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Si può fruire dell’ecobonus 110 per cento per le case prefabbricate? I punti da chiarire

Autore:
Flavio Di Stefano0

3 settembre 2020, 7:50
L’ecobonus 110 per cento per i lavori di riqualificazione energetica e ristrutturazione potrebbe rappresentare un ulteriore spinta per il mercato delle case prefabbricate. Per saperne di più e chiarire i punti incerti, idealista/news ha intervistato Roberto Marzano, amministratore di Dhw System, azienda produttrice di case prefabbricate in acciaio.

L’ecobonus 110 per cento per le case prefabbricate
Innanzitutto è bene chiarire che chiunque volesse investire in una casa prefabbricata può usufruire dell’ormai famoso ecobonus al 110%. “Con la demolizione e ricostruzione, il cliente che commissiona una casa prefabbricata ha diritto all’ecobonus al 110% – spiega Marzano – ma non solo, perché questo tipo di edilizia, che attualmente è la più avanzata dal punto di vista tecnologico, beneficia anche del sismabonus”.

Entrando più nel dettaglio, l’amministratore di Dhw System evidenzia i punti per i quali la costruzione (dopo la demolizione dell’abitazione già esistente) di una casa prefabbricata gode del superbonus: “L’edificio che costruiamo è a impatto zero, degrado zero, altamente performante sotto il punto di vista dell’isolamento termico e antisismico”. Non solo, anche l’ampliamento è agevolabile, nei casi in cui si abbia il permesso per costruire un altro piano di una struttura già esistente.

Demolizione e ricostruzione
Va sottolineato, tuttavia, il punto cruciale della demolizione e ricostruzione. Tali lavori devono rispettare la stessa volumetria, salvo le eventuali innovazioni necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica. Si tratta, infatti, di tutte quelle opere inglobate nella definizione di “ristrutturazione edilizia” contenuta nell’articolo 3, comma 1, lettera d), del Testo Unico dell’Edilizia (Dpr 380/2001).

Inoltre, i lavori di ricostruzione devono garantire i requisiti minimi di prestazione energetica previsti dal DM 26 giugno 2015 e assicurare il miglioramento di almeno due classi energetiche dell’edificio o, nei casi in cui non sia possibile, il conseguimento della classe energetica più alta, da dimostrare mediante Attestato di Prestazione Energetica (condizione che le case prefabbricate garantiscono).

Quota dei lavori coperta da superbonus
Un aspetto da chiarire, però, è quello che riguarda la porzione di lavori coperta dall’ecobonus 110 per cento. “È vero che, ad esempio, il sismabonus è stato innalzato dall’85% al 110%, ma va anche evidenziato che non tutte le spese sono coperte dal sismabonus”. In sostanza, pur usufruendo dell’ecobonus 110 per cento, non è possibile acquistare in maniera gratuita una casa prefabbricata.

Il perché lo spiega proprio l’amministratore di Dhw System: “Poniamo che il costo complessivo di una casa prefabbricata in acciaio prodotta da noi sia di 100mila euro, sulla somma totale 40mila euro saranno i costi della struttura portante e altrettanti, ad esempio, saranno quelli relativi all’isolamento. Per questi 80mila euro, quindi, il cliente potrà accedere al superbonus. Ma restano altre componenti che hanno un costo che non è coperto da ecobonus, come ad esempio quello dei sanitari o dei rivestimenti”.

Chi si fa carico dei crediti?
Ma Marzano insiste anche su un altro punto che sta generando diverse incomprensioni: “Da quando è stato introdotto l’ecobonus 110 per cento c’è stato un aumento dell’interesse per le case prefabbricate, ma molti clienti non hanno le idee chiare e vengono in azienda pensando che si possano commissionare i lavori e partire con la realizzazione del progetto senza spendere un euro”.

A questo proposito, va specificato che le formule con cui fruire del superbonus, infatti, sono tre:

la detrazione fiscale nelle cinque dichiarazioni dei redditi successive;
cedere il credito al fornitore dei lavori per ottenere uno sconto immediato nella fattura;
trasformare il superbonus in credito d’imposta cedendolo agli istituti di credito.
Come è facile immaginare, l’opzione preferita dai committenti è la seconda, quella che di fatto permetterebbe di eseguire i lavori a costo zero. Ma è altrettanto facile immaginare quanto possa essere gravosa per un’azienda produttrice di case prefabbricate.

Come sottolinea lo stesso Marzano: “Se il costruttore si fa carico di tutto il credito che scaturisce dall’opera, non ci sono i margini necessari, le compensazioni non solo tali da poter azzerare l’acquisizione del credito. Inoltre non c’è certezza di quando si ricevano i crediti dallo Stato e il rischio potrebbe essere quello di ritrovarsi a chiudere in pochi mesi”.

Nel caso in cui il committente non abbia la possibilità di compensare il credito, la via più facilmente percorribile potrebbe essere quella della cessione del credito alle banche. In questo senso, sia Unicredit che Intesa San Paolo si sono già mosse con dei servizi ad hoc incentrati sull’ecobonus al 110 per cento.

https://www.idealista.it/news/immobiliare/residenziale/2020/09/02/150767-ecobonus-110-per-cento-e-case-prefabbricate

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Detrazioni risparmio energetico 2020, come ottenerlo

Le detrazioni risparmio energetico 2020 confermate dalla Legge di Bilancio spettano a tutti coloro che effettuano degli interventi di riqualificazione in casa o installano apparecchi volti al miglioramento dell’efficienza energetica delle case. Ecco quali sono le novità e come ottenere le detrazioni fiscali.

Indice dei Contenuti

1 Quali sono gli interventi per ottenere le detrazioni risparmio energetico
2 Come ottenere le detrazioni fiscali per il risparmio energetico
3 Quali documenti inviare per ottenere la detrazione al 65%
4 Come effettuare il bonifico per la detrazione fiscale
5 Novità, lo sconto in fattura è solo per i lavori condominiali
Quali sono gli interventi per ottenere le detrazioni risparmio energetico
Le detrazioni vengono riconosciute per interventi riguardanti :

Diminuzione del fabbisogno energetico per il riscaldamento
Il miglioramento termico dell’edificio
Installazione di pannelli solari
Sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale
Acquisto e posa in opera di impianti di climatizzazione invernale muniti di generatori di calore con alimentazione a biomasse
Acquisto e posa in opera delle schermature solari
Acquisto, installazione e posa in opera di dispositivi multimediali per controllare da remoto impianti di riscaldamento, per acqua calda e climatizzazione
Come ottenere le detrazioni fiscali per il risparmio energetico
La prima cosa da fare è quella di inviare la richiesta per la detrazione all’Enea, da fare entro 90 giorni dalla fine dei lavori. Ecco cosa bisogna trasmettere:
I dati contenuti nell’attestato di prestazione energetica, attraverso l’allegato A al “decreto edifici” (D.M. 19 febbraio 2007)
La scheda informativa attestante i lavori realizzati.
La richiesta compresa tutta la documentazione deve essere trasmessa in via telematica e mediante l’applicazione web che si trova sul portale online.

Quali documenti inviare per ottenere la detrazione al 65%
I documenti da inviare per richiedere l’Ecobonus sono i seguenti:

Le ricevute e le fatture dei pagamenti attestanti le spese sostenute. Fanno fede in questo caso le ricevute del bonifico
La certificazione rilasciata da un tecnico abilitato che attesta i requisiti richiesti dell’intervento.
Per pompe di calore, infissi e caldaie basta la certificazione del produttore, mentre dal 2009 può fare la dichiarazione anche il direttore dei lavori
Attestato di certificazione o di prestazione energetica APE, non necessaria per la sostituzione di finestre e per i pannelli solari
La scheda informativa dei lavori realizzati (allegato E o F del decreto attuativo), contenente i dati di chi ha affrontato la spesa, dell’edificio, dei lavori e del risparmio ottenuto.
Le ricevute dei pagamenti e il certificato rilasciato dal tecnico abilitato devono essere conservati ed esibiti nel caso vengano effettuati dei controlli.

Come effettuare il bonifico per la detrazione fiscale
Il bonifico bancario o postale per ottenere le detrazioni risparmio energetico deve essere parlante, ovvero deve contenere espressamente le seguenti informazioni:

La causale del versamento, indicando gli estremi della Legge 296/2006, art. 1, co. 344-349
Il codice fiscale del beneficiario della detrazione
Partita Iva o codice fiscale del soggetto a favore del quale viene fatto il bonifico
L’importo viene detratto in dieci anni, con quote costanti, a cominciare dall’anno in cui la spesa è sostenuta e nei nove seguenti.

Novità, lo sconto in fattura è solo per i lavori condominiali
La novità di quest’ anno è lo sconto in fattura che dal 1° gennaio 2020 è previsto solo per gli interventi di ristrutturazione di primo livello relativi alle parti comuni degli edifici condominiali e con una spesa pari almeno a 200.000 euro.

Per ristrutturazioni importanti, secondo quanto previsto dal decreto Mise 26 giugno 2015, si intendono interventi che riguardano sia la metà dell’involucro edilizio che la ristrutturazione dell’impianto termico per la climatizzazione estiva o invernale.

https://www.casalive.it/detrazioni-risparmio-energetico-2020-come-ottenerlo/

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Google realizzerà 24.000 case industrializzate a prezzi accessibili nella Silicon Valley

La soluzione di Google al problema abitativo che affligge una delle aree più “tecnologiche” del mondo

Google trova una soluzione al problema abitativo che affligge una delle aree più “tecnologiche” del mondo. Il gigante tecnologico americano si è impegnato un anno fa a spendere 1 miliardo dollari per realizzare 5.000 case a prezzi accessibili nella Silicon Valley. Ora Google ha rivisto il suo piano e ha valutato che, se si basa sulla costruzione di case modulari, il numero delle abitazioni potrebbe salire a 24.000 nel prossimo decennio.

Google si è già messo al lavoro e ha stanziato i suoi primi 250 milioni di dollari. Ha anche donato altri 50 milioni di dollari per trovare soluzioni ai senzatetto della zona attraverso la sua organizzazione Google.org.

Secondo gli ultimi rapporti pubblicati, la Baia di San Francisco avrebbe dovuto ricevere 700.000 case in più rispetto a quelle costruite negli ultimi anni per stare al passo con la domanda. Ed entro il 2070 dovrebbero essere costruire oltre 2,2 milioni di case.

Ad oggi Google non sta spingendo per cambiamenti nella politica centrale, ma si sta concentrando sulla collaborazione con le comunità per costruire il proprio parco di appartamenti a prezzi accessibili. Ma il processo è lento. Google ha un progetto a Mountain View e sta lavorando a un piano generale per lo sviluppo della città e un altro a San José, dove la società ha presentato un piano per uno sviluppo a uso misto che la città voterà la prossima primavera.

Google ha anche investito in Factory OS, una startup che riduce i costi di costruzione realizzando appartamenti di fabbrica. Questo farà sì che il denaro di Google si possa diffondere ulteriormente in California, dove costruire nuove case costa molto (un singolo appartamento economico, non un edificio, può costare fino a 750.000 dollari a San Francisco con le costruzioni tradizionali).

Google sta facendo un ottimo lavoro per intervenire sulla domanda di alloggi nella zona più tecnologica di San Francisco, ma non è l’unica azienda impegnata nella causa. Apple ha stanziato 2,5 miliardi di dollari per realizzare case a prezzi accessibili; Facebook 1 miliardo di dollari e Microsoft 500 milioni di dollari.

https://www.idealista.it/news/immobiliare/internazionale/2020/07/31/150114-google-realizzera-24-000-case-industrializzate-a-prezzi-accessibili-nella

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Bonus domotica 2020

Il Bonus domotica è stato prorogato dalla Legge di Bilancio 2020. Esso permette una detrazione del 65% delle spese relative agli accessori smart per la domotizzazione della propria casa. Vediamo quali sono le spese ammesse in detrazione.

Nell’ambito delle misure di efficientamento energetico, rientra anche il cosiddetto Bonus Domotica.

La misura è stata prorogata anche per il 2020 e, sostanzialmente, prevede un incentivo fiscale del 65% delle spese ritenute ammissibili.

Occorre ricordare che non sono ammesse, tutte le spese per questi accessori, le stesse devono rientrare all’interno di impianti che possano rendere un beneficio energetico. Vediamo meglio di cosa si tratta.

Bonus domotica 2020
Chi sono i beneficiari del bonus domotica?
Spese ammissibili
Rendicontazione
Bonus domotica 2020
I contribuenti che eseguono interventi che aumentano il livello di efficienza energetica degli edifici, possono detrarre parte delle spese sostenute per i lavori dall’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) o dall’imposta sul reddito delle società (IRES).

La detrazione è rivolta a tutti i contribuenti, residenti e non residenti proprietari o titolari di un altro diritto reale sull’immobile, oggetto di intervento. La detrazione al 65% è ripartita in 10 rate annuali di pari importo.

Nell’ambito delle misure di efficientamento energetico, rientra anche il cosiddetto Bonus Domotica.

La misura è stata prorogata anche per il 2020 e, sostanzialmente, prevede un incentivo fiscale del 65% delle spese ammissibili.

Questa misura fiscale è stata proroga anche per il 2020 e permette, sostanzialmente, l’agevolazione per l’acquisto dispositivi multimediali per il controllo da remoto di impianti di riscaldamento, di climatizzazione estiva e di produzione di acqua calda a scopo igienico, sanitario.

Sono ammissibili tutte le spese per quegli strumenti in grado di programmare, o comunque di gestire, anche da remoto, l’accensione o lo spegnimento di quest’impianti, in modo da rendere un maggior efficientamento energetico dell’immobile.

Chi sono i beneficiari del bonus domotica?
Possono beneficiare del Bonus domotica:

Associazioni tra professionisti;
Condomini in ambito di interventi su parti comuni condominiali;
Contribuenti con redditi di impresa;
Enti pubblici o privati che non svolgono attività commerciali;
Proprietari di immobile;
Titolari Partita IVA.
Il richiedente dovrà farsi rilasciare dall’impresa installatrice la documentazione che attesti l’intervento sostenuto.

Il pagamento deve essere effettuato tramite bonifico postale o bancario. Nella causale, si dovrà specificare il numero e la data della fattura, i nominativi del destinatario e del beneficiario della detrazione e gli estremi fiscali.

Spese ammissibili
Sono ammesse al bonus domotica 2020 le spese per l’acquisto di dispositivi in grado di controllare da remoto impianti di riscaldamento, di climatizzazione estiva e di produzione di acqua calda per uso igienico.

Sono ammissibili tutte quelle spese sostenute per gli strumenti in grado di accendere e spegnere gli impianti, anche fuori casa grazie ad uno smartphone, in chiave di risparmio energetico.

Il Bonus per la domotica consiste in un incentivo fiscale per chi ha sostenuto l’acquisto di apparecchiature che consentono il controllo da remoto di impianti elettrici e di riscaldamento.

Il controllo da remoto, ovviamente, avviene attraverso sistemi multimediali. In particolare, le spese devono essere relative ad impianti di building automation.

Le apparecchiature devono consentire il controllo a distanza di impianti di climatizzazione, riscaldamento e produzione di acqua calda, attraverso computer, tablet o smartphone.

Le spese detraibili riguardano sia l’acquisto, sia l’installazione di questi dispositivi.

Per poter usufruire delle detrazioni IRPEF, che in fase di dichiarazione dei redditi possono arrivare fino al 65%, sarà necessario presentare una domanda sul sito Enea e riportare le spese nella successiva dichiarazione dei redditi.

Rendicontazione

Per la rendicontazione delle spese ammissibili in funzione della detrazione del 65% IRPEF nell’arco dei successivi 10 anni, è obbligatoria la comunicazione all’Enea come per gli altri bonus.

Una volta effettuati i lavori e saldate le fatture, con modalità tracciabili, è necessario compilare e spedire i moduli già preposti dall’Ente (Ente Nazionale Efficienza Energetica).

https://fiscomania.com/bonus-domotica-2020/

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Le città ai tempi del Covid: continueremo a costruire grattacieli?

L’emergenza sanitaria da Covid-19 ci ha costretti ad adottare comportamenti e nuove abitudini di vita che, probabilmente, ci accompagneranno ancora per molto.

Il distanziamento tra le persone per strada, nei luoghi pubblici o sui mezzi di trasporto, un maggior ricorso allo smart working, il crescente uso della tecnologia e una prolungata “assenza” dai classici ambienti di lavoro come gli uffici. 

Spazi che da mesi sono vuoti o poco sfruttati e che, molto spesso, si trovano in grandi edifici o grattacieli. 

Se nell’immediato, l’obiettivo principale è stato quello di creare luoghi sicuri, guardando oltre, le principali sfide da affrontare riguarderanno proprio la progettazione dei nuovi spazi di vita: residenze, uffici e, in senso lato, l’habitat urbano. 

Allora come cambieranno le città? È ipotizzabile continuare a pensarle sempre più ricche di torri e grattacieli che non “rubano” suolo ma concentrano vita in altezza?

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Grattacieli e habitat urbani: riflessioni per il post Covid

«Grattacieli e habitat urbani: nuovi paradigmi» è il tema dell’incontro che si è svolto alla Triennale di Milano e a cui hanno partecipato, tra gli altri, progettisti, architetti, ingegneri, immobiliaristi, costruttori e stakeholder del settore.

Il filo conduttore del dibattito, anticipatore del X Convegno internazionale Tall Buildings del prossimo 27 ottobre, è stato proprio una riflessione su come le città e gli edifici cambieranno dopo un’emergenza sanitaria senza confronti. In questi ultimi mesi, infatti, è nata una nuova consapevolezza: per anni abbiamo pensato a progettare edifici resistenti ai terremoti e agli incendi, digitalizzati, connessi, sostenibili, efficienti e performanti ma un nemico “invisibile” e subdolo come un virus, ha evidenziato fragilità e criticità.

Le stesse città, sempre più abitate, vissute e smart, sono a prova di epidemia?

«L’incontro è nato per riflettere sulla capacità del mondo della progettazione, di quello della costruzione e degli investitori, di fare più sistema rispetto al passato e di proporre soluzioni urbane che tengano conto di un nuovo rischio, quello del contagio causato da virus – ha commentato Aldo Norsa, già professore ordinario dell’Università Iuav di Venezia – questo aspetto della sicurezza sanitaria, fuori dal mondo ospedaliero, non faceva parte del bagaglio comune del professionista».

Nasce quindi una nuova sfida per il mondo della progettazione, che nella fattispecie interessa anche i grattacieli.

«A Milano, molti di questi edifici sono ancora vuoti e ci si domanda se siano solo dei totem o se questa densificazione urbana serva effettivamente – ha aggiunto Norsa – tanto che si valuta una riprogettazione dei grattacieli attuali e una rivisitazione dei progetti che sono allo studio, per renderli più adatti a ospitare un mix di attività che non siano solo ad uso terziario, ma anche ludiche, del tempo libero, includendo la componente residenziale».

La città al tempo del Covid: tra progettazione in retrofit e riorganizzazione della scena urbana

Cosa significa quindi ripensare la città e i suoi edifici al tempo del Covid?

Gli effetti causati della pandemia si sono rivelati più accentuati nelle grandi città, dove vi è maggior densità di abitanti: è proprio in questi luoghi che fin da subito si è assistito a mutamenti repentini. Da chi dovranno essere guidate queste trasformazioni?

«Non credo che spetti a noi architetti – ha detto Patricia Viel – perché sono i modi di vita e i comportamenti delle persone che cambiano l’architettura. A Milano, a esempio, è nata un’attività di progettazione in retrofit, che ora tenta di cambiare e adattare l’esistente, come se si accettasse l’idea di vivere in un ambiente che non ha forma finita».

Una riorganizzazione della scena urbana tangibile.

«Ora si ripensano le strade, le piazze, si punta alla pedonalizzazione e i marciapiedi si allargano – ha aggiunto Viel – bisogna uscire da questa dimensione di collo sanitario e cogliere quella che è un’occasione irripetibile per studiare meglio i comportamenti delle persone, che non sono cambiati solo per la pandemia, ma anche per la cultura digitale che avanza».

Lato edifici, per Viel i modelli sono cambiati ed è inutile continuare a pensare a tipologie fisse.

«L’edificio per uffici, l’albergo, la casa, la scuola, sono storie superate – ha spiegato – perché un edificio per il lavoro, probabilmente in futuro dovrà avere una foresteria, il buon vecchio diurno negli uffici o uno spazio per organizzare un pranzo riunioni: gli usi degli spazi si contaminano, un po’ più residenziale e un po’ più hospitality. La chiave è riorganizzare e cambiare le regole: smettere di progettare by Code e reinventare nuovi Codici».

Un ragionamento valido anche per i tall buildings?

«Gli edifici alti in particolare sono condensatori sociali – ha aggiunto Viel – ma, per esempio, hanno un principio di stacking che separa per ragioni di sicurezza, efficienza, per la gestione dei flussi: sono poco flessibili. Invece dovrebbe approfittare della verticalità per trasferire un mondo di relazioni aperto. Nel progettare nuovi edifici alti o spazi per il lavoro, personalmente cercherò di rompere i codici d’uso per introdurre nuovi servizi, modi diversi di usare gli spazi e agevolarne la flessibilità, a esempio, inventando delle forme di protezione acustica che non siano fisse, sicuramente il problema non sarà aprire le finestre».

La Milano del domani? In altezza sì, ma con ampi spazi verdi

L’archietto e presidente della Triennale Stefano Boeri ha evidenziato l’importanza delle aree verdi nella città, portando a esempio il capoluogo lombardo e il progetto «Nove Parchi per Milano».

«Nove Parchi per Milano fu una formidabile intuizione urbanistica di Gigi Mazza e Pierluigi Nicolin – ha detto l’architetto Boeri – la loro idea prevedeva uno sviluppo della città attorno a spazi aperti, nove possibili parchi che venivano realizzati assieme a un forte lavoro di densificazione dei bordi. Spero che per gli ex Scali merci, per l’ex area del Trotto, a Sesto San Giovanni, ovunque si possa pensare a uno sviluppo importante dal punto di vista immobiliare, si operi tentando di lasciare al verde una grande ampiezza, conservando la multifunzionalità dell’edificio in altezza».

Post Covid, a questo punto non ci resta che riprogettare le città?

Il tema dell’edificio alto che combina elementi e funzioni diverse è stato ripreso anche dall’architetto Cino Zucchi.

«Il Tall Building non sempre è la soluzione, in alcuni casi occorre proseguire con il tessuto urbano – ha detto durante l’intervista a margine dell’evento – ad esempio, ad Helsinki, una città di media altezza, abbiamo concentrato edifici alti, introducendo però funzioni diverse: la metà più vicina al suolo è adibita a uffici e la restante è riservata al residenziale».

Per l’architetto Zucchi il tema della flessibilità tra case e uffici, oggi troppo specializzati, dovrebbe tornare centrale.

«I quartieri storici di tante capitali europee sono sopravvissuti per un’osmosi tra luoghi di lavoro e case – ha aggiunto – sarei per risperimentare edifici dove ad esempio le altezze tra piano e piano permettono agli spazi di essere reversibili, il funzionalismo ha specializzato troppo gli edifici, forse è il momento di arrivare a una maggiore apertura, anche perché oggi costruiamo, ma tra dieci anni tutto potrebbe essere diverso, proprio in previsione di futuri incerti. In Europa esistono già temi di riconversione da edifici-uffici che diventano residenze e viceversa».

Il grattacielo? Un mix tra terziario, facility e residenziale

Le città continueranno a “salire”, ma a quali condizioni?

Per l’architetto Marco Piva le città saliranno ancora in altezza.

«I grattacieli liberano gradi spazi a terra che possono essere utilizzati come contesti verdi – ha commentato – tuttavia non devono essere visti come monolitici, ma articolati, con vuoti e aree che si possono aprire e chiudere, permettendo un’osmosi tra interno ed esterno. Devono essere pensati come un insieme di funzioni: terziario, residenziale, servizi e facilities che aiutino a far vivere queste strutture in modo continuativo. A esempio, in Cina, a Chengdu, stiamo realizzando due torri di ultima generazione adibite ad appartamenti che contengono anche luoghi sociali e servizi».

Se da un lato è condivisa l’idea che i grattacieli continueranno a trasformare lo skyline delle nostre città, dall’altro occorrerà valutare nuovi requisiti di sicurezza in fase di progettazione, che tengano conto, ad esempio, della qualità dell’aria negli ambienti indoor.

«La progettazione degli impianti di ventilazione meccanica e la possibilità di ricambiare l’aria aprendo le finestre in edifici alti saranno aspetti sempre più importanti di cui tener conto in fase di progettazione» ha commentato l’ingegnere Giuseppe Amaro, fondatore di GAe Engineering.

Nuovi paradigmi: la progettazione integrale contestualizza i grattacieli all’environment urbano

Daniela Franzosi, partner di Mpartner, ha richiamato l’attenzione al vasto intervento di rigenerazione urbana della zona di Porta Nuova a Milano.

«Gli edifici alti sono il segnale di una nuova epoca, iniziata nel 2008 con il primo intervento di Porta Nuova che è stato affrontato in modo opposto rispetto ai precedenti, sia riguardo al rapporto tra architettura e ingegneria sia tra l’oggetto edificio e il contesto urbano, ed è qui che è importante il ruolo che possiamo ridare alla socialità e al bisogno dell’uomo».

Anche Monica Tricario, cofondatrice di Piuarch, ha sottolineato l’importanza di mettere al centro l’uomo, lavorando sui luoghi della condivisione.

«I luoghi di lavoro sono diventati più fluidi, non esiste più la netta separazione tra casa e lavoro ma si parla già di divisione tra online e offline nella vita delle persone – ha affermato – per questo occorre lavorare sui luoghi della condivisione, come ad esempio quello che si sta realizzando alle porte di Milano nell’ex area Expo, dove sorgerà lo Human Technopole. Il progetto di riconversione dell’area, parte dalla considerazione che tutto deve essere a misura d’uomo e permeabile: le aree libere sono state studiate nei particolari per evitare ostacoli tra gli spazi privati e pubblici, lo stesso principio che vuole l’area Mind permeabile nei confronti della grande area metropolitana di cui fa parte e che comprende anche le periferie di Milano».

Verso un abitare sempre più connesso: Chorus Life, l’innovativo Smart District a Bergamo

Ripensare l’habit urbano, significa anche rispondere alle nuove esigenze abitative delle persone. Il virus ci ha costretti a mesi di «clausura» che hanno portato a rivalutare l’importanza di un ambiente domestico confortevole in cui vivere, possibilmente dotato di spazi aperti come balconi o giardini. Non solo, le case, improvvisamente sono diventate “uffici”, “aule scolastiche”, “luoghi d’incontro virtuale” per distrarsi e la connessione con il mondo è diventata imprescindibile.

«Oltre all’esigenza di avere abitazioni più spaziose, oggi è sempre più sentito il bisogno di fruire da casa di funzioni immobiliari che possano essere integrate con piattaforme digitali», ha detto Jacopo Palermo, Ceo di Costim, holding industriale attiva nella filiera del Real Estate che integra competenze industriali e organizzative del partner Immobiliare Percassi.

Un bisogno che, nello specifico, a Bergamo si sta trasformando in realtà grazie all’innovativo intervento di riqualificazione “Chorus Life”: tra i più grandi interventi di riqualificazione urbana in Italia che mette al centro l’aggregazione trigenerazionale, l’integrazione e le tecnologie.

Un avveneristico villaggio digitale, con servizi dedicati alla salute, al benessere, allo sport, allo shopping, allo svago, alla cultura e allo spettacolo. Non solo, completano il progetto un hotel con 110 camere, un ristorante all’ultimo piano con vista sulla Città Alta e una residenza con 80 alloggi.

«Il Gruppo Costim sta sviluppando un vero e proprio Smart district che si basa sul concetto d’integrazione dei servizi su piattaforma digitale, un progetto che stiamo portando avanti in collaborazione con Microsoft – ha aggiunto Palermo – si tratta di un Indoor Positioning System per cui il sistema sa sempre dove si trova l’utente all’interno del building e, tramite app, offre le funzioni e i servizi immediatamente accessibili nell’edificio, dall’evento in programma, allo spazio weelness libero, fino alla prenotazione della scrivania o della sala riunioni se il contesto è lavorativo. Inoltre c’è tutto il tema dei servizi dedicati alla salute e dell’healthcare che sta andando verso tecnologie digitali, quindi con collegamenti a database nazionali o alle singole corporation medicali».

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L’innovazione ha le fondamenta pisane. Saint-Gobain Glass tra le migliori 100 aziende al mondo

Saint-Gobain, leader nell’edilizia sostenibile e nei materiali e soluzioni pensati per il benessere di ciascuno ed il futuro di tutti, presente a Pisa con lo storico stabilimento Saint-Gobain Glass, è tra le prime 100 aziende ed istituzioni più innovative del mondo, per la nona volta consecutiva: a dirlo è la classifica “Derwent Top 100 Global Innovators” 2020 stilata da Clarivate Analytics (già Thomson Reuters). La classifica si basa su 4 criteri principali: il numero totale di brevetti, la percentuale di brevetti rilasciati, il numero di brevetti depositati, la portata globale del portafoglio-brevetti e l’impatto relativo (misurato dal numero di citazioni). Questa classifica riconosce e premia l’impegno che il Gruppo Saint-Gobain pone costantemente sull’innovazione e sulla ricerca e sviluppo. Per l’attività di R&S Saint-Gobain si avvale di una rete globale di 8 Centri interfunzionali e numerose Unità dedicate.

Questione di competitività «Questa organizzazione ci consente di innovare costantemente con i nostri partner e clienti, siano essi giovani start-up o aziende affermate, e con il mondo accademico. Per il Gruppo significa aumentare la competitività e la crescita, e per i nostri dipendenti è motivo di grande orgoglio» ha affermato Pierre-André de Chalendar, Presidente e Amministratore Delegato di Saint-Gobain. Grazie a questo grande impegno, Saint-Gobain possiede un serbatoio di innovazioni che le permette di lanciare molti nuovi prodotti ogni anno: dei prodotti commercializzati oggi, uno su quattro non esisteva cinque anni fa.

Comfort, risparmio energetico e sicurezza le parole d’ordine In totale, il Gruppo deposita oltre 400 brevetti ogni anno, rafforzando così la posizione di leader nei mercati di riferimento. In Italia, dove è presente da oltre 130 anni, Saint-Gobain conta 27 siti produttivi in cui operano circa 2.000 addetti. Si propone come polo tecnologico di riferimento per i propri mercati, con prodotti, sistemi e soluzioni realizzati per il 90% in Italia ed un’attenzione particolare ai temi del comfort termo-acustico, risparmio energetico, sicurezza, estetica e qualità dell’aria.

Contributo Italia «Le aziende del Gruppo che operano nel nostro Paese sono orgogliose del contributo che l’Italia apporta alla rete mondiale di Ricerca & Sviluppo – ha commentato Gaetano Terrasini, dal 1° luglio nuovo CEO di Saint-Gobain in Italia. – Oltre a soluzioni ad alte prestazioni tecniche prodotte avvalendoci di tecnologie sviluppate a livello mondiale, abbiamo adattato i materiali per la costruzione ai nostri sistemi italiani, producendone il 90% sul nostro territorio».

I numeri del Gruppo Saint-Gobain sviluppa, produce e distribuisce materiali e soluzioni pensati per il benessere di ciascuno e per il futuro di tutti. Questi materiali si trovano ovunque nei nostri spazi di vita e nella quotidianità: negli edifici, nei trasporti, nelle infrastrutture e in molte applicazioni industriali. Essi offrono comfort, alte prestazioni e sicurezza, rispondendo alle sfide dell’edilizia sostenibile, della gestione efficace delle risorse e dei cambiamenti climatici. Nel mondo: 42.6 Md di euro di fatturato 2019; presente in 68 Paesi; oltre 171.000 dipendenti.

Saint-Gobain Italia Si propone in Italia come polo tecnologico di riferimento per il mercato delle costruzioni, grazie ad un approccio integrato di sistemi e soluzioni in grado di soddisfare le esigenze dell’edilizia moderna e ad un’attenzione particolare ai temi di sostenibilità ambientale, efficienza energetica, sicurezza, comfort e design. Saint-Gobain offre in particolare una gamma completa di soluzioni innovative per involucri opachi e trasparenti, tetti e coperture, architettura d’interni e pareti, pavimenti e controsoffitti, infrastrutture e canalizzazioni, con tutti i suoi brand.

https://www.agenziaimpress.it/news/linnovazione-le-fondamenta-pisane-saint-gobain-glass-le-migliori-100-aziende-nel-mondo/

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Da Piano a Boeri: i big dell’architettura disegnano le t-shirt benefiche dedicate a Milano

Stefano Boeri l’ha voluta con una scritta tricolore che descrive la sua idea di città e Renzo Piano con lo schizzo di un progetto: 28 grandi studi di architettura hanno ideato altrettante t-shirt dedicate a Milano per sostenere il progetto benefico lanciato da Urbanfile (blog molto seguito dai milanesi nel quale si discute di architettura e vengono pubblicate analisi dei progetti in corso di realizzazione in Italia e nel mondo grazie al contributo degli utenti) a favore del Fondo di mutuo soccorso del Comune. L’iniziativa “Urbanfile per Milano”, con cui il blog ha messo a disposizione le proprie grafiche dedicate ai quartieri cittadini per creare una linea di magliette e poster, sta già riscuotendo un grande successo da settimane, quindi si è deciso di fare un passo in più. “Forti del sostegno ottenuto, abbiamo pensato di continuare con un progetto ancora più ambizioso: riunire gli architetti protagonisti di questa stagione di crescita chiedendo loro di regalare una grafica per realizzare delle t-shirt – spiegano da Urbanfile – ‘Architetti per Milano’ ha visto l’adesione immediata ed entusiasta dei più noti e significativi studi di architettura: tutti, con grande generosità, hanno donato la propria creazione alla città”. Le t-shirt benefiche sono in vendita fino al 15 settembre (https://teeser.it/teesigner/urbanfile). Appena lanciato sul sito e sui canali social di Urbanfile, il progetto ha già incassato i complimenti dell’assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran, che sulla sua pagina Facebook ha definito l’idea “una grande iniziativa che mette insieme architettura, solidarietà e comunità”, congratulandosi sia con lo staff del blog sia con gli architetti aderenti.
di LUCIA LANDONI

https://milano.repubblica.it/cronaca/2020/07/06/foto/magliette_dedicate_a_milano_solidarieta_urbanfile-261120295/1/#1

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Perché le case prefabbricate saranno le abitazioni del post covid

   

Le aziende produttrici spiegano lo scenario post coronavirus e i valori aggiunti dell’edilizia modulare

Autore:Flavio Di Stefano

https://www.idealista.it/news/immobiliare/costruzioni/2020/06/04/140765-perche-il-covid-puo-dare-unaccelerata-al-mercato-delle-case-prefabbricate

La crisi generata dal covid ha colpito anche il settore immobiliare. Spesso ci si sofferma ad analizzare l’andamento dei prezzi degli immobili, ma c’è anche un segmento che si sta ritagliando una fetta sempre più importante del mercato. idealista/news ha raccolto il parere di due tra le aziende più importanti nell’edilizia modulare in Italia per capire quali sono stati gli effetti del coronavirus sulle case prefabbricate.

Wolf Haus e Dhw System sono tra le principali aziende produttrici di case prefabbricate in Italia, rispettivamente di strutture modulari in legno acciaio. Per entrambe, l’emergenza coronavirus e il lockdown che ne è conseguito, potrebbero rappresentare addirittura un’opportunità per accendere i riflettori sui punti di forza di queste abitazioni: comfort interno, salubrità, efficienza energetica (e quindi incentivi fiscali con l’ecobonus al 110%).

Isolata termicamente
Casa prefabbricata in legno / Wolf Haus

L’impatto del covid sul mercato

Per Roberto Marzano, Amministratore di Dhw System, l’emergenza dovuta al coronavirus ha addirittura contribuito a dare una spinta: “Abbiamo riscontrato un aumento di richieste di informazioni, non solo dal 4 maggio. ma anche durante il periodo di lockdown. Inoltre, altri clienti sono tornati a contattarci proprio in questo momento dopo aver chiesto un preventivo diversi mesi fa”.

Marzano ha le idee chiare sul perché di questa crescita di interesse: “Il lockdown non ha portato dei problemi, al contrario credo che sia stato un’opportunità per riflettere sulle scelte abitative, un momento in cui fare delle valutazioni delle comparazioni più oculate. Ci siamo trovati di fronte a dei dati inaspettati, il 30% in più dei preventivi rispetto a un anno fa”.

Più cauta, invece, la posizione di Vanni Bottaro, Direttore Commerciale di Wolf Haus Italia: “È ancora un po’ troppo presto per trarre un bilancio definitivo: capiremo nei prossimi mesi le reali conseguenze di quanto è successo, anche a livello di Associazione di categoria. Per quanto riguarda la nostra diretta visuale sul mercato, abbiamo ovviamente avuto un’importante rallentamento in termini di vendite durante i mesi di marzo e aprile, ma dovuto soprattutto a questioni psicologiche legate all’incertezza sul futuro, che ha portato la maggior parte dei clienti a procrastinare la conclusione contrattuale”.

Ampia metratura
Casa prefabbricata in acciaio / Dhw System

Tuttavia, sottolinea Bottaro: “L’interesse non è mai mancato, per cui la richiesta in termini di preventivi in ingresso, ha subito una flessione del 14% rispetto ai primi 4 mesi del 2019, e quindi direi assolutamente accettabile considerato l’eccezionalità dell’evento pandemico. Ma già dalla metà del mese di maggio siamo tornati ai livelli pre Covid”.

I valori aggiunti di una casa prefabbricata

Restare chiusi in casa, durante il lockdown, innegabilmente ha fatto riconsiderare le priorità e le necessità degli spazi domestici. Tanto che, secondo Vanni Bottaro di Wolf Haus: “Sicuramente, il fatto di dover rimanere chiusi in casa a svolgere contemporaneamente  varie funzioni che solitamente avvengono in altri ambiti ha fatto acquisire maggior consapevolezza sull’importanza non solo degli spazi domestici, ma anche della qualità degli stessi. Mi riferisco al comfort indoor, sia bioclimatico che acustico, ma anche alla salubrità dell’aria che respiriamo dentro casa”.

Giardino e piscina
Casa prefabbricata in legno / Wolf Haus

Un concetto, questo, su cui insiste anche Roberto Marzano di Dhw System: “Molte persone che programmavano un investimento in un edificio tradizionale, hanno iniziato a considerare opzioni che garantiscano un ambiente di casa più salutare, magari in una casa schermata dalle onde magnetiche o dallo smog, che possa essere addirittura a impatto zero”.

Ma a cambiare, non sono solo le abitudini dei clienti, spiega Marzano: “In Dhw System stiamo studiando un sistema per sanificare ambienti con la ventilazione meccanica controllata nelle case prefabbricate che costruiamo. Oramai le persone hanno raggiunto un grado di sensibilizzazione alto a certe tematiche di sicurezza ed ecosostenibilità e bisogna essere in grado di soddisfare standard più esigenti, puntiamo anche sugli edifici passivi che saranno sempre più richiesti”.

Multipiano
Casa prefabbricata in acciaio / Dhw System

Scenari futuri

In quanto ai margini di crescita del mercato delle case prefabbricate, Vanni Bottaro, direttore commerciale di Wolf Haus, ha pochi dubbi: “Mi aspetto un aumento, specialmente alla luce dei nuovi bisogni abitativi che il periodo di lockdown ha fatto emergere. Ritengo che alcune priorità nelle scelte di vita cambieranno e sicuramente la casa rappresenta una di queste. Puntare ad avere un’abitazione salubre, sicura anche dal punto di vista antisismico e confortevole, non sarà più soddisfare solo un’esigenza primaria, ma anche uno di stile di vita”.

Ma non solo, perché questi aspetti vanno sommati a ulteriori vantaggi che una casa prefabbricata è in grado di garanti, tiene a specificare Bottaro: “ridotti tempi di realizzazione, certezza del budget, reale garanzia sulla qualità costruttiva, il risparmio energetico, l’ecosostenibilità e l’aumento del valore nel tempo”.

Soluzione di design
Casa prefabbricata in legno / Wolf Haus

E proprio il tema energetico e di ecosostenibilità sarà, secondo il direttore commerciale di Wolf Haus Italia un fattore determinante: “Il mio pronostico è che il mercato, nel breve termine, possa continuare il trend di crescita, anche sfruttando le opportunità delle detrazioni fiscali che il Governo ha appena emanato con il Superbonus 110% del Decreto Rilancio. Fatta eccezione per gli edifici di pregio o storici vincolati, se si vuole ottenere dei significativi risultati in termini di efficienza energetica e di resistenza antisismica, la strada più efficace è quella di demolire e ricostruire l’immobile, con tempi e costi non solo ridotti (a parità prestazionale), ma soprattutto certi”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Roberto Marzano di Dhw System: “Dalle analisi di mercato che facciamo vediamo un aumento continuo negli ultimi 4-5 anni di interesse tramite contatti che avvengo in rete. Credo che il futuro sia rappresentato dalla prefabbricazione a secco e da edifici in grado di ottenere prestazioni energetiche in grado di soddisfare alti standard di efficienza, tanto da immaginare che entro 10 anni saranno i sistemi di produzione prevalenti sul mercato”.

https://www.idealista.it/news/immobiliare/costruzioni/2020/06/04/140765-perche-il-covid-puo-dare-unaccelerata-al-mercato-delle-case-prefabbricate

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Detrazioni fiscali ecobonus 2020: cosa rientra nel risparmio energetico

Una “proposta shock”, così è stato definito l’aumento dell’ecobonus 2020 che – di fatto – riconoscerà alle famiglie uno sconto fiscale del 110% per la realizzazione di opere e impianti finalizzati al risparmio energetico e alla tutela ambientale di case e palazzi. I contribuenti, dunque, avranno la possibilità di apportare a costo zero modifiche e migliorie alle proprie abitazioni. Ma vale per tutti i tipi di interventi? Ovviamente no. Vediamo allora quali sono i lavori di ristrutturazione che danno diritto alle detrazioni in sede di dichiarazione dei redditi.

Ecobonus 2020, cosa rientra nel risparmio energetico
In attesa dell’approvazione del decreto maggio, il quale dovrebbe contenere tutte le disposizioni relative all’ecobonus 2020, vi abbiamo parlato qui di come in questo caso il riconoscimento delle detrazioni fiscali funzionerebbe diversamente per famiglie e imprese.

In linea generale, comunque, è possibile affermare oggi che l’utilizzo dell’ecobonus nel 2020 verrà riconosciuto per tutti i lavori di ristrutturazione di risparmio energetico. È importante, dunque, capire prima di tutto se l’intervento che si ha intenzione di eseguire rientri o meno in quelli di risparmio energetico che danno diritto alla detrazioni fiscali.

Stando alla definizione che l’Agenzia delle Entrate fornisce sul suo sito, rientrano nella definizione di “risparmio energetico” tutti gli interventi che “aumentano il livello di efficienza energetica degli edifici esistenti”. Una definizione molto generica ma che, di fatto, racchiude in sé solo specifici lavori.

Detrazioni fiscali econobonus 2020: i lavori ammessi
Inquadrato il significato di risparmio energetico, allora, resta da individuare i lavori che effettivamente danno diritto al riconoscimento dello sconto fiscale del 110%.

Prima di passare all’elenco degli interventi ammessi, comunque, è importante precisare che al momento l’ecobonus al 110% non è stato ancora ufficialmente approvato. Delle detrazioni si parla infatti nella bozza del dl maggio, cui approvazione, dopo i ritardi e le discussioni nella maggioranza, non è ancora arrivata.

In linea di massima, tuttavia, può essere utile partire dalle linee guide per l’ecobonus antecedenti allo scoppio della pandemia. Prima del Coronavirus, nello specifico, la detrazione veniva concessa per le spese sostenute per gli interventi di:

sostituzione di finestre comprensive di infissi;
installazione caldaie a biomassa e a condensazione, purché di classe energetica A;
interventi di coibentazione;
riqualificazione totale (volta a ridurre del 50/60% le spese di gas e luce);
installazione di pompe di calore, caldaie, scaldacqua a pompa di calore, schermature solari, sistemi di building automation, pannelli fotovoltaici e collettori solari per produzione di acqua calda;
rifacimento facciate;
lavori condominiali di efficientamento energetico;
messa in stato di sicurezza delle strutture, con contributi rafforzati per chi vive nelle zone a maggior rischio sismico.
In merito ai lavori ammessi dal “nuovo” econobonus niente è stato aggiunto dai tecnici che stanno lavorando al prossimo decreto. Per questo motivo, ad oggi, possiamo dedurre che le novità riguarderanno soprattutto le percentuali di sconto più che gli interventi che ne danno diritto.

https://quifinanza.it/fisco-tasse/video/detrazioni-fiscali-ecobonus-2020-risparmio-energetico/379635/

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Corbu, ‘Le Cabanon’ e l’arte di vivere in un microcosmo

Cosa ci insegna oggi il modello di spazio minimo progettato da Le Corbusier.

Isolarsi dal resto del mondo e rifugiarsi in 15 metri quadri di proporzioni perfette. La lezione di un Maestro dell’architettura come Le Corbusier risuona oggi più contemporanea che mai.

Oggi in cui l’Italia è teatro di una situazione inedita: i luoghi del nostro quotidiano come i bar, le palestre, le scuole, sono chiusi, come chiusi sono anche i parchi. Così i cittadini sono costretti a rimanere nelle mura domestiche, l’unico luogo accessibile. Un’esperienza nuova: per gli abitanti e per le abitazioni. Un isolamento forzato a cui non eravamo preparati.
Il ‘Cabanon’, il microcosmo in cui Le Corbusier trascorse gli ultimi anni della sua vita, racconta un’ esperienza romantica di isolamento, una storia di architettura e arte di vivere con l’essenziale.

Nel 1952 Le Corbusier costruiva il suo ‘castello’ sulla Costa Azzurra. Completamente lontano dalle ville bianche costruite in Francia, questa capanna di soli 3,66 x 3,66 metri quadri, costruita secondo le regole del Modulor, occupa un posto particolare nell’opera di Le Corbusier anche se trattato raramente dalla storiografia del grande architetto.
Si tratta di una piccola capanna disposta sulla ripida collina di Cap Martin, tra Mentone e Monaco, a pochi passi dal mare tra acanti, agavi ed eucalipti, rifugio dell’architetto durante i suoi ultimi anni, prima della sua morte nel 1965.

Due letti, un tavolo, alcuni armadi, un lavandino e un gabinetto (la doccia fuori, all’aperto). Da una delle due finestre si può vedere la spiaggia dove Le Corbusier annegò in seguito ad una crisi cardiaca nell’agosto 1965 compiendo il destino annunciato tempo prima da una sua battuta sul suo amato Cabanon: “Mi trovo così bene nel mio cabanon che sicuramente terminerò la mia vita qui”.

Pare che l’idea gli fosse venuta durante una crociera in nave, in una cabina piccola e perfetta. Ma ci sono anche i ricordi di un viaggio in Russia e persino le suggestioni del brano ‘Ma cabane au Canada’, gran successo anni ‘50 della star francese Line. Tantè che quel castello di legno, tutto prefabbricato in Corsica, ad Ajaccio, e rimontato come un gioco di costruzioni, diventa per l’architetto, luogo ideale e intimo.

Le Corbusier racconta così la storia della nascita del progetto:
“Il 30 dicembre del 1951, sull’angolo di un tavolo di una piccola trattoria della Costa Azzurra ho disegnato come un regalo per il compleanno di mia moglie, un progetto per una capanna che ho costruito l’anno successivo su una roccia battuta dalle onde. Questo progetto è stato realizzato in tre quarti d’ora. È definitivo; nulla è stato modificato; grazie al Modulor (il sistema di proporzioni che univa il metodo geometrico della sezione aurea con le misure e dei movimenti di un uomo alto m. 1,83, che è ora disegnato in una parete di lato del “Cabanon”), la sicurezza del procedimento progettuale è stata totale”.

Corbu pone la porta del Cabanon sul lato mare e crea l’ambiente interno come fosse il risultato in scala ridotta dell’attuazione del principio di “spazio aperto”. Ogni elemento d’arredo, per quanto piccolo, viene considerato come un organismo complesso, non solo dal punto di vista funzionale – il letto diventa un armadio – ma anche da quello spaziale – il supporto del lavandino diventa elemento di separazione. Di conseguenza, ai tradizionali elementi architettonici vengono assegnate nuove funzioni – la parete si trasforma in un tavolo e in mensole, il soffitto diventa un ripostiglio.

Oggi il Cabanon è finalmente riaperto al pubblico, e si visita come un manifesto dell’architettura moderna, con gli arredi perfettamente funzionali, i colori, le pitture murali firmate Corbu.
Forse il progetto più intimo del Maestro, questo piccolo esperimento di architettura tratta in modo assoluto tutte le tematiche della progettazione di interior finalizzate al vivere bene con poco, o meglio, al vivere bene con ciò che è necessario.
Sarà questa solitudine imposta – come si dice – un’opportunità?

https://www.archiportale.com/news/2020/03/architettura/corbu-le-cabanon-e-l-arte-di-vivere-in-un-microcosmo_75517_3.html

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