenziale della città sabauda). La tipologia di immobile ricercati va dal trilocale (30%) al bilocale (26%), al quadrilocale (22%).

Il mercato delle case vacanza

Rispetto ai luoghi di vacanza, riviera romagnola, con Rimini e Riccione in testa, e Salento, con Lecce, Ostuni e Brindisi, sono le località che hanno visto maggior incremento nelle transazioni, rispettivamente di un +41,7% e di un +10,2% nei primi 6 mesi del 2022. Forte dei Marmi dal canto suo si conferma la più cara, con un prezzo di vendita medio che supera il milione e cento.

https://www.idealista.it/news/immobiliare/residenziale/2022/08/22/160434-mercato-delle-case-in-italia-milano-in-testa-al-settore

Superbonus 110 cessione del credito: come funziona e le ultime novità

La cessione del credito del superbonus 110 nel 2022 sperimenta un cambiamento importante con la conversione in legge del decreto semplificazioni (già pubblicato in Gazzetta Ufficiale). Ma vediamo come funziona la cessione del credito (o lo sconto in fattura a privati, banche o poste).

Come funziona la cessione del credito del 110%?

La normativa del superbonus 110 prevede la possibilità di optare oltre che per la detrazione del 110% delle spese sostenute per il supebonus nella dichiarazione dei redditi, anche per lo sconto in fattura o per la cessione del credito.

Lo sconto in fattura i fornitori fanno uno sconto in fattura sul correspettivo da pagare recuperando poi la somma in un secondo momento. Con la cessione del credito si trasferisce la detrazione fiscale a un altro sottetto. In pratica si tratta di un accordo grazie al quale il creditore trasferisce il proprio diritto di credito a un terzo soggetto, che a sua volta lo riscuoterà dal debitore. Per quanto riguarda i lavori di riqualificazione energetica o ristrutturazione nei confronti delle case ad essere ceduto è il credito d’imposta. Si tratta di un credito verso lo Stato con cui si possono compensare i debiti e ridurre le imposte dovute.

Chi accetta la cessione del credito 110?

Con la differente normativa del superbonus 110 si è passati da una cessione presocché illimitata al decreto Sostegni ter che ha vietato le cessioni multiple, fino al decreto Aiuti che ha introdotto la possibilità di una cessione libera ma solo per le banche verso i propri correntisti dotati di partita IVA. 

Le ultime novità riguardano prima il decreto aiuti che introduce per le banche la possibilità di cedere il credito a qualsiasi correntista che non rientri nella categoria di “utente o consumatore”. Con l’entrata in vigore del decreto semplificazioni, già convertito in legge, questa novità vale anche per i crediti ceduti la cui comunicazione è stata fatta prima del 1º maggio 2022.

Come funziona in pratica la cessione del credito?

Per effettuare la cessione del credito in primis bisogna contattare un professionista che si dovrà occupare di redigere la documentazione e preparare le asseverazioni tecniche. Inoltre bisognerà richiedere un visto di conformità ad un intermediario. 

Per gli interventi di valore inferiore a 10.000 euro, effettuati su singoli immobili o condomini, ad esclusione del bonus facciate, non viene richiesto né il visto di conformità sulla documentazione né l’asseverazione del tecnico. Allo stesso modo non è necessario per le opere classificate come “edilizia libera” dalla normativa edilizia di riferimento.

Il secondo passo è quello di scegliere il soggetto a cui cedere il credito d’imposta, che a partire dalla seconda sessione in poi deve riguardare solo banche o intermediari qualificati.

Il terzo passo riguarda l’invio della comunicazione all’Agenzia delle Entrate. La comunicazione deve essere invita entro il 16 marzo dell’anno successivo in cui sono state introdotte le spese di ristrutturazione.  Per quanto riguarda l’anno 2022 le scadenze sono le seguenti:

  • Per i privati: comunicazioni da inviare entro il 29 aprile
  • Per i titolari di partita iva e soggetti Ires comunicazioni da inviare fino al 15 ottobre 2022

A partire dal 1° maggio l’Agenzia delle Entrate attribuisce un codice univoco al credito d’imposta ceduto in sede di prima comunicazione della cessione e non sono ammessi cessioni parziali.

Perché non conviene il bonus 110?

Nonostante l’apertura del decreto semplificazioni e del decreto Aiuti bis, il bonus 110 non appare così conveniente per questioni legate alla responsabilità solidale del fornitore che ha applicato lo sconto in fattura e del cessionario.

L’art. 121, comma 6 del Decreto Rilancio, in presenza di concorso nella violazione resta ferma anche la responsabilità in solido:

  • del fornitore che ha applicato lo sconto;
  • dei cessionari per il pagamento dell’importo corrispondente alla detrazione non spettante e dei relativi interessi.

https://www.idealista.it/news/finanza/fisco/2022/08/22/160436-superbonus-110-cessione-del-credito-come-funziona-e-le-ultime-novita