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Detrazioni fiscali ecobonus 2020: cosa rientra nel risparmio energetico

Una “proposta shock”, così è stato definito l’aumento dell’ecobonus 2020 che – di fatto – riconoscerà alle famiglie uno sconto fiscale del 110% per la realizzazione di opere e impianti finalizzati al risparmio energetico e alla tutela ambientale di case e palazzi. I contribuenti, dunque, avranno la possibilità di apportare a costo zero modifiche e migliorie alle proprie abitazioni. Ma vale per tutti i tipi di interventi? Ovviamente no. Vediamo allora quali sono i lavori di ristrutturazione che danno diritto alle detrazioni in sede di dichiarazione dei redditi.

Ecobonus 2020, cosa rientra nel risparmio energetico
In attesa dell’approvazione del decreto maggio, il quale dovrebbe contenere tutte le disposizioni relative all’ecobonus 2020, vi abbiamo parlato qui di come in questo caso il riconoscimento delle detrazioni fiscali funzionerebbe diversamente per famiglie e imprese.

In linea generale, comunque, è possibile affermare oggi che l’utilizzo dell’ecobonus nel 2020 verrà riconosciuto per tutti i lavori di ristrutturazione di risparmio energetico. È importante, dunque, capire prima di tutto se l’intervento che si ha intenzione di eseguire rientri o meno in quelli di risparmio energetico che danno diritto alla detrazioni fiscali.

Stando alla definizione che l’Agenzia delle Entrate fornisce sul suo sito, rientrano nella definizione di “risparmio energetico” tutti gli interventi che “aumentano il livello di efficienza energetica degli edifici esistenti”. Una definizione molto generica ma che, di fatto, racchiude in sé solo specifici lavori.

Detrazioni fiscali econobonus 2020: i lavori ammessi
Inquadrato il significato di risparmio energetico, allora, resta da individuare i lavori che effettivamente danno diritto al riconoscimento dello sconto fiscale del 110%.

Prima di passare all’elenco degli interventi ammessi, comunque, è importante precisare che al momento l’ecobonus al 110% non è stato ancora ufficialmente approvato. Delle detrazioni si parla infatti nella bozza del dl maggio, cui approvazione, dopo i ritardi e le discussioni nella maggioranza, non è ancora arrivata.

In linea di massima, tuttavia, può essere utile partire dalle linee guide per l’ecobonus antecedenti allo scoppio della pandemia. Prima del Coronavirus, nello specifico, la detrazione veniva concessa per le spese sostenute per gli interventi di:

sostituzione di finestre comprensive di infissi;
installazione caldaie a biomassa e a condensazione, purché di classe energetica A;
interventi di coibentazione;
riqualificazione totale (volta a ridurre del 50/60% le spese di gas e luce);
installazione di pompe di calore, caldaie, scaldacqua a pompa di calore, schermature solari, sistemi di building automation, pannelli fotovoltaici e collettori solari per produzione di acqua calda;
rifacimento facciate;
lavori condominiali di efficientamento energetico;
messa in stato di sicurezza delle strutture, con contributi rafforzati per chi vive nelle zone a maggior rischio sismico.
In merito ai lavori ammessi dal “nuovo” econobonus niente è stato aggiunto dai tecnici che stanno lavorando al prossimo decreto. Per questo motivo, ad oggi, possiamo dedurre che le novità riguarderanno soprattutto le percentuali di sconto più che gli interventi che ne danno diritto.

https://quifinanza.it/fisco-tasse/video/detrazioni-fiscali-ecobonus-2020-risparmio-energetico/379635/

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Corbu, ‘Le Cabanon’ e l’arte di vivere in un microcosmo

Cosa ci insegna oggi il modello di spazio minimo progettato da Le Corbusier.

Isolarsi dal resto del mondo e rifugiarsi in 15 metri quadri di proporzioni perfette. La lezione di un Maestro dell’architettura come Le Corbusier risuona oggi più contemporanea che mai.

Oggi in cui l’Italia è teatro di una situazione inedita: i luoghi del nostro quotidiano come i bar, le palestre, le scuole, sono chiusi, come chiusi sono anche i parchi. Così i cittadini sono costretti a rimanere nelle mura domestiche, l’unico luogo accessibile. Un’esperienza nuova: per gli abitanti e per le abitazioni. Un isolamento forzato a cui non eravamo preparati.
Il ‘Cabanon’, il microcosmo in cui Le Corbusier trascorse gli ultimi anni della sua vita, racconta un’ esperienza romantica di isolamento, una storia di architettura e arte di vivere con l’essenziale.

Nel 1952 Le Corbusier costruiva il suo ‘castello’ sulla Costa Azzurra. Completamente lontano dalle ville bianche costruite in Francia, questa capanna di soli 3,66 x 3,66 metri quadri, costruita secondo le regole del Modulor, occupa un posto particolare nell’opera di Le Corbusier anche se trattato raramente dalla storiografia del grande architetto.
Si tratta di una piccola capanna disposta sulla ripida collina di Cap Martin, tra Mentone e Monaco, a pochi passi dal mare tra acanti, agavi ed eucalipti, rifugio dell’architetto durante i suoi ultimi anni, prima della sua morte nel 1965.

Due letti, un tavolo, alcuni armadi, un lavandino e un gabinetto (la doccia fuori, all’aperto). Da una delle due finestre si può vedere la spiaggia dove Le Corbusier annegò in seguito ad una crisi cardiaca nell’agosto 1965 compiendo il destino annunciato tempo prima da una sua battuta sul suo amato Cabanon: “Mi trovo così bene nel mio cabanon che sicuramente terminerò la mia vita qui”.

Pare che l’idea gli fosse venuta durante una crociera in nave, in una cabina piccola e perfetta. Ma ci sono anche i ricordi di un viaggio in Russia e persino le suggestioni del brano ‘Ma cabane au Canada’, gran successo anni ‘50 della star francese Line. Tantè che quel castello di legno, tutto prefabbricato in Corsica, ad Ajaccio, e rimontato come un gioco di costruzioni, diventa per l’architetto, luogo ideale e intimo.

Le Corbusier racconta così la storia della nascita del progetto:
“Il 30 dicembre del 1951, sull’angolo di un tavolo di una piccola trattoria della Costa Azzurra ho disegnato come un regalo per il compleanno di mia moglie, un progetto per una capanna che ho costruito l’anno successivo su una roccia battuta dalle onde. Questo progetto è stato realizzato in tre quarti d’ora. È definitivo; nulla è stato modificato; grazie al Modulor (il sistema di proporzioni che univa il metodo geometrico della sezione aurea con le misure e dei movimenti di un uomo alto m. 1,83, che è ora disegnato in una parete di lato del “Cabanon”), la sicurezza del procedimento progettuale è stata totale”.

Corbu pone la porta del Cabanon sul lato mare e crea l’ambiente interno come fosse il risultato in scala ridotta dell’attuazione del principio di “spazio aperto”. Ogni elemento d’arredo, per quanto piccolo, viene considerato come un organismo complesso, non solo dal punto di vista funzionale – il letto diventa un armadio – ma anche da quello spaziale – il supporto del lavandino diventa elemento di separazione. Di conseguenza, ai tradizionali elementi architettonici vengono assegnate nuove funzioni – la parete si trasforma in un tavolo e in mensole, il soffitto diventa un ripostiglio.

Oggi il Cabanon è finalmente riaperto al pubblico, e si visita come un manifesto dell’architettura moderna, con gli arredi perfettamente funzionali, i colori, le pitture murali firmate Corbu.
Forse il progetto più intimo del Maestro, questo piccolo esperimento di architettura tratta in modo assoluto tutte le tematiche della progettazione di interior finalizzate al vivere bene con poco, o meglio, al vivere bene con ciò che è necessario.
Sarà questa solitudine imposta – come si dice – un’opportunità?

https://www.archiportale.com/news/2020/03/architettura/corbu-le-cabanon-e-l-arte-di-vivere-in-un-microcosmo_75517_3.html

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I codici Ateco che possono lavorare nella fase 2: l’elenco in pdf della riapertura dal 4 maggio

Quali sono i codici Ateco che possono lavorare dal 4 maggio: l’elenco in pdf e Word della riapertura stabilito dal dpcm per la fase 2.

Manifattura, costruzioni, tessile, automotive. Si torna al lavoro. Il 4 maggio è il giorno della riapertura, dell’inizio della cosiddetta fase 2: ecco l’elenco dei codici Ateco delle imprese che possono riaprire e riprendere a lavorare, disponibile anche in formato pdf e Word.

Verso la fase 2: codici Ateco e tappe della riapertura

Il presidente del consiglio Giuseppe Conte ha annunciato il calendario delle riaperture per la fase durante la conferenza stampa di ieri sera. Una road map prevista nel decreto, il Dpcm 26 aprile, che regola anche gli altri aspetti della fase 2: spostamenti, visite ai parenti, attività sportiva, autocertificazione.

Sarà di fatto una riapertura in tre tappe. Il 4 maggio tocca a buona parte delle fabbriche, l’edilizia e il commercio all’ingrosso legato ai settori che tornano al lavoro. Bar e ristoranti potranno inoltre ripartire con il solo servizio da asporto.

Il 18 maggio tocca ai negozi e a tutto il commercio al dettaglio. Oltre a questi, riaprono musei, mostre d’arte e biblioteche. Infine il 1° giugno toccherà a tutti gli altri: bar, ristoranti, parrucchieri, estetiste, centri massaggi e simili.

Le attività che possono riaprire il 4 maggio: elenco dei codici Ateco
Codici Ateco delle imprese per la riapertura del 4 maggio
01 Coltivazioni agricole e produzione di prodotti animali, caccia e servizi connessi
02 Silvicoltura ed utilizzo di aree forestali
03 Pesca e acquacoltura
05 Estrazione di carbone (esclusa torba)
06 Estrazione di petrolio greggio e di gas naturale
07 Estrazione di minerali metalliferi
08 Estrazione di altri minerali da cave e miniere
09 Attività dei servizi di supporto all’estrazione
10 Industrie alimentari
11 Industria delle bevande
12 Industria del tabacco
13 Industrie tessili
14 Confezione di articoli di abbigliamento; confezione di articoli in pelle e pelliccia
15 Fabbricazione di articoli in pelle e simili
16 Industria del legno e dei prodotti in legno e sughero (esclusi i mobili); fabbricazione di articoli in paglia e materiali da intreccio
17 Fabbricazione di carta e di prodotti di carta
18 Stampa e riproduzione di supporti registrati
19 Fabbricazione di coke e prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio
20 Fabbricazione di prodotti chimici
21 Fabbricazione di prodotti farmaceutici di base e di preparati farmaceutici
22 Fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche
23 Fabbricazione di altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi
24 Metallurgia
25 Fabbricazione di prodotti in metallo (esclusi macchinari e attrezzature)
26 Fabbricazione di computer e prodotti di elettronica e ottica; apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e di orologi
27 Fabbricazione di apparecchiature elettriche ed apparecchiature per uso domestico non elettriche
28 Fabbricazione di macchinari ed apparecchiature nca
29 Fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi
30 Fabbricazione di altri mezzi di trasporto
31 Fabbricazione di mobili
32 Altre industrie manifatturiere
33 Riparazione, manutenzione ed installazione di macchine ed apparecchiature
35 Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata
36 Raccolta, trattamento e fornitura di acqua
37 Gestione delle reti fognarie
38 Attività di raccolta, trattamento e smaltimento dei rifiuti; recupero dei materiali
39 Attività di risanamento e altri servizi di gestione dei rifiuti
41 Costruzione di edifici
42 Ingegneria civile
43 Lavori di costruzione specializzati
45 Commercio all’ingrosso e al dettaglio e riparazione di autoveicoli e motocicli
46 Commercio all’ingrosso (escluso quello di autoveicoli e di motocicli)
49 Trasporto terrestre e trasporto mediante condotte
50 Trasporto marittimo e per vie d’acqua
51 Trasporto aereo
52 Magazzinaggio e attività di supporto ai trasporti
53 Servizi postali e attività di corriere
55 1 alberghi e strutture simili
58 Attività editoriali
59 Attività di produzione, post-produzione e distribuzione cinematografica, di video e di programmi televisivi, registrazioni musicali e sonore
60 Attività di programmazione e trasmissione
61 Telecomunicazioni
62 Produzione di software, consulenza informatica e attività connesse
63 Attività dei servizi d’informazione e altri servizi informatici
64 Attività di servizi finanziari (escluse le assicurazioni e i fondi pensione)
65 Assicurazioni, riassicurazioni e fondi pensione (escluse le assicurazioni sociali obbligatorie)
66 Attività ausiliarie dei servizi finanziari e delle attività assicurative
68 Attività immobiliari
69 Attività legali e contabilità
70 Attività di direzione aziendale e di consulenza gestionale
71 Attività degli studi di architettura e d’ingegneria; collaudi ed analisi tecniche
72 Ricerca scientifica e sviluppo
73 Pubblicità e ricerche di mercato
74 Altre attività professionali, scientifiche e tecniche
75 Servizi veterinari
78 Attività di ricerca, selezione, fornitura di personale
80 Servizi di vigilanza e investigazione
81.2 Attività di pulizia e disinfestazione
81.3 Cura e manutenzione del paesaggio (inclusi parchi, giardini e aiuole)
82 Attività di supporto per le funzioni d’ufficio e altri servizi di supporto alle imprese
84 Amministrazione pubblica e difesa; assicurazione sociale obbligatoria
85 Istruzione
86 Assistenza sanitaria
87 Servizi di assistenza sociale residenziale
88 Assistenza sociale non residenziale
94 Attività di organizzazioni associative
95 Riparazione di computer e di beni per uso personale e per la casa
97 Attività di famiglie e convivenze come datori di lavoro per personale domestico
99 Organizzazioni ed organismi extraterritoriali

Fase 2, i codici Ateco che possono riaprire il 4 maggio: elenco pdf e Word
Il decreto del presidente del consiglio del 26 aprile contiene anche l’elenco completo dei codici Ateco delle imprese che possono tornare a lavorare fin dall’inizio della fase 2.

L’elenco dei codici Ateco per le riaperture del 4 maggio è disponibile qui in formato pdf
L’elenco dei codici Ateco per le riaperture del 4 maggio è disponibile qui in formato Word
Quali negozi riaprono il 18 maggio

Il 18 maggio toccherà poi al commercio al dettaglio: tutti i negozi e i supermercati. Con un protocollo di sicurezza molto rigido che prevede accessi contingentati, sanificazioni quotidiane, distanziamento e altre misure per evitare di favorire il contagio.

In particolare, i negozi che potranno riaprire il 18 maggio sono quelli individuati all’allegato 1 del Decreto 26 aprile. Riportiamo di seguito l’elenco completo.

Ipermercati
Supermercati
Discount di alimentari
Minimercati ed altri esercizi non specializzati di alimentari vari
Commercio al dettaglio di prodotti surgelati
Commercio al dettaglio in esercizi non specializzati di computer, periferiche, attrezzature per le telecomunicazioni, elettronica di consumo audio e video, elettrodomestici
Commercio al dettaglio di prodotti alimentari, bevande e tabacco in esercizi specializzati (codici ateco: 47.2)
Commercio al dettaglio di carburante per autotrazione in esercizi specializzati
Commercio al dettaglio apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni (ICT) in esercizi specializzati (codice ateco: 47.4)
Commercio al dettaglio di ferramenta, vernici, vetro piano e materiale elettrico e termoidraulico
Commercio al dettaglio di articoli igienico-sanitari
Commercio al dettaglio di articoli per l’illuminazione
Commercio al dettaglio di giornali, riviste e periodici
Farmacie
Commercio al dettaglio in altri esercizi specializzati di medicinali non soggetti a prescrizione medica
Commercio al dettaglio di articoli medicali e ortopedici in esercizi specializzati
Commercio al dettaglio di articoli di profumeria, prodotti per toletta e per l’igiene personale
Commercio al dettaglio di piccoli animali domestici
Commercio al dettaglio di materiale per ottica e fotografia
Commercio al dettaglio di combustibile per uso domestico e per riscaldamento
Commercio al dettaglio di saponi, detersivi, prodotti per la lucidatura e affini
Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet
Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato per televisione
Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto per corrispondenza, radio, telefono
Commercio effettuato per mezzo di distributori automatici
Commercio di carta, cartone e articoli di cartoleria
Commercio al dettaglio di libri
Commercio al dettaglio di vestiti per bambini e neonati
Commercio al dettaglio di fiori, piante, semi e fertilizzanti

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Il decreto Cura Italia è legge: novità per l’edilizia

OK definitivo dalla Camera per il testo che prescrive l’obbligo di pagamento dei lavori già eseguiti, così come la proroga della validità dei titoli abilitativi e dei certificati

Il 24 aprile la Camera dei deputati ha approvato, in via definitiva, il Decreto Cura Italia recante misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da Covid-19.

Il provvedimento è ora legge e va in Gazzetta Ufficiale. Tra le misure ne contiene alcune di interesse per il settore delle costruzioni: vediamole in dettaglio.

Il decreto Cura Italia è legge: novità per l’edilizia
Ecco le principali novità per il settore edile:
– obbligo di pagamento dei lavori già eseguiti da parte dei committenti privati,
– proroga della validità dei titoli abilitativi e dei certificati (DURC incluso),
– responsabilità attenuate per i ritardi nelle consegne dei lavori.

Leggi anche: Fase 2 cantieri edili riaprono, ma chi paga gli oneri aggiuntivi?

Obbligo pagamento dei lavori già eseguiti
La Legge di conversione del decreto Cura Italia ha introdotto una previsione nei contratti tra privati, in corso di validità dal 31 gennaio e fino al 31 luglio 2020, in virtù della quale il committente è tenuto a pagare le imprese per i lavori eseguiti sino alla data di sospensione dei lavori, così come richiesto anche da ANAEPA e da tutta la filiera delle costruzioni. Una misura molto importante per tutte quelle imprese che sono ferme per effetto del DPCM del 22 marzo e che non sanno quando potranno completare i lavori pur avendo sostenuto le spese per l’acquisto dei materiali e per il pagamento dei lavoratori.

Proroga scadenza titoli abilitativi, certificati e DURC
Modificato la scadenza, inizialmente prevista al 15 giugno 2020, per tutti i certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni, atti abilitativi e termini di inizio e di ultimazione dei lavori, previsti dall’articolo 15 del Testo unico dell’edilizia (Dpr 380/2001), in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e il 31 luglio 2020, che conservano la loro validità per i 90 giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza.

Tale disposizione si applica anche alle segnalazioni certificate di inizio attività, alle segnalazioni certificate di agibilità, nonché alle autorizzazioni paesaggistiche e alle autorizzazioni ambientali comunque denominate. Il medesimo termine si applica anche al ritiro dei titoli abilitativi edilizi comunque denominati rilasciati fino alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza. La proroga riguarda anche il Documento unico di regolarità contributiva (DURC).

Approfondisci anche: Bonus 800 euro autonomi e p.iva: nuove regole?

Ritardo consegna lavori, chi è il responsabile?
Altra disposizione per venire incontro alle imprese edili in merito a ritardi o inadempimenti contrattuali, ad esempio nella consegna dei lavori, derivanti dalle misure di contenimento del virus che devono essere tenute necessariamente in conto, al fine di escludere la responsabilità dell’appaltatore e il pagamento del risarcimento del danno, ai sensi degli articoli 1218 e 1223 del Codice Civile.

https://www.ediltecnico.it/77985/decreto-cura-italia-legge-novita-edilizia/

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Ponte di Genova: superati i 1000 metri, countdown verso gli ultimi 50 metri per completare la struttura

Milano, 21 aprile 2020 – Sollevato oggi anche il penultimo impalcato del nuovo Ponte di Genova, il cantiere che non dorme mai si prepara al varo dell’ultima campata da 50 metri tra le pile 11 e 12 perché i genovesi nei prossimi giorni possano vedere completa tutta la struttura dell’opera, realizzata da Salini Impregilo (Webuild) e Fincantieri. Con il sollevamento di oggi, il quinto da inizio mese, il Ponte supera i 1000 metri sui 1067 totali, mentre i lavori vanno avanti in parallelo senza tregua, adottando al contempo tutti i presidi di sicurezza anti COVID-19, per organizzare e procedere con tutta la parte di vestizione del Ponte.

La campata varata oggi tra le pile 2 e 3, è lunga 44 metri e ha un peso di circa 940 tonnellate comprensivo anche dei carter laterali. Il Ponte si prepara dunque ad essere calato nella sua posizione definitiva, 26 centimetri più bassa dell’attuale, per passare poi al getto della soletta in calcestruzzo armato, di uno spessore di 21 centimetri, che farà da base alla pavimentazione stradale vera e propria. Sotto il manto stradale, si lavorerà all’anima tecnologica che renderà il ponte autonomo dal punto di vista energetico, agli impianti per la raccolta dati e l’alimentazione della struttura.

Tutte le fasi di costruzione del cantiere sono visibili in un video 3D, con i diversi cantieri portati avanti in contemporanea su più fronti, insieme alle complesse tecniche ingegneristiche utilizzate per la costruzione dell’opera in tempi record.

https://www.salini-impregilo.com/it/media/comunicati-stampa/ponte-di-genova-superati-i-1000-metri-countdown-verso-gli-ultimi-50-metri-per-completare-la-struttura

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SALDATURE STRUTTURE IN ACCIAIO: CLASSIFICAZIONE SECONDO NTC 2018 E CIRCOLARE

Le saldature strutture in acciaio, meglio definite unioni saldate, consentono di collegare elementi metallici in modo permanente, realizzando la continuità del materiale mediante fusione.

La saldatura rappresenta un metodo di collegamento rigido che si basa sul riscaldamento degli elementi da unire (pezzi base) fino ad ottenerne il rammollimento o la fusione, in modo da collegarli con o senza materiale d’apporto. Il materiale d’apporto è un materiale che fonde e dopo la solidificazione forma il cordone di saldatura.

La principale differenza tra le unioni saldate e quelle bullonate è rappresentata proprio dalla monoliticità e dalla maggiore rigidezza delle saldature che, difatti, consentono di realizzare una continuità del materiale.

Per garantire che le unioni saldate funzionino a dovere è necessario adottare particolari precauzioni progettuali e costruttive; inoltre risulta necessario ricorrere sempre a personale qualificato e specializzato, al fine di evitare il rischio di riduzioni di resistenza o rotture fragili legate al procedimento di saldatura.

Gli acciai da costruzione sono prodotti in modo da garantire la saldabilità, ovvero devono poter essere sottoposti alla saldatura con le normali tecniche da cantiere senza necessitare di particolari trattamenti termici. I riferimenti normativi nazionali sono riportati nelle NTC 2018 al paragrafo 11.3.4.5. In ogni caso sia per la saldatura in cantiere che nella saldatura in officina è necessario seguire quanto previsto dalla EN 1090-2 (paragrafo 7). Nel caso di prefabbricazione in officina tutto il processo di fabbricazione, quindi compresa la saldatura, deve essere qualificato e certificato secondo la norma armonizzata UNI EN 1090-1.

Cioè in quest’ultimo caso i componenti strutturali, prima dell’immissione sul mercato, devono essere marcati CE. I processi di saldatura possono essere divisi tra:

  • saldatura senza materiale di apporto, nella quale a fondere è solo il materiale base;
  • saldatura con materiale d’apporto, nella quale a fondere è una miscela di materiale d’apporto e materiale base fusi insieme. Nelle costruzioni in acciaio nella quasi totalità dei casi è presente la seconda.

È obbligatorio che le operazioni di saldatura vengano eseguite da personale qualificato e nel rispetto delle prescrizioni normative; difatti si deve evitare che le alterazioni termiche provocate dal processo di saldatura causino una riduzione di resistenza meccanica o l’infragilimento del materiale.

I principali processi di saldatura, così come riportati nell’Eurocodice 3, sono rappresentati da saldatura ad arco con elettrodi rivestiti, saldatura ad arco som­merso, saldatura ad arco con filo animato, saldatura con protezione di gas ed elettrodo fusibile (MIG e MAG), saldatura con protezione di gas ed elettrodo infusibile (TIG). Questi processi devono essere in ogni caso qualificati secondo la normativa UNI EN ISO 15614-x (WPQR) e i saldatori o gli operatori di saldatura devono essere qualificati rispettivimanente secondo le normative UNI EN ISO 9606-x o UNI EN ISO 14732 (patentino).

 Leggi il volume: Progettazione strutturale e normativa tecnica: Eurocodici e NTC 2018 - Principi generali 

CLASSIFICAZIONE SALDATURE STRUTTURE IN ACCIAIO

In un’unione saldata la resistenza è affidata ai cordoni di saldatura; a seconda degli elementi da congiungere si possono avere diverse tipologie di giunti, ad esempio:

  • giunti di testa;
  • giunti di testa a T;
  • giunti a sovrapposizione;
  • giunti a L;
  • giunti d’angolo.

Una possibile classificazione dei cordoni di saldatura può essere sviluppata in relazione alla direzione della forza agente sulla saldatura; si hanno quindi:

  • cordoni di saldatura laterali;
  • cordoni di saldatura frontali;
  • cordoni di saldatura obliqui.

L’Eurocodice 3 propone, inoltre, la seguente classificazione delle unioni saldate:

  • saldature a cordoni d’angolo;
  • saldature di testa;
  • saldature entro fori od intagli;
  • saldature entro scanalature.

Vediamo nel dettaglio ciascuna di esse.

Leggi anche: Controventi in acciaio. Cosa differenzia le diverse tipologie?

SALDATURE STRUTTURE IN ACCIAIO A CORDONI D’ANGOLO

Possono essere utilizzate per collegare elementi aventi un angolo di cianfrino compreso tra 60° e 120°. Sono permessi anche angoli minori di 60° ma in questo caso la saldatura deve essere qualificata appositamente con una nuova WPQR secondo la UN EN ISO 15614-x pertinente. In caso di angoli ancora più estremi è raccomandata una prova di resistenza secondo quanto previsto dall’EC 0.

Le saldature a cordoni d’angolo possono essere continue oppure a tratti anche se, in questo caso, le estremità degli elementi collegati devono sempre essere sal­date. Inoltre le saldature a cordoni d’angolo realizzate a tratti non possono essere utilizzate in ambiente corrosivo.

Per le saldature a cordoni d’angolo discontinue, le distanze tra le estremità di ciascun tratto saldato non devono eccedere il minore tra i seguenti valori:

  • 200 mm;
  • 12 volte lo spessore della parte più sottile se l’elemento collegato è in compres­sione;
  • 16 volte lo spessore della parte più sottile se l’elemento collegato è in trazione;
  • ¼ della distanza fra gli irrigidimenti qualora la saldatura sia utilizzata per collegare tali irrigidimenti ad una piastra o ad altri elementi soggetti a compressione o taglio.
Non perderti: Degrado dell’acciaio: cosa accade alle strutture metalliche?

SALDATURE STRUTTURE IN ACCIAIO DI TESTA

Questa tipologia viene ulteriormente articolata in:

  • saldature di testa a completa penetrazione; si intende una saldatura di testa per la quale la penetrazione del metallo base è completa e interessa l’intero spessore del giunto;
  • saldature di testa a penetrazione parziale, ovvero una saldatura di testa nella quale la penetrazione risulta inferiore all’intero spessore del metallo base.

SALDATURE STRUTTURE IN ACCIAIO ENTRO FORI OD INTAGLI

Questo tipo di saldatura non è ammesso per giunti fortemente sollecitati a trazione oppure soggetti a fenomeni di fatica. Rientrano in questo gruppo le saldature realizzate in fori circolari oppure in fori allungati (definiti intagli).

Non possono essere utilizzate per resistere a carichi esterni applicati di trazione; possono invece essere usate per trasmettere l’azione di taglio, prevenire l’instabilità o la separazione di parti sovrapposte oppure per collegare i componenti di elementi composti.

SALDATURE STRUTTURE IN ACCIAIO ENTRO SCANALATURE

Anche questa tipologia di saldatura non può essere impiegata per giunti fortemente sollecitati a trazione oppure soggetti a fenomeni di fatica. Le figure riportate di seguito definiscono la sezione efficace di gola per saldature entro scanalature.

Il testo è tratto dal volume: “Progettare strutture in acciaio” edito da Maggioli Editore, con fogli di calcolo per verifica strutture semplici e pre-dimensionamento strutture complesse.

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Coronavirus e edilizia, il committente deve pagare i lavori già eseguiti

Cura Italia: termini dei titoli abilitativi e dei certificati prorogati di 90 giorni dalla cessazione dello stato di emergenza

10/04/2020 – Boccata d’ossigeno in arrivo per l’edilizia. La legge di conversione del decreto “Cura Italia”, approvata dal Senato con fiducia, sul maxiemendamento, impone ai committenti privati di pagare i lavori già eseguiti e proroga la validità dei titoli abilitativi e dei certificati, ma anche il termine per l’avvio e la conclusione dei lavori.

La norma cerca così di rispondere alle prime difficoltà cui si sono trovati davanti gli operatori del settore a causa delle misure di contenimento dell’emergenza sanitaria, che in molti casi hanno imposto la sospensione dei lavori o comunque una serie di difficoltà nella prosecuzione delle attività.

Cura Italia, obbligo di pagare le imprese
Nei contratti tra privati, in corso di validità dal 31 gennaio e fino al 31 luglio 2020, il committente è tenuto al pagamento dei lavori eseguiti sino alla data di sospensione dei lavori.

Per contenere il rischio di propagazione dell’epidemia, il Governo ha infatti disposto la sospensione di una serie di attività, tra cui rientrano i lavori di costruzione degli edifici residenziali e non residenziali e le opere di completamento e finitura degli edifici. La sospensione ha messo in difficoltà le imprese che, a fronte degli investimenti sostenuti per l’acquisto dei materiali, non sanno quando potranno completare i lavori e recuperare le somme spese.
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Coronavirus, proroga di permessi e concessioni
Tutti i certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni, atti abilitativi e termini di inizio e di ultimazione dei lavori, previsti dall’articolo 15 del Testo unico dell’edilizia (Dpr 380/2001), in scadenza tra il 31 gennaio 2020 e il 31 luglio 2020, conservano la loro validità per i 90 giorni successivi alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza.

La proroga vale anche per le segnalazioni certificate di inizio attività (Scia), le segnalazioni certificate di agibilità, le autorizzazioni paesaggistiche e le autorizzazioni ambientali.

Lo stesso termine si applica anche al ritiro dei titoli abilitativi edilizi rilasciati fino alla dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza.

I termini valgono infine per l’inizio e la fine dei lavori previsti dalle convenzioni di lottizzazione e per i piani attuativi.

Il maxiemendamento, approvato dal Senato, ha modificato i termini inizialmente previsti dal Decreto legge, che aveva fissato la scadenza al 15 giugno 2020. Tra i certificati che beneficiano della maggiore proroga ci sarà anche il il Documento unico di regolarità contributiva (Durc).
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Coronavirus, responsabilità attenuate per i ritardi nelle consegne
Se le misure di contenimento causano ritardi nella consegna dell’opera o nella prestazione del servizio, bisogna tenere conto della situazione di emergenza prima di accogliere la richiesta di risarcimento del committente o di pretendere il pagamento di una penale.

Prima di determinare la responsabilità dell’impresa ai sensi degli articoli 1218 e 1223 del Codice Civile, bisogna valutare le condizioni in cui si è trovata ad operare.

In molti casi, le imprese, anche se non sono state costrette a sospendere la propria attività, hanno incontrato difficoltà nell’approvvigionamento delle materie prime. Anche le restrizioni imposte ai lavoratori non hanno reso facile il raggiungimento dei cantieri ai lavoratori. Condizioni che possono ripercuotersi sui tempi di consegna.

Sembra quindi che non siano state accolte le richieste degli operatori del settore, che avrebbero preferito una esclusione automatica di risarcimenti e penali anziché la predisposizione di uno “scudo in sede giurisdizionale” in caso di contenzioso.

https://www.edilportale.com/news/2020/04/normativa/coronavirus-e-edilizia-il-committente-deve-pagare-i-lavori-gi%C3%A0-eseguiti_75873_15.html

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Mies van der Rohe fu denunciato per questa casa

La committente – e forse anche ex amante – ne fu scontenta, ma è un capolavoro del movimento Moderno

Il New York Times ha raccontato la storia del processo contro il celebre architetto tedesco naturalizzato statunitense Ludwig Mies van der Rohe, denunciato dalla committente di una casa di villeggiatura che aveva progettato, la Farnsworth House a sud di Chicago, ora famosa in tutto il mondo come esempio di architettura modernista. La vicenda è stata recentemente ricostruita dallo scrittore e giornalista del Boston Globe Alex Beam nel libro Broken Glass.

La storia iniziò nel 1945, quando Mies van der Rohe conobbe a una festa a Chicago Edith Farnsworth, una famosa nefrologa che gli raccontò che voleva farsi costruire una casa di campagna a Plano (Illinois) e che gli chiese se c’era «qualche giovanotto nel suo studio» che gliela potesse progettare. Mies van der Rohe propose di farlo lui stesso: di norma non si interessava di case piccole e secondarie, ma era disposto a occuparsene se il lavoro fosse stato «interessante e di pregio». Nacque così un rapporto che per alcuni anni fu probabilmente anche sentimentale: all’epoca la compagna di Mies van der Rohe, la scultrice Lora Marx, si era allontanata da lui per disintossicarsi dall’alcol (una dipendenza che i due condividevano) e Farnsworth «divenne la preferita di Mies», spiega Beam. Marx e Mies van der Rohe tornarono insieme mentre il rapporto con Farnsworth si raffreddava sempre di più, fino all’acredine del processo nel 1952.

In quei primi tempi d’intesa però Mies van der Rohe (che si pronuncia così) e Farnsworth vivevano in un «mondo di rara intensità intellettuale e spirituale», e il progetto della villa fu concluso nel 1947. Farnsworth voleva spendere 8-10.000 dollari dell’epoca (più o meno 110 mila dollari di oggi) ma l’architetto disse che anche 40.000 erano troppo pochi e alla fine salirono a 70.000 (pari a 680.000 dollari di oggi): nel 1952, a costruzione finita, Farnsworth ormai non era più né un’amica né un’amante, ma soltanto una cliente insoddisfatta. Fu l’architetto a fare causa per primo per ricevere il pagamento di 28.000 dollari per le spese di costruzione; lei lo contro-denunciò per danni dovuti a negligenza. Gli avvocati dimostrarono che Farnsworth aveva approvato i piani di costruzione e l’aumento del budget e il giudice le impose il pagamento dei conti.

La vicenda è stata spesso presentata come una storia di orgoglio ferito e vendetta mancata, ma negli ultimi anni lo studio dei diari di Farnsworth e delle lettere che si scambiò con l’architetto ha ricostruito la storia sotto una prospettiva diversa. Alcuni passi mostrano per esempio lo scontento di Farnsworth per certe scelte di Mies van der Rohe: si accapigliavano sulla mancanza di tende, sull’assenza di una cabina armadio – «è una casa di villeggiatura, ti basta un solo vestito: appendilo a una gruccia sulla porta del bagno» – sull’afa eccessiva, perché c’era una porta sola, sulle finestre apribili che erano minuscole e sull’aria condizionata che non c’era. Di notte, quando la villa veniva illuminata, si trasformava in una lanterna per zanzare e moscerini e per finire era stata costruita troppo vicino al ruscello Fox: dalla costruzione a oggi è stata allagata sei volte, anche con grossi danni ai mobili e agli interni.

In particolare Farnsworth contestava la ragione per cui la villa divenne così celebre: non è fatta per viverci ma è l’espressione di un’idea di architettura, quella del movimento Moderno, razionale, astratto, funzionale e attento alla purezza delle linee, come si vede anche nei progetti di altri esponenti tra cui Le Corbusier, Walter Gropius, Alvar Aalto e gli italiani Gio Ponti, Franco Albini e Piero Portaluppi. Nel suo principio “less is more” (meno è più) Mies van der Rohe voleva azzerare i fronzoli e dare forma all’essenziale.

La villa ha una superficie di 140 metri quadrati ed è un open space sopraelevato a un metro e mezzo da terra, sorretto da otto colonne di acciaio che proseguono fino a sostenere il tetto. Non esistono mura ma soltanto vetrate che mostrano l’interno e che lo collegano armoniosamente al bosco di fuori, lasciando entrare la luce naturale. I bagni sono l’unica parte della casa nascosta, racchiusi da pannelli di legno al centro del piano terra.

Come ha spiegato lo storico Maritz Vandenburg in una monografia sulla villa:

«Ogni elemento fisico è stato distillato nella sua essenza irriducibile. L’interno è trasparente al luogo circostante in un modo mai visto prima ed è anche completamente sgombro. Tutto l’armamentario delle case tradizionali – stanze, muri, porte, tappezzeria, mobili sparsi, quadri sui muri, persino gli oggetti personali – è stato virtualmente abolito nella versione puritana di un’esistenza semplificata e trascendente».

Villa Farnsworth fu anche al centro di un articolo pubblicato nell’aprile del 1953 dalla rivista di architettura House Beautiful, che attaccava il movimento Moderno e in particolare i progetti di Mies van der Rohe, Gropius, Le Corbusier e dei loro seguaci definendoli una «minaccia alla nuova America». Erano gli anni della guerra Fredda e la nuova architettura veniva accusata di nascondere ideali comunisti dietro costruzioni “cupe” e “spoglie”.

Alla polemica partecipò anche Frank Lloyd Wright, considerato l’iniziatore di un ramo del Modernismo: l’architettura organica, che ricercava l’armonia e l’integrazione tra natura e architettura, come esemplificato nella sua Casa sulla cascata (Fallingwater). Lloyd Wright si era sempre opposto alle strutture nude e severe del Modernismo e in quell’occasione scrisse: «Sapete perché diffido e avverso questo movimento internazionale così come il comunismo? Perché entrambi, per natura, livellano tutto in nome della civiltà».

Farnsworth usò la casa fino al 1972 e nel 1975 la vendette a Lord Peter Palumbo. Ora la casa è un museo aperto al pubblico, è stata restaurata più volte ed è mantenuta più fedele possibile al modello disegnato da Mies van der Rohe.

https://www.ilpost.it/2020/03/29/mies-van-der-rohe-farnsworth-house/

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Ecobonus – Incentivo per la mobilità sostenibile

Ecobonus è la misura che offre contributi per l’acquisto di veicoli a ridotte emissioni, così come previsto dalla Legge di Bilancio 2019.

La misura non è un provvedimento di sostegno al mercato dei veicoli, ma ha una finalità tutta ambientale, andandosi a integrare alla vigente normativa europea sulla qualità dell’aria e dell’ambiente.

Ecobonus è promossa dal Ministero dello Sviluppo economico e gestita da Invitalia.

Per maggiori informazioni

Vai al sito https://ecobonus.mise.gov.it

 

https://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/68-incentivi/2039556-ecobonus-incentivo-per-la-mobilita-sostenibile

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C’è una nuova casa high-tech per i siti .it

È stata inaugurata la nuova sede del Registro .it. Il data center costruito in ottica ecosostenibile ospiterà 70 ricercatori e fungerà da nodo nevralgico della ricerca italiana sul web

Registro .it ha una nuova casa presso un nuovo edificio ecologico del Cnr di Pisa (foto: Registro .it)
Al Cnr di Pisa nasce un’anagrafe digitale, gestita dall’Istituto di informatica e telematica del Consiglio nazionale delle ricerche (Iit-Cnr), nel quale saranno conservati gli oltre 3 milioni di domini nazionali di Registro .it.

Registro .it è l’organismo responsabile della gestione dei domini internet .it. I suoi principali compiti vanno dal mantenimento del database dei nomi a dominio registrati, alla gestione del name server primario .it. Nato a dicembre del 1987, con la nascita di cnuce.cnr.it, il primo dominio della rete italiana, gestisce tutte le attività di registrazione e mantenimento dei nomi a dominio .it.

“Finalmente il Registro .it ha la sua casa, una sede tecnologicamente avanzata ed ecosostenibile adeguata a ospitare uno degli snodi nevralgici dell’internet italiano”, ha commentato Marco Conti, direttore dell’Iit-Cnr durante l’inaugurazione dell’edificio avvenuta il 3 febbraio 2020. “Con questo ampliamento l’Istituto di informatica guadagna un’importante disponibilità di spazi che verranno impiegati per crescere ancora e affrontare le nuove sfide della ricerca e disegnare, sempre a Pisa e sempre al Cnr, l’internet del futuro”.

Il nuovo edificio, autofinanziato dall’Iit-Cnr, è costato 5 milioni di euro. È stato pensato in un’ottica di edilizia sostenibile, grazie alla tecnica costruttiva in legno, all’utilizzo di tecnologie domotiche, alla riduzione del consumo di suolo, all’efficienza energetica, al benessere termo-igrometrico, a fonti solari fotovoltaiche e termiche. Caratteristiche che gli sono valse il premio sviluppo sostenibile 2018, promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e da Ecomondo.

Il nuovo data center ospiterà un team di 70 ricercatori e collaboratori del Registro .it. “Registro .It è un esempio di come la ricerca possa diventare tecnologia, e quindi creare occupazione e ricchezza. Grazie alla sua attività si finanziano borse di studi, progetti di ricerca e sedi con nuovi scenari ed orizzonti per la ricerca. Ma ciò non basta”, ha spiegato il presidente nazionale del Cnr, Massimo Inguscio.

C’è una nuova casa high-tech per i siti .it

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