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Expo 2020: Singapore si presenta con un padiglione green a energia zero

“Nature. Nurture. Future.” è il nome scelto per il padiglione della città-Stato per Expo 2020 . Un progetto che integra architettura, design e sostenibilità e incorpora l’animo lungimirante di Singapore: superare i limiti di una piccola città e adattarsi per diventare vivibile, sostenibile e che guarda al futuro. Un’oasi verde nel pieno del deserto, ad energia zero, in grado di alimentarsi dai pannelli solari

Un’oasi verde ad energia zero. È la sintesi del padiglione con cui Singapore parteciperà all’edizione 2020 di Expo nel deserto di Dubai. “Nature. Nurture. Future.” è il nome scelto per il padiglione progettato dallo studio di architettura WOHA, un progetto tanto avveniristico quanto lungimirante, in grado di creare un’oasi fatta di verde lussureggiante, arbusti e vibranti orchidee che spiccano nel bel mezzo del deserto arabo. Un ecosistema autosufficiente, alimentato interamente da pannelli fotovoltaici in grado di raggiungere un consumo di energia e acqua netti pari a zero durante i sei mesi di funzionamento, con dissalazione delle acque sotterranee.

“L’unicità del padiglione di Singapore è che, nonostante la sua posizione nel deserto, rappresenta uno spazio verde e vivo, a dimostrazione della possibile coesistenza di natura e architettura. Rappresenta una Singapore accattivante e lungimirante, socievole, sostenibile e vivibile, e mostra il modo in cui l’architettura può dare un contributo significativo alla lotta contro gli effetti dei cambiamenti climatici” dichiarano gli architetti.

I progettisti sono fortemente convinti che piantare alberi e aumentare gli spazi verdi sia il modo più efficace per contribuire a ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici causati dall’uomo.

Padiglione Singapore: un’oasi di verde nel deserto
Il padiglione di Singapore integra il paesaggio nel suo design, dimostrando che l’architettura non necessariamente distrugge la natura circostante, ma può diventare parte di essa. Il padiglione si estenderà per 1.550 metri quadrati e ospiterà un food market, stazioni multimediali interattive provviste di display che forniranno informazioni sulle principali attività, usi e costumi della città di Singapore.

La struttura si integrerà con una folta vegetazione di piante che cresceranno disposte su più livelli: alberi tropicali, arbusti e orchidee sul piano terra; un giardino pensile sospeso appena sotto il tetto solare e giardini verticali che crescono lungo tre strutture coniche centrali che ancorano l’edificio al suolo.

All’interno del padiglione, oltre all’ombra naturale creata dal tetto solare, raffinati nebulizzatori d’aria uniti all’evapotraspirazione della vegetazione presente, garantiscono il giusto raffrescamento.

Expo 2020: Singapore si presenta con un padiglione green a energia zeroLa passerella sospesa
I visitatori possono visitare l’intero padiglione grazie ad una passerella sospesa che gira attorno ai grandi coni centrali e che conduce ad una piazza a cielo aperto con vista panoramica che ospita, oltre al mercato, un ristorante di cucina singaporiana. Durante il percorso pedonale sarà possibile assistere a delle mostre fino ad arrivare alla Ground Galleria, un’esposizione permanente sulla cultura del design del piccolo Stato del sud est asiatico.

img by studio di architettura WOHA

https://www.infobuild.it/2019/10/expo-2020-singapore-padiglione-green-energia-zero/

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Ecobonus 2019, quali sono gli interventi interessati

Fino al 31 dicembre 2019 è possibile usufruire nella misura del 65% dell’ecobonus, la detrazione fiscale – dall’Irpef e dall’Ires – per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici. Ma quali sono gli interventi interessati? Andiamo a scoprirlo.

Le percentuali di detrazione variano a seconda che l’intervento riguardi la singola unità immobiliare o gli edifici condominiali e dell’anno in cui è stato effettuato. Le detrazioni, da ripartire in 10 rate annuali di pari importo, sono riconosciute nelle seguenti misure:

55% delle spese sostenute fino al 5 giugno 2013;
65% delle spese sostenute dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2019 per interventi sulle singole unità immobiliari. La detrazione è ridotta al 50% per le spese, sostenute dal 1º gennaio 2018, relative agli interventi di acquisto e posa in opera di finestre comprensive di infissi; acquisto e posa in opera di schermature solari; sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione almeno in classe A (prevista dal regolamento UE n. 811/2013) o con impianti dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili. Per le caldaie a condensazione si può continuare a usufruire della detrazione del 65% nel caso in cui, oltre ad essere almeno in classe A, siano dotate di sistemi di termoregolazione evoluti (appartenenti alle classi V, VI o VIII della comunicazione della Commissione2014/C 207/02);
65% delle spese sostenute dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2021 per interventi sulle parti comuni degli edifici condominiali e per quelli che interessano tutte le unità immobiliari di cui si compone il singolo condominio. Anche per gli interventi sulle parti comuni degli edifici condominiali la detrazione è ridotta al 50% per le spese sostenute dal 1º gennaio 2018 riguardanti l’acquisto e la posa in opera di finestre comprensive di infissi, di schermature solari, o la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di caldaie a condensazione almeno in classe A o con impianti dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili.
65% delle spese sostenute dal 1° gennaio 2018 al 31 dicembre 2019 per l’acquisto e la posa in opera di micro-cogeneratori in sostituzione di impianti esistenti e fino a un valore massimo della detrazione di 100.000 euro (per beneficiare della detrazione è necessario che gli interventi effettuati portino a un risparmio di energia primaria pari almeno al 20%); gli interventi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di apparecchi ibridi, costituiti da pompa di calore integrata con caldaia a condensazione, assemblati in fabbrica ed espressamente concepiti dal fabbricante per funzionare in abbinamento tra loro; l’acquisto e posa in opera di generatori d’aria calda a condensazione.
Indipendentemente dalla data di avvio degli interventi cui le spese si riferiscono, per l’applicazione dell’aliquota corretta occorre far riferimento:

alla data dell’effettivo pagamento (criterio di cassa) per le persone fisiche, gli esercenti arti e professioni e gli enti non commerciali;
alla data di ultimazione della prestazione, indipendentemente dalla data dei pagamenti, per le imprese individuali, le società e gli enti commerciali (criterio di competenza).
Quando gli interventi consistono nella prosecuzione di lavori appartenenti alla stessa categoria, effettuati in precedenza sullo stesso immobile, ai fini del computo del limite massimo della detrazione occorre tener conto anche delle detrazioni fruite negli anni precedenti. In ogni caso, come tutte le detrazioni d’imposta, l’agevolazione è ammessa entro il limite che trova capienza nell’imposta annua derivante dalla dichiarazione dei redditi. In sostanza, la somma eventualmente eccedente non può essere chiesta a rimborso.

Come sottolineato dall’apposta guida dell’Agenzia delle Entrate, con decreto ministeriale del 19 febbraio 2007 (modificato dal decreto 7 aprile 2008) sono stati individuati gli interventi ammessi all’agevolazione fiscale:

riqualificazione energetica di edifici esistenti volti a conseguire un risparmio del fabbisogno di energia primaria;
interventi sull’involucro degli edifici;
installazione di pannelli solari;
sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale.
Provvedimenti successivi hanno esteso l’agevolazione ad altri interventi:

acquisto e posa in opera delle schermature solari;
acquisto e posa in opera di impianti di climatizzazione invernale dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili;
acquisto, installazione e messa in opera di dispositivi multimediali per il controllo a distanza degli impianti di riscaldamento, di produzione di acqua calda, di climatizzazione delle unità abitative;
acquisto e posa in opera di micro-cogeneratori in sostituzione di impianti esistenti; sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di apparecchi ibridi, costituiti da pompa di calore integrata con caldaia a condensazione;
acquisto e posa in opera di generatori d’aria calda a condensazione.
Ecobonus 2019, interventi di riqualificazione energetica degli edifici esistenti
Per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici esistenti il valore massimo della detrazione fiscale è di 100.000 euro. Se effettuati su condomini, la detrazione va riferita all’intero edificio e non alle singole unità immobiliari che lo compongono. In tal caso, quindi, è necessario ripartire la detrazione, spettante nel limite massimo di 100.000 euro, tra i soggetti interessati. Rientrano in questa categoria i lavori che permettono il raggiungimento di un indice di prestazione energetica per la climatizzazione invernale non superiore ai valori definiti dal decreto del Ministro dello Sviluppo Economico dell’11 marzo 2008 -Allegato A. I parametri cui far riferimento sono quelli applicabili alla data di inizio dei lavori. Non è stato stabilito quali opere o impianti occorre realizzare per raggiungere le prestazioni energetiche richieste. L’intervento, infatti, è definito in funzione del risultato che lo stesso deve conseguire in termini di riduzione del fabbisogno annuo di energia primaria per la climatizzazione invernale dell’intero fabbricato.

Pertanto, la categoria degli “interventi di riqualificazione energetica” ammessi al beneficio fiscale include qualsiasi intervento, o insieme sistematico di interventi, che incida sulla prestazione energetica dell’edificio, realizzando la maggior efficienza energetica richiesta dalla norma. Il fabbisogno annuo di energia primaria per la climatizzazione invernale rappresenta “la quantità di energia primaria globalmente richiesta, nel corso di un anno, per mantenere negli ambienti riscaldati la temperatura di progetto, in regime di attivazione continuo” (allegato A del decreto legislativo n. 192 del 2005). Gli indici che misurano il risparmio energetico sono elaborati in funzione della categoria in cui l’edificio è classificato (residenziale o altri edifici), della zona climatica in cui è situato e del rapporto di forma che lo stesso presenta.

L’indice di prestazione energetica richiesto può essere conseguito anche mediante la realizzazione degli altri interventi agevolati. Per esempio, il risparmio energetico invernale, per il quale è previsto un limite massimo di detrazione di 100.000 euro, può essere realizzato mediante un intervento consistente nella sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale, per il quale è previsto un limite di detrazione d’imposta di 30.000 euro (senza richiedere la misurazione del rendimento energetico conseguito), e/o attraverso la sostituzione di infissi, intervento con un limite massimo di detrazione di 60.000 euro. In questo caso, se mediante la sostituzione dell’impianto di climatizzazione o degli infissi si consegue un indice di prestazione energetica per la climatizzazione invernale non superiore ai valori richiesti, realizzando quindi “la qualificazione energetica dell’edificio”, si potrà fruire della detrazione nel limite massimo di 100.000 euro. Non sarà possibile, ovviamente, far valere autonomamente anche le detrazioni per specifici lavori che incidano comunque sul livello di climatizzazione invernale, i quali devono ritenersi compresi (ai fini della individuazione del limite massimo di detrazione spettante) nell’intervento più generale. Potranno, invece, essere oggetto di autonoma valutazione, ai fini del calcolo della detrazione, gli altri interventi di risparmio energetico agevolabili che non incidono sul livello di climatizzazione invernale, quali l’installazione dei pannelli solari.

In questo caso, la detrazione potrà essere fatta valere anche in aggiunta a quella di cui si usufruisce per la qualificazione energetica dell’edificio. La detrazione spetta anche per le spese:

relative alle prestazioni professionali necessarie a realizzare gli interventi o sostenute per acquisire la certificazione energetica richiesta per fruire del beneficio;
sostenute per le opere edilizie funzionali alla realizzazione dell’intervento.
Ecobonus 2019, interventi sugli involucri
Per tali interventi il valore massimo della detrazione fiscale è di 60.000 euro. Si tratta degli interventi su edifici esistenti, parti di edifici esistenti o unità immobiliari esistenti, riguardanti strutture opache orizzontali (coperture, pavimenti), verticali (pareti generalmente esterne), finestre comprensive di infissi, delimitanti il volume riscaldato, verso l’esterno o verso vani non riscaldati, che rispettano i requisiti di trasmittanza “U” (dispersione di calore), espressa in W/m2K, definiti dal decreto del Ministro dello Sviluppo Economico dell’11 marzo 2008 e successivamente modificati dal decreto 26 gennaio 2010. I parametri cui far riferimento sono quelli applicabili alla data di inizio dei lavori. In questo gruppo di interventi rientra anche la sostituzione dei portoni d’ingresso a condizione che si tratti di serramenti che delimitano l’involucro riscaldato dell’edificio, verso l’esterno o verso locali non riscaldati, e risultino rispettati gli indici di trasmittanza termica richiesti per la sostituzione delle finestre (circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 21/2010). Dal 1° gennaio 2018, la percentuale di detrazione per le spese relative all’acquisto e alla posa in opera di finestre comprensive di infissi è stata ridotta dal 65 al 50%.

Gli infissi sono comprensivi anche delle strutture accessorie che hanno effetto sulla dispersione di calore (per esempio, scuri o persiane) o che risultino strutturalmente accorpate al manufatto (per esempio, cassonetti incorporati nel telaio dell’infisso).

Sono comprese tra le spese detraibili quelle:

relative alle prestazioni professionali necessarie a realizzare gli interventi o sostenute per acquisire la certificazione energetica richiesta per fruire del beneficio;
sostenute per le opere edilizie funzionali alla realizzazione dell’intervento.
Ecobonus 2019, installazione di pannelli solari
Per tali interventi il valore massimo della detrazione fiscale è di 60.000 euro. Per interventi di installazione di pannelli solari si intende l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda per usi domestici o industriali e per la copertura del fabbisogno di acqua calda in piscine, strutture sportive, case di ricovero e cura, istituti scolastici e università. I fabbisogni soddisfatti con l’impianto di produzione di acqua calda possono riguardare non soltanto la sfera domestica o le esigenze produttive ma, più in generale, l’ambito commerciale, ricreativo o socio assistenziale. In pratica, possono accedere alla detrazione tutte le strutture che svolgono attività e servizi in cui è richiesta la produzione di acqua calda. Per l’asseverazione dell’intervento concernente l’installazione dei pannelli solari è richiesto:

un termine minimo di garanzia (fissato in 5 anni per i pannelli e i bollitori e in 2 anni per gli accessori e i componenti tecnici);
che i pannelli siano conformi alle norme UNI EN 12975 o UNI EN 12976, certificati da un organismo di un Paese dell’Unione Europea o della Svizzera.
Per usufruire della detrazione è necessario che l’installazione dei pannelli solari sia realizzata su edifici esistenti. Per le spese effettuate dal 1° gennaio 2008 non occorre più presentare l’attestato di certificazione (o qualificazione) energetica.

Sulla base delle indicazioni tecniche fornite dall’Enea, sono assimilabili ai pannelli solari i sistemi termodinamici a concentrazione solare utilizzati per la sola produzione di acqua calda. Pertanto, le spese sostenute per la loro installazione sono ammesse in detrazione. Se, invece, si installa un sistema termodinamico finalizzato alla produzione combinata di energia elettrica e di energia termica, possono essere oggetto di detrazione solo le spese sostenute per la parte riferibile alla produzione di energia termica. In questi casi, la quota di spesa detraibile può essere determinata in misura percentuale sulla base del rapporto tra l’energia termica prodotta e quella complessivamente sviluppata dall’impianto (risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 12/2011).

Ecobonus 2019, sostituzione di impianti di climatizzazione invernale
Per tali interventi il valore massimo della detrazione fiscale è di 30.000 euro. Per lavori di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale si intende la sostituzione, integrale o parziale, di impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti dotati di caldaie a condensazione ad aria o ad acqua. Per fruire dell’agevolazione è necessario, quindi, sostituire l’impianto preesistente e installare quello nuovo. Non è agevolabile, invece, l’installazione di sistemi di climatizzazione invernale in edifici che ne erano sprovvisti (con l’eccezione, dal 1° gennaio 2015, dell’installazione dei generatori alimentati a biomassa). La fruizione della detrazione è limitata ai soli casi di sostituzione di impianti di climatizzazione invernale e non anche a quelli di integrazione degli stessi.

Dal 1° gennaio 2018, per le caldaie a condensazione si può usufruire della detrazione del 50% solo se hanno un’efficienza media stagionale almeno pari a quella necessaria per appartenere alla classe A di prodotto prevista dal regolamento (UE) n. 811/2013. Se, oltre ad essere almeno in classe A, sono anche dotate di sistemi di termoregolazione evoluti (appartenenti alle classi V, VI o VIII della comunicazione della Commissione 2014/C 207/02), è possibile continuare a usufruire della detrazione più elevata del 65%. Per l’acquisto di caldaie a condensazione con efficienza inferiore alla classe A, dal 1° gennaio 2018 non si può più richiedere l’agevolazione.

Dal 1° gennaio 2008, l’agevolazione è ammessa anche per la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con pompe di calore ad alta efficienza e con impianti geotermici a bassa entalpia e contestuale messa a punto del sistema di distribuzione realizzato. Dal 1° gennaio 2012, inoltre, la detrazione è stata estesa alle spese per interventi di sostituzione di scaldacqua tradizionali con scaldacqua a pompa di calore dedicati alla produzione di acqua calda sanitaria. La detrazione spetta a condizione che le predette pompe di calore garantiscano un coefficiente di prestazione COP>2,6 misurato secondo la norma EN 16147. La detrazione non è ammessa per la sostituzione di scaldacqua tradizionali con uno scaldacqua a gas.

Se in uno stabile alcuni appartamenti hanno il riscaldamento ed altri no, la detrazione non può essere riconosciuta sull’intera spesa sostenuta per l’installazione di un nuovo impianto centralizzato di climatizzazione invernale, riferibile anche al riscaldamento delle unità prive di un preesistente impianto termico, ma deve essere limitata alla parte di spesa imputabile alle unità nelle quali tale impianto era presente.

Per individuare la quota di spesa detraibile, va utilizzato un criterio di ripartizione proporzionale basato sulle quote millesimali riferite a ciascun appartamento (circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 21/2010).

Sono comprese tra le spese detraibili, infine, quelle:

relative alle prestazioni professionali necessarie per realizzare gli interventi agevolati o per acquisire la certificazione energetica eventualmente richiesta;
sostenute per le opere edilizie funzionali alla realizzazione dell’intervento (per esempio, le spese per la demolizione del pavimento e quelle relative alla successiva posa in opera del nuovo pavimento, se connesse alla realizzazione di un impianto radiante a pavimento. L’individuazione delle spese connesse deve essere effettuata da un tecnico abilitato).
Ecobonus 2019, schermature solari
Per le spese sostenute tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2019è riconosciuta una detrazione, nella misura massima di 60.000 euro, per l’acquisto e la posa in opera delle schermature solari elencate nell’allegato M del decreto legislativo n. 311/2006.

La detrazione è pari:

al 65%, perle spese effettuate dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2017;
al 50%, per le spese effettuate negli anni 2018 e 2019.
Sul sito dell’Enea sono pubblicati i requisiti tecnici specifici che devono possedere le schermature solari per essere ammesse al beneficio. In particolare:

devono possedere, se prevista, una marcatura CE;
devono rispettare le leggi e normative nazionali e locali in tema di sicurezza e di efficienza energetica. La detrazione spetta anche per le spese sostenute per le opere murarie eventualmente necessarie per la posa in opera e per le prestazioni professionali.
Ecobonus 2019, generatori di calore alimentati da biomasse combustibili
Per le spese sostenute tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2019 è riconosciuta una detrazione, nella misura massima di 30.000 euro, per l’acquisto e la posa in opera di impianti di climatizzazione invernale dotati di generatori di calore alimentati da biomasse combustibili. La detrazione è pari:

al 65%, per le spese effettuate dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2017;
al 50%, per le spese effettuate negli anni 2018 e 2019.
Sul sito dell’Enea sono pubblicati i requisiti tecnici specifici che deve possedere l’impianto. Sono agevolati sia gli interventi di sostituzione, totale o parziale, dei vecchi generatori termici sia le nuove installazioni su edifici esistenti. Rientrano tra le spese ammesse alla detrazione:

quelle per smontare e dismettere l’impianto di climatizzazione invernale esistente;
la fornitura e posa in opera di tutte le apparecchiature termiche, meccaniche, elettriche ed elettroniche;
le opere idrauliche e murarie necessarie per la sostituzione degli impianti preesistenti;
quelle relative alle prestazioni professionali che si rendessero necessarie;
eventuali interventi sulla rete di distribuzione, sui sistemi di trattamento dell’acqua, sui dispositivi di controllo e regolazione, sui sistemi di emissione.
Ecobonus 2019, dispositivi multimediali
Per le spese sostenute tra il 1° gennaio 2016 e il 31 dicembre 2019, è prevista una detrazione per l’acquisto, l’installazione e la messa in opera di dispositivi multimediali per il controllo a distanza degli impianti di riscaldamento, produzione di acqua calda o climatizzazione delle unità abitative, finalizzati ad aumentare la consapevolezza dei consumi energetici da parte degli utenti e a garantire un funzionamento più efficiente degli impianti.

La detrazione spetta nella misura del 65% dell’intero importo speso (la legge non prevede, infatti, un limite massimo di detrazione). Questi dispositivi multimediali devono essere dotati di specifiche caratteristiche. In particolare:

devono consentire l’accensione, lo spegnimento e la programmazione settimanale degli impianti da remoto;
indicare, attraverso canali multimediali, i consumi energetici, mediante la fornitura periodica dei dati;
mostrare le condizioni di funzionamento correnti e la temperatura di regolazione degli impianti.
Sono agevolabili, oltre alla fornitura e posa in opera di tutte le apparecchiature (elettriche, elettroniche e meccaniche), le opere elettriche e murarie necessarie per l’installazione e la messa in funzione, all’interno degli edifici, di sistemi di “building automation” degli impianti termici degli edifici. Non sono ammissibili, invece, le spese per l’acquisto di dispositivi che permettono di interagire a distanza con le predette apparecchiature (telefoni cellulari, tablet, personal computer e dispositivi simili). La detrazione spetta anche se l’acquisto, l’installazione e la messa in opera dei dispositivi multimediali sono effettuati successivamente a un intervento di riqualificazione energetica, o anche in assenza di un intervento.

https://www.idealista.it/news/finanza/casa/2019/08/27/135775-ecobonus-2019-quali-sono-gli-interventi-interessati#xts=582070&xtor=EPR-139-%5Bbolletino_20190830%5D-20190830-%5Bm-01-titular-node_135775%5D-9719502@3

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Sisma Centro Italia, gli Architetti lanciano l’allarme su ritardi della ricostruzione

Denunciata la mancanza di una strategia complessiva e il mancato pagamento dei progettisti. Ignoto il numero di schede Aedes e Fast presentate

26/08/2019 – A tre anni dal sisma che ha colpito il Centro Italia, il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori e gli Ordini delle Province di Ancona, Fermo, Macerata, Ascoli Piceno, Perugia, Terni, Aquila, Teramo, Rieti hanno lanciato da Camerino, durante il ciclo di seminari su “Architettura contemporanea e contesto storico”, un nuovo allarme sui ritardi, le problematiche e le forti criticità che stanno compromettendo le attività di ricostruzione e di messa in sicurezza di edifici e territori.

Cappochin (CNAPPC): ‘grave la mancanza di una strategia’
Giuseppe Cappochin, presidente del Consiglio nazionale degli Architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori (CNAPPC), ha chiesto che “i Presidenti delle Regioni interessate ed i politici locali siano promotori, anche con iniziative radicali, di una significativa svolta nella ricostruzione. È grave la mancanza, ad oggi, di una strategia che, al di là della mera ricostruzione fisica degli edifici, punti innanzitutto alla creazione di un nuovo sistema socio-conomico il solo che può costituire il vero motore della ripresa, rappresentare una alternativa di vita per le popolazioni ed attrarre chi non tornerà più se non si creano le condizioni di stimolo a ritornare”.

“Purtroppo – ha affermato – la ricostruzione sta diventando il terreno di scontro politico che impedisce una lucida visione a medio e lungo termine del futuro dei territori del cratere a livello paesaggistico, economico, sociale, culturale e – non da ultimo – demografico, necessaria per esaltarne le tante peculiarità storiche e ambientali e per impostare, quindi, la confluenza di risorse finanziarie nazionali ed europee attraverso le Regioni. Visione che deve tener conto di come il sisma, in alcuni di questi territori, abbia rappresentato un effetto boomerang – ad esempio rispetto allo spopolamento – generando nuove difficoltà in situazione di già grave crisi”.

Molto difficile per gli architetti, si legge nella nota diramata dal CNAPPC, operare in questa situazione a favore delle comunità in assenza di confronto e di una efficace interlocuzione istituzionale e barcamenarsi, di conseguenza, tra i cavilli burocratici e varie Ordinanze.

Ordini del cratere: progettisti esclusi e non pagati
“Non si conosce ancora – hanno denunciato il Consiglio Nazionale e gli Ordini del cratere – quale sia l’iter dell’annunciata istituzione del “Tavolo tecnico Sisma” con la partecipazione dei rappresentanti degli Ordini e dei Collegi locali e quali siano le sorti dell’”Osservatorio con i rappresentanti dei Consigli Nazionali”, strumenti questi di fondamentale importanza per fissare regole formali e garantire trasparenza. Questa mancanza di informazioni più volte richieste, svilisce il ruolo fondamentale di interlocutore naturale svolto dai progettisti che, invece, dovrebbero essere attori protagonisti del percorso della ricostruzione”.

Per fare un esempio, gli Ordini hanno denunciato l’esclusione dei progettisti dalla elaborazione dell’Ordinanza “Chiese”, bollata come “un vero e proprio pasticcio burocratico nel quale l’intervento dei professionisti viene addirittura considerato privato anziché pubblico in funzione dell’importo dei lavori, con procedure del tutto improprie tanto per l’affidamento dell’incarico che dell’appalto quanto per la definizione della parcella”.

“Paradossale anche che i professionisti -si legge nella nota – non siano a conoscenza del numero complessivo delle schede AeDES – Agibilità e Danno nell’Emergenza Sismica – né del quadro conoscitivo delle schede Fast, compromettendo così in modo significativo la possibilità di poter disporre di una visione complessiva per accelerare la ricostruzione. Senza contare, poi, che non ha ancora soluzione l’annoso problema delle schede AEDES tutt’ora mancanti in tutte le regioni colpite con il risultato che ad oggi non si ha certezza né della quantità di interventi da effettuare, né della loro qualità. Permane quindi il dubbio se, per negligenza, manchino i dati oppure se non si voglia dare l’esatta dimensione del disastro: e ciò sarebbe gravissimo”.

Gli Ordini hanno affrontato anche il tema dei mancati pagamenti ai progettisti impegnati complessivamente nella ricostruzione chiedendo “l’immediato sblocco del pagamento dell’acconto del 50% delle prestazioni di progettazione così come previsto dal Decreto Genova, visto che il regolamento attuativo previsto entro 60 giorni dalla pubblicazione del decreto a termini di legge, ancora non è stato emanato”.

“Si tratta di cifre significative” hanno sottolineato gli Architetti, che risolleverebbero la situazione economica dei professionisti evitando il rischio di non trovare più tecnici disposti a lavorare per la ricostruzione, ma anche quello di far morire l’economia degli studi professionali e della filiera ad essi collegata che attualmente è l’unica che sta sostenendo con le proprie forze l’avvio della ricostruzione”.

Senza “una svolta definitiva”, conclude la nota, i danni per le popolazioni e i territori colpiti aumenterebbero.

https://www.edilportale.com/news/2019/08/professione/sisma-centro-italia-gli-architetti-lanciano-l-allarme-su-ritardi-della-ricostruzione_71944_33.html

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Seattle, la casa prefabbricata è la soluzione (ecosostenibile) per combattere l’aumento dei prezzi

L’aumento dei prezzi delle case, sia per l’acquisto che per l’affitto, rappresenta un ostacolo sempre più grande per l’accesso al mercato residenziale.

Questa situazione non si verifica solo in Europa, ma è un problema diffuso in tutto il mondo. E non fanno eccezione nemmeno gli Stati Uniti. Ne è un buon esempio Seattle, una delle città più importanti della nazione, la più grande dello stato di Washington, che ospita molti dei quartier generali di grandi società come Microsoft o Amazon.

Ecco perché Node, un’azienda locale che si dedica alla costruzione di case prefabbricate ed ecosostenibili, ha deciso di scommettere sulla creatività del design per dare il suo contributo in questa complicata battaglia.

“Pensiamo alla vita utile di una casa in tutti i nostri progetti. Le nostre abitazioni sono dotate delle ultime tecnologie per essere funzionali ed efficienti. Costruendo secondo i codici di costruzione locali, Node sfrutta la prefabbricazione e il montaggio in loco per garantire qualità e costi contenuti”, spiegano dal loro sito Web.

Il risultato è una serie di progetti di case prefabbricate che combinano design e comfort a un prezzo decisamente ragionevole. Oltre a offrire un prodotto accessibile, contribuiscono ad aumentare lo stock di case disponibile per abbassare i prezzi del mercato immobiliare, spiega Bec Chaplin, co-fondatore di Node, in un’intervista con Fast Company .

Uno degli aspetti su cui insistono è di utilizzare meglio lo spazio. Una delle possibilità che offre è, ad esempio, quella di collocare queste case prefabbricate in giardini inutilizzati. Per ridurre i costi, facilitare il trasporto e ridurne l’impatto ambientale, Node progetta kit flat-pack che possono essere inseriti in un container e spediti tramite camion o treni normali per essere poi assemblati facilmente in loco.

Una volta in piedi, queste case si distinguono anche per le loro caratteristiche di ecosostenibilità, poiché assorbono più anitride carbonica di quella che emettono, usando materiali che non solo non emettono CO2 durante la fabbricazione, ma che la assorbono anche durante il proprio ciclo di vita, come il legno, ad esempio.

Il primo prodotto Node che è stato lanciato sul mercato è la serie Trillium, una struttura a cui possono essere fornite diverse configurazioni e una superficie che varia tra 37 e 80 m2. Al momento, può essere acquistata per poco meno di 150.000 dollari (circa 134.000 euro). L’azienda lo definisce un modulo rettilineo semplice ed elegante, con una facciata rivestita in legno e arredi moderni. Il tetto ha pannelli solari e un sistema di raccolta dell’acqua piovana, che assicura che la casa riduca a zero il consumo di energia.

Sebbene non siano ancora disponibili per l’acquisto, Node ha già sviluppato altri modelli che seguono gli stessi principi della serie Trillium, come la serie Madrona e la serie Sequoia .

https://www.idealista.it/news/immobiliare/internazionale/2019/08/26/135772-seattle-la-casa-prefabbricata-e-la-soluzione-ecosostenibile-per-combattere

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Ecobonus e Decreto Crescita: sconto immediato sugli acquisti

Ecobonus: le novità del Decreto Crescita

Il Decreto Crescita, entrato in vigore con la legge di conversione del 29 giugno 2019 n. 58, ha introdotto la possibilità di ottenere uno sconto immediato sul prezzo per tutti coloro che effettuano interventi rientranti nell’ecobonus e nel sismabonus.
A pochi giorni dal varo della nuova normativa, tuttavia, molti sembrano scontenti e a ridosso del termine previsto per l’emanazione del provvedimento attuativo da parte dell’Agenzia delle Entrate, è già pronto un disegno di legge depositato dal Movimento 5 Stelle al Senato per apportare dei correttivi.

Possibili novità ecobonus con il decreto crescita
Parecchie sono le obiezioni sollevate perché la misura adottata potrebbe avvantaggiare le imprese aventi maggiore liquidità a scapito di quelle più piccole.
Facciamo un passo indietro e spieghiamo quali sono le novità previste dall’articolo 10 del DL Crescita.

Ecobonus e cessione del credito d’imposta

L’articolo 10 del Decreto Crescita prevede la possibilità per il contribuente che effettui interventi di miglioramento energetico o adotti misure antisismiche di ricevere un contributo che viene anticipato dal fornitore che ha eseguito il lavoro, sotto forma di sconto immediato sul prezzo dovuto.

Tale contributo verrà recuperato dal fornitore come credito di imposta, di identico importo, da utilizzare in compensazione in 5 quote annuali. Il fornitore che ha eseguito gli interventi può a sua volta cedere il credito d’imposta ai propri fornitori di beni e servizi, con esclusione di ulteriori cessioni successive. Non è ammessa la cessione del credito a banche e intermediari finanziari.

Ecobonus e sconto sul prezzo

Dunque, il contribuente che realizzi gli interventi di efficientamento energetico può scegliere tra la tradizionale detrazione fiscale e lo sconto immediato sul corrispettivo da versare al fornitore.

Chi sulla propria casa ha eseguito interventi per il miglioramento energetico, perché ad esempio ha installato nuovi infissi o pannelli fotovoltaici, non dovrà pertanto attendere 10 anni per recuperare con la dichiarazione dei redditi parte della spesa sostenuta.

In pratica, l’agevolazione fiscale verrà anticipata dal fornitore che potrà recuperare l’importo in compensazione in 5 anni. Chi effettua interventi rientranti nell’ecobonus, qualora lo desideri, potrà chiedere al fornitore di scontare la somma da versare a titolo di prezzo di una percentuale pari alla detrazione fiscale riconosciuta.

La detrazione fiscale per il risparmio energetico consente di beneficiare di una detrazione Irpef che può andare dal 50% fino al 65% della spesa effettuata, in base al tipo di intervento che è stato realizzato. La percentuale di detrazione può arrivare al 75% in caso di lavori realizzati in ambito condominiale.

Nell’ambito dell’ecobonus sono riconducibili gli interventi effettuati per:

il miglioramento termico degli immobili;

l’installazione di pannelli solari;

la sostituzione di impianti di climatizzazione invernali;

interventi di domotica, ovvero quei dispositivi multimediali che consentono di controllare a distanza gli impianti di riscaldamento.

Ecobonus
I tempi lunghissimi per ottenere il rimborso di una parte di spesa sostenuta (10 anni in quote annuali) rendono la detrazione fiscale un meccanismo non totalmente incentivante.

L’incentivo della detrazione fiscale risparmio energetico non sempre è in grado di sopperire al problema della liquidità di molti cittadini, costretti per questo a rinunciare agli interventi di miglioramento e risparmio energetico. Il meccanismo della cessione del credito è stato introdotto dal Governo con l’intento di trovare una soluzione a queste problematiche.

Si cede al fornitore il bonus fiscale in cambio di uno sconto immediato sul corrispettivo dovuto. Vedremo però che tale misura non ha trovato il consenso delle imprese di dimensioni più piccole.

Ecobonus e cessione del credito: istruzioni per il bonifico

Per poter ottenere lo sconto sul prezzo da versare al fornitore in alternativa al bonus energetico, si dovrà seguire correttamente la procedura prevista.

Le istruzioni su come operare in maniera appropriata sono rinvenibili nella risposta all’interpello 309 del 2019 dell’Agenzia delle Entrate. Rispondendo a un contribuente il Fisco ha fornito importanti chiarimenti di carattere operativo.

Decreto crescita novità ecobonus
La vicenda trae origine dall’intenzione di un libero professionista di cedere al fornitore l’Ecobonus connesso a interventi di riqualificazione energetica (nella fattispecie infissi/serramenti e caldaia a condensazione).
Per poter fruire del beneficio riconosciuto con il Decreto Crescita è necessario rispettare alcune condizioni:

nella fattura rilasciata dal fornitore deve essere riportato l’intero ammontare del prezzo anche se soltanto la metà della somma indicata dovrà essere effettivamente versata al fornitore;

il pagamento dovrà essere tracciabile e pertanto dovrà essere effettuato con bonifico postale o bancario; da esso deve risultare la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione e il numero di partita iva o il codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico viene effettuato;

il contribuente dovrà conservare la documentazione relativa al pagamento effettuato.

Il ddl presentato dal M5S

Lo sconto sul prezzo in alternativa all’Ecobonus è uno strumento di difficile realizzazione per le piccole imprese, poiché costrette ad anticipare una parte importante della spesa sostenuta dal contribuente. Come emerge dalle critiche avanzate dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato si rischiano operazioni di concorrenza sleale a favore delle imprese di dimensioni più grandi che effettuano interventi di miglioramento energetico.

Le correzioni proposte dal M5S mediante un disegno di legge dovranno costituire un sostegno per le piccole attività e tentare di colmare le lacune oggi esistenti tramite un miglioramento dei contenuti normativi.

Tutto questo sembrerebbe non essere sufficiente per alcuni esponenti del Pd per i quali l’unica soluzione sarebbe abrogare l’articolo 10 del Decreto Crescita.

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L’intervento per migliorare l’antisismicità del nido e della materna

CORCIANO (Perugia) – Lavori da mezzo milione di euro per migliorare l’antisismicità del nido e della materna di Chiugiana.«Volevamo fortemente questo intervento, perché contribuisce ad aumentare i già alti standard delle nostre scuole che, ricordiamo, sono tutte perfettamente a norma dal punto di vista della normativa sismica», sottolinea Lorenzo Pierotti, vicesindaco di Corciano con delega alle opere pubbliche, per illustrare l’imponente lavoro che sta interessando le strutture pubbliche destinate alla prima formazione dei bambini. L’immobile che ospita il nido e la scuola materna di Chiugiana, infatti, è oggetto di interventi per il miglioramento sismico, per un investimento complessivo di 544.145,02 euro. Consegnati il 9 luglio, dovranno essere ultimati entro 150 giorni.

La struttura, risalente al 1975, era stata realizzata con un sistema prefabbricato denominato “Stager” ma il progetto, come spiega una nota del Comune di Corciano, pur tenendo conto dei carichi di natura statica, non ha previsto accorgimenti e tecnologie tali da avere un efficace meccanismo sismo-resistente. Pertanto, l’intervento consiste nella realizzazione di una fasciatura reticolare in acciaio adiacente al solaio di copertura esistente al fine di ripartire orizzontalmente le azioni sismiche; di una struttura verticale in acciaio sismo resistente costituita da telai e torri reticolari. I telai verticali della struttura in acciaio avranno fondazioni in cemento armato realizzate su micropali. Il vantaggio dell’intervento, sottolineano dagli uffici tecnici, oltre all’efficacia dal punto di vista sismico, garantisce una limitata invasività sulla struttura e sull’attività all’interno, in quanto viene eseguito prevalentemente dall’esterno.

«Semplificando – spiega ancora il vicesindaco – la struttura metallica assorbe i carichi sismici mentre la struttura esistente assorbe i carichi statici. Questo sistema costruttivo è stato ideato e realizzato per migliorare sismicamente diverse scuole sul territorio italiano, quindi è ampiamente collaudato». Esternamente, inoltre, dopo le demolizioni delle pavimentazioni e delle rampe di accesso, si realizzerà un nuovo marciapiede e saranno ripristinate le rampe di accesso al fabbricato per consentire l’accessibilità all’edifico per i diversamente abili. «Nel programma con cui siamo stati eletti – sottolinea l’assessore alla scuola Sara Motti – abbiamo posto la massima attenzione alla qualità scolastica, a tutti i livelli. Nel caso di Chiugiana stiamo intraprendendo un grande sforzo, ma lo facciamo con convinzione e con soddisfazione, nel rispetto degli obiettivi e delle scadenze che ci eravamo dati. Ringraziamo i genitori dei bambini – conclude – che comprendendo la bontà del lavoro da realizzare, non hanno fatto pesare il trasferimento dei propri figli in altre strutture comunali fino a dicembre ovviamente garantendo loro la continuità educativa con i propri insegnanti».

https://cityjournal.it/2019/07/scuole-a-corciano-mezzo-milione-per-la-sicurezza-dei-bambini-a-chiugiana/

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PICHLER riporta allo splendore la prestigiosa Portomaso Tower

1.300 tonnellate di strutture in acciaio e 2.500 mq di facciate per la torre multifunzionale firmata DeMicoli & Associates

25/07/2019 – L’intervento di rifacimento dello storico Portomaso Cafè di St Julian a Malta che Pichler ha realizzato curandone anche la progettazione strutturale esecutiva e costruttiva, è nato dal progetto architettonico e strutturale dello studio DeMicoli & Associates e s’inserisce in un quadro di riqualificazione urbanistica dell’intero complesso.

St Julian’s (San Giljan per gli abitanti) è una frizzante cittadina situata lungo la costa nord orientale dell’isola di Malta, divenuta celebre per la sua effervescente accoglienza turistica ma anche per le infrastrutture turistiche all’avanguardia. In questo contesto quindi s’inseriscono i tratti architettonici di un’opera che dialoga con la forma triangolare del sito e che si avvantaggia, nonostante il suo volume imponente, di una struttura che alleggerisce l’edificio nel suo insieme grazie all’utilizzo di acciaio e vetro.

Ulteriore riduzione del complesso deriva dall’effetto “a terrazza” dell’edificio che pare disegnare una sorta di connessione tra l’intimità dell’architettura e un’urbanità mondana immersa nel panorama storico maltese: quasi una luminosa nave che attracca nella marina di Portomaso.

La nuova torre incrementa nella zona il volume di spazi dedicati ad uso uffici e, insieme alla vecchia torre, spinge la località Portomaso ad assumere in misura sempre maggiore il ruolo di vero e proprio Business Hub internazionale, mantenendo il legame con l’aspetto turistico-culturale attraverso il nuovo locale “ONE PORTOMASO”.

Il locale originariamente si trovava in cima ad un edificio costituito da 5 livelli: tre completamente interrati ed adibiti a parcheggio sotterraneo (Livelli -5, -4, -3) e due parzialmente interrati adibiti a supermercato (livello -2) e a centro commerciale (livello -1).

L’intervento
Sorta sul sedime del ristorante pre-esistente che si trova oggi al piano terra, la torre di 11 piani alta circa 67 metri ha la particolare e immediatamente riconoscibile forma di vela a pallone, con i livelli che si assottigliano arrampicandosi dal piano terra fino all’ultimo piano.
Per poter consentire la sopraelevazione del nuovo edificio, il locale Ex Portomaso Cafè ha dovuto essere preventivamente demolito.

Strutture interne
Per scaricare correttamente il carico trasmesso dal nuovo edificio, sono stati realizzati da zero plinti di fondazione al livello -5 e su di essi sono state poggiate le nuove colonne realizzate in profilo saldato. Queste, affiancando le preesistenti colonne in calcestruzzo armato, hanno consentito il trasferimento del carico strutturale del nuovo edificio dalla fondazione al solaio posto a livello 0.
In corrispondenza del solaio di livello 0, le 14 colonne di sostegno del nuovo edificio sono state collegate, mediante piastre di testa imbullonate, alle sottostanti colonne poste ai 5 livelli inferiori. L’edificio attualmente poggia dunque su 14 colonne portanti in acciaio realizzate in profili composti nelle sezioni inferiori e profili laminati nelle sezioni superiori, ci sono poi 12 solai fuori terra realizzati in travi portanti in acciaio.

La funzione controventante e di irrigidimento dell’intera struttura è svolta dal nucleo in calcestruzzo armato, costituito dal corpo scale ed ascensori e dal setto anteriore, entrambi armati e gettati in opera, così come dai controventi strutturali predisposti ad ogni piano e realizzati con puntoni McAlloy M64 e M48.

I solai sono poi stati completati con lamiere grecate collaboranti Arcelor Mittal Cofraplus 220, particolarmente resistenti e di peso ridotto, armate e gettate in opera per la parte interna dell’edificio. Per tutti gli elementi strutturali interni dell’edificio è stato previsto un trattamento con vernice intumescente R60 e successiva mano di finitura.

Strutture esterne
Le parti esterne di ogni solaio, destinate a svolgere funzione di balconi e contemporaneamente vie di fuga, sono state realizzate con travi, saldate appositamente conformate e zincate a caldo, e lamiera collaborante Hibond ITP H55-600. Una scala di servizio esterna, realizzata in acciaio zincato a caldo e piano di calpestio in lamiera mandorlata zincata, consente l’accesso ai balconi.

Per la realizzazione delle strutture metalliche dell’edificio fuori terra sono state impiegate circa 1.200 ton di carpenteria metallica di cui circa 250 ton di elementi saldati; di queste all’incirca 400 ton sono state zincate a caldo, mentre le rimanenti 800 ton sono state verniciate con intumescente e mano di finitura.

Per la realizzazione dei solai interni e dei balconi esterni sono stati posati circa 7.500 mq di lamiere grecate collaboranti, di cui circa 6.500 mq di lamiera Cofraplus 220 e circa 1.000 mq di lamiera grecata Hibond ITP H55-600.

Facciate
Pichler si è occupata del sistema facciata fornendo facciate continue MT, serramenti, facciate continue EI60 e serramenti EI60.

A livello 0 è stata predisposta una facciata a montanti e traversi con alcune porte scorrevoli ad impaccamento ed altre porte ad una o due ante. Per gli altri piani, dal 1 al 10, sono stati previste invece sia facciate e serramenti normali, sia EI60.

Le facciate sono tutte a montanti e traversi, quelle normali in alluminio, quelle EI60 in acciaio. Analogamente per i serramenti.
Balconi esterni e scala esterna dell’edificio sono stati completati con rivestimento in pannello composito d’alluminio in due finiture: light grey per 2600 mq e african zebrano per 700 mq.

Rain Water System
Interessantissimo è il sistema reticolare di raccolta delle acque piovane sulle facciate est ed ovest realizzato in tubazione di acciaio inox. Si tratta di un sistema prototipale, con componenti a tenuta idraulica BLÜCHER. La rete di facciata Est è di 1222 mq, a Ovest è di 1512 mq.
La pensilina vetrata con struttura in acciaio è composta da tubolari e travi saldate, copertura vetrata su routulle con superficie vetrata di 102 mq per un totale di 15 ton di peso.

Il montaggio
Per il sollevamento ed il montaggio è stata impiegata una grù a torre, con l’intervento di autogrù per il sollevamento di alcuni elementi di particolare peso/altezza.

Le attività di montaggio delle strutture in carpenteria metallica “fuori terra” sono iniziate nel luglio 2017 e si sono concluse nel mese di gennaio 2018, con una durata complessiva di 7 mesi e l’impiego di una squadra composta mediamente da 6 operatori. Le attività di montaggio delle facciate sono iniziate nel gennaio 2018 e si sono concluse in maggio 2018, con una durata complessiva di 5 mesi.
Immancabile con l’azienda Pichler è infatti il rispetto assoluto dei tempi di realizzazione.

http://www.edilportale.com/aziende/pichler-projects_1801.html

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A24, smontati i vecchi piloni in calcestruzzo sul viadotto di Tornimparte. Saranno sostituiti con nuove strutture in acciaio corten

L’Aquila – Il viadotto di Sant’Onofrio, sarà la prima grande struttura autostradale capace di rispondere ai terremoti. Il cantiere si trova in pieno cratere sismico de L’Aquila, ed in questi giorni sono in corso le delicate operazioni di smontaggio delle travi in calcestruzzo da oltre 9 tonnellate. Siamo in pieno cratere sismico, e l’obiettivo è quello di sostituire la vecchia struttura portante con una nuova completamente antisismica. Questa struttura edificata negli anni 70 si avvia dunque a diventare il viadotto della sicurezza. I nuovi impalcati che sostituiranno le vecchie pile sono realizzati in acciao corten e quindi molto più resistenti in caso di sisma. I lavori in corso a Tornimparte consistono nella prima fase di adeguamento antisismico che sta interessando tutta la tratta della A24 e A25.

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Detrazioni fiscali riqualificazione energetica 2019, i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate ha fornito alcuni chiarimenti in merito alle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica 2019. Vediamo quando spiegato con le risposte n. 210/2019 e n. 213/2019.

Interpellata per chiarire due situazioni diverse, ma entrambe rientranti nel perimetro delle agevolazioni fiscali relative al recupero del patrimonio edilizio e alla riqualificazione energetica degli edifici, l’Agenzia delle Entrate ha fornito un parere dettagliato sulla base della disciplina e della prassi in materia.

Ecco dunque le risposte n. 210/2019 e n. 213/2019 dell’Agenzia delle Entrate relative alle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica 2019.

Con la risposta n. 210/2019, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, nell’ipotesi di ristrutturazione edilizia, realizzata mediante demolizione e successiva ricostruzione, che abbia come risultato un edificio con sagoma diversa e volumetria inferiore rispetto all’immobile preesistente, il contribuente potrà beneficiare della detrazione delle spese sostenute per la riqualificazione energetica, a condizione che siano pienamente rispettati i limiti di efficienza e trasmittanza energetica stabiliti dalla normativa di riferimento (articolo 1, commi da 344 a 349, legge n. 296/2006).

Questo in un’ottica di semplificazione delle procedure edilizie e di riduzione degli oneri a carico dei cittadini e delle imprese, ma realizzabile solo nel caso in cui l’intervento in questione sia riferito a un immobile non sottoposto ai vincoli previsti dal Dlgs n. 42/2004, i quali precludono l’agevolazione fiscale in esame.

Con la risposta n. 213/2019, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il contribuente che ha eseguito dei lavori di rifacimento del tetto a copertura dell’edificio, nonché della mansarda di sua proprietà ha diritto a fruire della detrazione per il totale delle spese sostenute, anche eccedenti rispetto a quelle a lui imputabili in base ai millesimi di proprietà, comunque entro il limite massimo di 60.000 euro (articolo 1, comma 345, legge n. 296/2006). Per i lavori delle aree comuni, infatti, il condomino può sfruttare interamente il limite di detrazione previsto dalla norma citata per la propria unità immobiliare, ma non può avvalersi dei limiti attribuibili ad altre unità immobiliari dello stesso condominio.

Riguardo alla seconda questione posta dall’istante relativa alla possibilità di cedere il credito per la quota pari al 35% del pagamento complessivo dei lavori, l’Agenzia ritiene, anche sulla base del provvedimento direttoriale del 28 agosto 2017 (“il condomino può cedere l’intera detrazione calcolata o sulla base della spesa approvata dalla delibera assembleare per l’esecuzione dei lavori, per la quota a lui imputabile, o sulla base delle spese sostenute nel periodo d’imposta dal condominio, anche sotto forma di cessione del credito d’imposta ai fornitori, per la quota a lui imputabile”) che se un’apposita convenzione stipulata in forma scritta tra tutti i condomini attribuisce all’istante la possibilità di sostenere le spese di rifacimento del tetto, lo stesso possa cedere la detrazione sulla spesa sostenuta. Ciò posto, sarà lo stesso condominio a dover porre in essere gli adempimenti relativi agli interventi effettuati sulle parti comuni condominiali in tema di detrazioni per il risparmio energetico.

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