Cantieri, nuovi rincari del 35%. Dall’energia altro colpo al Pnrr

La seconda ondata rende superato l’aggiornamento dei prezzari già fatta nel 2022. Bollette decuplicate ma l’effetto più grave è sulla produzione di acciaio, calcestruzzo, Pvc e bitume.

Arriva un nuovo durissimo colpo per il Pnrr e più in generale per i cantieri di opere pubbliche. Una nuova onda di rincari che stavolta rischia davvero di far tracollare il Recovery Plan. Ance ha quantificato il «maggior costo stimabile» dei rincari energetici in corso «in circa il 35% rispetto a quanto previsto, solo pochi mesi fa, sulla base dei prezzari più aggiornati».

Dopo l’ondata di aumenti dei materiali per l’edilizia che aveva provocato la tempestiva risposta del governo – con lo stanziamento di 10 miliardi per far fronte alle compensazioni – e delle stazioni appaltanti – con l’aggiornamento dei prezzari e dei quadri delle opere – ora arriva sui cantieri in corso e sui progetti pronti per le gare il nuovo tsunami dalla crisi energetica.

Una seconda crisi più insidiosa della precedente

L’Associazione nazionale dei costruttori è la prima a quantificare la stima di questo impatto. La crisi di governo, la necessità di riaggiornare nuovamente i prezzari e i quadri economici delle opere, la difficoltà a definire un punto di arrivo degli aumenti energetici rendono questa seconda crisi dei costi ben più insidiosa di quella precedente. Anche perché si innesta su un quadro che ha visto avviate le soluzioni ma non ancora risolti i problemi della prima crisi.

Le compensazioni si trasferiscono con difficoltà alle imprese

Le compensazioni decise stanno incontrando non poche difficoltà a tradursi in trasferimenti alle imprese: per i cantieri degli enti locali in corso le richieste di compensazioni andavano mandate entro il 31 agosto, ma non si ha nessuna notizia sul fatto che sia stato fatto massicciamente. Il Dpcm che definisce la procedura per compensare i costi delle nuove opere non è stato ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale: la presentazione delle istanze, che nelle prime bozze doveva essere fatta entro il 31 agosto, ora slitta al 5-6 ottobre (se la pubblicazione sarà fra venerdì 2 settembre e sabato 3).

Stato di incertezza

Il tutto contribuisce a creare uno stato di difficoltà e incertezza che si sta pesantemente riflettendo sulle imprese che già cumulano – nella gestione dei cantieri – i vecchi aumenti con i rincari energetici. A differenza della prima ondata, per altro, oggi l’impatto non è tanto sui cantieri da avviare ma sui cantieri in corso (con un fronte gestionale complesso, dalle possibile sospensione lavori alla decisioni dei Rup alle possibili penalità).

La stima dei costruttori

Ma vediamo come il servizio studi dell’Ance arriva alla stima del 35% di maggiorazione dei costi per effetto dei rincari energetici. La stima tiene conto di due impatti: quello diretto dei maggiori costi energetici sui cantieri e quello dei maggiori costi energetici sulla produzione dei materiali con conseguente maggior costo dei materiali impiegati.

Sul primo versante – l’incidenza diretta del costo dell’energia sulle lavorazioni edili – l’Ance rileva che «negli ultimi mesi la componente energetica della bolletta risulta aumentata, rispetto alla media 2020, di oltre dieci volte (+1.230%)». L’associazione osserva anche che l’incidenza del costo energetico oscilla molto da lavorazione a lavorazione, con minimi dell’1% e massimi del 10% e una media stimata intorno al 3%.

Ma l’impatto più forte arriva dalle conseguenze che gli incrementi energetici stanno avendo sul prezzo dei prodotti impiegati. Le rilevazioni Ance-Prometeia evidenziano che «negli ultimi sette mesi, l’acciaio impiegato nel calcestruzzo è aumentato del 55%, il PVC del 43% e il bitume del 49 per cento». Ma il quadro che l’associazione paventa – ricordando quanto successo con il rincaro dei materiali – è un nuovo «shock dal lato dell’offerta» determinato «dall’interruzione delle filiere produttive», come già accaduto al termine del 2020. In questo caso il problema non sarebbe più solo di rincari ma diventerebbe di difficile reperibilità dei materiali sul mercato.

«L’insieme dei due effetti, quello della componente energetica diretta e quello dei prodotti utilizzati, determina – conclude il rapporto Ance – un maggior costo stimabile in circa il 35% rispetto a previsto, solo pochi mesi fa, sulla base dei prezzari più aggiornati. Rispetto a tali ulteriori aumenti, gli appaltatori si trovano in gravi difficoltà finanziarie».

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