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Mies van der Rohe fu denunciato per questa casa

La committente – e forse anche ex amante – ne fu scontenta, ma è un capolavoro del movimento Moderno

Il New York Times ha raccontato la storia del processo contro il celebre architetto tedesco naturalizzato statunitense Ludwig Mies van der Rohe, denunciato dalla committente di una casa di villeggiatura che aveva progettato, la Farnsworth House a sud di Chicago, ora famosa in tutto il mondo come esempio di architettura modernista. La vicenda è stata recentemente ricostruita dallo scrittore e giornalista del Boston Globe Alex Beam nel libro Broken Glass.

La storia iniziò nel 1945, quando Mies van der Rohe conobbe a una festa a Chicago Edith Farnsworth, una famosa nefrologa che gli raccontò che voleva farsi costruire una casa di campagna a Plano (Illinois) e che gli chiese se c’era «qualche giovanotto nel suo studio» che gliela potesse progettare. Mies van der Rohe propose di farlo lui stesso: di norma non si interessava di case piccole e secondarie, ma era disposto a occuparsene se il lavoro fosse stato «interessante e di pregio». Nacque così un rapporto che per alcuni anni fu probabilmente anche sentimentale: all’epoca la compagna di Mies van der Rohe, la scultrice Lora Marx, si era allontanata da lui per disintossicarsi dall’alcol (una dipendenza che i due condividevano) e Farnsworth «divenne la preferita di Mies», spiega Beam. Marx e Mies van der Rohe tornarono insieme mentre il rapporto con Farnsworth si raffreddava sempre di più, fino all’acredine del processo nel 1952.

In quei primi tempi d’intesa però Mies van der Rohe (che si pronuncia così) e Farnsworth vivevano in un «mondo di rara intensità intellettuale e spirituale», e il progetto della villa fu concluso nel 1947. Farnsworth voleva spendere 8-10.000 dollari dell’epoca (più o meno 110 mila dollari di oggi) ma l’architetto disse che anche 40.000 erano troppo pochi e alla fine salirono a 70.000 (pari a 680.000 dollari di oggi): nel 1952, a costruzione finita, Farnsworth ormai non era più né un’amica né un’amante, ma soltanto una cliente insoddisfatta. Fu l’architetto a fare causa per primo per ricevere il pagamento di 28.000 dollari per le spese di costruzione; lei lo contro-denunciò per danni dovuti a negligenza. Gli avvocati dimostrarono che Farnsworth aveva approvato i piani di costruzione e l’aumento del budget e il giudice le impose il pagamento dei conti.

La vicenda è stata spesso presentata come una storia di orgoglio ferito e vendetta mancata, ma negli ultimi anni lo studio dei diari di Farnsworth e delle lettere che si scambiò con l’architetto ha ricostruito la storia sotto una prospettiva diversa. Alcuni passi mostrano per esempio lo scontento di Farnsworth per certe scelte di Mies van der Rohe: si accapigliavano sulla mancanza di tende, sull’assenza di una cabina armadio – «è una casa di villeggiatura, ti basta un solo vestito: appendilo a una gruccia sulla porta del bagno» – sull’afa eccessiva, perché c’era una porta sola, sulle finestre apribili che erano minuscole e sull’aria condizionata che non c’era. Di notte, quando la villa veniva illuminata, si trasformava in una lanterna per zanzare e moscerini e per finire era stata costruita troppo vicino al ruscello Fox: dalla costruzione a oggi è stata allagata sei volte, anche con grossi danni ai mobili e agli interni.

In particolare Farnsworth contestava la ragione per cui la villa divenne così celebre: non è fatta per viverci ma è l’espressione di un’idea di architettura, quella del movimento Moderno, razionale, astratto, funzionale e attento alla purezza delle linee, come si vede anche nei progetti di altri esponenti tra cui Le Corbusier, Walter Gropius, Alvar Aalto e gli italiani Gio Ponti, Franco Albini e Piero Portaluppi. Nel suo principio “less is more” (meno è più) Mies van der Rohe voleva azzerare i fronzoli e dare forma all’essenziale.

La villa ha una superficie di 140 metri quadrati ed è un open space sopraelevato a un metro e mezzo da terra, sorretto da otto colonne di acciaio che proseguono fino a sostenere il tetto. Non esistono mura ma soltanto vetrate che mostrano l’interno e che lo collegano armoniosamente al bosco di fuori, lasciando entrare la luce naturale. I bagni sono l’unica parte della casa nascosta, racchiusi da pannelli di legno al centro del piano terra.

Come ha spiegato lo storico Maritz Vandenburg in una monografia sulla villa:

«Ogni elemento fisico è stato distillato nella sua essenza irriducibile. L’interno è trasparente al luogo circostante in un modo mai visto prima ed è anche completamente sgombro. Tutto l’armamentario delle case tradizionali – stanze, muri, porte, tappezzeria, mobili sparsi, quadri sui muri, persino gli oggetti personali – è stato virtualmente abolito nella versione puritana di un’esistenza semplificata e trascendente».

Villa Farnsworth fu anche al centro di un articolo pubblicato nell’aprile del 1953 dalla rivista di architettura House Beautiful, che attaccava il movimento Moderno e in particolare i progetti di Mies van der Rohe, Gropius, Le Corbusier e dei loro seguaci definendoli una «minaccia alla nuova America». Erano gli anni della guerra Fredda e la nuova architettura veniva accusata di nascondere ideali comunisti dietro costruzioni “cupe” e “spoglie”.

Alla polemica partecipò anche Frank Lloyd Wright, considerato l’iniziatore di un ramo del Modernismo: l’architettura organica, che ricercava l’armonia e l’integrazione tra natura e architettura, come esemplificato nella sua Casa sulla cascata (Fallingwater). Lloyd Wright si era sempre opposto alle strutture nude e severe del Modernismo e in quell’occasione scrisse: «Sapete perché diffido e avverso questo movimento internazionale così come il comunismo? Perché entrambi, per natura, livellano tutto in nome della civiltà».

Farnsworth usò la casa fino al 1972 e nel 1975 la vendette a Lord Peter Palumbo. Ora la casa è un museo aperto al pubblico, è stata restaurata più volte ed è mantenuta più fedele possibile al modello disegnato da Mies van der Rohe.

https://www.ilpost.it/2020/03/29/mies-van-der-rohe-farnsworth-house/

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Ecobonus – Incentivo per la mobilità sostenibile

Ecobonus è la misura che offre contributi per l’acquisto di veicoli a ridotte emissioni, così come previsto dalla Legge di Bilancio 2019.

La misura non è un provvedimento di sostegno al mercato dei veicoli, ma ha una finalità tutta ambientale, andandosi a integrare alla vigente normativa europea sulla qualità dell’aria e dell’ambiente.

Ecobonus è promossa dal Ministero dello Sviluppo economico e gestita da Invitalia.

Per maggiori informazioni

Vai al sito https://ecobonus.mise.gov.it

 

https://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/68-incentivi/2039556-ecobonus-incentivo-per-la-mobilita-sostenibile

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C’è una nuova casa high-tech per i siti .it

È stata inaugurata la nuova sede del Registro .it. Il data center costruito in ottica ecosostenibile ospiterà 70 ricercatori e fungerà da nodo nevralgico della ricerca italiana sul web

Registro .it ha una nuova casa presso un nuovo edificio ecologico del Cnr di Pisa (foto: Registro .it)
Al Cnr di Pisa nasce un’anagrafe digitale, gestita dall’Istituto di informatica e telematica del Consiglio nazionale delle ricerche (Iit-Cnr), nel quale saranno conservati gli oltre 3 milioni di domini nazionali di Registro .it.

Registro .it è l’organismo responsabile della gestione dei domini internet .it. I suoi principali compiti vanno dal mantenimento del database dei nomi a dominio registrati, alla gestione del name server primario .it. Nato a dicembre del 1987, con la nascita di cnuce.cnr.it, il primo dominio della rete italiana, gestisce tutte le attività di registrazione e mantenimento dei nomi a dominio .it.

“Finalmente il Registro .it ha la sua casa, una sede tecnologicamente avanzata ed ecosostenibile adeguata a ospitare uno degli snodi nevralgici dell’internet italiano”, ha commentato Marco Conti, direttore dell’Iit-Cnr durante l’inaugurazione dell’edificio avvenuta il 3 febbraio 2020. “Con questo ampliamento l’Istituto di informatica guadagna un’importante disponibilità di spazi che verranno impiegati per crescere ancora e affrontare le nuove sfide della ricerca e disegnare, sempre a Pisa e sempre al Cnr, l’internet del futuro”.

Il nuovo edificio, autofinanziato dall’Iit-Cnr, è costato 5 milioni di euro. È stato pensato in un’ottica di edilizia sostenibile, grazie alla tecnica costruttiva in legno, all’utilizzo di tecnologie domotiche, alla riduzione del consumo di suolo, all’efficienza energetica, al benessere termo-igrometrico, a fonti solari fotovoltaiche e termiche. Caratteristiche che gli sono valse il premio sviluppo sostenibile 2018, promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e da Ecomondo.

Il nuovo data center ospiterà un team di 70 ricercatori e collaboratori del Registro .it. “Registro .It è un esempio di come la ricerca possa diventare tecnologia, e quindi creare occupazione e ricchezza. Grazie alla sua attività si finanziano borse di studi, progetti di ricerca e sedi con nuovi scenari ed orizzonti per la ricerca. Ma ciò non basta”, ha spiegato il presidente nazionale del Cnr, Massimo Inguscio.

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Questa casa prefabbricata in Brasile è realizzata con container e nasconde interni di lusso

Porto Alegre è una dei luoghi più conosciuti del Brasile. Questa città di quasi 1,5 milioni di abitanti, fondata nel 1769 dai coloni delle Isole Azzorre portoghesi, è conosciuta in tutto il mondo per diversi motivi. Alcuni di natura politica, dal momento che il World Social Forum è nato lì (noto come il Porto Alegre Forum); altri di natura sportiva, in quanto è uno dei luoghi in cui si sono svolti i mondiali di calcio del 2014.

Inoltre, la città è stata premiata in numerose occasioni con diversi riconoscimenti che la classificano come una dei migliori centri brasiliani in cui vivere, fare affari o lavorare. Ciò dimostra che, nonostante le grandi sfide che la città ha affrontato e deve ancora affrontare, Porto Alegre è una città aperta e innovativa, una caratteristica che si riflette nella sua pianificazione e architettura urbana.

Un buon esempio si trova nel progetto di KS architects, noto come RD Container House, su richiesta di un metalmeccanico che, a quanto pare, è un vero appassionato di strutture metalliche ed è stato partner nella progettazione e costruzione. La nuova residenza riutilizza i container per ottenere una struttura altamente resistente e preparata che rappresenta perfettamente lo stile di vita e la professione del proprietario.

Oltre a creare una struttura robusta, i contenitori sono stati scelti anche per i vantaggi della modularità e del montaggio rapido. Disposti fianco a fianco o impilati uno sopra l’altro, i container consentono proposte altamente razionali grazie alla facilità di gestione dei moduli. Basato sull’eccezionale potenziale strutturale incorporato del container, è emerso il concetto della casa container: strutture sovrapposte, ma ruotate creano equilibri inaspettati e movimenti di rotazione.

L’idea è nata durante le indagini, quando il team di progettazione ha trovato l’immagine iconica di un’enorme nave, carica di container accatastati in un mucchio disordinato. “Un altro importante fattore, che ha guidato la scelta dei materiali, è stato l’ottimizzazione del lavoro, sia nel tempo che nella facilità dei processi di assemblaggio, che differiscono notevolmente dalla muratura tradizionale e dal cemento armato”, viene sottolineato nel sito web dello studio.

Questa particolare abitazione si trova su una collina della città, uno dei punti più alti dell’intero nucleo urbano. Il paesaggio si apre davanti alle enormi finestre del soggiorno, orientate verso un’area protetta accanto al sito, con il volume equilibrato e tornito della suite padronale, che si affaccia sul fiume Guaíba e sui suoi tramonti indimenticabili. Questi moduli obliquamente giustapposti offrono la vista su diversi angoli nel paesaggio.

Oltre alle considerazioni sull’orientamento e sulla posizione, il complesso in questione ha dimensioni più generose rispetto a quelli comunemente presenti nei lotti urbani. La sua posizione consente la rotazione in modo tale che la posizione della casa non invada il perimetro e garantisce la privacy della famiglia nonostante le numerose aperture che forniscono una ventilazione incrociata durante i vari momenti.

Grazie alla sua posizione sul fianco di una collina, con una pendenza ripida e parte della casa è semi-interrata, gli spazi del garage e dell’officina sono funzionali. A causa della sua intersezione con il terreno, questo spazio è stato realizzato in calcestruzzo prefabbricato, mantenendo la logica di costruzione standardizzata e industriale.

Per le facciate, si è deciso di sfruttare l’estetica dei contenitori presentando la struttura metallica in quanto tale, anche la porta principale dell’abitazione è realizzata con due porte originali dei moduli. Internamente, per garantire la qualità termoacustica, le pareti e i soffitti sono stati coperti con cartongesso, mentre il pavimento è in vinile dopo essere stato livellato con pannelli OSB e un composto livellante. Alcune pareti interne rivelano la struttura ruvida, ricordando che questa insolita casa, costruita da molte mani, è una grande torre di contenitori accatastati.

https://www.idealista.it/news/immobiliare/internazionale/2020/02/03/138285-questa-casa-prefabbricata-in-brasile-e-realizzata-con-container-e-nasconde

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DUBAI: ECCO MOON, IL PROGETTO ITALIANO DI CASA DEL FUTURO

Un “appartamento-navicella spaziale” smart e autosufficiente, non solo dal punto di vista energetico ma anche idrico, in grado di resistere ai climi più estremi… terrestri e non. Parliamo di Moon, innovativo prototipo che sarà presentato da un team italiano al Solar Decathlon 2020, competizione internazionale in cui le università di tutto il mondo si mettono alla prova nella progettazione e costruzione delle abitazioni del futuro.

Tecnologie a prova di spazio
Il progetto è stato pensato da un gruppo di studenti dell’Università degli Studi Roma Tre coordinato dalla professoressa Chiara Tonelli. Quest’ultima ha spiegato che Moon potrà offrire riparo e comfort anche nel deserto di Dubai, sede del Solar Decathlon, grazie all’utilizzo di soluzioni tecnologiche all’avanguardia prese in prestito direttamente dall’ambito spaziale. Sulle pareti esterne, ad esempio, saranno applicate le stesse vernici usate per lo shuttle, che possono sopportare temperature molto elevate e dissipare il calore, mentre le tende saranno realizzate con fibre di basalto, carbonio e vetro.

La sfida della sostenibilità
Grazie alle tecnologie più innovative, Moon sarà in grado di soddisfare il primo requisito richiesto ai partecipanti della competizione: la sostenibilità ambientale. Per ottenerla anche in fase di realizzazione, gli studenti di Roma Tre hanno pensato a un metodo di riciclo delle acque grigie e nere che non comporti la creazione di una rete fognaria e idrica nel deserto. Grazie a un particolare processo, le acque reflue vengono sterilizzate e riutilizzate come potabili, esattamente come avviene nelle navicelle spaziali. Inoltre, il progetto è alimentato a energia solare: prevede l’utilizzo di un sistema fotovoltaico e l’involucro esterno è realizzato con un materiale che protegge dall’escursione termica e purifica l’aria circostante attraverso un processo di fotocatalisi.

di Laura Fabbro

Dubai: ecco Moon, il progetto italiano di casa del futuro

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Bonus casa 2020: tutte le novità

La Legge di Bilancio 2020 (L. 27/12/2019 n. 160), pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 304 del 30/12/2019, ha prorogato al 31 dicembre 2020 il Bonus Casa e l’Ecobonus, relativamente alle spese sostenute dal 1° gennaio al 31 dicembre 2020. Vediamo in cosa consiste il Bonus Casa 2020.

Novità bonus casa 2020
Le detrazioni fiscali per gli interventi di risparmio energetico e utilizzo di fonti di energia rinnovabile possono essere applicate a:

ristrutturazioni edilizie (art. 16 bis del DPR 917/86) attraverso il Bonus casa con detrazioni del 50%;
riqualificazione energetica (ex legge 296/2006) mediante l’Ecobonus con detrazioni del 50%, 65%, 70%, 75%, 80% e 85%.
Cosa prevede il bonus casa 2020
L’agevolazione fiscale applicabile agli interventi che hanno ad oggetto ristrutturazioni edilizie è disciplinata dall’art. 16-bis del DPR 917/86. Essa consiste in una detrazione dall’Irpef del 36% delle spese sostenute, le quali non devono superare l’ammontare complessivo di 48.000 euro per unità immobiliare.

Il decreto legge n. 83/2012 ha elevato, per le spese sostenute tra il 26 giugno 2012 e il 30 giugno 2013, al 50% la detrazione e a 96.000 euro la spesa massima ammessa al beneficio. Tali importi sono stati prorogati più volte, fino ad arrivare alla nuova Legge di Bilancio che ha rinviato anche al 2020 la possibilità di usufruire del Bonus casa con le sopraccitate maggiorazioni.

Quali interventi comprende
I dati relativi agli interventi edilizi e tecnologici che accedono alle detrazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie che comportano risparmio energetico e/o l’utilizzo delle fonti rinnovabili di energia, cosiddetto Bonus casa, devono essere trasmessi all’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA).

Gli interventi per i quali è necessario inviare la comunicazione ad ENEA, come riportato sul sito web efficienzaenergetica.enea.it, sono:

Strutture edilizie
riduzione della trasmittanza delle pareti verticali che delimitano gli ambienti riscaldati dall’ esterno, dai vani freddi e dal terreno;
diminuzione delle trasmittanze delle strutture opache orizzontali e inclinate (coperture) che delimitano gli ambienti riscaldati dall’esterno e dai vani freddi;
riduzione della trasmittanza termica deipavimenti che delimitano gli ambienti riscaldati dall’ l’esterno, dai vani freddi e dal terreno;
Infissi
riduzione della trasmittanza dei serramenti comprensivi di infissi che delimitano gli ambienti riscaldati dall’esterno e dai vani freddi.
Impianti tecnologici
installazione di collettori solari (solare termico) per la produzione di acqua calda sanitaria e/o il riscaldamento degli ambienti;
sostituzione di generatori di calore con caldaie a condensazione per il riscaldamento degli ambienti (con o senza produzione di acqua calda sanitaria) o per la sola produzione di acqua calda per una pluralità di utenze ed eventuale adeguamento dell’impianto;
sostituzione di generatori con generatori di calore ad aria a condensazione ed eventuale adeguamentodell’impianto;
pompe di calore per climatizzazione degli ambienti ed eventuale adeguamento dell’impianto;
sistemi ibridi (caldaia a condensazione e pompa di calore) ed eventuale adeguamento dell’impianto;
microcogeneratori (Pe<50kWe);
scaldacqua a pompa di calore;
generatori di calore a biomassa;
installazione di sistemi di contabilizzazione del calore negli impianti centralizzati per una pluralità di utenze;
installazione di impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo (limitatamente ai sistemi di accumulo i dati vanno trasmessi per gli interventi con data di fine lavori a partire dal 01/01/2019);
teleriscaldamento;
installazione di sistemi di termoregolazione e building automation.
Elettrodomestici
Elettrodomestici di classe energetica minima A+ (ad eccezione dei forni la cui classe minima è la A e i piani cottura la lavasciuga che non sono classificati) solo in caso di collegamento a un intervento di recupero del patrimonio edilizio iniziato dal 01/01/2017 per le spese sostenute nel 2018 e dal 01/01/2018 per le spese sostenute nel 2019.

forni
frigoriferi
lavastoviglie
piani cottura elettrici
lavasciuga
lavatrici
asciugatrici
Come richiedere il bonus casa
Analogamente a quanto previsto anche in relazione alle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici (Ecobonus), per richiedere il Bonus casa 2020 è necessario trasmettere per via telematica all’ENEA le informazioni sugli interventi eseguiti che possono accedere alle detrazioni fiscali del 50%.

Attualmente il nuovo sistema d’invio delle dichiarazioni degli interventi conclusi nel 2020 non è ancora disponibile, in quanto il ministero competente e l’Agenzia delle Entrate dovranno fornire chiarimenti in merito alle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2020.

L’Agenzia delle Entrate pubblica, ogni qualvolta vi siano delle novità, l’aggiornamento alla Guida “Ristrutturazioni edilizie: le agevolazioni fiscali“.

La dichiarazione degli interventi conclusi nel 2020 dovrà essere trasmessa, quindi, all’ENEA facendo riferimento sempre al portale “detrazionifiscali.enea.it” e presto sarà disponibile il tasto relativo al 2020.

Le pratiche dovranno essere inviate, infatti, attraverso il portale relativo all’anno di fine lavori entro 90 giorni dalla data di fine lavori.

Bonus casa 2020: tutte le novità

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New York costruirà 300.000 case a prezzi accessibili entro il 2026: così funziona il mercato

Nel 2014, il sindaco di New York si è posto l’obiettivo di consegnare 200.000 case a prezzi accessibili, stabilendo anche dei tetti di prezzo per l’affitto, a 500.000 newyorkesi entro il 2024. Per riuscirci punterà sia sulle nuove costruzioni che sulla conservazione dello stock abitativo low cost già esistente.

Ana Ariño, vicepresidente esecutivo dell’Agenzia per lo sviluppo economico di New York, ha spiegato a idealista/news che la città è sulla buona strada per rispettare l’impegno 2 anni prima del previsto e l’obiettivo ora è quello di costruire 300.000 case a prezzi accessibili entro il 2026. Si tratta di un numero di case che darebbe un tetto a tutta la popolazione di Boston.

Ariño è la spagnola con la posizione più alta all’interno del Municipio di New York. Dopo aver finito i suoi studi in Economia, è arrivata nella Grande Mela nel 2008, per poi approdare al municipio nel 2013. In precedenza, aveva lavorato presso le società americane Natsource e BCG.

Fornendo una visione a 360° della pianificazione urbana della città, Ariño sottolinea che la creazione di alloggi a prezzi sostenibili è una delle iniziative essenziali dell’attuale sindaco Bill de Blasio per affrontare la crisi dell’accessibilità alla casa a New York. “Gli edifici residenziali a prezzi accessibili sono di proprietà privata, ma sovvenzionati dal governo attraverso incentivi fiscali”, aggiunge.

In cambio, i proprietari di casa sono tenuti ad assegnare una percentuale di case in affitto a prezzi accessibili a un canone limitato per i residenti in determinate fasce. L’esperta spiega che gli alloggi a prezzi accessibili sono destinati non solo ai residenti a basso reddito, ma anche ai residenti con redditi moderati fino al 165% del reddito medio nell’area metropolitana di New York, il che si traduce in un reddito annuo di fino a 159.000 dollari per una famiglia di tre persone.

Gli affitti a prezzi accessibili per un appartamento con tre camere da letto possono variare da 672 dollari al mese per una famiglia di 3 membri che guadagna 29.000 dollari all’anno, fino a 4.501 dollari al mese per una famiglia di 3 persone che guadagna 159.000 dollari all’anno.

New York è una città incentrata principalmente sull’affitto. Nel 2017 lo stock di alloggi era di oltre 3,4 milioni di case. Il 62,9% (2,2 milioni) delle case erano in affitto, rispetto al 36,1% (1,2 milioni) delle case di proprietà. È una città principalmente di inquilini e il peso della proprietà della casa è basso rispetto ad altre città americane ed europee.

Per dare un’occhiata più da vicino al successo della collaborazione pubblico-privato, forniremo ulteriori informazioni: dei 2,2 milioni di affitti, 937.000 (43%) sono case libere (non regolate dal Consiglio comunale), mentre un milione (45%) sono proprietà privata, ma il cui canone d’affitto è limitato dalla legge (per la maggior parte gli aumenti sono stabiliti da un’agenzia governativa). Ovvero, il proprietario può aumentare l’affitto di una percentuale determinata dal consiglio comunale.

Attualmente, è più complicato per il proprietario che la sua casa diventi parte del libero mercato. Fino a poco tempo fa, gli appartamenti con limiti di affitto potevano essere “liberalizzati” se l’affitto superasse i 2.700 dollari al mese e l’inquilino se ne fosse andato. Grazie alle riforme degli affitti promulgate dall’attuale governo quest’anno, questa pratica è stata abrogata, così come la possibilità da parte del proprietario di aumentare del 20% l’affitto di un appartamento in caso di cambio di inquilini.

Poi c’è un piccolo numero di appartamenti ad “affitto controllato” (circa 20.000) in edifici costruiti principalmente prima del 1947 e che hanno limiti molto severi quando si tratta di aumentare i canoni (una volta che queste case sono state liberate diventano parte del mercato non regolato). Ma per beneficiare di questa misura, l’inquilino deve vivere nell’appartamento dal 1971.

Infine, 258.000 case (12%) sono appartamenti sovvenzionati dal governo con accesso limitato ai residenti in determinate fasce di reddito (il che include l’edilizia pubblica e altri programmi abitativi a prezzi accessibili).

Come si è evoluto l’affitto a New York
Negli ultimi 10 anni, New York ha registrato uno sviluppo economico senza precedenti. “Attualmente abbiamo un numero record di posti di lavoro (4,5 milioni) e la popolazione della città dovrebbe aumentare a 9 milioni entro il 2040, rispetto agli attuali 8,5 milioni. Gli affitti sono aumentati a seguito di questo incremento economico e sebbene abbiano mostrato segni di stabilizzazione dal 2015, i redditi di molte famiglie sono rimasti stabili o sono diminuiti a partire dal 2000, mettendo sotto pressione gli inquilini, in particolare le famiglie a basso reddito”, sottolinea Ana Ariño.

L’investimento di New York per l’housing
Secondo Ariño, il Comune stima che il costo totale, tra privato e pubblico, per la creazione di 200.000 case a prezzi accessibili nell’arco di 10 anni supererà i 40 miliardi di dollari, di cui oltre 11 miliardi di dollari sono fondi pubblici (fondi municipali, statali e federali).

Dal 2014, l’amministrazione ha creato 20.000 case a prezzi accessibili all’anno attraverso nuove strategie di costruzione e conservazione. “Ciò significa un aumento fino a 5.000 case all’anno, rispetto alla precedente amministrazione. L’obiettivo è raggiungere la costruzione di 25.000 case all’anno, una cifra mai raggiunta prima. Per dare un’idea dell’obiettivo del sindaco nel 2026, 300.000 unità sarebbero sufficienti a coprire l’intera popolazione di Boston”, aggiunge Ariño.

Nonostante i progressi significativi, l’edilizia abitativa rimane una grande sfida per la città. Nel 2019, oltre 180.000 famiglie erano in lista d’attesa per accedere alle case popolari.

Le misure esempio di New York
Una delle iniziative più significative del sindaco riguarda l’alloggio inclusivo obbligatorio. Il 22 marzo 2016, il Consiglio Comunale ha approvato questa nuova politica che impone che qualsiasi area e edificio con più di 10 appartamenti riqualificati per uso residenziale dovrebbe includere il 20-30% di appartamenti permanentemente accessibili, mentre le restanti unità potrebbero avere un prezzo di mercato

“Questo è uno dei requisiti di riqualificazione più rigorosi per alloggi a prezzi accessibili in qualsiasi grande città degli Stati Uniti oggi e garantisce che una parte delle case sia conveniente per la vita nelle aree in crescita”, afferma il vice presidente esecutivo del Consiglio di New York.

I criteri per aumentare l’edilizia popolare
Vi sono opportunità per lo sviluppo di nuove case su terreni riqualificati e ben collegati con i centri di lavoro. Nuove case possono anche essere costruite in siti sottoutilizzati; durante la riqualificazione di siti che non vengono utilizzati correttamente ma che hanno un potenziale di sviluppo o convertendo edifici obsoleti in uso residenziale.

https://www.idealista.it/news/immobiliare/internazionale/2020/01/21/138133-new-york-costruira-300-000-appartamenti-a-prezzi-accessibili-entro-il-2026

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Software di calcolo strutturale: le novità di Sismicad 12.15 disponibili anche in prova gratuita

Con la versione 12.15 di Sismicad nuovi ambienti di verifica di setti e nuclei in cemento armato e del pushover
Si tratta di una versione piuttosto importante perchè contenente molte novità ma soprattutto perchè con Sismicad 12.15 debuttano i nuovi ambienti di verifica di setti e nuclei in cemento armato e del pushover. Una versione frutto di sviluppi di lungo corso, capace di aver creato qualcosa di innovativo e al passo con i tempi sia dal punto di vista ingegneristico che informatico, con una certa attenzione anche alle logiche BIM.

Plugin per Autodesk Revit. E’ stato sviluppato un plugin per Autodesk Revit in grado di importare in “famiglie native” le geometrie strutturali di Sismicad. Ciò si accosta alla già presente funzionalità di esportazione da Revit a Sismicad per gestire una progettazione coordinata.
Nuovo ambiente grafico di analisi Pushover. E’ possibile gestire l’analisi statica non lineare con pochi comandi specifici direttamente nella finestra principale. La nuova finestra Curve pushover permette di governare agevolmente i punti di ciascuna curva. Il calcolo è ora eseguibile opzionalmente in due passaggi (prima FEM e poi meccanismi di rottura) con notevole velocizzazione dello studio delle curve. Nelle usuali viste dei risultati modello e nelle relazioni sono accessibili tutti i risultati FEM per i punti di ciascuna curva. Nella rinnovata finestra Risultati calcolo sono accessibili tutti i risultati dell’analisi pushover ed in particolare tutti i meccanismi di rottura indagati.
Nuovo ambiente di verifica di pareti e nuclei in c.a. È disponibile un ambiente di verifica dedicato alle pareti in cemento armato completamente nuovo e uniformato agli altri, con una nuova organizzazione dei comandi e delle funzionalità. Attraverso di esso è possibile progettare l’armatura sia di pareti piane che di nuclei composti da più pareti, con una velocità di elaborazione potenziata di oltre un ordine di grandezza. E’ possibile cambiare materiale e classe di esposizione direttamente in sede di verifica. I disegni esecutivi sono estremamente dettagliati e creati con il nuovo standard coordinato Concrete Draft Design (CDD).

https://www.ingenio-web.it/25566-software-di-calcolo-strutturale-le-novita-di-sismicad-1215-disponibili-anche-in-prova-gratuita

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Il pianeta sta esaurendo la sabbia: perché il modo di costruire deve cambiare

Le riserve di materia prima per preparare si stanno esaurendo, ma a che punto è la ricerca di una alternativa?

Una questione di grande importanza, su cui sono già stati scritti fiumi di inchiostro: siamo rimasti senza sabbia. Le Nazioni Unite hanno già messo in guardia dagli effetti dello sfruttamento eccessivo di quella che è la seconda risorsa naturale più consumata dopo l’acqua.

Ogni giorno, nel mondo, vengono estratti 18 chili per abitante, non c’è abbastanza sabbia per tanta brama di costruire. Ma cosa possiamo fare? Come nel caso del cambiamento climatico, accadrà che alcuni continueranno a a far finta di non accorgersene e le misure adottate rimarranno insufficienti?

Il dibattito è già partito, ma è molto più di un semplice dibattito: stiamo esaurendo la sabbia, una materia prima chiave nell’edilizia, ma non solo. Oltre alla costruzione di strade, centri commerciali, uffici, case, la sabbia è presente nel vetro di ciascuna delle finestre della tua casa. Sul parabrezza della tua auto e persino sullo schermo e sui chip di silicio del tuo cellulare.

Per farsi un’idea della portata della questione, per una casa di medie dimensioni servono 200 tonnellate di sabbia da mescolare con il cemento. Un piccolo ospedale, ha bisogno di 3.000 tonnellate e un chilometro di autostrada addirittura di 30.000 tonnellate.

Il rapporto delle Nazioni Unite, “Sabbia e sostenibilità”, non lascia dubbi: non solo stiamo inquinando, ma di questo passo rimarremo anche senza sabbia. Il rapporto mostra che l’elevata domanda di questa materia prima proviene principalmente da aree che non hanno scorte di sabbia locale e tutto lascia presagire che la domanda aumenterà: le previsioni parlano di un 5,5% annuo con le tendenze attuali di urbanizzazione.

La sabbia del deserto non funziona

Ma come può essere esaurirsi la sabbia dal momento che ci sono deserti tanto vasti sul pianeta? Il motivo è semplice, la sabbia del deserto non funziona, i granelli di sabbia del deserto hanno la forma sbagliata, sono stati erosi dal vento e non dall’acqua e sono quindi troppo lisci e arrotondati per formare un calcestruzzo stabile (gli standard di produzione stimano che i grani dovrebbero variare tra zero e quattro millimetri).

La sabbia che viene usata attualmente si trova nei letti e nelle rive dei fiumi, nonché nei laghi e in riva al mare. Dal 2000, la quantità di sabbia utilizzata nelle costruzioni è triplicata a livello globale. E ciò è dovuto a vari motivi, ma il più importante è quello di una “urbanizzazione” della popolazione: sempre più persone vivono nelle città e ciò genera più costruzioni.

“È risaputo che l’acqua è l’elemento più consumato al mondo. Ma ciò che potrebbe essere meno noto è che il secondo elemento più consumato al mondo è il cemento, nella cui composizione sia la sabbia che gli altri aggregati partecipano in modo importante, con proporzioni diverse a seconda della resistenza caratteristica che chiediamo al cemento in questione”, affermano fonti del settore che preferiscono non essere menzionate. E aggiungono: “Una possibile carenza di sabbia avrebbe un grande impatto sul costo del calcestruzzo e della malta, incidendo sul costo finale dell’opera”.

Non ci sono alternative praticabili al momento

È vero che ci sono molti gruppi di ricercatori che lavorano su nuovi tipi di cemento a base, ad esempio, di ceneri, plastica riciclata o lolle di riso, ma per ora sono ben lungi dall’ottenere cemento utilizzabile. Discorso simile anche per i progetti per utilizzare meno sabbia o riciclare il calcestruzzo.

In sintesi, non abbiamo una chiara alternativa per sostituire la domanda attuale di sabbia e ghiaia che abbiamo oggi (e che continueremo ad avere). Nel frattempo, le percentuali di sabbia riciclata e artificiale utilizzate sono quasi ridicole.

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I pannelli fotovoltaici ora si affittano: risparmio in bolletta del 20%

I proprietari del tetto non sostengono alcuna spesa per acquisto e posa dell’impianto sul tetto; in cambio pagano una quota dell’energia prodotta dall’impianto installato, che comunque, a determinate condizioni di utilizzo ed esposizione, permette di risparmiare.
di Maria Chiara Voci

Una casa, una macchina, l’arredo di un appartamento. E anche una centrale per la produzione di energia da fonte rinnovabile: l’uso temporaneo e la sharing economy (a discapito del possesso) prendono piede nella società contemporanea, e il mercato risponde con proposte innovative.

Come accade nel Nord Europa, anche in Italia ora è concreta la possibilità di noleggiare un impianto fotovoltaico e installarlo sul tetto di casa, pagando una tariffa sull’energia prodotta a prezzo agevolato. Senza alcun costo aggiuntivo per l’acquisto, la posa e lo smaltimento della centrale.

A proporre il servizio (nell’ambito di una politica di ampliamento del proprio business) è il gruppo internazionale Modus Group (attivo dal 1993 nel campo della rinnovabili), attraverso l’azienda specializzata Green Genius, appena premiata a Ecomondo a Rimini per lo Sviluppo Sostenibile.

Un canone mensile per ripagare i lavori
La formula assomiglia, grossomodo, a quella proposta dalle Esco (Energy service company, società specializzate nella programmazione di interventi per il risparmio energetico attraverso la riqualificazione immobiliare, ndr): in questo caso i lavori vengono eseguiti e il cliente li ripaga con un canone mensile (proporzionato al risparmio ottenuto), dopo di che l’impianto diventa proprietà del cliente.

La proposta di Green Genius si caratterizza però per alcune differenze e particolarità. Innanzitutto, chi beneficia del servizio (e quindi fruisce dell’installazione gratuita del sistema nella propria abitazione e della copertura compresa dei costi di manutenzione) non paga un canone fisso a Green Genius, ma paga l’energia prodotta al prezzo agevolato di circa 11 centesimi (il risparmio è almeno di 9-10 centesimi di euro al kWh rispetto alle tariffe applicate dai gestori più noti).

L’impianto non diventerà di proprietà del cliente, ma questi – in qualsiasi momento lo voglia smantellare – potrà recedere dal contratto. Tutto sarà smontato a fronte di un rimborso del costo per le pratiche di allaccio al contatore.

Per capire meglio la convenienza di questa scelta, entriamo nel dettaglio di una simulazione concreta. Prendiamo il caso di un nucleo familiare, che viva con costanza nell’immobile e consumi elettricità a tutte le ore del giorno. Stimiamo una bolletta media di circa 150 euro al bimestre (prezzo calcolato sulla base dei dati dell’Autorità per l’Energia, non considerando Iva e accise o altre tasse fisse). Ipotizziamo che la casa abbia un tetto direzionato a Sud o Sud-Ovest o Sud-Est e che l’impianto sia correttamente dimensionato.

Un risparmio del 20%
Il cliente pagherà 0,11 €/kWh per ogni kWh ora prodotto dall’impianto. Se l’autoconsumo sarà intorno al 40% del totale di energia prodotta e se il prelievo da parte del gestore sarà di una percentuale inferiore e pari almeno alla metà della quota prodotta e immessa nella rete di giorno, quell’energia (che il cliente ha pagato a Green Genius) sarà rimborsata al cliente stesso tramite lo scambio sul posto per un valore fra 0,10 e 0,15 €/kWh. Tutte queste condizioni sommate potrebbero consentire – nel corso di un anno – di far risparmiare a chi sceglie il fotovoltaico in affitto circa il 20% della bolletta.

La verifica a ciò che afferma Green Genius la si può fare anche collegandosi al nuovo portale per l’autoconsumo lanciato dal Gse (proprio come aiuto al cliente che deve orientarsi sulla scelta del fotovoltaico). Utilizzando lo scenario “Tramite Esco”, cliccando sul link “vedi e modifica le ipotesi” e selezionando il “canone di produzione” basta mettere il valore proposto da Green Genius, il numero di anni di contratto (5, 10, 15, ecc.) e la simulazione mostra il vantaggio economico dell’affitto dell’impianto con canone di produzione.

Ad esempio, la simulazione su consumi di 3.500 kWh con impianto a Roma ben orientato e un canone di 11 centesimi, porta a un risparmio di 149 euro l’anno (calcolando le oscillazioni di consumo e la necessità di dover comunque prelevare dalla rete nazionale in alcune giornate in cui il fotovoltaico è meno performante) su una bolletta di circa 700 euro.

Anche per l’utenza business
Tutto però sta nei presupposti. Il primo e più importante è che l’impianto venga ben dimensionato rispetto alle necessità. In secondo luogo, la famiglia che non sta mai in casa durante il giorno o che vuole mettere il fotovoltaico su una seconda casa, non risparmierà con Green Genius. Al contrario un’azienda che fa funzionare i macchinari tutto il giorno e può arrivare a percentuali di autoconsumo anche dell’80% dell’energia prodotta dai pannelli ne avrà un grande vantaggio.

«Per questo oltre al cliente privato – spiega Giorgia Millena, community manager di Green Genius Italia – nel prossimo futuro puntiamo molto sull’utente business. Crediamo di avere un’offerta davvero interessante da proporre alle imprese di qualsiasi dimensione. Permettiamo di passare al fotovoltaico a costo zero, risparmiando in bolletta e dando valore all’azienda e ai piani di sostenibilità».

Per approfondire:
● Energie rinnovabili, spinta al fotovoltaico per 14 milioni di tetti
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