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Bonus casa 2019: incentivi per accedere al mutuo di ristrutturazione „Mutuo ristrutturazione 2019: come richiederlo e quali sono le detrazioni“

Bonus casa 2019: incentivi per accedere al mutuo di ristrutturazione
„Se per ristrutturare la prima casa nel 2019 volete chiedere un mutuo, vi consigliamo quale procedura seguire e vi indichiamo le detrazioni.“

Bonus casa 2019: incentivi per accedere al mutuo di ristrutturazione

istrutturare casa è un processo fisiologico necessario per il miglioramento della qualità della propria vita. Gli immobili in cui viviamo infatti, al pari di organismi veri e propri, sono soggetti nel tempo al deterioramento dei propri componenti costruttivi e al superamento, in termini di sicurezza e comfort, dei sistemi impiantistici di cui sono dotati.

Approfittate poi del restyling per eseguire veri e propri cambiamenti stilistici ed estetici che accompagnano il nostro tempo, come uno stile shabby chic o vintage, una casa ecosostenibile o, se amate la tecnologia, affidatevi agli esperti della casa domotica.

Cos’è il mutuo per ristrutturazione
Il mutuo per ristrutturazione è un finanziamento che serve a sostenere le spese per gli interventi di manutenzione e riqualificazione energetica. Il mutuo ristrutturazione può essere erogato con finalità di manutenzione ordinaria, per piccoli interventi oppure con finalità di manutenzione straordinaria, per interventi più organici su ampie porzioni dell’edificio.

Il mutuo può durare dai 5 ai 30 anni, e le modalità di erogazione sono le stesse che per un mutuo acquisto casa, anche se il suo ottenimento è relativamente più semplice, dato che si tratta di cifre senz’altro inferiori. Come per ogni tipo di mutuo, anche questo può essere a tasso fisso, variabile o misto, con loan to value massimo dell’80%.

In alternativa al mutuo si può richiedere un prestito non finalizzato, ma in tal caso i tassi saranno meno competitivi.

Quali documenti servono per un mutuo ristrutturazione
La documentazione necessaria per ottenere un mutuo ristrutturazione varia a seconda del tipo di intervento. Per quanto riguarda la manutenzione ordinaria occorre presentare alla banca il preventivo delle spese redatto dall’azienda che effettua i lavori. Per la manutenzione straordinaria occorre presentare anche il progetto, l’autorizzazione edilizia e la Denuncia di inizio attività (Dia), oltre all’istruttoria per il mutuo.

Detrazioni 2019 per il mutuo ristrutturazione prima casa
I bonus per la ristrutturazione della prima casa sono stati prorogati fino al 31 dicembre 2019. Fino a quel termine, quindi, si potrà detrarre il 50% delle spese di ristrutturazione edilizia per un tetto massimo di 96 mila euro. Si possono portare in detrazione interventi su edifici privati legati a restauro e risanamento delle parti comuni, per interventi di rimozione delle barriere architettoniche, per ricostruzione dopo eventi calamitosi, per migliorare sicurezza e risparmio energetico. Così come per interventi di riduzione rischio sismico (sisma bonus variabile tra il 50 e l’85%) e di rifacimento aree verdi (bonus verde, 36%)

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Genova: visioni miopi sotto il ponte

Considerazioni a margine del bando di concorso internazionale di progettazione per il masterplan di rigenerazione del quadrante Valpolcevera e lo studio di fattibilità del nuovo parco urbano

GENOVA. La Valpolcevera per decenni ha subito quello che il resto della città non poteva, in alcuni casi, ospitare a causa della mancanza di spazio, l’insediamento della raffineria dei Garrone, le infrastrutture autostradali e ferroviarie nell’unica valle aperta del Genovesato. Tra queste infrastrutture nel dopoguerra viene realizzato il viadotto capolavoro dell’ingegneria progettato da Riccardo Morandi. Un viadotto esito di una sperimentazione sul calcestruzzo che il 14 agosto 2018 collassa trascinando con sé disperazione e morte. In quella data crolla anche l’idea di modernità connessa all’idea di Stato. Nelle ore e nei giorni successivi una paralisi ha colpito tutti, incapaci di capire quale futuro attendere e progettare. In qualsiasi altra situazione la razionalità avrebbe avuto la meglio sulla frenesia e l’emotività, ma l’incompetenza e la scarsa professionalità della classe politica al governo di Genova ha creato molta confusione spacciandola per efficienza. Il pluristellato architetto Renzo Piano ha cucinato un progetto adatto alla tragedia, rassicurante e senza quella forza che era propria del viadotto Morandi.

Non c’è stata discussione; si è agito senza pensare, si doveva fare. Nessuna voce contraria si è levata, solo alcune voci sparute, minori, che hanno tentato di aprire il dibattito che è avvenuto solo nelle aule universitarie grazie alla lungimiranza di docenti come Carmen Andriani e Manuel Gausa. [Cfr. la nostra inchiesta: «Genova e il fantasma del ponte Morandi»]

La consultazione farsa di manifestazione d’interesse da parte di raggruppamenti d’imprese e progettisti per la ricostruzione del ponte ha evidenziato, ancora una volta, la debolezza italica: agire sempre e comunque in emergenza. L’emergenza tollera ogni forma di abuso di potere politico e legislativo solo per raggiungere un consenso elettorale immediato. D’altronde non deve sconvolgere che Genova sia in Italia la città più viziata e che ha beneficiato nel tempo di sovvenzioni dello Stato, senza rimboccarsi le maniche, se non ritorniamo alla ribellione agli austriaci condotta da Giovanni Battista Perasso detto il Balilla; era però il 5 dicembre 1746.

Anche per il concorso del masterplan del quadrante Valpolcevera, praticamente l’area sottostante il nuovo viadotto, ci vorrà l’aiutino statale e poi si dovranno presentare gli esiti ai privati che dovranno sostenerne la realizzazione. Indubbiamente va dato atto all’Ordine degli Architetti di Genova e al CNAPPC di aver posto regole chiare alla politica efficientista o presunta tale dell’amministrazione Bucci. Un altro discorso è quanto la politica ha condiviso un approccio nuovo per Genova alle trasformazioni urbane, anche se emerge un’assenza di visione d’insieme nel rapporto tra Valpolcevera e resto della città e della stessa valle a nord e sud. Questo fatto risulta ancora più grave se passiamo alla macro scala, dove non è stato immaginato nessun piano strategico né piano di governo del territorio in questi anni, come accaduto invece a Milano con le amministrazioni Pisapia e Sala. Il concorso genovese consente tuttavia, per la prima volta, al CNAPPC di finanziare con centomila euro i premi, mentre l’Ordine genovese con diecimila euro copre le spese della giuria; una spinta importante per eleggere il concorso come modalità operativa abituale.

La crisi della mancanza di visione coincide con la crisi del ruolo di assessore all’Urbanistica. Si è passati da un tecnico-politico come Bruno Gabrielli, allievo di Giovanni Astengo, alla sindaca Marta Vincenzi che tenne per sé la delega, all’assessore della giunta Doria Stefano Bernini, per finire con Simonetta Cenci, partner professionale e nella vita di Alfonso Femia (ex 5+1), alla sua prima esperienza amministrativa.

Ma torniamo al concorso. Il fatto di aver concentrato tutto nell’area prospiciente il sedime della nuova infrastruttura dimostra la scarsa lungimiranza nel pensare alla Valpolcevera nel suo insieme. Inoltre, gli interventi considerati risolutivi contribuiranno a marginalizzare ancora di più il quartiere che guarda al concorso come ultima possibilità di riscossa sociale e culturale, proprio perché disconnessi dal resto della valle. Il masterplan non riflette neppure sulle future infrastrutture come l’alta velocità, che prevede d’insediare la nuova stazione in zona Trasta non lontana da Bolzaneto, fatto evidenziato dagli studenti universitari nei corsi suddetti e che nessuno ha considerato d’inserire nel bando almeno come ipotesi di scenario.

Se analizziamo poi nel dettaglio il disciplinare di concorso, non si comprende la discrepanza nei parametri di valutazione: ad esempio, i punti assegnati nel primo grado del concorso sono 60 per la coerenza del progetto con le linee guida, mentre la qualità della “valorizzazione urbana” 40 e la qualità dell’idea progettuale 20. Nel secondo grado la qualità del progetto urbano e delle connessioni ne vale 40, mentre la qualità architettonica dello spazio vale 20 punti (incomprensibile, dovrebbero avere lo stesso punteggio).

Confrontando questo concorso con quello degli ex scali Farini a Milano si denota nell’esempio milanese – vinto da OMA/Rem Koolhaas – un’impostazione più approfondita. Infatti salta all’occhio la richiesta ai progettisti di elaborare scenari futuri dell’assetto morfologico, tipologico e spaziale, al pari di un coinvolgimento diretto e maggiore dei cittadini: la cosiddetta partecipazione. A Genova non accade, città dove cento anni fa nasceva Giancarlo De Carlo, che della partecipazione ha fatto il suo modus operandi. I genovesi parteciperanno a giochi fatti, quando la giuria composta dagli Avengers e guidata da Stark (Tony, non Philippe Starck) in una sola settimana sceglierà il progetto migliore.

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Architettura Ecosostenibile compie 10 anni!

Architettura Ecosostenibile compie 10 anni. Eh già, sono passati 10 anni dal maggio del 2009, quando muovevamo i primi timidi passi online, prima di ogni altro portale sul tema.

Un decennio è trascorso ma la passione che ci muove è esattamente la stessa ed è il vero trait d’union del sito. Traspare in ogni sua pagina, progettata nei dettagli, in ogni articolo, scritto con competenza ed amore dai nostri autori e revisionato con attenzione dalla redazione, nella cura dei social network, il nostro contatto più diretto con tutti i fan che hanno scelto di seguire la nostra avventura “green”.
Oggi possiamo dire con orgoglio di essere il riferimento in Italia non solo per studenti e professionisti del settore, ma anche per i curiosi che si avvicinano per la prima volta all’architettura ecosostenibile. Con i nostri articoli di approfondimento, le interviste, le recensioni e una redazione di architetti preparati, da 10 anni facciamo della divulgazione delle tematiche relative alla sostenibilità in architettura la nostra missione.

I più sentiti ringraziamenti vanno a te e a tutti i nostri lettori che ci hanno seguito e supportato in questi 10 anni e agli autori che hanno scelto di condividere con il vasto pubblico del web le proprie conoscenze.

Per non lasciar passare inosservato un traguardo così importante la redazione festeggerà con un weekend a Londra all’insegna dell’architettura. Visiteremo la City e i quartieri di Battersea, Stratford e King’s Cross, interessati da progetti architettonici e riqualificazioni urbane fantastiche! Condivideremo con te, tramite i nostri canali social, foto e racconti di viaggio, ma soprattutto elaboreremo, alla fine del weekend, una guida sull’architettura contemporanea a Londra, che ti piacerà sia come appassionato di architettura, ma anche e soprattutto se hai in programma una visita alla capitale del Regno Unito.

Festeggia con noi! Invia un messaggio di auguri all’indirizzo antonia@architetturaecosostenibile.it . I più speciali saranno letti a tutti gli autori durante il weekend insieme a Londra. In questo modo potrai partecipare a distanza a questa esperienza unica!

Sono passati 10 anni, ma la nostra voglia di raccontare il mondo dell’architettura ecosostenibile è rimasta immutata. Se credi anche tu che il miglior modo di vivere su questa terra sia quello di muoversi con passo lieve, continua a seguirci! Ci aspettano altri compleanni da festeggiare insieme. Intanto questo sarà davvero speciale!

Antonia Guerra e la redazione di Architettura Ecosostenibile

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AMPLIAMENTO AEROPORTO MARCO POLO VENEZIA. STRUTTURE: TRA SFIDE E SOLUZIONI RAGGIUNTE

Gli interventi di ampliamento dell’Aeroporto Marco Polo Venezia sono partiti nel maggio del 2018 e sono stati inaugurati alla presenza della Presidentessa del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e del Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro.

Tecnologie costruttive ed un cantiere dalle particolari caratteristiche, sono aspetti che rendono necessario un approfondimento tecnico per via delle soluzioni, strutturali e di gestione del cantiere, adottate per l’intervento da considerarsi un vero e proprio caso studio per i progettisti.

L’intervento che interessa l’aerostazione veneziana si inserisce nella prima fase del più ampio progetto di ingrandimento del cosiddetto Lotto B2, un importante lavoro destinato al settore Extra Schengen, il quale si stima verrà ultimato nel 2027.

La necessità di nuovi spazi (ampliamento sala arrivi e sala partenze, nuovo torrino) risponde alla crescita degli utenti che usufruiscono dell’area Extra Schengen e che rappresentano il 32% del traffico totale che attraversa l’aeroporto di Venezia-Tessera.

Nel dettaglio, le operazioni prevedono la costruzione dell’edificio “Pier Sud” dell’Aeroporto di Venezia – Ampliamento terminal passeggeri, che si sviluppa su quattro piani fuori terra (piano mezzanino, piano primo, piano secondo e copertura).

La presente panoramica tecnica sulle strutture e sulle dinamiche di posa in cantiere per l’ampliamento Aeroporto Marco Polo Venezia, è stata elaborato da Tecnostrutture, la società coinvolta nel progetto in qualità fornitore primario di pilastri PDTI® NPS®, travi NPS® BASIC e solaio predalles. Vediamo i dettagli tecnici del progetto.

AMPLIAMENTO AEROPORTO MARCO POLO VENEZIA. QUALI CARATTERISTICHE HANNO LE STRUTTURE?
Durante la fase di progettazione dell’ampliamento Aeroporto Marco Polo di Venezia è stato utilizzato il BIM per ridurre le interferenze tra gli elementi. La società CLEA , per conto del Consorzio Integra Soc.Coop si è occupata della sovrapposizione dei file IFC provenienti dalle varie discipline (architettonico, strutture, impianti).

Il Sistema NPS®, i pilastri PDTI® misti acciaio-calcestruzzo e le travi tralicciate oggetto della fornitura NPS® sono stati prodotti secondo i criteri, le specifiche ed il dimensionamento del progettista principale dell’opera.

La struttura portante dell’edificio di nuova costruzione è costituita da:

orditura principale verticale: parete in c.a. e colonne miste acciaio-calcestruzzo PDTI® di dimensioni Ø1016/508mm;
orditura principale orizzontale del piano primo e secondo solaio: travi NPS® di tipo misto acciaio-calcestruzzo, sottosporgenti il solaio, e impalcati di tipo predalles;
maglia strutturale tipo al piano primo 11,39×12,00 m con travi su luce di 12,00 m;
maglia strutturale tipo al piano secondo 11,39×24,00 m con travi su luce di 24,00 m;
altezza massima dei PDTI® 17,76m con interpiani a +6,34 m e +12,75 m.
Ampliamento Aeroporto Marco Polo Venezia

Le colonne del Sistema NPS® sono state realizzate in tronchi monopiano giuntati, ad eccezione di alcune colonne che sono a doppia altezza, con profilo tubolare Ø1016x20mm e Ø508x16mm in acciaio S355J0.

All’interno della camicia è presente l’armatura necessaria per garantire le prestazioni di resistenza al fuoco in acciaio B450C, costituita da 12Ø30 e 12Ø16 per le colonne Ø1016 e da 12Ø16 e 6Ø16 per le colonne Ø508mm. Altezza massima pari a 10,18 e 6,75 m.

Le travi del Sistema NPS® sono state realizzate nel rispetto degli ingombri geometrici definiti in fase esecutiva dal progettista: per primo impalcato presentano luce max 11,50 m sez. 70×52 con piatto inferiore 30mm S355, mentre per secondo impalcato luce max 23,00 m sez. 70×120 con piatto inferiore 15mm S355. Impiego di correnti in acciaio S450 per diametri superiori a Ø36mm.

Il dimensionamento degli elementi prefabbricati, per l’ampliamento Aeroporto Marco Polo Venezia, è stato eseguito dai progettisti NPS® secondo le prescrizioni di legge vigenti D.M. 14.01.2008 “Norme tecniche per le costruzioni” e sulla base delle sollecitazioni calcolate nel progetto originario.

Ai sensi della UNI EN 1090 è stata definita la classe di esecuzione per le strutture metalliche EXC4 in conformità al progetto originario.

COM’È AVVENUTA LA POSA IN OPERA IN CANTIERE?
Tra le principali sfide affrontate nella realizzazione dell’intervento di ampliamento Aeroporto Marco Polo Venezia, rientrano le operazioni di posa avvenute prevalentemente ad aeroporto e piste chiuse, quindi in orario notturno (Fig.1), tra le 0,30 e le 5,45.

Ampliamento Aeroporto Marco Polo Venezia
Fig.1_Operazioni di posa orario notturno_©Tecnostrutture

Questo perché il montaggio è stato eseguito con un’autogrù molto alta, che interferiva con i sistemi radar del controllo volo. Inoltre il montaggio si è svolto in gran parte nell’area della pista, in conflitto con le normali operazioni svolte ad aeroporto chiuso.

Le travi che ricadevano sul confine tra area pubblica ed area sterile, sono state avvolte in concertina (filo spinato – Fig.2) ed installati sotto la supervisione della polizia aeroportuale. Altro ostacolo era la nebbia. In caso di visibilità non sufficiente a garantire la sicurezza nell’area di competenza dell’ENAC, veniva inibito l’accesso a tutti i lavoratori.

Figura 1_Operazioni di posa orario notturno_©Tecnostrutture
Fig.2_Concertina a protezione dell’area_©Tecnostrutture

La posa degli elementi strutturali NPS® è stata svolta seguendo il cronoprogramma del cantiere, sotto la vigilanza della direzione lavori e del coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione.

QUALI DIFFICOLTÀ SI SONO PRESENTATE NELLA PROGETTAZIONE E COME SONO STATE SUPERATE?
La progettazione NPS® ha fatto riferimento al progetto iniziale, definendo la soluzione tecnologica che risultasse versatile e flessibile in fase di realizzazione.

Ampliamento Aeroporto Marco Polo Venezia
Fig.3_Travi tralicciate_©Tecnostrutture

La sequenza di posa e l’autoportanza delle travi tralicciate NPS® (Fig.3) hanno sensibilizzato il progettista alla verifica scrupolosa delle strutture in fase provvisionale (stabilità delle strutture verticali e svergolamento del traliccio).

La particolarità, della commessa ampliamento Aeroporto Marco Polo Venezia per le azioni in gioco e le performance strutturali richieste, ha posto l’attenzione del progettista NPS® anche ai minimi particolari, quali:

la verifica puntuale delle armature ai nodi del telaio sismoresistente al fine di garantire una corretta posa delle stesse (armature bidirezionali su più strati superiori ed inferiori) e la corrispondenza tra progetto ed As Built;
la definizione della sequenza di posa delle armature con preinserimento nelle travi tralicciate NPS® delle barre ai nodi e successivo scorrimento delle stesse come da progetto esecutivo;
la verifica delle strutture in fasi distinte, come previsto dal cronoprogramma, con cambio dello schema statico da semplice appoggio a continuità strutturale.
Le difficoltà progettuali riscontrate sono state risolte attraverso le soluzioni NPS® a disposizione e la collaborazione sinergica con il progettista principale dell’opera e il direttore dei lavori: diversamente non sarebbe stato possibile raggiungere questo eccellente risultato.

Credits

Committente: Gruppo SAVE s.p.a..

Impresa di costruzioni: Consorzio Integra Soc.Coop.

Progetto strutturale e architettonico: OneWorks.

Fornitura pilastri, travi e solai: Tecnostrutture, azienda con 35 anni di esperienza specializzata nel settore dei prefabbricati a struttura mista acciaio-calcestruzzo.

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Rischio sismico, gli architetti di Catania: “Non abbassare mai l’attenzione sul nostro territorio”

“Il terremoto ha cambiato la vita di moltissime persone e distrutto case, ritenute sicure fino a pochi secondi prima della scossa”. Così il presidente Alessandro Amaro

“Il terremoto ha cambiato la vita di moltissime persone e distrutto case, ritenute sicure fino a pochi secondi prima della scossa. L’Ordine degli Architetti non ha dimenticato il sisma dello scorso 26 dicembre, momento di grande tensione che ci ha visto a lavoro a sostegno della popolazione colpita. Vogliamo partire da incontri come questi per passare dalle riflessioni, dal confronto tra professionisti, ad azioni concrete che possano realmente incidere sulla sicurezza del nostro territorio”.

Così Alessandro Amaro, presidente dell’Ordine degli Architetti di Catania ha introdotto il convegno “Il sisma ti cambia la vita”, organizzato insieme alla Fondazione durante l’evento fieristico “CamBiovita Expo”, “dove abbiamo realizzato un’istallazione all’interno del nostro stand che rievoca l’evento sismico, con l’obiettivo di non dimenticare e non abbassare l’attenzione su questo tema“, come spiegato dall’architetto Martina Arena, delegata del presidente in Fondazione.

Un’occasione di dibattito e approfondimento che ha avuto come focus centrale i sempre attuali fenomeni sismici, con testimonianze di chi è sceso sul campo nei momenti di emergenza: “Il terremoto di Santo Stefano ha colpito maggiormente i comuni di Aci Catena, Aci Sant’Antonio, Acireale, Santa Venerina, Viagrande, Zafferana Etnea, oltre ad alcune frazioni tra cui Fleri – ha detto l’architetto Paolo Licandri, consigliere tesoriere dell’Ordine – in questi casi noi della protezione civile ci siamo occupati di dare un soccorso immediato alle persone interessate, dalla conta degli sfollati alla loro allocazione“.

“A seguito delle scosse dello scorso dicembre, noi professionisti ci siamo messi a disposizione per effettuare i sopralluoghi: io, per esempio, mi sono occupato personalmente di Aci Sant’Antonio, un comune molto vasto di cui si è parlato poco, dove varie strutture abitative sono state dichiarate inagibili e molti residenti ancora vivono negli alberghi o nelle case di parenti”, ha sottolineato il consigliere architetto Igor Nastasi. Una terra che continua a tremare e che sembra essere abituata all’emergenza, ma che necessita di una preparazione adeguata per la gestione di criticità rimaste irrisolte: “Di fronte a un sisma non siamo mai pronti ad affrontare le conseguenze, né da un punto di vista culturale e neanche sotto il profilo operativo – hanno affermato Paolo Nicolosi consigliere nazionale dei Geometri e Agatino Spoto, presidente del Collegio etneo – ci preme pensare alla formazione di tecnici preparati, soprattutto a vantaggio delle generazioni future“.

“Sull’argomento terremoti occorre puntare sulla prevenzione, oltre a dare un’informazione adeguata circa l’entità del fenomeno sismico, calcolata solo sulla base del grado di magnitudo, mentre di primaria importanza è anche il livello di profondità del movimento tellurico“, ha spiegato l’ex presidente degli Ingegneri di CataniaLuigi Bosco. A parlare di “necessità di riqualificare gli edifici pubblici e privati” è stato Giuseppe Piana, presidente Ance, che da mesi riunisce tutta la filiera attorno al tavolo “Catania Sicura” per pianificare azioni di prevenzione, “un lavoro che va fa fatto attraverso una sinergia tra i vari attori operanti nel settore“, ha aggiunto Biagio Bisignani, direttore Urbanistica del comune di Catania.

“Occorre mirare a innalzare il senso civico, per preservare il nostro patrimonio culturale“, ha continuato Barbara Mirabella, direttrice “CamBiovita Expo” e assessore comunale alla Pubblica Istruzione e Beni Culturali. Su questo tema, l’intervento di Giuseppe Marano, consigliere dell’Ordine: “Porto l’esperienza di ricognizione degli episodi sismici del 2002, dell’ottobre 2018 a Biancavilla e a Santa Maria di Licodia e dello scorso 26 dicembre; si tratta in quest’ultimo caso di zone colpite più volte nella storia da calamità naturali come queste e, in caso di danni, ci occupiamo anche della salvaguardia dei monumenti colpiti come le chiese delle frazioni di Pennisi, Fleri e Pisano“.

“Vogliamo fare capire alla popolazione l’importanza della solidità ed efficienza delle loro case, attraverso un’opera di sensibilizzazione sull’uso di incentivi per la messa in sicurezza degli edifici: si tratta dei bonus ristrutturazione, bonus mobili, eco-bonus, bonus giardini, sisma-bonus ed eco/sisma-bonus“, ha concluso il Presidente Amaro. Non a caso, l’architetto Cecilia Tosto, delegata del presidente dell’Ordine per l’Architettura Sostenibile, ha definito “il patrimonio edilizio una risorsa da cui si può innescare un processo economico virtuoso, perché la qualità della nostra vita dipende da quella delle nostre abitazioni“.

Durante il convegno anche il ricordo del decennale del terremoto dell’Aquila con gli interventi del consigliere Pietro Milone e l’architetto Giuseppe Licciardello.

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Un ponte da 5mila tonnellate di acciaio per collegare i Balcani alla Comunità Europea: lo ha realizzato la trevigiana Maeg

Per costruirlo sono stati allestiti due cantieri sulle sponde della Sava: uno in territorio bosniaco, l’altro in terra croata e le maestranze hanno lavorato andandosi incontro. Al confine tra Croazia, Paese Ue, e Bosnia Erzegovina ora c’è il ponte di Svilaj a due corsie distinte, lungo 640 metri e largo 29: in questi giorni la trevigiana Maeg Costruzioni di Alfeo Ortolan vi ha calato l’ultimo concio, a completamento della struttura in metallo che sorreggerà le solette di calcestruzzo per il transito degli autoveicoli. Un ponte atteso, una pietra miliare a rafforzare le relazioni tra i due Paesi.

“Quel ponte sulla Sava che a Belgrado va a congiungersi col Danubio”, ha detto Alfeo Ortolan (in foto), fondatore e presidente di Maeg Costruzioni Spa, quartier generale a Vazzola, in provincia di Treviso, “è parte del corridoio paneuropeo 5c, che collega il porto croato di Ploče con la capitale ungherese Budapest, ed è strategico per le vie di comunicazione e di trasporto dell’Europa centro-orientale”.

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Composto da sette campate per un peso complessivo di 5mila tonnellate di acciaio che poggiano su quattro pile, due delle quali all’interno del corso fluviale, la struttura del ponte è stata realizzata in Veneto e pre-assemblata a terra. I conci sono stati poi sollevati e installati con l’impiego di torri dotate di gru e poggiati su torri temporanee. Per alloggiare i macro-conci, sono state costruite nel letto della Sava due piazzole con l’utilizzo di palancole ad arginare il flusso del fiume, soggetto a forti piene.

Spettacolare, oltre che emozionante, la posa dell’ultimo concio che apre di fatto i collegamenti diretti tra Croazia e Bosnia Erzegovina lungo il corridoio paneuropeo dal porto di Ploče sul Mar Adriatico a Budapest in Ungheria.

La stazione appaltante è costituita dal Governo della Repubblica di Croazia e dal Consiglio dei ministri della Bosnia ed Erzegovina e finanziata, grazie a dei fondi europei, per oltre 26 milioni di euro dai due Stati, di cui 10,5 milioni per le strutture metalliche. Vincitore dell’appalto per la costruzione delle strutture metalliche è risultato nel 2017 lo specialista Maeg Costruzioni SpA di Vazzola. Non c’è ancora il manto stradale, ma da giovedì scorso le due sponde della Sava si sono ricongiunte e si rafforza così la posizione della Bosnia come candidato potenziale all’ingresso nella Comunità europea.

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Maeg Costruzioni, società per azioni controllata totalmente dalla famiglia di Alfeo Ortolan, fondata nel 1978, è un international player nel settore delle costruzioni, sia come General Contractor che come specialista nella lavorazione di carpenteria in acciaio medio-pesante. Offre un servizio completo attraverso la progettazione, la produzione e la posa in opera di ponti, viadotti ed edifici ad uso civile e industriale. Le opere Maeg sono presenti in oltre venti Paesi in tutto il mondo: tutte sono interamente Made in Italy e coordinate in-house.

Sono 65mila le tonnellate/anno che determinano la capacità produttiva dei cinque stabilimenti di 160mila metri quadrati coperti, distribuiti tra le province di Treviso e di Pordenone (Vazzola, 2 a Codogné, Maron di Brugnera e Budoia). Con circa 900 addetti ha realizzato nel 2017 un fatturato di 118,6 milioni di euro con un Ebitda di 8,8 milioni di euro.

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Incendio Notre-Dame: presentato il progetto green per trasformare il tetto in una grande serra

E se il tetto della cattedrale di Notre-Dame devastato dall’incendio del 15 aprile diventasse un’enorme serra verde aperta al pubblico per progetti educativi e di inclusione sociale? È il progetto di restauro green presentato da un collettivo di architetti francesi: alberi d’alto fusto e piante di ogni genere in un luogo dove conciliare (anche) le sfide dell’ecologia e delle pari opportunità.

È esattamente questa l’idea che è alla base della bozza proposta dallo Studio NAB, pubblicata sul sito Designboom e denominata “Notre Dame de Paris in green for all of us”, che immagina di far diventare il sottotetto della basilica un luogo in cui far interagire conservazione e storia con le problematiche sociali e le sfide ecologiche moderne.

La proposta progettuale comprende una grande serra didattica che si estenda su tutto il tetto, al cui interno si potranno ospitare iniziative di reinserimento professionale rivolte ai più poveri, con corsi di agricoltura urbana, orticoltura e permacultura, e spazi dedicati a laboratori didattici per i più piccoli.

La guglia centrale, bruciata e collassata durante il rogo, inoltre, diventerebbe un eccezionale apiario, con decine di alveari al suo interno.

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La struttura in rovere, soprannominata “la foresta”, sarà riutilizzata per creare tutte le piantatrici e le strutture presenti nella serra, seguendo un design che rispetti la sagoma originale dell’edificio e le diverse figure che lo abitavano. Nel progetto, infine, la copertura del tetto è pensata in una struttura in acciaio color oro e riempita con pannelli di vetro, il tutto rispettando il sequenziamento autentico dei tetti.

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Dall’incendio che ha colpito la cattedrale di Notre-Dame, si sono in realtà susseguiti parecchi progetti più o meno realistici per la ricostruzione del tetto, alternandosi tra coloro che vorrebbero ristrutturarlo in modo identico a prima e coloro che vogliono reinventarlo utilizzando materiali attuali. Ma un’idea di una enorme serra su uno storico monumento patrimonio mondiale dell’UNESCO voi come la vedete?

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House in a Box: il progetto di Amazon inaugura a Milano

In occasione della Milan Design Week Amazon presenta uno showroom innovativo realizzato in collaborazione con lo Studio Albera Monti Architetti

Ha inaugurato ieri a Milano House in a Box, il progetto ideato da Amazon per coinvolgere visitatori e clienti in un’esperienza di design a 360°. Il sito di shopping online, infatti, ha scelto la Milan Design Week per aprire le porte della propria sede che, per l’occasione, si trasforma in showroom innovativo dedicato alla casa e a tutti i suoi complementi, di qualsiasi stile e budget. L’evento esclusivo, che ha visto la partecipazione di numerosi ospiti, tra cui anche Chiara Ferragni e Sofia Viscardi, si è tenuto presso la sede di Amazon di Viale Monte Grappa, 3.

“Siamo lieti di partecipare alla Milano Design Week 2019, uno dei più importanti eventi internazionali nel settore del design e dell’arredamento sia per gli esperti del settore sia per un pubblico più ampio a livello nazionale e internazionale,” afferma Mariangela Marseglia, Country Manager Amazon.it e Amazon.es. “Per l’occasione, accoglieremo visitatori e clienti negli uffici della nostra sede direzionale, dando loro la possibilità di provare in prima persona diversi prodotti interessanti e di scoprire opzioni di consegna e soluzioni disponibili su Amazon.it. Speriamo che i nostri clienti possano cogliere questa occasione quale fonte d’ispirazione per arredare le proprie case secondo qualsiasi budget e stile.”

L’esposizione, curata dallo Studio AMA Albera Monti Architetti, si snoda attraverso due appartamenti dallo stile contemporaneo dove si inserisce un’ampia varietà di prodotti di design. Gli articoli delle nuove collezioni Amazon, Alkove e Movian, una selezione di pezzi di artigianato Made in Italy, i grandi marchi e le soluzioni innovative per la casa intelligente, dalla domotica all’illuminazione, convivono in perfetta armonia in uno spazio pensato per accogliere, ispirare e coinvolgere.

“Abbiamo accolto con entusiasmo questa proposta da parte di Amazon e siamo felici di offrire la nostra esperienza nel campo del design”, afferma Nicolas Monti dello studio studio AMA Albera Monti Architetti. “Gli spazi di presentazione proposti sono pensati per ispirare i clienti e aiutarli a scoprire la vasta gamma di prodotti disponibili su Amazon.it, a visualizzarli nelle loro case e a ordinarli secondo le proprie necessità” afferma Giuseppe Albera di AMA Albera Monti Architetti.

Dedicato al grande pubblico, House in a Box non poteva che celebrare anche una nuova shopping experience, con tante funzionalità create da Amazon proprio per facilitare l’acquisto nell’ambito dell’interior design. A partire da Amazon Augmented Reality, che consente di visualizzare i singoli pezzi nella propria casa, fino ad Amazon 360 Spin, per guardare un prodotto a 360 gradi, e Discover, che consente di filtrare gli articoli in base al proprio stile e fornisce raccomandazioni personalizzate.

Lo showroom, allestito all’interno della nuova sede di Amazon a Milano, in viale Monte Grappa 3, è aperto al pubblico giovedì 11 aprile dalle 15:00 alle 20:00, e venerdì 12 e sabato 13 aprile dalle 10:00 alle 20:00. L’ingresso è libero, ma per chi desidera un’esperienza personalizzata sono previste visite guidate ogni mezz’ora. Tutti i prodotti sono acquistabili immediatamente sullo store amazon.it/designweek, aperto anche per tutti coloro che, purtroppo, non si trovano a Milano.

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La villa su misura? È pratica, ecologica, accessibile di design. E prefabbricata

Tetto-giardino, mini piscina, grandi vetrate affacciate sul verde. Lo direste? È una casa prefabbricata, che un’architetta ha realizzato per sé. Sembra la California, invece si trova in Franciacorta nel bresciano

Rendere accessibili a tutti i benefici dell’architettura». L’obiettivo di Valentina Moretti, fondatrice nel 2011 dello studio di progettazione More, è semplice. Quello che sorprende è come lo ha realizzato. E cioè con un approccio prefabbricato all’abitare. Primo test? Su se stessa. Che in questa casa in Franciacorta, nel Bresciano, rispetta in pieno i requisiti di efficienza energetica e antisismica senza sacrificare lo stile. Anzi, conquista spazio, luce e paesaggio. Che “arredano” gli interni liberi da pilastri grazie a una tecnologia leggera e personalizzabile. Al centro c’è il rapporto uomo-natura, ma il glamour è ispirato alle residenze cult anni Cinquanta sulle colline di Los Angeles.

Sviluppo sostenibile
L’impianto razionale della casa alterna spazi aperti e chiusi, «dove riesco a decomprimermi» racconta Valentina. Mettendosi in ammollo nella mini piscina che sembra sospesa sul bosco che circonda la proprietà, e soprattutto ritirandosi nel “giardino segreto” costruito sul tetto. Arredato con lettini da sole e sdraio, lo spazio verde in cui Valentina organizza feste e aperitivi ha un aspetto volutamente selvaggio, anti intrusione e “autogestito”: il folto delle graminacee è in grado infatti di autosostenersi. Un’architettura un po’ “slow” in armonia con il territorio? «Sì! Ispirata al mondo del design e dell’automotive, ma senza compromessi etici».

Istruzioni per l’uso
Individuato il terreno (edificabile), per avere una casa More i passaggi sono questi: i futuri proprietari illustrano le loro esigenze, un architetto fa il progetto preliminare, che viene poi sviluppato insieme in Atelier. Una volta ottenuto dal Comune il permesso di costruire, si dà il via alla produzione dei diversi elementi. Dalle fondamenta in su, tre mesi di cantiere.

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La tracciabilità dei prodotti in acciaio secondo la circolare n. 7 delle NTC2018

Prodotti in acciaio: i chiarimenti forniti dalla Circolare 7/2019 sulla tracciabilità
strutture-acciaio-1.jpgPer quanto riguarda la tracciabilità dei prodotti in acciaio, importanti chiarimenti sono riportati nella nuova circolare di recente pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (11/02/2019), la quale ha fatto luce su un argomento che aveva portato confusione e perplessità a seguito della pubblicazione delle NTC 2018.

I chiarimenti sul paragrafo 11.3.1.5
Ci riferiamo al par. 11.3.1.5 delle NTC 2018, di seguito riportato, che introduce l’obbligatorietà di accompagnare le forniture di acciaio con la copia del certificato di controllo tipo 3.1, anche per i prodotti rientranti nel caso “A”.

“…Omissis…Tutte le forniture di acciaio, per le quali sussista l’obbligo della Marcatura CE, devono essere accompagnate dalla “Dichiarazione di prestazione” di cui al Regolamento UE 305/2011, dalla prevista marcatura CE nonché dal certificato di controllo interno tipo 3.1, di cui alla norma UNI EN 10204, dello specifico lotto di materiale fornito…Omissis”

Il primo chiarimento spiega a quali prodotti faccia riferimento: “il certificato di controllo interno 3.1, di cui alla norma UNI EN 10204” citato dalle NTC:

“deve intendersi strettamente riferito al certificato di origine fornito dall’acciaieria (produttore) all’atto di immissione in commercio del prodotto laminato”

Da questo si desume, in primis, che il certificato richiesto riguarda soltanto il “prodotto laminato”, all’atto di immissione in commercio da parte delle acciaierie.

Il successivo chiarimento riguarda le perplessità riscontrate nei casi di prodotti marcati CE in ottemperanza alla EN 1090-1, poiché questa normativa non prevede la redazione di un certificato 3.1 per l’immissione in commercio dei prodotti.

Anche in questo caso la circolare riporta degli importanti chiarimenti.

È bene innanzitutto ricordare che la norma EN 1090-1 riguarda i componenti strutturali ed i kit immessi sul mercato come prodotti da costruzione.

Cerchiamo di capire cosa vuol dire “kit” cosi come definito all’art. 2 del CPR 305/2011:

“Articolo 2 Definizioni
Ai fini del presente regolamento si intende per:
……………….”omissis”
«kit», un prodotto da costruzione immesso sul mercato da un singolo fabbricante come insieme di almeno due componenti distinti che devono essere assemblati per essere installati nelle opere di costruzione;”

La tracciabilità dei “kit”
La circolare ha chiarito quindi che per i “kit”, così come definiti all’art. 2 del CPR e coperti da marcatura CE (i prodotti realizzati in ottemperanza alla EN 1090-1 rientrano in tale categoria), è sufficiente accompagnare la fornitura con:

la copia della dichiarazione di prestazioni CE (DOP)
la copia del documento di trasporto completo di tutte le informazioni necessarie.
È così definitivamente stabilito che i “kit”, ovverossia le strutture in acciaio intese nel loro complesso, marcati CE e realizzati ai sensi della EN 1090-1, immessi sul mercato e installati come opere da costruzione NON sono obbligati ad essere accompagnati dal certificato di controllo interno tipo 3.1.

In ultimo la circolare indica che, in considerazione dell’impiego generalizzato degli strumenti informatici su internet, può non essere necessario che tra i documenti di accompagnamento forniti dal “produttore” compaia anche la copia dei certificati di controllo interno tipo 3.1, purché tali certificati, dello specifico lotto di materiale fornito, siano resi disponibili su richiesta del Direttore dei Lavori anche attraverso canali informatici.

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