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Le città ai tempi del Covid: continueremo a costruire grattacieli?

L’emergenza sanitaria da Covid-19 ci ha costretti ad adottare comportamenti e nuove abitudini di vita che, probabilmente, ci accompagneranno ancora per molto.

Il distanziamento tra le persone per strada, nei luoghi pubblici o sui mezzi di trasporto, un maggior ricorso allo smart working, il crescente uso della tecnologia e una prolungata “assenza” dai classici ambienti di lavoro come gli uffici. 

Spazi che da mesi sono vuoti o poco sfruttati e che, molto spesso, si trovano in grandi edifici o grattacieli. 

Se nell’immediato, l’obiettivo principale è stato quello di creare luoghi sicuri, guardando oltre, le principali sfide da affrontare riguarderanno proprio la progettazione dei nuovi spazi di vita: residenze, uffici e, in senso lato, l’habitat urbano. 

Allora come cambieranno le città? È ipotizzabile continuare a pensarle sempre più ricche di torri e grattacieli che non “rubano” suolo ma concentrano vita in altezza?

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Grattacieli e habitat urbani: riflessioni per il post Covid

«Grattacieli e habitat urbani: nuovi paradigmi» è il tema dell’incontro che si è svolto alla Triennale di Milano e a cui hanno partecipato, tra gli altri, progettisti, architetti, ingegneri, immobiliaristi, costruttori e stakeholder del settore.

Il filo conduttore del dibattito, anticipatore del X Convegno internazionale Tall Buildings del prossimo 27 ottobre, è stato proprio una riflessione su come le città e gli edifici cambieranno dopo un’emergenza sanitaria senza confronti. In questi ultimi mesi, infatti, è nata una nuova consapevolezza: per anni abbiamo pensato a progettare edifici resistenti ai terremoti e agli incendi, digitalizzati, connessi, sostenibili, efficienti e performanti ma un nemico “invisibile” e subdolo come un virus, ha evidenziato fragilità e criticità.

Le stesse città, sempre più abitate, vissute e smart, sono a prova di epidemia?

«L’incontro è nato per riflettere sulla capacità del mondo della progettazione, di quello della costruzione e degli investitori, di fare più sistema rispetto al passato e di proporre soluzioni urbane che tengano conto di un nuovo rischio, quello del contagio causato da virus – ha commentato Aldo Norsa, già professore ordinario dell’Università Iuav di Venezia – questo aspetto della sicurezza sanitaria, fuori dal mondo ospedaliero, non faceva parte del bagaglio comune del professionista».

Nasce quindi una nuova sfida per il mondo della progettazione, che nella fattispecie interessa anche i grattacieli.

«A Milano, molti di questi edifici sono ancora vuoti e ci si domanda se siano solo dei totem o se questa densificazione urbana serva effettivamente – ha aggiunto Norsa – tanto che si valuta una riprogettazione dei grattacieli attuali e una rivisitazione dei progetti che sono allo studio, per renderli più adatti a ospitare un mix di attività che non siano solo ad uso terziario, ma anche ludiche, del tempo libero, includendo la componente residenziale».

La città al tempo del Covid: tra progettazione in retrofit e riorganizzazione della scena urbana

Cosa significa quindi ripensare la città e i suoi edifici al tempo del Covid?

Gli effetti causati della pandemia si sono rivelati più accentuati nelle grandi città, dove vi è maggior densità di abitanti: è proprio in questi luoghi che fin da subito si è assistito a mutamenti repentini. Da chi dovranno essere guidate queste trasformazioni?

«Non credo che spetti a noi architetti – ha detto Patricia Viel – perché sono i modi di vita e i comportamenti delle persone che cambiano l’architettura. A Milano, a esempio, è nata un’attività di progettazione in retrofit, che ora tenta di cambiare e adattare l’esistente, come se si accettasse l’idea di vivere in un ambiente che non ha forma finita».

Una riorganizzazione della scena urbana tangibile.

«Ora si ripensano le strade, le piazze, si punta alla pedonalizzazione e i marciapiedi si allargano – ha aggiunto Viel – bisogna uscire da questa dimensione di collo sanitario e cogliere quella che è un’occasione irripetibile per studiare meglio i comportamenti delle persone, che non sono cambiati solo per la pandemia, ma anche per la cultura digitale che avanza».

Lato edifici, per Viel i modelli sono cambiati ed è inutile continuare a pensare a tipologie fisse.

«L’edificio per uffici, l’albergo, la casa, la scuola, sono storie superate – ha spiegato – perché un edificio per il lavoro, probabilmente in futuro dovrà avere una foresteria, il buon vecchio diurno negli uffici o uno spazio per organizzare un pranzo riunioni: gli usi degli spazi si contaminano, un po’ più residenziale e un po’ più hospitality. La chiave è riorganizzare e cambiare le regole: smettere di progettare by Code e reinventare nuovi Codici».

Un ragionamento valido anche per i tall buildings?

«Gli edifici alti in particolare sono condensatori sociali – ha aggiunto Viel – ma, per esempio, hanno un principio di stacking che separa per ragioni di sicurezza, efficienza, per la gestione dei flussi: sono poco flessibili. Invece dovrebbe approfittare della verticalità per trasferire un mondo di relazioni aperto. Nel progettare nuovi edifici alti o spazi per il lavoro, personalmente cercherò di rompere i codici d’uso per introdurre nuovi servizi, modi diversi di usare gli spazi e agevolarne la flessibilità, a esempio, inventando delle forme di protezione acustica che non siano fisse, sicuramente il problema non sarà aprire le finestre».

La Milano del domani? In altezza sì, ma con ampi spazi verdi

L’archietto e presidente della Triennale Stefano Boeri ha evidenziato l’importanza delle aree verdi nella città, portando a esempio il capoluogo lombardo e il progetto «Nove Parchi per Milano».

«Nove Parchi per Milano fu una formidabile intuizione urbanistica di Gigi Mazza e Pierluigi Nicolin – ha detto l’architetto Boeri – la loro idea prevedeva uno sviluppo della città attorno a spazi aperti, nove possibili parchi che venivano realizzati assieme a un forte lavoro di densificazione dei bordi. Spero che per gli ex Scali merci, per l’ex area del Trotto, a Sesto San Giovanni, ovunque si possa pensare a uno sviluppo importante dal punto di vista immobiliare, si operi tentando di lasciare al verde una grande ampiezza, conservando la multifunzionalità dell’edificio in altezza».

Post Covid, a questo punto non ci resta che riprogettare le città?

Il tema dell’edificio alto che combina elementi e funzioni diverse è stato ripreso anche dall’architetto Cino Zucchi.

«Il Tall Building non sempre è la soluzione, in alcuni casi occorre proseguire con il tessuto urbano – ha detto durante l’intervista a margine dell’evento – ad esempio, ad Helsinki, una città di media altezza, abbiamo concentrato edifici alti, introducendo però funzioni diverse: la metà più vicina al suolo è adibita a uffici e la restante è riservata al residenziale».

Per l’architetto Zucchi il tema della flessibilità tra case e uffici, oggi troppo specializzati, dovrebbe tornare centrale.

«I quartieri storici di tante capitali europee sono sopravvissuti per un’osmosi tra luoghi di lavoro e case – ha aggiunto – sarei per risperimentare edifici dove ad esempio le altezze tra piano e piano permettono agli spazi di essere reversibili, il funzionalismo ha specializzato troppo gli edifici, forse è il momento di arrivare a una maggiore apertura, anche perché oggi costruiamo, ma tra dieci anni tutto potrebbe essere diverso, proprio in previsione di futuri incerti. In Europa esistono già temi di riconversione da edifici-uffici che diventano residenze e viceversa».

Il grattacielo? Un mix tra terziario, facility e residenziale

Le città continueranno a “salire”, ma a quali condizioni?

Per l’architetto Marco Piva le città saliranno ancora in altezza.

«I grattacieli liberano gradi spazi a terra che possono essere utilizzati come contesti verdi – ha commentato – tuttavia non devono essere visti come monolitici, ma articolati, con vuoti e aree che si possono aprire e chiudere, permettendo un’osmosi tra interno ed esterno. Devono essere pensati come un insieme di funzioni: terziario, residenziale, servizi e facilities che aiutino a far vivere queste strutture in modo continuativo. A esempio, in Cina, a Chengdu, stiamo realizzando due torri di ultima generazione adibite ad appartamenti che contengono anche luoghi sociali e servizi».

Se da un lato è condivisa l’idea che i grattacieli continueranno a trasformare lo skyline delle nostre città, dall’altro occorrerà valutare nuovi requisiti di sicurezza in fase di progettazione, che tengano conto, ad esempio, della qualità dell’aria negli ambienti indoor.

«La progettazione degli impianti di ventilazione meccanica e la possibilità di ricambiare l’aria aprendo le finestre in edifici alti saranno aspetti sempre più importanti di cui tener conto in fase di progettazione» ha commentato l’ingegnere Giuseppe Amaro, fondatore di GAe Engineering.

Nuovi paradigmi: la progettazione integrale contestualizza i grattacieli all’environment urbano

Daniela Franzosi, partner di Mpartner, ha richiamato l’attenzione al vasto intervento di rigenerazione urbana della zona di Porta Nuova a Milano.

«Gli edifici alti sono il segnale di una nuova epoca, iniziata nel 2008 con il primo intervento di Porta Nuova che è stato affrontato in modo opposto rispetto ai precedenti, sia riguardo al rapporto tra architettura e ingegneria sia tra l’oggetto edificio e il contesto urbano, ed è qui che è importante il ruolo che possiamo ridare alla socialità e al bisogno dell’uomo».

Anche Monica Tricario, cofondatrice di Piuarch, ha sottolineato l’importanza di mettere al centro l’uomo, lavorando sui luoghi della condivisione.

«I luoghi di lavoro sono diventati più fluidi, non esiste più la netta separazione tra casa e lavoro ma si parla già di divisione tra online e offline nella vita delle persone – ha affermato – per questo occorre lavorare sui luoghi della condivisione, come ad esempio quello che si sta realizzando alle porte di Milano nell’ex area Expo, dove sorgerà lo Human Technopole. Il progetto di riconversione dell’area, parte dalla considerazione che tutto deve essere a misura d’uomo e permeabile: le aree libere sono state studiate nei particolari per evitare ostacoli tra gli spazi privati e pubblici, lo stesso principio che vuole l’area Mind permeabile nei confronti della grande area metropolitana di cui fa parte e che comprende anche le periferie di Milano».

Verso un abitare sempre più connesso: Chorus Life, l’innovativo Smart District a Bergamo

Ripensare l’habit urbano, significa anche rispondere alle nuove esigenze abitative delle persone. Il virus ci ha costretti a mesi di «clausura» che hanno portato a rivalutare l’importanza di un ambiente domestico confortevole in cui vivere, possibilmente dotato di spazi aperti come balconi o giardini. Non solo, le case, improvvisamente sono diventate “uffici”, “aule scolastiche”, “luoghi d’incontro virtuale” per distrarsi e la connessione con il mondo è diventata imprescindibile.

«Oltre all’esigenza di avere abitazioni più spaziose, oggi è sempre più sentito il bisogno di fruire da casa di funzioni immobiliari che possano essere integrate con piattaforme digitali», ha detto Jacopo Palermo, Ceo di Costim, holding industriale attiva nella filiera del Real Estate che integra competenze industriali e organizzative del partner Immobiliare Percassi.

Un bisogno che, nello specifico, a Bergamo si sta trasformando in realtà grazie all’innovativo intervento di riqualificazione “Chorus Life”: tra i più grandi interventi di riqualificazione urbana in Italia che mette al centro l’aggregazione trigenerazionale, l’integrazione e le tecnologie.

Un avveneristico villaggio digitale, con servizi dedicati alla salute, al benessere, allo sport, allo shopping, allo svago, alla cultura e allo spettacolo. Non solo, completano il progetto un hotel con 110 camere, un ristorante all’ultimo piano con vista sulla Città Alta e una residenza con 80 alloggi.

«Il Gruppo Costim sta sviluppando un vero e proprio Smart district che si basa sul concetto d’integrazione dei servizi su piattaforma digitale, un progetto che stiamo portando avanti in collaborazione con Microsoft – ha aggiunto Palermo – si tratta di un Indoor Positioning System per cui il sistema sa sempre dove si trova l’utente all’interno del building e, tramite app, offre le funzioni e i servizi immediatamente accessibili nell’edificio, dall’evento in programma, allo spazio weelness libero, fino alla prenotazione della scrivania o della sala riunioni se il contesto è lavorativo. Inoltre c’è tutto il tema dei servizi dedicati alla salute e dell’healthcare che sta andando verso tecnologie digitali, quindi con collegamenti a database nazionali o alle singole corporation medicali».

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L’innovazione ha le fondamenta pisane. Saint-Gobain Glass tra le migliori 100 aziende al mondo

Saint-Gobain, leader nell’edilizia sostenibile e nei materiali e soluzioni pensati per il benessere di ciascuno ed il futuro di tutti, presente a Pisa con lo storico stabilimento Saint-Gobain Glass, è tra le prime 100 aziende ed istituzioni più innovative del mondo, per la nona volta consecutiva: a dirlo è la classifica “Derwent Top 100 Global Innovators” 2020 stilata da Clarivate Analytics (già Thomson Reuters). La classifica si basa su 4 criteri principali: il numero totale di brevetti, la percentuale di brevetti rilasciati, il numero di brevetti depositati, la portata globale del portafoglio-brevetti e l’impatto relativo (misurato dal numero di citazioni). Questa classifica riconosce e premia l’impegno che il Gruppo Saint-Gobain pone costantemente sull’innovazione e sulla ricerca e sviluppo. Per l’attività di R&S Saint-Gobain si avvale di una rete globale di 8 Centri interfunzionali e numerose Unità dedicate.

Questione di competitività «Questa organizzazione ci consente di innovare costantemente con i nostri partner e clienti, siano essi giovani start-up o aziende affermate, e con il mondo accademico. Per il Gruppo significa aumentare la competitività e la crescita, e per i nostri dipendenti è motivo di grande orgoglio» ha affermato Pierre-André de Chalendar, Presidente e Amministratore Delegato di Saint-Gobain. Grazie a questo grande impegno, Saint-Gobain possiede un serbatoio di innovazioni che le permette di lanciare molti nuovi prodotti ogni anno: dei prodotti commercializzati oggi, uno su quattro non esisteva cinque anni fa.

Comfort, risparmio energetico e sicurezza le parole d’ordine In totale, il Gruppo deposita oltre 400 brevetti ogni anno, rafforzando così la posizione di leader nei mercati di riferimento. In Italia, dove è presente da oltre 130 anni, Saint-Gobain conta 27 siti produttivi in cui operano circa 2.000 addetti. Si propone come polo tecnologico di riferimento per i propri mercati, con prodotti, sistemi e soluzioni realizzati per il 90% in Italia ed un’attenzione particolare ai temi del comfort termo-acustico, risparmio energetico, sicurezza, estetica e qualità dell’aria.

Contributo Italia «Le aziende del Gruppo che operano nel nostro Paese sono orgogliose del contributo che l’Italia apporta alla rete mondiale di Ricerca & Sviluppo – ha commentato Gaetano Terrasini, dal 1° luglio nuovo CEO di Saint-Gobain in Italia. – Oltre a soluzioni ad alte prestazioni tecniche prodotte avvalendoci di tecnologie sviluppate a livello mondiale, abbiamo adattato i materiali per la costruzione ai nostri sistemi italiani, producendone il 90% sul nostro territorio».

I numeri del Gruppo Saint-Gobain sviluppa, produce e distribuisce materiali e soluzioni pensati per il benessere di ciascuno e per il futuro di tutti. Questi materiali si trovano ovunque nei nostri spazi di vita e nella quotidianità: negli edifici, nei trasporti, nelle infrastrutture e in molte applicazioni industriali. Essi offrono comfort, alte prestazioni e sicurezza, rispondendo alle sfide dell’edilizia sostenibile, della gestione efficace delle risorse e dei cambiamenti climatici. Nel mondo: 42.6 Md di euro di fatturato 2019; presente in 68 Paesi; oltre 171.000 dipendenti.

Saint-Gobain Italia Si propone in Italia come polo tecnologico di riferimento per il mercato delle costruzioni, grazie ad un approccio integrato di sistemi e soluzioni in grado di soddisfare le esigenze dell’edilizia moderna e ad un’attenzione particolare ai temi di sostenibilità ambientale, efficienza energetica, sicurezza, comfort e design. Saint-Gobain offre in particolare una gamma completa di soluzioni innovative per involucri opachi e trasparenti, tetti e coperture, architettura d’interni e pareti, pavimenti e controsoffitti, infrastrutture e canalizzazioni, con tutti i suoi brand.

https://www.agenziaimpress.it/news/linnovazione-le-fondamenta-pisane-saint-gobain-glass-le-migliori-100-aziende-nel-mondo/

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Da Piano a Boeri: i big dell’architettura disegnano le t-shirt benefiche dedicate a Milano

Stefano Boeri l’ha voluta con una scritta tricolore che descrive la sua idea di città e Renzo Piano con lo schizzo di un progetto: 28 grandi studi di architettura hanno ideato altrettante t-shirt dedicate a Milano per sostenere il progetto benefico lanciato da Urbanfile (blog molto seguito dai milanesi nel quale si discute di architettura e vengono pubblicate analisi dei progetti in corso di realizzazione in Italia e nel mondo grazie al contributo degli utenti) a favore del Fondo di mutuo soccorso del Comune. L’iniziativa “Urbanfile per Milano”, con cui il blog ha messo a disposizione le proprie grafiche dedicate ai quartieri cittadini per creare una linea di magliette e poster, sta già riscuotendo un grande successo da settimane, quindi si è deciso di fare un passo in più. “Forti del sostegno ottenuto, abbiamo pensato di continuare con un progetto ancora più ambizioso: riunire gli architetti protagonisti di questa stagione di crescita chiedendo loro di regalare una grafica per realizzare delle t-shirt – spiegano da Urbanfile – ‘Architetti per Milano’ ha visto l’adesione immediata ed entusiasta dei più noti e significativi studi di architettura: tutti, con grande generosità, hanno donato la propria creazione alla città”. Le t-shirt benefiche sono in vendita fino al 15 settembre (https://teeser.it/teesigner/urbanfile). Appena lanciato sul sito e sui canali social di Urbanfile, il progetto ha già incassato i complimenti dell’assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran, che sulla sua pagina Facebook ha definito l’idea “una grande iniziativa che mette insieme architettura, solidarietà e comunità”, congratulandosi sia con lo staff del blog sia con gli architetti aderenti.
di LUCIA LANDONI

https://milano.repubblica.it/cronaca/2020/07/06/foto/magliette_dedicate_a_milano_solidarieta_urbanfile-261120295/1/#1

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Perché le case prefabbricate saranno le abitazioni del post covid

   

Le aziende produttrici spiegano lo scenario post coronavirus e i valori aggiunti dell’edilizia modulare

Autore:Flavio Di Stefano

https://www.idealista.it/news/immobiliare/costruzioni/2020/06/04/140765-perche-il-covid-puo-dare-unaccelerata-al-mercato-delle-case-prefabbricate

La crisi generata dal covid ha colpito anche il settore immobiliare. Spesso ci si sofferma ad analizzare l’andamento dei prezzi degli immobili, ma c’è anche un segmento che si sta ritagliando una fetta sempre più importante del mercato. idealista/news ha raccolto il parere di due tra le aziende più importanti nell’edilizia modulare in Italia per capire quali sono stati gli effetti del coronavirus sulle case prefabbricate.

Wolf Haus e Dhw System sono tra le principali aziende produttrici di case prefabbricate in Italia, rispettivamente di strutture modulari in legno acciaio. Per entrambe, l’emergenza coronavirus e il lockdown che ne è conseguito, potrebbero rappresentare addirittura un’opportunità per accendere i riflettori sui punti di forza di queste abitazioni: comfort interno, salubrità, efficienza energetica (e quindi incentivi fiscali con l’ecobonus al 110%).

Isolata termicamente
Casa prefabbricata in legno / Wolf Haus

L’impatto del covid sul mercato

Per Roberto Marzano, Amministratore di Dhw System, l’emergenza dovuta al coronavirus ha addirittura contribuito a dare una spinta: “Abbiamo riscontrato un aumento di richieste di informazioni, non solo dal 4 maggio. ma anche durante il periodo di lockdown. Inoltre, altri clienti sono tornati a contattarci proprio in questo momento dopo aver chiesto un preventivo diversi mesi fa”.

Marzano ha le idee chiare sul perché di questa crescita di interesse: “Il lockdown non ha portato dei problemi, al contrario credo che sia stato un’opportunità per riflettere sulle scelte abitative, un momento in cui fare delle valutazioni delle comparazioni più oculate. Ci siamo trovati di fronte a dei dati inaspettati, il 30% in più dei preventivi rispetto a un anno fa”.

Più cauta, invece, la posizione di Vanni Bottaro, Direttore Commerciale di Wolf Haus Italia: “È ancora un po’ troppo presto per trarre un bilancio definitivo: capiremo nei prossimi mesi le reali conseguenze di quanto è successo, anche a livello di Associazione di categoria. Per quanto riguarda la nostra diretta visuale sul mercato, abbiamo ovviamente avuto un’importante rallentamento in termini di vendite durante i mesi di marzo e aprile, ma dovuto soprattutto a questioni psicologiche legate all’incertezza sul futuro, che ha portato la maggior parte dei clienti a procrastinare la conclusione contrattuale”.

Ampia metratura
Casa prefabbricata in acciaio / Dhw System

Tuttavia, sottolinea Bottaro: “L’interesse non è mai mancato, per cui la richiesta in termini di preventivi in ingresso, ha subito una flessione del 14% rispetto ai primi 4 mesi del 2019, e quindi direi assolutamente accettabile considerato l’eccezionalità dell’evento pandemico. Ma già dalla metà del mese di maggio siamo tornati ai livelli pre Covid”.

I valori aggiunti di una casa prefabbricata

Restare chiusi in casa, durante il lockdown, innegabilmente ha fatto riconsiderare le priorità e le necessità degli spazi domestici. Tanto che, secondo Vanni Bottaro di Wolf Haus: “Sicuramente, il fatto di dover rimanere chiusi in casa a svolgere contemporaneamente  varie funzioni che solitamente avvengono in altri ambiti ha fatto acquisire maggior consapevolezza sull’importanza non solo degli spazi domestici, ma anche della qualità degli stessi. Mi riferisco al comfort indoor, sia bioclimatico che acustico, ma anche alla salubrità dell’aria che respiriamo dentro casa”.

Giardino e piscina
Casa prefabbricata in legno / Wolf Haus

Un concetto, questo, su cui insiste anche Roberto Marzano di Dhw System: “Molte persone che programmavano un investimento in un edificio tradizionale, hanno iniziato a considerare opzioni che garantiscano un ambiente di casa più salutare, magari in una casa schermata dalle onde magnetiche o dallo smog, che possa essere addirittura a impatto zero”.

Ma a cambiare, non sono solo le abitudini dei clienti, spiega Marzano: “In Dhw System stiamo studiando un sistema per sanificare ambienti con la ventilazione meccanica controllata nelle case prefabbricate che costruiamo. Oramai le persone hanno raggiunto un grado di sensibilizzazione alto a certe tematiche di sicurezza ed ecosostenibilità e bisogna essere in grado di soddisfare standard più esigenti, puntiamo anche sugli edifici passivi che saranno sempre più richiesti”.

Multipiano
Casa prefabbricata in acciaio / Dhw System

Scenari futuri

In quanto ai margini di crescita del mercato delle case prefabbricate, Vanni Bottaro, direttore commerciale di Wolf Haus, ha pochi dubbi: “Mi aspetto un aumento, specialmente alla luce dei nuovi bisogni abitativi che il periodo di lockdown ha fatto emergere. Ritengo che alcune priorità nelle scelte di vita cambieranno e sicuramente la casa rappresenta una di queste. Puntare ad avere un’abitazione salubre, sicura anche dal punto di vista antisismico e confortevole, non sarà più soddisfare solo un’esigenza primaria, ma anche uno di stile di vita”.

Ma non solo, perché questi aspetti vanno sommati a ulteriori vantaggi che una casa prefabbricata è in grado di garanti, tiene a specificare Bottaro: “ridotti tempi di realizzazione, certezza del budget, reale garanzia sulla qualità costruttiva, il risparmio energetico, l’ecosostenibilità e l’aumento del valore nel tempo”.

Soluzione di design
Casa prefabbricata in legno / Wolf Haus

E proprio il tema energetico e di ecosostenibilità sarà, secondo il direttore commerciale di Wolf Haus Italia un fattore determinante: “Il mio pronostico è che il mercato, nel breve termine, possa continuare il trend di crescita, anche sfruttando le opportunità delle detrazioni fiscali che il Governo ha appena emanato con il Superbonus 110% del Decreto Rilancio. Fatta eccezione per gli edifici di pregio o storici vincolati, se si vuole ottenere dei significativi risultati in termini di efficienza energetica e di resistenza antisismica, la strada più efficace è quella di demolire e ricostruire l’immobile, con tempi e costi non solo ridotti (a parità prestazionale), ma soprattutto certi”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Roberto Marzano di Dhw System: “Dalle analisi di mercato che facciamo vediamo un aumento continuo negli ultimi 4-5 anni di interesse tramite contatti che avvengo in rete. Credo che il futuro sia rappresentato dalla prefabbricazione a secco e da edifici in grado di ottenere prestazioni energetiche in grado di soddisfare alti standard di efficienza, tanto da immaginare che entro 10 anni saranno i sistemi di produzione prevalenti sul mercato”.

https://www.idealista.it/news/immobiliare/costruzioni/2020/06/04/140765-perche-il-covid-puo-dare-unaccelerata-al-mercato-delle-case-prefabbricate

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Detrazioni fiscali ecobonus 2020: cosa rientra nel risparmio energetico

Una “proposta shock”, così è stato definito l’aumento dell’ecobonus 2020 che – di fatto – riconoscerà alle famiglie uno sconto fiscale del 110% per la realizzazione di opere e impianti finalizzati al risparmio energetico e alla tutela ambientale di case e palazzi. I contribuenti, dunque, avranno la possibilità di apportare a costo zero modifiche e migliorie alle proprie abitazioni. Ma vale per tutti i tipi di interventi? Ovviamente no. Vediamo allora quali sono i lavori di ristrutturazione che danno diritto alle detrazioni in sede di dichiarazione dei redditi.

Ecobonus 2020, cosa rientra nel risparmio energetico
In attesa dell’approvazione del decreto maggio, il quale dovrebbe contenere tutte le disposizioni relative all’ecobonus 2020, vi abbiamo parlato qui di come in questo caso il riconoscimento delle detrazioni fiscali funzionerebbe diversamente per famiglie e imprese.

In linea generale, comunque, è possibile affermare oggi che l’utilizzo dell’ecobonus nel 2020 verrà riconosciuto per tutti i lavori di ristrutturazione di risparmio energetico. È importante, dunque, capire prima di tutto se l’intervento che si ha intenzione di eseguire rientri o meno in quelli di risparmio energetico che danno diritto alla detrazioni fiscali.

Stando alla definizione che l’Agenzia delle Entrate fornisce sul suo sito, rientrano nella definizione di “risparmio energetico” tutti gli interventi che “aumentano il livello di efficienza energetica degli edifici esistenti”. Una definizione molto generica ma che, di fatto, racchiude in sé solo specifici lavori.

Detrazioni fiscali econobonus 2020: i lavori ammessi
Inquadrato il significato di risparmio energetico, allora, resta da individuare i lavori che effettivamente danno diritto al riconoscimento dello sconto fiscale del 110%.

Prima di passare all’elenco degli interventi ammessi, comunque, è importante precisare che al momento l’ecobonus al 110% non è stato ancora ufficialmente approvato. Delle detrazioni si parla infatti nella bozza del dl maggio, cui approvazione, dopo i ritardi e le discussioni nella maggioranza, non è ancora arrivata.

In linea di massima, tuttavia, può essere utile partire dalle linee guide per l’ecobonus antecedenti allo scoppio della pandemia. Prima del Coronavirus, nello specifico, la detrazione veniva concessa per le spese sostenute per gli interventi di:

sostituzione di finestre comprensive di infissi;
installazione caldaie a biomassa e a condensazione, purché di classe energetica A;
interventi di coibentazione;
riqualificazione totale (volta a ridurre del 50/60% le spese di gas e luce);
installazione di pompe di calore, caldaie, scaldacqua a pompa di calore, schermature solari, sistemi di building automation, pannelli fotovoltaici e collettori solari per produzione di acqua calda;
rifacimento facciate;
lavori condominiali di efficientamento energetico;
messa in stato di sicurezza delle strutture, con contributi rafforzati per chi vive nelle zone a maggior rischio sismico.
In merito ai lavori ammessi dal “nuovo” econobonus niente è stato aggiunto dai tecnici che stanno lavorando al prossimo decreto. Per questo motivo, ad oggi, possiamo dedurre che le novità riguarderanno soprattutto le percentuali di sconto più che gli interventi che ne danno diritto.

https://quifinanza.it/fisco-tasse/video/detrazioni-fiscali-ecobonus-2020-risparmio-energetico/379635/

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Corbu, ‘Le Cabanon’ e l’arte di vivere in un microcosmo

Cosa ci insegna oggi il modello di spazio minimo progettato da Le Corbusier.

Isolarsi dal resto del mondo e rifugiarsi in 15 metri quadri di proporzioni perfette. La lezione di un Maestro dell’architettura come Le Corbusier risuona oggi più contemporanea che mai.

Oggi in cui l’Italia è teatro di una situazione inedita: i luoghi del nostro quotidiano come i bar, le palestre, le scuole, sono chiusi, come chiusi sono anche i parchi. Così i cittadini sono costretti a rimanere nelle mura domestiche, l’unico luogo accessibile. Un’esperienza nuova: per gli abitanti e per le abitazioni. Un isolamento forzato a cui non eravamo preparati.
Il ‘Cabanon’, il microcosmo in cui Le Corbusier trascorse gli ultimi anni della sua vita, racconta un’ esperienza romantica di isolamento, una storia di architettura e arte di vivere con l’essenziale.

Nel 1952 Le Corbusier costruiva il suo ‘castello’ sulla Costa Azzurra. Completamente lontano dalle ville bianche costruite in Francia, questa capanna di soli 3,66 x 3,66 metri quadri, costruita secondo le regole del Modulor, occupa un posto particolare nell’opera di Le Corbusier anche se trattato raramente dalla storiografia del grande architetto.
Si tratta di una piccola capanna disposta sulla ripida collina di Cap Martin, tra Mentone e Monaco, a pochi passi dal mare tra acanti, agavi ed eucalipti, rifugio dell’architetto durante i suoi ultimi anni, prima della sua morte nel 1965.

Due letti, un tavolo, alcuni armadi, un lavandino e un gabinetto (la doccia fuori, all’aperto). Da una delle due finestre si può vedere la spiaggia dove Le Corbusier annegò in seguito ad una crisi cardiaca nell’agosto 1965 compiendo il destino annunciato tempo prima da una sua battuta sul suo amato Cabanon: “Mi trovo così bene nel mio cabanon che sicuramente terminerò la mia vita qui”.

Pare che l’idea gli fosse venuta durante una crociera in nave, in una cabina piccola e perfetta. Ma ci sono anche i ricordi di un viaggio in Russia e persino le suggestioni del brano ‘Ma cabane au Canada’, gran successo anni ‘50 della star francese Line. Tantè che quel castello di legno, tutto prefabbricato in Corsica, ad Ajaccio, e rimontato come un gioco di costruzioni, diventa per l’architetto, luogo ideale e intimo.

Le Corbusier racconta così la storia della nascita del progetto:
“Il 30 dicembre del 1951, sull’angolo di un tavolo di una piccola trattoria della Costa Azzurra ho disegnato come un regalo per il compleanno di mia moglie, un progetto per una capanna che ho costruito l’anno successivo su una roccia battuta dalle onde. Questo progetto è stato realizzato in tre quarti d’ora. È definitivo; nulla è stato modificato; grazie al Modulor (il sistema di proporzioni che univa il metodo geometrico della sezione aurea con le misure e dei movimenti di un uomo alto m. 1,83, che è ora disegnato in una parete di lato del “Cabanon”), la sicurezza del procedimento progettuale è stata totale”.

Corbu pone la porta del Cabanon sul lato mare e crea l’ambiente interno come fosse il risultato in scala ridotta dell’attuazione del principio di “spazio aperto”. Ogni elemento d’arredo, per quanto piccolo, viene considerato come un organismo complesso, non solo dal punto di vista funzionale – il letto diventa un armadio – ma anche da quello spaziale – il supporto del lavandino diventa elemento di separazione. Di conseguenza, ai tradizionali elementi architettonici vengono assegnate nuove funzioni – la parete si trasforma in un tavolo e in mensole, il soffitto diventa un ripostiglio.

Oggi il Cabanon è finalmente riaperto al pubblico, e si visita come un manifesto dell’architettura moderna, con gli arredi perfettamente funzionali, i colori, le pitture murali firmate Corbu.
Forse il progetto più intimo del Maestro, questo piccolo esperimento di architettura tratta in modo assoluto tutte le tematiche della progettazione di interior finalizzate al vivere bene con poco, o meglio, al vivere bene con ciò che è necessario.
Sarà questa solitudine imposta – come si dice – un’opportunità?

https://www.archiportale.com/news/2020/03/architettura/corbu-le-cabanon-e-l-arte-di-vivere-in-un-microcosmo_75517_3.html

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I codici Ateco che possono lavorare nella fase 2: l’elenco in pdf della riapertura dal 4 maggio

Quali sono i codici Ateco che possono lavorare dal 4 maggio: l’elenco in pdf e Word della riapertura stabilito dal dpcm per la fase 2.

Manifattura, costruzioni, tessile, automotive. Si torna al lavoro. Il 4 maggio è il giorno della riapertura, dell’inizio della cosiddetta fase 2: ecco l’elenco dei codici Ateco delle imprese che possono riaprire e riprendere a lavorare, disponibile anche in formato pdf e Word.

Verso la fase 2: codici Ateco e tappe della riapertura

Il presidente del consiglio Giuseppe Conte ha annunciato il calendario delle riaperture per la fase durante la conferenza stampa di ieri sera. Una road map prevista nel decreto, il Dpcm 26 aprile, che regola anche gli altri aspetti della fase 2: spostamenti, visite ai parenti, attività sportiva, autocertificazione.

Sarà di fatto una riapertura in tre tappe. Il 4 maggio tocca a buona parte delle fabbriche, l’edilizia e il commercio all’ingrosso legato ai settori che tornano al lavoro. Bar e ristoranti potranno inoltre ripartire con il solo servizio da asporto.

Il 18 maggio tocca ai negozi e a tutto il commercio al dettaglio. Oltre a questi, riaprono musei, mostre d’arte e biblioteche. Infine il 1° giugno toccherà a tutti gli altri: bar, ristoranti, parrucchieri, estetiste, centri massaggi e simili.

Le attività che possono riaprire il 4 maggio: elenco dei codici Ateco
Codici Ateco delle imprese per la riapertura del 4 maggio
01 Coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali, caccia e servizi connessi
02 Silvicoltura ed utilizzo di aree forestali
03 Pesca e acquacoltura
05 Estrazione di carbone (esclusa torba)
06 Estrazione di petrolio greggio e di gas naturale
07 Estrazione di minerali metalliferi
08 Estrazione di altri minerali da cave e miniere
09 Attività dei servizi di supporto all’estrazione
10 Industrie alimentari
11 Industria delle bevande
12 Industria del tabacco
13 Industrie tessili
14 Confezione di articoli di abbigliamento; confezione di articoli in pelle e pelliccia
15 Fabbricazione di articoli in pelle e simili
16 Industria del legno e dei prodotti in legno e sughero (esclusi i mobili); fabbricazione di articoli in paglia e materiali da intreccio
17 Fabbricazione di carta e di prodotti di carta
18 Stampa e riproduzione di supporti registrati
19 Fabbricazione di coke e prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio
20 Fabbricazione di prodotti chimici
21 Fabbricazione di prodotti farmaceutici di base e di preparati farmaceutici
22 Fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche
23 Fabbricazione di altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi
24 Metallurgia
25 Fabbricazione di prodotti in metallo (esclusi macchinari e attrezzature)
26 Fabbricazione di computer e prodotti di elettronica e ottica; apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e di orologi
27 Fabbricazione di apparecchiature elettriche ed apparecchiature per uso domestico non elettriche
28 Fabbricazione di macchinari ed apparecchiature nca
29 Fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi
30 Fabbricazione di altri mezzi di trasporto
31 Fabbricazione di mobili
32 Altre industrie manifatturiere
33 Riparazione, manutenzione ed installazione di macchine ed apparecchiature
35 Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata
36 Raccolta, trattamento e fornitura di acqua
37 Gestione delle reti fognarie
38 Attività di raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti; recupero dei materiali
39 Attività di risanamento e altri servizi di gestione dei rifiuti
41 Costruzione di edifici
42 Ingegneria civile
43 Lavori di costruzione specializzati
45 Commercio all’ingrosso e al dettaglio e riparazione di autoveicoli e motocicli
46 Commercio all’ingrosso (escluso quello di autoveicoli e di motocicli)
49 Trasporto terrestre e trasporto mediante condotte
50 Trasporto marittimo e per vie d’acqua
51 Trasporto aereo
52 Magazzinaggio e attività di supporto ai trasporti
53 Servizi postali e attività di corriere
55 1 alberghi e strutture simili
58 Attività editoriali
59 Attività di produzione, post-produzione e distribuzione cinematografica, di video e di programmi televisivi, registrazioni musicali e sonore
60 Attività di programmazione e trasmissione
61 Telecomunicazioni
62 Produzione di software, consulenza informatica e attività connesse
63 Attività dei servizi d’informazione e altri servizi informatici
64 Attività di servizi finanziari (escluse le assicurazioni e i fondi pensione)
65 Assicurazioni, riassicurazioni e fondi pensione (escluse le assicurazioni sociali obbligatorie)
66 Attività ausiliarie dei servizi finanziari e delle attività assicurative
68 Attività immobiliari
69 Attività legali e contabilità
70 Attività di direzione aziendale e di consulenza gestionale
71 Attività degli studi di architettura e d’ingegneria; collaudi ed analisi tecniche
72 Ricerca scientifica e sviluppo
73 Pubblicità e ricerche di mercato
74 Altre attività professionali, scientifiche e tecniche
75 Servizi veterinari
78 Attività di ricerca, selezione, fornitura di personale
80 Servizi di vigilanza e investigazione
81.2 Attività di pulizia e disinfestazione
81.3 Cura e manutenzione del paesaggio (inclusi parchi, giardini e aiuole)
82 Attività di supporto per le funzioni d’ufficio e altri servizi di supporto alle imprese
84 Amministrazione pubblica e difesa; assicurazione sociale obbligatoria
85 Istruzione
86 Assistenza sanitaria
87 Servizi di assistenza sociale residenziale
88 Assistenza sociale non residenziale
94 Attività di organizzazioni associative
95 Riparazione di computer e di beni per uso personale e per la casa
97 Attività di famiglie e convivenze come datori di lavoro per personale domestico
99 Organizzazioni ed organismi extraterritoriali

Fase 2, i codici Ateco che possono riaprire il 4 maggio: elenco pdf e Word
Il decreto del presidente del consiglio del 26 aprile contiene anche l’elenco completo dei codici Ateco delle imprese che possono tornare a lavorare fin dall’inizio della fase 2.

L’elenco dei codici Ateco per le riaperture del 4 maggio è disponibile qui in formato pdf
L’elenco dei codici Ateco per le riaperture del 4 maggio è disponibile qui in formato Word
Quali negozi riaprono il 18 maggio

Il 18 maggio toccherà poi al commercio al dettaglio: tutti i negozi e i supermercati. Con un protocollo di sicurezza molto rigido che prevede accessi contingentati, sanificazioni quotidiane, distanziamento e altre misure per evitare di favorire il contagio.

In particolare, i negozi che potranno riaprire il 18 maggio sono quelli individuati all’allegato 1 del Decreto 26 aprile. Riportiamo di seguito l’elenco completo.

Ipermercati
Supermercati
Discount di alimentari
Minimercati ed altri esercizi non specializzati di alimentari vari
Commercio al dettaglio di prodotti surgelati
Commercio al dettaglio in esercizi non specializzati di computer, periferiche, attrezzature per le telecomunicazioni, elettronica di consumo audio e video, elettrodomestici
Commercio al dettaglio di prodotti alimentari, bevande e tabacco in esercizi specializzati (codici ateco: 47.2)
Commercio al dettaglio di carburante per autotrazione in esercizi specializzati
Commercio al dettaglio apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni (ICT) in esercizi specializzati (codice ateco: 47.4)
Commercio al dettaglio di ferramenta, vernici, vetro piano e materiale elettrico e termoidraulico
Commercio al dettaglio di articoli igienico-sanitari
Commercio al dettaglio di articoli per l’illuminazione
Commercio al dettaglio di giornali, riviste e periodici
Farmacie
Commercio al dettaglio in altri esercizi specializzati di medicinali non soggetti a prescrizione medica
Commercio al dettaglio di articoli medicali e ortopedici in esercizi specializzati
Commercio al dettaglio di articoli di profumeria, prodotti per toletta e per l’igiene personale
Commercio al dettaglio di piccoli animali domestici
Commercio al dettaglio di materiale per ottica e fotografia
Commercio al dettaglio di combustibile per uso domestico e per riscaldamento
Commercio al dettaglio di saponi, detersivi, prodotti per la lucidatura e affini
Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet
Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato per televisione
Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto per corrispondenza, radio, telefono
Commercio effettuato per mezzo di distributori automatici
Commercio di carta, cartone e articoli di cartoleria
Commercio al dettaglio di libri
Commercio al dettaglio di vestiti per bambini e neonati
Commercio al dettaglio di fiori, piante, semi e fertilizzanti

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Il decreto Cura Italia è legge: novità per l’edilizia

OK definitivo dalla Camera per il testo che prescrive l’obbligo di pagamento dei lavori già eseguiti, così come la proroga della validità dei titoli abilitativi e dei certificati

Il 24 aprile la Camera dei deputati ha approvato, in via definitiva, il Decreto Cura Italia recante misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Il provvedimento è ora legge e va in Gazzetta Ufficiale. Tra le misure ne contiene alcune di interesse per il settore delle costruzioni: vediamole in dettaglio.

Il decreto Cura Italia è legge: novità per l’edilizia
Ecco le principali novità per il settore edile:
– obbligo di pagamento dei lavori già eseguiti da parte dei committenti privati,
– proroga della validità dei titoli abilitativi e dei certificati (DURC incluso),
– responsabilità attenuate per i ritardi nelle consegne dei lavori.

Leggi anche: Fase 2 cantieri edili riaprono, ma chi paga gli oneri aggiuntivi?

Obbligo pagamento dei lavori già eseguiti
La Legge di conversione del decreto Cura Italia ha introdotto una previsione nei contratti tra privati, in corso di validità dal 31 gennaio e fino al 31 luglio 2020, in virtù della quale il committente è tenuto a pagare le imprese per i lavori eseguiti sino alla data di sospensione dei lavori, così come richiesto anche da ANAEPA e da tutta la filiera delle costruzioni. Una misura molto importante per tutte quelle imprese che sono ferme per effetto del DPCM del 22 marzo e che non sanno quando potranno completare i lavori pur avendo sostenuto le spese per l’acquisto dei materiali e per il pagamento dei lavoratori.

Proroga scadenza titoli abilitativi, certificati e DURC
Modificato la scadenza, inizialmente prevista al 15 giugno 2020, per tutti i certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni, atti abilitativi e termini di inizio e di ultimazione dei lavori, previsti dall’articolo 15 del Testo unico dell’edilizia (Dpr 380/2001), in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e il 31 luglio 2020, che conservano la loro validità per i 90 giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza.

Tale disposizione si applica anche alle segnalazioni certificate di inizio attività, alle segnalazioni certificate di agibilità, nonché alle autorizzazioni paesaggistiche e alle autorizzazioni ambientali comunque denominate. Il medesimo termine si applica anche al ritiro dei titoli abilitativi edilizi comunque denominati rilasciati fino alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza. La proroga riguarda anche il Documento unico di regolarità contributiva (DURC).

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Ritardo consegna lavori, chi è il responsabile?
Altra disposizione per venire incontro alle imprese edili in merito a ritardi o inadempimenti contrattuali, ad esempio nella consegna dei lavori, derivanti dalle misure di contenimento del virus che devono essere tenute necessariamente in conto, al fine di escludere la responsabilità dell’appaltatore e il pagamento del risarcimento del danno, ai sensi degli articoli 1218 e 1223 del Codice Civile.

https://www.ediltecnico.it/77985/decreto-cura-italia-legge-novita-edilizia/

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Ponte di Genova: superati i 1000 metri, countdown verso gli ultimi 50 metri per completare la struttura

Milano, 21 aprile 2020 – Sollevato oggi anche il penultimo impalcato del nuovo Ponte di Genova, il cantiere che non dorme mai si prepara al varo dell’ultima campata da 50 metri tra le pile 11 e 12 perché i genovesi nei prossimi giorni possano vedere completa tutta la struttura dell’opera, realizzata da Salini Impregilo (Webuild) e Fincantieri. Con il sollevamento di oggi, il quinto da inizio mese, il Ponte supera i 1000 metri sui 1067 totali, mentre i lavori vanno avanti in parallelo senza tregua, adottando al contempo tutti i presidi di sicurezza anti COVID-19, per organizzare e procedere con tutta la parte di vestizione del Ponte.

La campata varata oggi tra le pile 2 e 3, è lunga 44 metri e ha un peso di circa 940 tonnellate comprensivo anche dei carter laterali. Il Ponte si prepara dunque ad essere calato nella sua posizione definitiva, 26 centimetri più bassa dell’attuale, per passare poi al getto della soletta in calcestruzzo armato, di uno spessore di 21 centimetri, che farà da base alla pavimentazione stradale vera e propria. Sotto il manto stradale, si lavorerà all’anima tecnologica che renderà il ponte autonomo dal punto di vista energetico, agli impianti per la raccolta dati e l’alimentazione della struttura.

Tutte le fasi di costruzione del cantiere sono visibili in un video 3D, con i diversi cantieri portati avanti in contemporanea su più fronti, insieme alle complesse tecniche ingegneristiche utilizzate per la costruzione dell’opera in tempi record.

https://www.salini-impregilo.com/it/media/comunicati-stampa/ponte-di-genova-superati-i-1000-metri-countdown-verso-gli-ultimi-50-metri-per-completare-la-struttura

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Coronavirus e edilizia, il committente deve pagare i lavori già eseguiti

Cura Italia: termini dei titoli abilitativi e dei certificati prorogati di 90 giorni dalla cessazione dello stato di emergenza

10/04/2020 – Boccata d’ossigeno in arrivo per l’edilizia. La legge di conversione del decreto “Cura Italia”, approvata dal Senato con fiducia, sul maxiemendamento, impone ai committenti privati di pagare i lavori già eseguiti e proroga la validità dei titoli abilitativi e dei certificati, ma anche il termine per l’avvio e la conclusione dei lavori.

La norma cerca così di rispondere alle prime difficoltà cui si sono trovati davanti gli operatori del settore a causa delle misure di contenimento dell’emergenza sanitaria, che in molti casi hanno imposto la sospensione dei lavori o comunque una serie di difficoltà nella prosecuzione delle attività.

Cura Italia, obbligo di pagare le imprese
Nei contratti tra privati, in corso di validità dal 31 gennaio e fino al 31 luglio 2020, il committente è tenuto al pagamento dei lavori eseguiti sino alla data di sospensione dei lavori.

Per contenere il rischio di propagazione dell’epidemia, il Governo ha infatti disposto la sospensione di una serie di attività, tra cui rientrano i lavori di costruzione degli edifici residenziali e non residenziali e le opere di completamento e finitura degli edifici. La sospensione ha messo in difficoltà le imprese che, a fronte degli investimenti sostenuti per l’acquisto dei materiali, non sanno quando potranno completare i lavori e recuperare le somme spese.
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Coronavirus, proroga di permessi e concessioni
Tutti i certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni, atti abilitativi e termini di inizio e di ultimazione dei lavori, previsti dall’articolo 15 del Testo unico dell’edilizia (Dpr 380/2001), in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e il 31 luglio 2020, conservano la loro validità per i 90 giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza.

La proroga vale anche per le segnalazioni certificate di inizio attività (Scia), le segnalazioni certificate di agibilità, le autorizzazioni paesaggistiche e le autorizzazioni ambientali.

Lo stesso termine si applica anche al ritiro dei titoli abilitativi edilizi rilasciati fino alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza.

I termini valgono infine per l’inizio e la fine dei lavori previsti dalle convenzioni di lottizzazione e per i piani attuativi.

Il maxiemendamento, approvato dal Senato, ha modificato i termini inizialmente previsti dal Decreto legge, che aveva fissato la scadenza al 15 giugno 2020. Tra i certificati che beneficiano della maggiore proroga ci sarà anche il il Documento unico di regolarità contributiva (Durc).
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Coronavirus, responsabilità attenuate per i ritardi nelle consegne
Se le misure di contenimento causano ritardi nella consegna dell’opera o nella prestazione del servizio, bisogna tenere conto della situazione di emergenza prima di accogliere la richiesta di risarcimento del committente o di pretendere il pagamento di una penale.

Prima di determinare la responsabilità dell’impresa ai sensi degli articoli 1218 e 1223 del Codice Civile, bisogna valutare le condizioni in cui si è trovata ad operare.

In molti casi, le imprese, anche se non sono state costrette a sospendere la propria attività, hanno incontrato difficoltà nell’approvvigionamento delle materie prime. Anche le restrizioni imposte ai lavoratori non hanno reso facile il raggiungimento dei cantieri ai lavoratori. Condizioni che possono ripercuotersi sui tempi di consegna.

Sembra quindi che non siano state accolte le richieste degli operatori del settore, che avrebbero preferito una esclusione automatica di risarcimenti e penali anziché la predisposizione di uno “scudo in sede giurisdizionale” in caso di contenzioso.

https://www.edilportale.com/news/2020/04/normativa/coronavirus-e-edilizia-il-committente-deve-pagare-i-lavori-gi%C3%A0-eseguiti_75873_15.html

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