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Inaugurato il nuovo ponte di Annone Alle 11.30 è passata la prima auto

La cerimonia alla presenza del ministro ai Trasporti Danilo Toninelli e il presidente della Regione, Attilio Fontana. Investimento da 2,8 milioni di euro

Le 17.23 del 28 ottobre 2016 e le 11.30 del 1 luglio 2019: questi gli orari e le date che hanno segnato il destino del ponte di Annone, e purtroppo, anche della vita di un uomo. La prima data è stata quella del tragico crollo sotto il peso di un carico eccezionale del ponte sulla Super e la seconda, quella di stamattina con l’inaugurazione e il passaggio delle prime auto.

(Foto by La prima auto transitata sul nuovo ponte di Annone)

Anas (Gruppo FS Italiane) ha infatti completato i lavori per riaprire al transito il ponte di Annone: presenti alla cerimonia il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli, il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, l’Amministratore Delegato di Anas Massimo Simonini, il Presidente di Anas Claudio Andrea Gemme, il Presidente della Provincia di Lecco Claudio Usuelli e il sindaco di Annone di Brianza Patrizio Sidoti, oltre a numerosi cittadini accorsi per assistere all’apertura al traffico del nuovo cavalcavia.

Il ponte di Annone della strada provinciale 49 era crollato il 28 ottobre 2016 sulla Super 36 in gestione ad Anas, al passaggio di un veicolo adibito a trasporto eccezionale del peso di oltre 100 tonnellate, causando il decesso di Claudio Bertini che percorreva la statale a bordo della sua vettura. Ad aprile 2017 il Ministero dei Trasporti aveva incaricato Anas di progettare e realizzare il nuovo cavalcavia. Anas ha avviato le attività necessarie e il 28 marzo 2018, nel pieno rispetto del cronoprogramma concordato con il MIT, sono stati consegnati i lavori all’impresa. Il varo dell’imponente struttura in acciaio è stato effettuato il 29 maggio 2019.

(Foto by La stampa e il pubblico presenti alla cerimonia di inaugurazione)

«A circa 30 giorni dal varo – ha spiegato l’AD di Anas Massimo Simonini – siamo qui per inaugurare il nuovo cavalcavia di Annone di scavalco alla statale 36. L’infrastruttura, della cui realizzazione siamo stati incaricati dal MIT, rappresenta l’impegno di Anas nello sviluppo della connettività del Paese e nel miglioramento dei collegamenti a vantaggio del tessuto produttivo, particolarmente consistente in Lombardia. Per questo siamo intervenuti con la massima celerità per favorire lo svolgimento dell’iter procedurale, comunque in ossequio a quanto previsto dalle norme di legge. La strada provinciale 49 torna percorribile, a tutto vantaggio delle numerose imprese che popolano il territorio e, ovviamente, dei cittadini».

Il varo della struttura in acciaio, lunga 44 metri e del peso di circa 250 tonnellate, è stato effettuato il 29 maggio. Le operazioni sono state condotte tramite l’utilizzo di tre gru in grado di sollevare e movimentare strutture di grandi dimensioni. Il valore complessivo dell’investimento per la realizzazione del nuovo cavalcavia di Annone Brianza ammonta a circa 2,8 milioni di euro.

Da segnalare, inoltre, che prosegue secondo il cronoprogramma dei lavori, inoltre, l’intervento Anas di demolizione e ricostruzione del cavalcavia di Civate lungo la via comunale di Isella. I lavori, per un importo di circa 2,4 milioni di euro, avranno una durata contrattuale di 340 giorni. Il nuovo cavalcavia di Civate sarà costituito da un’unica campata della lunghezza di 50 metri realizzata tramite una soletta in calcestruzzo armato poggiata sulla parte inferiore di due travi laterali all’impalcato.

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CONTROVENTI IN ACCIAIO. COSA DIFFERENZIA LE DIVERSE TIPOLOGIE?

Dei controventi in acciaio, si parla al § 7.5.2.1 delle NTC che tratta le tipologie strutturali valide solo per strutture con comportamento dissipativo.

Le strutture a comportamento non dissipativo, invece, devono rifarsi solo alle prescrizioni date al Capitolo 4 delle NTC, potendo quindi tralasciare per intero il Capitolo 7 relativo alla progettazione per azioni sismiche.

La Normativa al già citato § 7.5.2.1 riconosce una serie di tipologie (come per le strutture in calcestruzzo, si trascura quella a mensola o pendolo inverso). Vediamo quali.

CONTROVENTI IN ACCIAIO CONCENTRICI: IN QUALI CATEGORIE SI IDENTIFICANO?
Nelle strutture con controventi in acciaio concentrici, le forze orizzontali sono assorbite principalmente da membrature soggette a forze assiali. In queste strutture le zone dissipative sono principalmente collocate nelle diagonali tese, pertanto possono essere considerati in questa tipologia solo quei controventi per cui lo snervamento delle diagonali tese precede il raggiungimento della resistenza delle aste strettamente necessarie ad equilibrare i carichi esterni.

I controventi reticolari concentrici possono essere distinti nelle seguenti tre categorie:

controventi con diagonale tesa attiva, in cui la resistenza alle forze orizzontali e le capacità dissipative sono affidate alle aste diagonali soggette a trazione (Fig.1);
controventi a V, in cui le forze orizzontali devono essere assorbite considerando sia le diagonali tese che quelle compresse. Il punto d’intersezione di queste diagonali giace su di una membratura orizzontale che deve essere continua (Fig.2);
controventi a K, in cui il punto d’intersezione delle diagonali giace su una colonna. Questa categoria non deve essere considerata dissipativa in quanto il meccanismo di collasso coinvolge la colonna (Fig.3).
Controventi in acciaioPer le configurazioni di strutture a controventi in acciaio concentrici con diagonale tesa attiva, l’introduzione di elementi detti appunto di controventamento (diagonali), comporta che il taglio indotto dalle forze laterali venga assorbito prevalentemente da tali elementi di controvento attraverso uno stato di sollecitazioni assiali.

Per poter resistere ai cambi di segno dell’azione sismica, è sempre necessario che gli elementi di controvento siano disposti in coppia, in maniera che uno dei due elementi sia sempre in uno stato di trazione. È altresì consigliabile utilizzare per la coppia di controventi profili aventi le stesse dimensioni, per garantire uguale rigidezza nei due versi.

La dissipazione di energia da parte del sistema avviene principalmente quando le diagonali tese si plasticizzano.

Sia i collegamenti tra elementi di controvento e struttura, sia i profili facenti parte della struttura stessa (travi e pilastri) devono essere sovradimensionati in modo da rimanere sempre in campo elastico; nonostante ciò le dimensioni richieste alle membrature (collegamenti, travi e pilastri) rimangono inferiori a quelle che sarebbero richieste in caso di adozione di tipologia strutturale a telaio.

Ciò in conseguenza del fatto che i controventi si fanno carico della totalità delle forze orizzontali, lasciando a travi e pilastri il solo compito di resistere ai carichi verticali.

Il sistema a controventi concentrici con diagonale tesa attiva si rivela molto efficiente in campo elastico, dove abbina una grande rigidezza ad una altrettanto grande semplicità (e conseguente basso costo).

Per contro, lo stesso sistema non può dirsi altrettanto efficiente dal punto di vista dello sviluppo della duttilità in campo post-elastico. Il comportamento ciclico in campo post-elastico e infatti caratterizzato dal degrado della capacità di dissipazione di energia, a causa del ripetersi dell’instabilità delle aste diagonali compresse.

Sotto l’azione orizzontale del sisma, infatti, le diagonali compresse (anche se le normative pongono dei limiti alla snellezza dei profili da impiegare) possono instabilizzarsi e nel momento dell’inversione del carico entrambe le diagonali potrebbero trovarsi ad essere instabilizzate; ne consegue un tratto a rigidezza nulla nel diagramma forza/spostamento (il fenomeno e noto come pinching). Una seconda conseguenza del fenomeno e inoltre la possibilità di rottura fragile per trazione dei profili dovuta all’improvvisa ripresa del carico.

Analizzando brevemente i controventi concentrici a V, invece, essi presentano (alla pari dei controventi a croce) un elemento teso ed uno compresso, ed entrambi lavorano contemporaneamente (uno a trazione e l’altro a compressione). La trave su cui i controventi a V s’innestano deve essere considerata come continua, pertanto essa non si appoggia sugli elementi di contro vento, inoltre riceve la componente verticale del carico della diagonale tesa quando quella compressa s’instabilizza.

I controventi a K non vengono analizzati in quanto, coinvolgendo le colonne nel meccanismo di collasso, non possono essere utilizzati nella progettazione di strutture di tipo dissipativo.

Dal punto di vista della fruibilità architettonica, infine, la tipologia a controventi concentrici non consente il massimo sfruttamento degli spazi in quanto le pareti in cui sono disposti dei controventi non consentono di disporre porte o aperture finestrate, alla stregua di una parete in c.a.

Potrebbe interessarti: Inserimento di pareti strutturali edifici esistenti. Cosa c’è da sapere?
QUALI SONO LE CARATTERISTICHE DELLE STRUTTURE CON CONTROVENTI IN ACCIAIO ECCENTRICI?
Strutture con controventi eccentrici, nei quali le forze orizzontali sono principalmente assorbite da membrature caricate assialmente, la presenza di eccentricità di schema permette la dissipazione di energia nei traversi per mezzo del comportamento ciclico a flessione e/o taglio. I controventi eccentrici possono essere classificati come dissipativi quando la plasticizzazione dei traversi dovuta alla flessione e/o al taglio precede il raggiungimento della resistenza ultima delle altre parti strutturali (Fig.4).

Le strutture con controventi eccentrici combinano i vantaggi dei vari sistemi a controventi concentrici, assicurando al contempo elevata rigidezza elastica e buone doti di duttilità e capacità di dissipare energia.

In campo elastico, le forze orizzontali sono principalmente assorbite dalle diagonali caricate assialmente, mentre in campo post-elastico la caratteristica eccentricità dello schema consente la dissipazione di energia nei traversi, per mezzo del comportamento ciclico a flessione e/o taglio, in zone dette “link”, che corrispondono alla porzione di trave individuata dalle diagonali, soggetta a plasticizzazione a momento flettente e/o a taglio.

Tali elementi sono suddivisi, in base alle loro caratteristiche geometriche, in “link corti” (che lavorano a taglio) e “link lunghi” (che lavorano a flessione).

I controventi in acciaio eccentrici possono essere considerati come dissipativi solo quando si raggiunga la plasticizzazione dei traversi a flessione e/o a taglio, senza superare la resistenza ultima delle altre parti strutturali (diagonali e colonne). Nel telaio a controventi eccentrici infatti i “link” sono gli unici elementi plasticizzati. Per poter beneficiare dei vantaggi che derivano dal considerare il sistema come dissipativo occorre quindi, anche in questo caso, applicare la Gerarchia delle Resistenze, calcolando le azioni di plasticizzazione dei “link” ed amplificando corrispondentemente quelle negli elementi che devono rimanere in campo elastico (travi colonne e diagonali).

Da un punto di vista operativo, i “link” devono essere costolati, ovvero irrigiditi per mezzo di piatti metallici detti “stiffener”: nel caso di “link corti” e “medi” per evitare l’instabilità a taglio dell’anima; nel caso di “link lunghi” per evitare l’instabilità flessotorsionale e l’instabilità locale.

Un grande vantaggio che deriva dall’utilizzo di controventi eccentrici e la maggior flessibilità architettonica, dato che il loro impiego consente di installare porte o aperture finestrate anche in pareti che alloggiano controventi di questo tipo.

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dHw System è il momento di costruire per il futuro…

EDIFICI A IMPATTO “ZERO”

Case prefabbricate in Acciaio

dHw System ricerca e sviluppa sistemi costruttivi, per edifici RESIDENZIALI con struttura in ACCIAIO antisismica e sistemi a secco
TECNOLOGIA e INNOVAZIONE, per ottenere edifici Sicuri a degrado Zero, Eco-sostenibili, Efficienti a risparmio Energetico
Ampie possibilità di sviluppo, daranno assoluta autonomia a Progettisti e Committenti, per la realizzazione di opere personalizzate, utilizzando INNOVAZIONE e Qualità
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Ponte Morandi, l’idea di Piano corsa di dieci mesi per la rinascita di Genova

L’architetto: “Sarà un ponte bello. Semplice, ma non banale. Un ponte di acciaio, sicuro e durevole”

GENOVA – E adesso guardare avanti. Questo è l’imperativo di Genova. Ad agosto il dolore per le 43 vittime, indicibile. Ieri l’impatto per il crollo del Ponte, scioccante. Ma se il Morandi ormai non c’è più, lasciando un’immagine all’improvviso mutata della Val Polcevera, gran parte del futuro è consegnata (anche) al progetto che verrà. Alla linea sottile e architettonicamente leggera disegnata (e regalata) da Renzo Piano alla sua città d’origine. Il “Ponte per Genova”. Questo per ora il nome, fino a quando non ne verrà dato un altro. E se i dettagli via via prendono forma, è già certo che di notte il nuovo Ponte si illuminerà. Come fa, quasi dalla parte opposta, la Lanterna, antico simbolo di Genova, in un gioco di rimandi tutt’altro che casuale.
Ponte Morandi demolito: l’esplosione al rallentatore

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Mille anni e ancora. Tanto dovrà durare, nelle intenzioni, la struttura. E mille e 102 metri la lunghezza. L’architetto genovese l’ha immaginato come un nastro leggero, ma in acciaio, fasciato da 43 vele di luce, ciascuna pensata per ognuna delle vittime. Non ci saranno stralli, né tiranti. Solo una struttura fine, caratterizzata da una striscia di asfalto (4 le corsie più 2 di emergenza), tenuta su da pilastri che rimandano alla prua di una nave. Il colore? Bianco. Pannelli solari capaci di giorno di catturare energia da rilasciare poi di notte. Una sequenza che si illuminerà come una specie di faro. E che, rispettando il carattere riservato e essenziale dei liguri – il Ponte continuerà a collegare la parte est a quella ovest della città, e di qui l’aeroporto e la Francia – godrà di una linearità sobria.

La costruzione, in realtà, è già partita. Subito dopo l’esplosione è stata consegnata la prima trave, arrivata dagli stabilimenti di Fincantieri a Castellammare di Stabia. E con la prima gettata di cemento, avvenuta martedì, di una delle 18 strutture che sosterranno la struttura, la città ha iniziato a vedere un tassello della linea che collegherà le due parti di Genova, rimaste separate in modo drammatico.
Molti sono ancora gli accorgimenti da adottare, e le sezioni da cambiare. Raggi di curvatura, sicurezza, carattere idraulico dell’opera. Sono le prime perplessità sollevate nei pareri del Consiglio superiore dei lavori pubblici sul progetto iniziale firmato da Piano, e affidato a una cordata di aziende unite nella società “PerGenova”, formata da Salini Impregilo, Fincantieri e Italferr. Il tempo corre e non è moltissimo. Consegna prevista: dicembre 2019. Percorribilità: dal 15 aprile 2020. Costo: 220-230 milioni di euro.

Con un progetto aggiuntivo: il “Parco del Mare”, teso a riqualificare l’ambiente della zona. Un’area verde, giochi per bambini, un percorso volto a mostrare le caratteristiche marittime, un luogo tutto da costruire nella parte sottostante e prospiciente il nuovo viadotto. C’è un concorso internazionale in atto, organizzato dall’assessorato all’Urbanistica.
Promette l’Architetto: “Sarà un ponte bello. Bello com’è intesa la bellezza a Genova. Un ponte molto genovese. Semplice, ma non banale. Un ponte di acciaio, sicuro e durevole”. Simbolo di una rinascita forte della città, soprattutto.

 

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Architettura da sogno per Hotel Morpheus

Progettato da Zaha Hadid il Morpheus non è un semplice hotel, ma un’opera d’arte con struttura in acciaio-alluminio-vetro. 40 piani di puro e esclusivo lusso. Scelti per i bagni pubblici dell’albergo i vasi Duravit con sedile elettronico SensoWash.

Architettura da sogno per Hotel Morpheus a Macau

A Cotai, Macao si trova il Morpheus Hotel, progettato dalla leggendaria Zaha Hadid, una struttura alberghiera di lusso a 40 piani di proprietà della Melco Crown Entertainment.

La scelta del nome non è casuale e fa riferimento alla mitologia greca. Morfeo, Dio dei sogni, diventa il punto di partenza per creare un hotel la cui bellezza è da sogno. Il Morpheus Hotel è una struttura cinque stelle superior che si sviluppa per un’altezza di 160 metri e ospita 730 camere di lusso ealcune esclusive ville private, oltre a ristoranti stellati, un casinò, un centro commerciale e una spettacolare piscina a sfioro situata al 40° piano della struttura.

Per il Morpheus Hotel la Hadid, unica donna vincitrice del premio Pritzker, ha scelto di utilizzare materiali insoliti, che affascinano incredibilmente dall’esterno e ancor di più dall’interno, aprendo prospettive sempre nuove e inedite. Di particolare effetto l’atrio del Morpheus, alto 40 metri e attraversato da due ponti sospesi.

L’incredibile atrio del Morpheus Hotel a Macau

Un progetto dall’estetica e dalle caratteristiche tecniche davvero spettacolari, che fanno pensare a una scultura più che a un albergo e che inseriscono il Morpheus Hotel nell’Olimpo delle strutture alberghiere di lusso. Zaha Hadid ha scelto di ispirarsi alla giada portafortuna: la forma dell’hotel Morpheus ne ricorda le caratteristiche, in un gioco di pieni e vuoti che ha offerto all’architetto la massima libertà progettuale possibile.

La griglia esterna in acciaio del Morpheus Hotel a Macau

La struttura esterna di questo incredibile hotel è realizzata in acciaio. Curiosità: si tratta del più grande “esoscheletro” di un edificio esistente al mondo. Un totale di 28.000 tonnellate di acciaio costituiscono la struttura che contiene i 70.000 m3 di cemento.
La struttura in acciaio-alluminio-vetro simile ad una griglia regala un senso di movimento continuo.

Il contributo di Duravit
Come partner per questo incredibile progetto sono stati scelti dei prodotti per il mondo bagno sinonimo di qualità e stile. Parliamo delle soluzioni di Duravit, uno dei produttori di bagni di design più importanti a livello internazionale, che costituiscono la giusta scelta in termini di tecnologia e ricercatezza nelle forme. Le soluzioni Duravit sono state impiegate nei bagni pubblici dell’hotel, come in quelli delle suites, tutte dotate dei vasi Duravit con sedile elettronico SensoWash.

Vasi Duravit con sedile elettronico SensoWash per l’hotel Morpheus a Macau

Duravit collabora da sempre con nomi del design internazionale come Philippe Starck, Phoenix Design, EOOS e molti altri e inoltre si è occupata di sviluppare bagni che migliorano in modo qualitativo la vita di chi li utilizza.

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Case in legno, ecco i 10 miti da sfatare

Sempre più richiesto per le sue caratteristiche intrinseche, il legno è in grado di rendere gli edifici sostenibili e durevoli. Ma le case in legno sono più o meno resistenti di quelle in cemento? Consumano più o meno di quelle tradizionali? A fare chiarezza sulle molte leggende che ancora ruotano attorno a questo materiale ci pensano gli esperti di Conlegno, Consorzio per la tutela del legno e del sughero.

Nonostante la sua diffusione sia in aumento, sono ancora molte le leggende che circolano sulle case in legno, e che Conlegno, Consorzio Servizi Legno Sughero, si impegna a sfatare per promuovere l’utilizzo di questo materiale sostenibile e vantaggioso. Inoltre, le certificazioni e i sistemi di monitoraggio costantemente sviluppati e migliorati dal Consorzio, contribuiscono a trasformare affermazioni vere in passato in pregiudizi superati.

Case in legno, i miti da sfatare
1) Il legno crolla più facilmente rispetto ad acciaio e cemento. Al contrario, le connessioni realizzate per unire gli elementi in legno sono capaci di disperdere l’energia generata dal sisma. I rapporti massa/resistenza sono più vantaggiosi rispetto a quelli delle costruzioni in calcestruzzo o muratura e, dal momento che le sollecitazioni in caso di terremoto sono proporzionali alla massa della costruzione stessa, risultano di molto inferiori.

2) Le case in legno sono tutte simili, lasciano meno spazio alla progettazione. Nulla di più falso perché il legno permette di combinare essenze diverse e giocare con trattamenti e finiture oltre che di realizzare edifici con forme differenti. Una versatilità che accresce la qualità abitativa e che, insieme ad altre qualità di questo materiale, contribuisce a rendere le case in legno più confortevoli e accoglienti.

3) Le case in legno consumano più energia rispetto a quelle tradizionali. Falso, questo tipo di edificio può essere completamente realizzato secondo i canoni della bioedilizia scegliendo gli opportuni materiali e assicurando i massimi livelli di efficienza energetica. Ad oggi, sono ancora troppe le case energicamente inefficienti. Tanto che, secondo una ricerca dell’International Energy Agency, l’energia consumata all’interno degli edifici è superiore a quella utilizzata dall’industria e dai trasporti. Costruire edifici in legno rappresenta una scelta responsabile in grado di ridurre del 40% le emissioni inquinanti.

Altri miti da sfatare
4) Le case in legno contribuiscono al disboscamento. Preferire il legno significa fare una scelta cosciente e responsabile che avrà implicazioni positive a livello locale e globale. Oggi, i sistemi di certificazioni permettono di sapere se il materiale proviene da foreste gestite in maniera sostenibile e legale, nel rispetto delle norme vigenti e senza danni all’ambiente. Inoltre, se il prodotto è locale, permette di promuovere e valorizzare il proprio territorio e la sua economia.

5) Le case in legno costano di più rispetto a quelle tradizionali. In realtà sono ben più vantaggiose. Una casa in legno è più economica rispetto a quelle costruite con altre tecnologie poiché i tempi di costruzione sono inferiori, con conseguente riduzione dei costi di cantiere. Ad esempio, la Cross Lam Tower, la torre in legno in costruzione a Jesolo, crescerà di un piano in soli tre giorni lavorativi secondo il progetto.

6) Le case in legno hanno durata più breve rispetto a quelle tradizionali. Gli edifici in legno possono avere una vita centenaria. Lo dimostra l’antico edificio del Governo neozelandese, completato nel 1876 e attualmente sede della Victoria University of Wellington, realizzato interamente in legno kauri. La durabilità degli edifici in legno è strettamente legata alla qualità costruttiva, all’impiego di accorgimenti tecnici adeguati e all’utilizzo di materiali idonei.

7) Le case in legno prendono fuoco più facilmente. Probabilmente è questo il luogo comune più diffuso sulle case in legno. Il fatto che il legno sia un materiale combustibile non lo rende meno resistente agli incendi. Ciò si deve al fatto che questo materiale ha un comportamento al fuoco prevedibile. Il legno carbonizza alla velocità di circa 0,7-1 mm al minuto. Ma, mentre la superficie viene intaccata, la parte interna conserva le proprie caratteristiche meccaniche inalterate.

E ancora…
8) Le case in legno sono adatte solo a zone di montagna. Si è abituati a pensare alle case in legno come edifici che sorgono soprattutto in montagna. Tuttavia, possono integrarsi in qualsiasi contesto dal momento che, se richiesto, la struttura di legno può essere completamente nascosta alla vista. Prevedendo una finitura di facciata con un isolamento a cappotto intonacato. Così facendo l’edificio sarà in linea con quelli circostanti.

9) Non è possibile richiedere un mutuo su una casa in legno. Questa affermazione era vera fino a qualche tempo fa. Ma oggi esistono è possibile contare su prodotti specifici per le case di legno. Esistono, inoltre, schemi di certificazione privata come S.A.L.E., il Sistema Affidabilità Legno Edilizia messo a punto da Assolegno e Conlegno per individuare costruttori di case di legno di qualità e favorire l’accesso al mutuo e ai prodotti assicurativi destinati alle case costruite in bioedilizia.

10) Le case in legno non necessitano di terreni edificabili. Falso, dal punto di vista dell’iter progettuale seguono le stesse norme delle case in muratura e i medesimi regolamenti in tema di autorizzazioni e permessi costruttivi.

https://www.stile.it/2019/05/19/case-legno-ecco-10-miti-da-sfatare-id-215517/

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Efficienza energetica…

A idealista/news il presidente dell’Enea ha spiegato perché sul fronte dell’efficienza energetica giocano un ruolo importante l’attenzione posta ai condomini e la possibilità di cedere il credito d’imposta.

Nel 2018 sono stati registrati importanti segnali di miglioramento relativi alla qualità energetica degli edifici oggetto di compravendita. In questo quadro, un ruolo importante viene giocato dall’attenzione posta ai condomini e dalla possibilità di cedere il credito d’imposta relativo agli interventi di riqualificazione energetica.

In occasione della presentazione del report immobiliare urbano Fiaip, realizzato in collaborazione con Enea e I-Com, il presidente dell’Enea, Federico Testa, ha parlato a idealista/news di un modello di business che sta funzionando e ha spiegato il perché.

I segnali sul fronte dell’efficienza energetica stanno migliorando. In Italia, seppur con fatica, si sta cominciando a intraprendere questa strada?

“Sì. Secondo me, sì. In questo momento, mi pare di cogliere dal mercato un’attenzione assolutamente maggiore. Diciamo che si sta muovendo anche un modello che è quello per cui le utilities si presentano dai soggetti interessati, i condomini, e offrono soluzioni del tipo ‘io finanzio l’intervento, tu mi cedi gli incentivi e la differenza tra il costo dell’intervento e la cessione degli incentivi me la dai nei prossimi anni con la riduzione dei consumi’. Questo consente di non andare dalle persone anziane a dire ‘devi privarti dei risparmi per fare questa cosa’. E’ un modello di business che sta funzionando”.

Ha parlato di attenzione al condominio, di cedibilità degli incentivi fiscali. Altri interventi che potrebbero favorire questo percorso?

“C’è tutto un lavoro da fare per esempio nelle pubbliche amministrazioni. Perché le pubbliche amministrazioni purtroppo pagano i loro conti con i soldi dei cittadini, ma spesso non hanno proprio gli strumenti legislativi per riuscire a intervenire. Noi abbiamo visto che i soldi risparmiati dalla pubblica amministrazione poi vanno in servizi per i cittadini. Ad esempio, vengono migliorate le mense e così via dicendo. Adesso stiamo ragionando anche su tutto il terzo settore, cioè su tutti quei soggetti che sostanzialmente lavorano per la pubblica amministrazione pur non essendo pubblica amministrazione. E’ il caso ad esempio delle case famiglia che hanno dei contratti con l’ente pubblico e che svolgono un ruolo a favore della collettività. Perché non possiamo far utilizzare strumenti di questo genere in modo tale che, se riducono i consumi, magari ospitano un ragazzo in più?”.

Si ricorda che con il provvedimento 100372/2019, l’Agenzia delle Entrate ha reso note le istruzioni per la cessione del credito relativa all’ecobonus 2019.

Ma vediamo quali sono i dati relativi al 2018 per quanto riguarda la qualità energetica degli edifici oggetto di compravendita. In base a quanto emerso dal report immobiliare urbano Fiaip, realizzato in collaborazione con Enea e I-Com, gli immobili in classe G hanno un importante peso, ma se nel 2017 la percentuale di immobili ricadenti nella classe energetica più scadente variava dal 54% delle villette al 67% delle ville unifamiliari, nel 2018 lo stesso dato varia tra il 37% e il 46%. Nel 2018, rispetto all’anno precedente, è diminuita la percentuale di immobili compravenduti appartenenti alle ultime quattro classi energetiche (D-G). Tale valore, per il 2018, è pari a circa l’80%, a fronte di un valore superiore al 90% per il 2017.

Rispetto al 2017, nel 2018 è cresciuto ulteriormente il dato degli immobili di pregio compravenduti e ricadenti nelle prime tre classi energetiche (A+, A, B), che passa dal 22% al 28%. Anche la distribuzione per classe energetica rispetto all’ubicazione dell’immobile presenta dinamiche interessanti: tale percentuale migliora per tutti i segmenti analizzati, ad eccezione degli immobili ubicati nelle zone centrali.

Per quanto riguarda la distribuzione percentuale delle classi energetiche degli edifici oggetto di transazione immobiliare nel 2018 in funzione dello stato di conservazione dell’immobile, è emerso che la percentuale di elevata qualità energetica (A+, A, B) rappresenta il 77% degli immobili di nuova costruzione venduti nel 2018, continuando il trend di crescita evidenziato negli anni precedenti e interrotto solo dal dato del 2017.

Il dato positivo sugli edifici di nuova costruzione si inquadra bene nella necessità di dover rispettare gli elevati standard imposti per legge alle nuove costruzioni e nel fatto che il notevole stock di invenduto del segmento delle nuove abitazioni – che comprende quindi edifici costruiti tempo addietro, ma che non sono mai stati oggetto di compravendita – si sta via via esaurendo.

Relativamente stabile, invece, la situazione per gli immobili in buone condizioni e da ristrutturare, per cui la percentuale di edifici nelle prime tre classi energetiche rappresenta rispettivamente l’11% e il 5% del totale. Positivi anche i segnali che vengono dal segmento degli edifici ristrutturati per i quali si è passati dal 10% del 2017 al 22% del 2018 nelle percentuali di edifici appartenenti alle classi energetiche più performanti (A+, A, B).

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Bonus casa 2019: incentivi per accedere al mutuo di ristrutturazione „Mutuo ristrutturazione 2019: come richiederlo e quali sono le detrazioni“

Bonus casa 2019: incentivi per accedere al mutuo di ristrutturazione
„Se per ristrutturare la prima casa nel 2019 volete chiedere un mutuo, vi consigliamo quale procedura seguire e vi indichiamo le detrazioni.“

Bonus casa 2019: incentivi per accedere al mutuo di ristrutturazione

istrutturare casa è un processo fisiologico necessario per il miglioramento della qualità della propria vita. Gli immobili in cui viviamo infatti, al pari di organismi veri e propri, sono soggetti nel tempo al deterioramento dei propri componenti costruttivi e al superamento, in termini di sicurezza e comfort, dei sistemi impiantistici di cui sono dotati.

Approfittate poi del restyling per eseguire veri e propri cambiamenti stilistici ed estetici che accompagnano il nostro tempo, come uno stile shabby chic o vintage, una casa ecosostenibile o, se amate la tecnologia, affidatevi agli esperti della casa domotica.

Cos’è il mutuo per ristrutturazione
Il mutuo per ristrutturazione è un finanziamento che serve a sostenere le spese per gli interventi di manutenzione e riqualificazione energetica. Il mutuo ristrutturazione può essere erogato con finalità di manutenzione ordinaria, per piccoli interventi oppure con finalità di manutenzione straordinaria, per interventi più organici su ampie porzioni dell’edificio.

Il mutuo può durare dai 5 ai 30 anni, e le modalità di erogazione sono le stesse che per un mutuo acquisto casa, anche se il suo ottenimento è relativamente più semplice, dato che si tratta di cifre senz’altro inferiori. Come per ogni tipo di mutuo, anche questo può essere a tasso fisso, variabile o misto, con loan to value massimo dell’80%.

In alternativa al mutuo si può richiedere un prestito non finalizzato, ma in tal caso i tassi saranno meno competitivi.

Quali documenti servono per un mutuo ristrutturazione
La documentazione necessaria per ottenere un mutuo ristrutturazione varia a seconda del tipo di intervento. Per quanto riguarda la manutenzione ordinaria occorre presentare alla banca il preventivo delle spese redatto dall’azienda che effettua i lavori. Per la manutenzione straordinaria occorre presentare anche il progetto, l’autorizzazione edilizia e la Denuncia di inizio attività (Dia), oltre all’istruttoria per il mutuo.

Detrazioni 2019 per il mutuo ristrutturazione prima casa
I bonus per la ristrutturazione della prima casa sono stati prorogati fino al 31 dicembre 2019. Fino a quel termine, quindi, si potrà detrarre il 50% delle spese di ristrutturazione edilizia per un tetto massimo di 96 mila euro. Si possono portare in detrazione interventi su edifici privati legati a restauro e risanamento delle parti comuni, per interventi di rimozione delle barriere architettoniche, per ricostruzione dopo eventi calamitosi, per migliorare sicurezza e risparmio energetico. Così come per interventi di riduzione rischio sismico (sisma bonus variabile tra il 50 e l’85%) e di rifacimento aree verdi (bonus verde, 36%)

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Genova: visioni miopi sotto il ponte

Considerazioni a margine del bando di concorso internazionale di progettazione per il masterplan di rigenerazione del quadrante Valpolcevera e lo studio di fattibilità del nuovo parco urbano

GENOVA. La Valpolcevera per decenni ha subito quello che il resto della città non poteva, in alcuni casi, ospitare a causa della mancanza di spazio, l’insediamento della raffineria dei Garrone, le infrastrutture autostradali e ferroviarie nell’unica valle aperta del Genovesato. Tra queste infrastrutture nel dopoguerra viene realizzato il viadotto capolavoro dell’ingegneria progettato da Riccardo Morandi. Un viadotto esito di una sperimentazione sul calcestruzzo che il 14 agosto 2018 collassa trascinando con sé disperazione e morte. In quella data crolla anche l’idea di modernità connessa all’idea di Stato. Nelle ore e nei giorni successivi una paralisi ha colpito tutti, incapaci di capire quale futuro attendere e progettare. In qualsiasi altra situazione la razionalità avrebbe avuto la meglio sulla frenesia e l’emotività, ma l’incompetenza e la scarsa professionalità della classe politica al governo di Genova ha creato molta confusione spacciandola per efficienza. Il pluristellato architetto Renzo Piano ha cucinato un progetto adatto alla tragedia, rassicurante e senza quella forza che era propria del viadotto Morandi.

Non c’è stata discussione; si è agito senza pensare, si doveva fare. Nessuna voce contraria si è levata, solo alcune voci sparute, minori, che hanno tentato di aprire il dibattito che è avvenuto solo nelle aule universitarie grazie alla lungimiranza di docenti come Carmen Andriani e Manuel Gausa. [Cfr. la nostra inchiesta: «Genova e il fantasma del ponte Morandi»]

La consultazione farsa di manifestazione d’interesse da parte di raggruppamenti d’imprese e progettisti per la ricostruzione del ponte ha evidenziato, ancora una volta, la debolezza italica: agire sempre e comunque in emergenza. L’emergenza tollera ogni forma di abuso di potere politico e legislativo solo per raggiungere un consenso elettorale immediato. D’altronde non deve sconvolgere che Genova sia in Italia la città più viziata e che ha beneficiato nel tempo di sovvenzioni dello Stato, senza rimboccarsi le maniche, se non ritorniamo alla ribellione agli austriaci condotta da Giovanni Battista Perasso detto il Balilla; era però il 5 dicembre 1746.

Anche per il concorso del masterplan del quadrante Valpolcevera, praticamente l’area sottostante il nuovo viadotto, ci vorrà l’aiutino statale e poi si dovranno presentare gli esiti ai privati che dovranno sostenerne la realizzazione. Indubbiamente va dato atto all’Ordine degli Architetti di Genova e al CNAPPC di aver posto regole chiare alla politica efficientista o presunta tale dell’amministrazione Bucci. Un altro discorso è quanto la politica ha condiviso un approccio nuovo per Genova alle trasformazioni urbane, anche se emerge un’assenza di visione d’insieme nel rapporto tra Valpolcevera e resto della città e della stessa valle a nord e sud. Questo fatto risulta ancora più grave se passiamo alla macro scala, dove non è stato immaginato nessun piano strategico né piano di governo del territorio in questi anni, come accaduto invece a Milano con le amministrazioni Pisapia e Sala. Il concorso genovese consente tuttavia, per la prima volta, al CNAPPC di finanziare con centomila euro i premi, mentre l’Ordine genovese con diecimila euro copre le spese della giuria; una spinta importante per eleggere il concorso come modalità operativa abituale.

La crisi della mancanza di visione coincide con la crisi del ruolo di assessore all’Urbanistica. Si è passati da un tecnico-politico come Bruno Gabrielli, allievo di Giovanni Astengo, alla sindaca Marta Vincenzi che tenne per sé la delega, all’assessore della giunta Doria Stefano Bernini, per finire con Simonetta Cenci, partner professionale e nella vita di Alfonso Femia (ex 5+1), alla sua prima esperienza amministrativa.

Ma torniamo al concorso. Il fatto di aver concentrato tutto nell’area prospiciente il sedime della nuova infrastruttura dimostra la scarsa lungimiranza nel pensare alla Valpolcevera nel suo insieme. Inoltre, gli interventi considerati risolutivi contribuiranno a marginalizzare ancora di più il quartiere che guarda al concorso come ultima possibilità di riscossa sociale e culturale, proprio perché disconnessi dal resto della valle. Il masterplan non riflette neppure sulle future infrastrutture come l’alta velocità, che prevede d’insediare la nuova stazione in zona Trasta non lontana da Bolzaneto, fatto evidenziato dagli studenti universitari nei corsi suddetti e che nessuno ha considerato d’inserire nel bando almeno come ipotesi di scenario.

Se analizziamo poi nel dettaglio il disciplinare di concorso, non si comprende la discrepanza nei parametri di valutazione: ad esempio, i punti assegnati nel primo grado del concorso sono 60 per la coerenza del progetto con le linee guida, mentre la qualità della “valorizzazione urbana” 40 e la qualità dell’idea progettuale 20. Nel secondo grado la qualità del progetto urbano e delle connessioni ne vale 40, mentre la qualità architettonica dello spazio vale 20 punti (incomprensibile, dovrebbero avere lo stesso punteggio).

Confrontando questo concorso con quello degli ex scali Farini a Milano si denota nell’esempio milanese – vinto da OMA/Rem Koolhaas – un’impostazione più approfondita. Infatti salta all’occhio la richiesta ai progettisti di elaborare scenari futuri dell’assetto morfologico, tipologico e spaziale, al pari di un coinvolgimento diretto e maggiore dei cittadini: la cosiddetta partecipazione. A Genova non accade, città dove cento anni fa nasceva Giancarlo De Carlo, che della partecipazione ha fatto il suo modus operandi. I genovesi parteciperanno a giochi fatti, quando la giuria composta dagli Avengers e guidata da Stark (Tony, non Philippe Starck) in una sola settimana sceglierà il progetto migliore.

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Architettura Ecosostenibile compie 10 anni!

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