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Il pianeta sta esaurendo la sabbia: perché il modo di costruire deve cambiare

Le riserve di materia prima per preparare si stanno esaurendo, ma a che punto è la ricerca di una alternativa?

Una questione di grande importanza, su cui sono già stati scritti fiumi di inchiostro: siamo rimasti senza sabbia. Le Nazioni Unite hanno già messo in guardia dagli effetti dello sfruttamento eccessivo di quella che è la seconda risorsa naturale più consumata dopo l’acqua.

Ogni giorno, nel mondo, vengono estratti 18 chili per abitante, non c’è abbastanza sabbia per tanta brama di costruire. Ma cosa possiamo fare? Come nel caso del cambiamento climatico, accadrà che alcuni continueranno a a far finta di non accorgersene e le misure adottate rimarranno insufficienti?

Il dibattito è già partito, ma è molto più di un semplice dibattito: stiamo esaurendo la sabbia, una materia prima chiave nell’edilizia, ma non solo. Oltre alla costruzione di strade, centri commerciali, uffici, case, la sabbia è presente nel vetro di ciascuna delle finestre della tua casa. Sul parabrezza della tua auto e persino sullo schermo e sui chip di silicio del tuo cellulare.

Per farsi un’idea della portata della questione, per una casa di medie dimensioni servono 200 tonnellate di sabbia da mescolare con il cemento. Un piccolo ospedale, ha bisogno di 3.000 tonnellate e un chilometro di autostrada addirittura di 30.000 tonnellate.

Il rapporto delle Nazioni Unite, “Sabbia e sostenibilità”, non lascia dubbi: non solo stiamo inquinando, ma di questo passo rimarremo anche senza sabbia. Il rapporto mostra che l’elevata domanda di questa materia prima proviene principalmente da aree che non hanno scorte di sabbia locale e tutto lascia presagire che la domanda aumenterà: le previsioni parlano di un 5,5% annuo con le tendenze attuali di urbanizzazione.

La sabbia del deserto non funziona

Ma come può essere esaurirsi la sabbia dal momento che ci sono deserti tanto vasti sul pianeta? Il motivo è semplice, la sabbia del deserto non funziona, i granelli di sabbia del deserto hanno la forma sbagliata, sono stati erosi dal vento e non dall’acqua e sono quindi troppo lisci e arrotondati per formare un calcestruzzo stabile (gli standard di produzione stimano che i grani dovrebbero variare tra zero e quattro millimetri).

La sabbia che viene usata attualmente si trova nei letti e nelle rive dei fiumi, nonché nei laghi e in riva al mare. Dal 2000, la quantità di sabbia utilizzata nelle costruzioni è triplicata a livello globale. E ciò è dovuto a vari motivi, ma il più importante è quello di una “urbanizzazione” della popolazione: sempre più persone vivono nelle città e ciò genera più costruzioni.

“È risaputo che l’acqua è l’elemento più consumato al mondo. Ma ciò che potrebbe essere meno noto è che il secondo elemento più consumato al mondo è il cemento, nella cui composizione sia la sabbia che gli altri aggregati partecipano in modo importante, con proporzioni diverse a seconda della resistenza caratteristica che chiediamo al cemento in questione”, affermano fonti del settore che preferiscono non essere menzionate. E aggiungono: “Una possibile carenza di sabbia avrebbe un grande impatto sul costo del calcestruzzo e della malta, incidendo sul costo finale dell’opera”.

Non ci sono alternative praticabili al momento

È vero che ci sono molti gruppi di ricercatori che lavorano su nuovi tipi di cemento a base, ad esempio, di ceneri, plastica riciclata o lolle di riso, ma per ora sono ben lungi dall’ottenere cemento utilizzabile. Discorso simile anche per i progetti per utilizzare meno sabbia o riciclare il calcestruzzo.

In sintesi, non abbiamo una chiara alternativa per sostituire la domanda attuale di sabbia e ghiaia che abbiamo oggi (e che continueremo ad avere). Nel frattempo, le percentuali di sabbia riciclata e artificiale utilizzate sono quasi ridicole.

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I pannelli fotovoltaici ora si affittano: risparmio in bolletta del 20%

I proprietari del tetto non sostengono alcuna spesa per acquisto e posa dell’impianto sul tetto; in cambio pagano una quota dell’energia prodotta dall’impianto installato, che comunque, a determinate condizioni di utilizzo ed esposizione, permette di risparmiare.
di Maria Chiara Voci

Una casa, una macchina, l’arredo di un appartamento. E anche una centrale per la produzione di energia da fonte rinnovabile: l’uso temporaneo e la sharing economy (a discapito del possesso) prendono piede nella società contemporanea, e il mercato risponde con proposte innovative.

Come accade nel Nord Europa, anche in Italia ora è concreta la possibilità di noleggiare un impianto fotovoltaico e installarlo sul tetto di casa, pagando una tariffa sull’energia prodotta a prezzo agevolato. Senza alcun costo aggiuntivo per l’acquisto, la posa e lo smaltimento della centrale.

A proporre il servizio (nell’ambito di una politica di ampliamento del proprio business) è il gruppo internazionale Modus Group (attivo dal 1993 nel campo della rinnovabili), attraverso l’azienda specializzata Green Genius, appena premiata a Ecomondo a Rimini per lo Sviluppo Sostenibile.

Un canone mensile per ripagare i lavori
La formula assomiglia, grossomodo, a quella proposta dalle Esco (Energy service company, società specializzate nella programmazione di interventi per il risparmio energetico attraverso la riqualificazione immobiliare, ndr): in questo caso i lavori vengono eseguiti e il cliente li ripaga con un canone mensile (proporzionato al risparmio ottenuto), dopo di che l’impianto diventa proprietà del cliente.

La proposta di Green Genius si caratterizza però per alcune differenze e particolarità. Innanzitutto, chi beneficia del servizio (e quindi fruisce dell’installazione gratuita del sistema nella propria abitazione e della copertura compresa dei costi di manutenzione) non paga un canone fisso a Green Genius, ma paga l’energia prodotta al prezzo agevolato di circa 11 centesimi (il risparmio è almeno di 9-10 centesimi di euro al kWh rispetto alle tariffe applicate dai gestori più noti).

L’impianto non diventerà di proprietà del cliente, ma questi – in qualsiasi momento lo voglia smantellare – potrà recedere dal contratto. Tutto sarà smontato a fronte di un rimborso del costo per le pratiche di allaccio al contatore.

Per capire meglio la convenienza di questa scelta, entriamo nel dettaglio di una simulazione concreta. Prendiamo il caso di un nucleo familiare, che viva con costanza nell’immobile e consumi elettricità a tutte le ore del giorno. Stimiamo una bolletta media di circa 150 euro al bimestre (prezzo calcolato sulla base dei dati dell’Autorità per l’Energia, non considerando Iva e accise o altre tasse fisse). Ipotizziamo che la casa abbia un tetto direzionato a Sud o Sud-Ovest o Sud-Est e che l’impianto sia correttamente dimensionato.

Un risparmio del 20%
Il cliente pagherà 0,11 €/kWh per ogni kWh ora prodotto dall’impianto. Se l’autoconsumo sarà intorno al 40% del totale di energia prodotta e se il prelievo da parte del gestore sarà di una percentuale inferiore e pari almeno alla metà della quota prodotta e immessa nella rete di giorno, quell’energia (che il cliente ha pagato a Green Genius) sarà rimborsata al cliente stesso tramite lo scambio sul posto per un valore fra 0,10 e 0,15 €/kWh. Tutte queste condizioni sommate potrebbero consentire – nel corso di un anno – di far risparmiare a chi sceglie il fotovoltaico in affitto circa il 20% della bolletta.

La verifica a ciò che afferma Green Genius la si può fare anche collegandosi al nuovo portale per l’autoconsumo lanciato dal Gse (proprio come aiuto al cliente che deve orientarsi sulla scelta del fotovoltaico). Utilizzando lo scenario “Tramite Esco”, cliccando sul link “vedi e modifica le ipotesi” e selezionando il “canone di produzione” basta mettere il valore proposto da Green Genius, il numero di anni di contratto (5, 10, 15, ecc.) e la simulazione mostra il vantaggio economico dell’affitto dell’impianto con canone di produzione.

Ad esempio, la simulazione su consumi di 3.500 kWh con impianto a Roma ben orientato e un canone di 11 centesimi, porta a un risparmio di 149 euro l’anno (calcolando le oscillazioni di consumo e la necessità di dover comunque prelevare dalla rete nazionale in alcune giornate in cui il fotovoltaico è meno performante) su una bolletta di circa 700 euro.

Anche per l’utenza business
Tutto però sta nei presupposti. Il primo e più importante è che l’impianto venga ben dimensionato rispetto alle necessità. In secondo luogo, la famiglia che non sta mai in casa durante il giorno o che vuole mettere il fotovoltaico su una seconda casa, non risparmierà con Green Genius. Al contrario un’azienda che fa funzionare i macchinari tutto il giorno e può arrivare a percentuali di autoconsumo anche dell’80% dell’energia prodotta dai pannelli ne avrà un grande vantaggio.

«Per questo oltre al cliente privato – spiega Giorgia Millena, community manager di Green Genius Italia – nel prossimo futuro puntiamo molto sull’utente business. Crediamo di avere un’offerta davvero interessante da proporre alle imprese di qualsiasi dimensione. Permettiamo di passare al fotovoltaico a costo zero, risparmiando in bolletta e dando valore all’azienda e ai piani di sostenibilità».

Per approfondire:
● Energie rinnovabili, spinta al fotovoltaico per 14 milioni di tetti
● Condominio, la cessione dei bonus fiscali spinge ristrutturazioni e investimenti

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Novembre è il mese del risparmio energetico

Usare meglio l’energia, in casa, in ufficio per consumare meno e, quindi, ridurre la propria impronta di carbonio… tutti possiamo fare qualcosa per il risparmio energetico tutelando l’ambiente e aiutando il nostro Pianeta Sensibilizzazione: è questo lo scopo dell’Enea nell’eleggere novembre quale mese del risparmio energetico; i cittadini infatti possono agire in prima persona, semplicemente facendo attenzione e correggendo comportamenti sbagliati ma anche promuovendo direttamente – in famiglia, a scuola, nello sport o sul posto di lavoro – un uso più consapevole e attento dell’energia. Per questo l’ente organizzerà per tutto il corso del mese di novembre eventi, manifestazioni a tema, attività promozionali, seminari informativi per stimolare e suggerire un uso corretto dell’energia. A livello nazionale, inoltre, aziende e associazioni ambientaliste e dei consumatori stanno tracciando le linee guida del risparmio energetico attraverso la realizzazione di un manifesto per l’energia del futuro che supporti una completa e rapida liberalizzazione del mercato dell’energia. PROPOSÉ PAR UNIPOLSAI ASSICURAZIONI SPONSORISÉ UFAI UN PREVENTIVOU Fai un passo avanti! Con Unibox paghi l’RC Auto in base a quanto guidi UNIPOLSAI.IT Le 9 associazioni dei consumatori e le 5 aziende che hanno collaborato alla stesura del manifesto – Adiconsum, Altroconsumo, Assoutenti, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Movimento Consumatori, Movimento a difesa del Cittadino, Udicon, Associazione Utenti Dei Servizi Radiotelevisivi, Edison, Engie, E.On, Illumia e Sorgenia – vedono infatti nell’apertura del mercato energetico una grande opportunità per il risparmio energetico, l’innovazione tecnologica e un consumo più responsabile. È necessario però fare in fretta perché il termine per il completamento del percorso verso la piena liberalizzazione – stabilito al 1° luglio 2020 – è sempre più vicino e sono ancora tante le misure concrete da adottare per accompagnare in modo efficace, equilibrato e trasparente il consumatore nell’ingresso al mercato libero. Tuttavia, se lato regolamentazione del mercato i consumatori sono attori passivi e non protagonisti, dal punto di vista dei comportamenti individuali e comunitari i singoli individui possono fare molto per ridurre i consumi e promuovere un vero risparmio energetico. L’importante, come primo passo, è evitare di agire per sentito dire, seguendo falsi miti e false indicazioni – come dimostrato da un’analisi di Idealo.it – informandosi correttamente e adottando misure concrete. Come? Ci sono molti modi per farlo… per esempio, come segnala èNostra, un fornitore elettrico cooperativo con finalità non lucrative che vende ai propri soci solo elettricità rinnovabile, si può pensare di cambiare la propria caldaia con un modello a condensazione – se è molto datata – oppure di dotare la propria abitazione di un cappotto termico – se si possiede una casa singola – sfruttando i bonus fiscali previsti per l’efficientamento energetico. Advertisement Un altro intervento di tipo strutturale che si può adottare è quello di dotarsi di un impianto fotovoltaico – laddove sia possibile installarlo – con un sistema di accumulo per l’autoproduzione di energia elettrica che consenta di usare solo energia elettrica, anche per il riscaldamento, andando così a eliminare l’utilizzo delle fonti fossili. A livello comportamentale, invece, una semplice soluzione per ottenere un risparmio energetico significativo e immediato è quella di evitare l’uso dello standby degli elettrodomestici in casa; spegnendo sempre televisori, consolle per i giochi, monitor, personal computer e, in generale, tutti gli elettrodomestici collegati alla rete elettrica, si arriva a ridurre significativamente il consumo elettrico. Non lasciate poi aperte porte e finestre se in estate state usando un climatizzatore – in questo caso non tenete la temperatura troppo bassa – o in inverno il riscaldamento sta funzionando. Bastano pochi attimi per aerare gli ambienti e, in ogni caso, si dovrebbe avere l’avvertenza di spegnere condizionatori o riscaldamento quando lo si fa. Il tema della temperatura, già accennato, è molto importante: esistono disposizioni di legge per il riscaldamento invernale che fissano i limiti – che variano da regione a regione – e di buon senso per il raffrescamento estivo – è buona norma non avere una temperatura interna più bassa di 5/6 gradi rispetto all’esterno. Insomma, per ottenere un risparmio energetico efficace, consumare meno e quindi emettere meno sostanze dannose basta davvero un poco di attenzione in più; informarsi sempre presso fonti autorevoli ed esperte e non dare retta ai consigli dell’energy manager fai da te sulle piattaforme social.

Continua a leggere su Green Planner Magazine: Novembre è il mese del risparmio energetico https://www.greenplanner.it/2019/11/13/risparmio-energetico-sensibilizzazione/

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La casa è intelligente grazie alla domotica

Gestire il riscaldamento di casa attraverso una semplice applicazione sullo smartphone o accendere con un click il forno, in modo da trovare la cena pronta non appena si arriva a casa. Non è fantascienza, ma quello che rende possibile il ricorso alla domotica. Un settore che, per quanto a molti possa ancora apparire futuristico, non è più uno sconosciuto, anzi. Sono sempre di più, anche in Svizzera, le persone e le famiglie che puntano ad avere una casa «intelligente».

Con il termine domotica si indica infatti quella scienza che studia e realizza tecnologie che consentano di migliorare la qualità della vita tra le mura domestiche. Si tratta di un ambito molto ampio, che comprende e sintetizza le migliori soluzioni legate al mondo dell’elettronica, dell’elettrotecnica e delle telecomunicazioni, ma anche dell’informatica, del design e, sempre più spesso, dell’architettura e dell’ingegneria.

Se è difficile dare una definizione univoca di un settore incredibilmente vasto e declinato in diverse proposte, è più facile invece constatarne il successo. Numeri alla mano, stando agli ultimi report, emerge infatti come la richiesta di tecnologie domotiche sia aumentata, nel corso dello scorso anno, in tutta Europa. Tanto che lo studio «Previsione del mercato globale della Smart Home 2018» ha previsto che, dopo il trend positivo e in costante crescita degli ultimi anni, la spesa complessiva, a livello mondiale, per l’acquisto di dispositivi smart, toccherà la cifra di 130 miliardi di euro entro il 2023. E non solo: si stima che una persona su quattro nel Vecchio Continente abbia acquistato o acquisterà nei prossimi mesi un prodotto legato all’ambito della domotica.

Gli ambiti di applicazione sono numerosi. Per quanto riguarda l’illuminazione, è possibile, per esempio, variare i punti di accensione e gestire completamente ogni singolo punto d’illuminazione.
Le motivazioni che spingono a ricorrere a queste nuove tecnologie? Si va dall’aumento del grado di protezione e di sicurezza della casa – una necessità avvertita dal 61% degli europei –, alla possibilità di monitorare l’abitazione anche da remoto (43%), proseguendo con la tranquillità legata al fatto di essere avvisati in tempo reale in caso di problemi e malfunzionamenti (36%) per arrivare, infine, al risparmio di risorse e di denaro (28%). Il “segreto” della domotica, in effetti, sta tutto nella capacità di incrementare le prestazioni e ottimizzare i consumi grazie all’integrazione dei diversi sistemi e degli impianti presenti nelle abitazioni, migliorando in maniera sensibile il livello di comfort, sicurezza e risparmio energetico.

Gli ambiti di applicazione sono numerosi. Per quanto riguarda l’illuminazione, è possibile, per esempio, variare i punti di accensione e gestire completamente ogni singolo punto d’illuminazione. Il riscaldamento domotico consente la termoregolazione indipendente di ogni ambiente e la gestione anche da remoto; i sistemi più moderni permettono poi di monitorare costantemente i consumi, elettrici e non, e di essere informati tempestivamente in caso di anomalie. Senza contare la possibilità di gestire a distanza l’apertura o la chiusura dei serramenti in base al meteo, di intervenire anche all’esterno agendo in maniera puntuale per quanto riguarda l’irrigazione della aree verdi e di avere un impianto di allarme o di videosorveglianza che garantisce il monitoraggio della propria casa 24 ore su 24.

Le novità più interessanti? Dopo il successo di Alexa di Amazon, lo sviluppo di assistenti vocali, ma anche le serrature intelligenti, i sensori che aiutano a ridurre i punti caldi o freddi in stanze diverse e gli attrezzi da cucina che permettono di tenere sotto controllo in ogni momento la cottura ideale dei cibi. Per una casa sempre più moderna, sicura e – perché no – anche divertente da vivere.

L’INTERVISTA

«Oggi dalla cantina controllo il forno»
Linda Bellani, che ha conseguito una formazione come disegnatrice d’interni, oggi è impiegata in veste di consulente di Nimis Noranco, negozio specializzato nella vendita e nell’installazione di elettrodomestici e cucine. E racconta al Corriere quali sono le novità dell’ultima generazione di apparecchi intelligenti per la casa e su cosa ci aspetta in futuro.

Bellani, cosa sta succedendo?

«La tecnologia oggi permette di ‘comandare’ gli elettrodomestici tramite lo smartphone, con delle app. Fino a qualche anno fa era impensabile, ma oggi il wifi e la facilità nella trasmissione dei dati stanno portando varie marche allo sviluppo di sistemi di gestione alla portata di tutti».

Che vantaggi ci sono?

«Molti. Per esempio: sono in cantina e devo controllare il forno? Un’occhiata alla mia app e senza dover fare tre piani di scale posso regolare o interrompere la cottura. Stesso discorso per la lavatrice. Ma non solo: alcuni apparecchi, come forni o frigoriferi, hanno telecamere interne che mostrano il contenuto sullo schermo del proprio telefono: sto facendo la spesa al supermercato e non ricordo se ho ancora latte in frigo? Anche qui, basta lo smartphone».

Cos’è cambiato, tecnicamente?

«Un tempo dovevano essere realizzati collegamenti tramite cavi, gli impianti erano complessi, costosi e richiedevano parecchio materiale. La diffusione di connessioni wifi domestiche rende tutto più semplice e meno costoso, anche la struttura è molto più snella e veloce».

E in futuro?

«La gestione dei guasti farà passi da gigante: i dispositivi potranno eseguire la diagnostica per conto loro e comunicare i risultati all’assistenza, che a questo punto potrà intervenire in modo mirato e più efficace. C’è molto altro, però: come lo sviluppo di protocolli standard che permetteranno di gestire sistemi di marche differenti da un’unica app».

https://www.cdt.ch/casa/la-casa-e-intelligente-grazie-alla-domotica-AE1978147

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Architettura dei container: una storia di successo

La cosiddetta “cargotecture”, l’architettura dei container, non è più solamente una moda, ma una pratica edilizia diffusa in tutto il mondo in grado di offrire molteplici soluzioni architettoniche, spesso anche molto ricercate.

La rapida e crescente diffusione a livello internazionale di edifici costruiti con container è la testimonianza di come la cargotecture si stia sempre più consolidando come una branca dell’architettura, con numerosi ed evidenti vantaggi che offre rispetto ad altri sistemi di costruzione. In particolare, oltre alle caratteristiche di resistenza e durabilità dei container e a costi relativamente bassi (soprattutto se paragonati ad edifici costruiti con metodi di lavoro tradizionali), l’architettura dei container prevede pratiche sostenibili, dal momento che implica il riciclo di container usati, soddisfacendo così il concetto di progettazione delle 3R: riutilizzare, riciclare, ridurre.

Nell’articolo vengono citati esempi di progetti di architettura dei container, si discute con un esperto lo stato dell’arte in Italia e i motivi della scarsa diffusione della cargotecture nel nostro paese ed infine viene fatto un accenno ai container allestiti a scopo industriale.

Esempi di cargotecture: progetti di architettura dei container

Sion Music Venue (Sion, Svizzera) – Savioz Fabrizzi Architects

architettura container sion music venue

Uno degli esempi di progetti cargotecture è rappresentato dalla Sion Music Venue (Svizzera), realizzata nel 2015 dallo studio Savioz Fabrizzi Architects. I due architetti hanno creato una struttura per la musica contemporanea utilizzando esclusivamente container usati. Il punto focale è una sala per concerti da 300 posti, mentre spogliatoi, spazi per le prove, biglietteria e un bar pubblico, il cui bancone è realizzato interamente con parti ricavate da vecchi container, costituiscono la parte restante di questo centro culturale innovativo.

È necessario precisare però come quello del Sion Music Venue sia un caso particolare di architettura dei container in quanto i moduli sono stati collocati all’interno di un vecchio edificio abbandonato preesistente, mentre  l’idea alla base della cargotecture è quella di esplicitare le caratteristiche dei container (in primis, la capacità di assemblarsi come fossero i pezzi di un puzzle) per realizzare strutture a sè stanti.

Kollektiv Hotel (Bandung, Indonesia) – Associated Architects

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Tra le centinaia di esempi citabili, il Kollektiv Hotel di Bandung (Indonesia) è sicuramente uno dei più interessanti. Suggestivo ed innovativo, l’hotel realizzato con container è destinato a diventare un modello per il futuro. La parte esterna dell’edificio è composta esclusivamente da container modificati sovrapposti a gruppi di quattro, che alternano vetrate a vista a pareti grecate. Internamente la parte metallica visibile dei container, che costituisce l’ingresso di ogni camera, si alterna al legno e al verde delle piante per un effetto industriale ma ugualmente accogliente e confortevole.

Alloggi galleggianti per studenti (Copenhagen, Danimarca) – Urban Rigger

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Un altro mirabile esempio di cargotecture è rappresentato dagli alloggi galleggianti per studenti di Copenaghen (render in copertina). In una città che ha l’obiettivo di diventare entro il 2025 la prima capitale europea “carbon neutral”, la sostenibilità, sia ambientale che economica, è stata uno dei punti cardine intorno al quale ha ruotato l’intero progetto di Urban Rigger, start up di edilizia ecosostenibile attiva dal 2013. Gli alloggi galleggianti, poggiano su una piattaforma in cemento e sono composti da nove container disposti a triangolo. Ognuno di essi dispone di una camera da letto, una cucina e un bagno ed è ben isolato termicamente, dotato di acqua potabile e pannelli solari.

Grazie al progetto degli alloggi galleggianti nei container, Copenaghen, una delle città più care d’Europa, è riuscita a risolvere uno dei problemi principali per gli studenti universitari che spesso incontrano grandi difficoltà nel sostenere il costo degli affitti.

Puma City (edificio itinerante) – Lot-Ek Studio

architettura container puma city lot ek

L’architettura dei container è anche un mezzo sfruttato da famose compagnie commerciali (Nike, Adidas, Puma, Starbucks, Rolex, Volvo, etc…) per pubblicizzare i propri prodotti, trasformando i container in negozi temporanei facilmente spostabili da un luogo all’altro.

Il famoso marchio Puma è stato uno dei primi a voler un edificio trasportabile per eventi e vendita al dettaglio che viaggia in tutto il mondo. Composta da 24 container e totalmente smontabile, Puma City è un edificio su tre livelli di container, traslati in modo da creare patii interni, porticati e terrazze, e decorato con un enorme logo della compagnia.

La struttura è progettata per essere imbarcata su navi da carico e rimontata con grande rapidità. Infatti ciascun modulo è concepito per essere trasportato come un container standard mediante un sistema di pannelli strutturali che coprono le grandi aperture laterali durante il viaggio e che vengono poi rimossi una volta raggiunta la destinazione, ricreando i grandi spazi interni.

Un video dell’assemblaggio dei container per il progetto Puma City.

Guarda tanti altri progetti di architettura con container

L’architettura con container in Italia

Secondo l’ISBU (“Intermodal Steel Building Units and Container Homes”, tradotto come “Associazione di Unità di Costruzione Intermodali in Acciaio e Case di Container”), che si occupa tra l’altro di architettura con container, le strutture realizzate con container marittimi rappresentano attualmente una delle tendenze costruttive in più rapida crescita in molti paesi tecnologicamente avanzati che valorizzano la creatività, quali fra gli altri:

  • USA,
  • Germania,
  • Francia,
  • Olanda,
  • Australia,
  • Paesi Scandinavi,
  • Regno Unito,
  • Svizzera.

Come si può osservare, in questa lista dei paesi in cui la cargotecture è largamente impiegata, non compare l’Italia. Infatti, l’utilizzo di container per realizzare edifici, sia privati che pubblici, nel nostro paese risulta ancora molto limitato.

I motivi che stanno ostacolando lo sviluppo dell’architettura con container sono principalmente due.

  1. Il primo ha a che vedere con la legislazione italiana in materia di edilizia, molto più corposa e restrittiva rispetto a quella di altri Stati. Nonostante molte di queste problematiche siano risolvibili grazie a specifiche tecniche di carpenteria metallica, spesso le autorità competenti, avendo pochi precedenti a cui far riferimento, tendono ad essere molto diffidenti nel rilasciare le licenze edilizie per la costruzione, dovendo sottostare ad una miriade di leggi, talvolta contrastanti le une con le altre.
  2. Il secondo motivo, invece, riguarda i pregiudizi, che tendenzialmente si hanno in Italia nei confronti di tutto ciò che appare come nuovo e che rappresenta un qualcosa di diverso rispetto a quello a cui siamo tradizionalmente abituati.

Allo scopo di fornire un quadro più completo dell’attuale situazione dell’architettura in container nel nostro paese ci siamo rivolti ad uno dei massimi esperti del settore Claudio Meazza, Amministratore Unico dell’azienda Epicon Srl, che ha dichiarato:

Il problema principale in Italia, in ambito edilizio, riguarda la burocrazia troppo stringente che lascia raramente spazio a soluzioni innovative come l’utilizzo dei container nel settore architettonico. Il caso più evidente è il limite dell’altezza interna degli spazi abitativi ma si potrebbe parlare anche dei vincoli paesaggistici. Spesso infatti la presenza di un container viene interpretata come segnale di degrado o associata a calamità. Fortunatamente esistono casi in cui ci si può esprimere con la cargotecture abbastanza liberamente come nelle proprietà private o nel caso di utilizzi temporanei.

I container allestiti a scopo industriale

La modularità e la facilità di trasporto ha convinto sempre più aziende ad inserire la propria impiantistica all’interno di cabinati ricavati da container modificati. I locali tecnici containerizzati rappresentano un’ottima soluzione per le imprese che necessitano di produrre, spedire ed installare i propri impianti nel modo più semplice, veloce e funzionale. Il punto di partenza è rappresentato da container coibentati ai quali vengono applicate modifiche strutturali che consentono di soddisfare le richieste e i progetti dei clienti.

Gran parte dell’attività di Epicon Srl si concentra nella produzione di container a scopo industriale.

Alcune delle tipologie di allestimenti industriali più richieste sono rappresentate da Container Magazzino, Container Officina, Container Laboratorio, Container Cabina Elettrica e Container attrezzati (ad esempio con paranchi, carroponti, arredamento da officina, ecc.).

container industriali

container magazzino

Tre esempi di riutilizzo di container a scopo industriale per uso architettonico:

2 container 20 piedi HC affiancati e modificati

Dehor, destinato ad un bar sul Lago di Como, costituito da due container 20 piedi HC affiancati e opportunamente modificati. In particolare, l’altezza complessiva è stata maggiorata di 10 cm oltre quella normale delle unità HC in modo da garantire un’altezza interna minima di 270 cm.

container bar lago como

1 container 20 piedi HC

Sala conferenze ricavata da un container 20 piedi HC, caratterizzata esternamente da porzioni di pareti opache alternate a vetrate ed internamente arricchita di alcuni confort per rendere la struttura accogliente.

container ufficio

1 container 40 piedi HC modificato

Container con funzione di reception e sala degustazione, realizzato per un’azienda vitivinicola dell’Alta Maremma. Il prospetto principale dell’edificio, ricavato da un container 40 piedi HC, è dotato di un’ampia apertura tutto vetro interrotta solamente da una porzione grecata contenente il logo del cliente, mentre quello secondario risulta quasi completamente opaco, lasciando solamente uno scorcio visuale in linea con l’ingresso principale. Come il dehor, anche questo manufatto è stato rialzato di 10 cm in modo da essere conforme con quanto previsto dalla normativa edilizia italiana.

container vigneto degustazione

container cantina

Il successo raggiunto dalla cargotecture è ormai un dato di fatto. Progettisti di tutto il mondo hanno da tempo sciolto le proprie riserve sull’estetica e la funzionalità dei container, consapevoli dei vantaggi tecnologici e pratici dell’architettura dei container. La speranza è che nel più breve tempo possibile in Italia si inizino a considerare i container come una vera e propria alternativa all’architettura tradizionale.

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Svezia: il primo museo della scienza a emissioni zero alimentato da energia a pedale

Visitare il museo e pedalare per alimentarlo. La città universitaria di Lund, in Svezia, ospiterà il primo museo della scienza alimentato esclusivamente dall’energia solare e dall’energia cinetica prodotta dalle pedalate delle biciclette energetiche.

a cura di Tommaso Tautonico

Svezia: il primo museo della scienza a emissioni zero alimentato da energia a pedale

Promuovere la ricerca nelle scienze naturali e renderla un settore all’avanguardia, accessibile e aperta a bambini e adulti. È con questo scopo che lo studio di architettura danese COBE ha progettato il nuovo museo della scienza della città universitaria di Lund, in Svezia.

Inserito all’interno di due importanti strutture high-tech, ESS (European Spallation Source) e MAX IV, attualmente in costruzione con l’obiettivo di diventare una delle strutture di ricerca più avanzate al mondo nell’ambito della ricerca sui raggi X e sui neutroni, il museo dovrebbe essere completato entro il 2024.
La progettazione del museo – dichiara Dan Stubbergaard, architetto e fondatore di COBE – ha ambizioni molto alte. Riteniamo di essere riusciti a progettare un edificio unico e attraente, a cui l’atrio aperto e il tetto concavo, conferiscono un profilo elegante e innovativo”.

Nuovo museo della scienza in Svezia con l'atrio aperto

Inoltre – continua l’architetto – abbiamo voluto includere aspetti climatici, ambientali e di sostenibilità. Scegliendo il legno come principale materiale da costruzione, incorporando celle solari, sfruttando il calore in eccesso e creando un atrio con una ricca biodiversità che funge anche da serbatoio di acqua piovana, abbiamo raggiunto il nostro obiettivo e siamo riusciti a creare un edificio a emissioni zero di CO2.

La nostra speranza, come architetti, è di poter continuare a concentrarci e migliorare la capacità di progettare costruzioni sostenibili a beneficio delle generazioni future e del pianeta”.

L'interno in legno e con grandi vetrate del nuovo museo della scienza in Svezia

Il museo della scienza alimentato dalle biciclette energetiche

Il nuovo museo si svilupperà su una superficie di 3.500 metri quadrati e sarà costruito principalmente in legno a strati incrociati. L’edificio si svilupperà su due piani e comprenderà sale espositive, una galleria, un’area reception, laboratori, un ristorante, svariati uffici e un auditorium.

Esterno del nuovo museo della scienza in costruzione in Svezia

Una delle particolarità del progetto è il suo grande tetto dalla forma concava, di circa 1.600 metri quadrati, che ospiterà una zona panoramica. Al centro del tetto una grande apertura che dissolve il confine tra interno ed esterno e garantisce l’affaccio alla grande zona verde sottostante, un atrio aperto ricco di vegetazione, utile ad assorbire l’anidride carbonica, aumentare la biodiversità e fungere da serbatoio d’acqua piovana in caso di abbondanti precipitazioni.

Sul tetto sono posizionate anche le biciclette energetiche, postazioni a pedali a disposizione dei visitatori, che grazie alla forza delle loro pedalate, garantiranno la produzione di energia necessaria a soddisfare una parte dei fabbisogni. La restante parte è garantita da un grande impianto fotovoltaico posto sul tetto.
Grazie all’energia solare, a quella cinetica delle biciclette, all’assorbimento dell’anidride carbonica e al particolare sistema di bilanciamento e raccolta di tutti i flussi di energia termica, il museo può vantare emissioni zero di CO.

https://www.infobuildenergia.it/notizie/svezia-primo-museo-scienza-emissioni-zero-alimentato-energia-a-pedale-6714.html

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Cos’è il certificato di idoneità statica

Il certificato di idoneità statica (CIS), introdotto da un Regolamento del 2014 del Comune di Milano, è un documento che attesta lo stato di salute di un edificio, in quanto ne certifica la stabilità e la conseguente agibilità.

Un provvedimento dirigenziale del 2016 aveva stabilito che gli edifici con più di 50 anni privi del certificato di collaudo, dovessero essere sottoposti a verifica e a conseguente rilascio del CIS entro e non oltre il 24 novembre 2019. Termine ulteriormente slittato al 24 novembre 2020, dopo le richieste di proroga di Assoedilizia, che ha messo in evidenza i problemi giuridici e pratici di questo adempimento. Occorre attendere però il 15 di ottobre per avere conferma della proroga, che deve essere confermata dal Comune di Milano, il cui Consiglio deve riunirsi per discutere del regolamento edilizio, al fine di risolvere alcune questioni e storture del testo.

Certificato di idoneità statica: disciplina

Il certificato di idoneità statica (CIS) vede la luce con il Regolamento Edilizio del Comune di Milano del 2014. A prevedere il certificato di idoneità statica in particolare è l’art .11 del Regolamento che per la prima volta prevede l’obbligo di sottoporre gli edifici con più di 50 anni a controlli di idoneità statica delle strutture portanti e delle parti accessorie, il cui crollo potrebbe costituire un serio pericolo per l’incolumità pubblica.

A cosa serve il certificato di idoneità statica 

Il certificato di idoneità statica (CIS) è un documento che deve essere redatto nel rispetto dei DD.MM. del 15/05/1985 e del 20/09/1985 con cui si attesta che le strutture portanti di un immobile sono sicure e conformi alle leggi vigenti al momento della costruzione.

Questo documento è indispensabile per ottenere il riconoscimento dell’agibilità dell’immobile, nei casi in cui non è possibile rinvenire o non esiste proprio il certificato di collaudo statico o per perfezionare una domanda di condono.

Chi può redigere il certificato di idoneità statica

Il certificato di idoneità statica può essere rilasciato, previo esame e studio dell’edificio e della documentazione tecnica, da un architetto o da un ingegnere abilitato iscritto all’albo. I costi per il rilascio del CIS sono influenzati da diversi fattori, primi fra tutti il luogo di ubicazione dell’immobile e le dimensioni dello stesso, per questo si consiglia sempre di chiedere un preventivo di spesa, prima di affidare l’incarico.

Quali controlli per il rilascio del CIS?

Il professionista incaricato alle verifiche necessarie per il rilascio del CIS deve:

– studiare il fabbricato;

– conoscere quando è stato costruito e quando sono stati effettuati eventuali interventi successivi;

– effettuare indagini sul posto per verificato lo stato delle fondazioni e del terreno, verificando se sono presenti crepe, fessure, assestamenti o segni di un presente o prossimo dissesto;

– analizzare i materiali per appurarne la solidità.

 Che cosa deve certificare il professionista incaricato di redigere il CIS?

Una volta effettuati tutti controlli appena visti il professionista incaricato deve certificare principalmente se:

– le fondazioni, in relazione al terreno possono sopportare carichi o sovraccarichi,

– le strutture soprastanti sono in grado di reggere pesi conformemente alle disposizioni di settore;

– l’immobile è idoneo dal punto di vista statico all’uso a cui è destinato.

Cosa deve contenere il certificato di idoneità statica

Il certificato di idoneità statica, dal punto di vista formale è strutturato, in linea generale nel seguente modo:

– dati anagrafici del professionista incaricato, indirizzo e recapiti,

– indicazione del soggetto che ha conferito l’incarico;

– ubicazione, dati catastali, destinazione dell’immobile;

–  descrizione dell’immobile, dei materiali utilizzati per la costruzione e per le opere successive;

– descrizione degli elementi strutturali dell’edificio;

– dati dei rilievi e delle indagini e delle prove di carico eseguite;

– dati relativi alla resistenza degli immobili;

– stato fessurativo e di degrado;

– indagine geologia

– certificazione dello stato di idoneità statica dell’immobile. Il professionista se l’immobile è idoneo dal punto di vista statico si limiterà ad accertarne la sicurezza e lo stato di buona salute, naturalmente motivando le sue conclusioni. In caso contrario è tenuto ad indicare quali interventi si rendono necessari per rendere staticamente sicuro l’immobile.

Cos’è il certificato di idoneità statica

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Bioedilizia e risparmio energetico: dalla casa passiva alla casa attiva

La casa passiva, così come la casa attiva, si pongono come priorità il massimo risparmio energetico che, combinato con i principi progettuali della bioedilizia, garantisce un’edilizia sempre più sostenibile.

Indice degli argomenti:

Il risparmio energetico è uno dei principali obiettivi quando si progettano i nuovi edifici. La combinazione di una progettazione intelligente e attenta, secondo i principi della bioclimatica, di impianti e tecnologia efficienti e di tecniche di costruzione adeguate, ha permesso di raggiungere risultati sempre migliori, fino ad azzerare il fabbisogno energetico degli edifici.

L’importanza di ridurre i consumi di energia è cresciuta negli ultimi anni anche per una attenzione sempre maggiore alle problematiche ambientali in generale. Anche le case, quindi, sono sempre più rispettose dell’ambiente, riducendo l’energia consumata e il loro impatto ambientale. Ma è opportuno specificare che risparmio energetico e bioedilizia non sono la stessa cosa.

Casa passiva e casa attiva per il risparmio energetico

Un edificio, infatti, può garantire un elevatissimo risparmio energetico pur non essendo costruito secondo i principi della bioedilizia. Approfondiamo, allora, cosa si intende per edifici passivi, attivi e quale è il valore aggiunto che la bioedilizia può dare loro. 

Che cos’è una casa passiva

Si parla di “edifici passivi” dalla fine degli anni ’70 e la Passivhaus nasce in Germania nel 1988, quando venne creato un apposito protocollo.

In generale, comunque, con “casa passiva” si indica un edificio che è costruito in modo tale da non necessitare di sistemi attivi tradizionali, come una caldaia, per la climatizzazione degli ambienti interni, ma senza rinunciare al comfort interno. Per costruire una casa passiva è fondamentale studiare in ogni dettaglio la progettazione della stessa, scegliendo accuratamente aspetti come l’orientamento, la forma, le strutture e i materiali da utilizzare.

Che cos'è una casa passiva

Una casa passiva, infatti, deve essere in grado di sfruttare al meglio tutto ciò che la natura offre. Il calore del sole viene captato attraverso le superfici vetrate o realizzando serre solari e per il periodo estivo si predispongono appositi sistemi di ombreggiamento, ricorrendo ad esempio a dei frangisole orientabili e alla vegetazione caducifoglie.

Inoltre, si devono scegliere i materiali giusti, che garantiscano i massimi livelli di isolamento termico, ma anche un’adeguata massa termica. Sono da prediligere la luce e la ventilazione naturali, ad esempio spesso si realizzano apposite aperture e tubazioni per il ricambio d’aria sotterranee, così da mantenere più costante la temperatura dell’aria in ingresso anche in inverno.

In un edificio passivo, inoltre, per il calore si sfruttano gli apporti interni dovuti alla presenza delle persone e al funzionamento di eventuali elettrodomestici. Chiaramente, in base al clima e alla regione, cambieranno le strategie progettuali, ma generalmente, con uno studio attento di tutti questi aspetti, si realizza un edificio che richiede pochissima energia per funzionare. 

Che cos’è una casa attiva

Una casa attiva, come si intuisce dallo stesso nome, è un edificio in grado di produrre più energia rispetto a quanto sia necessario per assicurare il suo funzionamento.

Si può dire che la casa attiva faccia un passo in più rispetto a quella passiva, andando oltre l’obiettivo di risparmiare più energia possibile durante la fase di vita. Tutta l’energia prodotta in eccesso durante il funzionamento dell’edificio, infatti, arriva in qualche modo a compensare l’energia prodotta per la costruzione della casa.

Che cos'è una casa attiva

Anche da un punto di vista economico, produrre più energia di quanta se ne usi diventa vantaggioso.

Concettualmente, la casa attiva non si discosta dai principi visti nel paragrafo precedente per la casa passiva, ma ricorre alle fonti rinnovabili per produrre più energia di quanta ne serva. In una casa attiva, infatti, non mancano sicuramente i pannelli solari e il fotovoltaico. 

Le differenze tra una casa passiva ed una attiva

Come abbiamo visto, quindi, le differenze tra un edificio passivo ed uno attivo fondamentalmente risiedono nella quantità di energia prodotta.

In una casa passiva l’obiettivo è quello di ridurre al massimo i consumi di energia e si studiano tutte le soluzioni progettuali che permettono all’edificio di garantire il comfort interno ai suoi occupanti in modo “naturale”, riducendo al massimo il contributo dei sistemi attivi.

In una casa attiva, invece, fin dalla progettazione, l’edificio e i suoi impianti sono studiati con lo scopo di produrre energia in esubero da reimmettere in rete, trasformandosi in un investimento interessante per i proprietari.

Più che due soluzioni alternative, quindi, possono essere considerate una l’evoluzione dell’altra, grazie anche allo sviluppo vissuto nel mondo della tecnologia, della domotica e della ricerca di materiali sempre più performanti. 

Molto spesso queste definizioni vengono confuse o non sono sempre chiare, soprattutto perché non sono le uniche. Un’altra tipologia di dicitura sempre più diffusa è, ad esempio, quella di NZEB (Nearly Zero Energy Building), che si distingue dalla casa passiva sia per normativa di riferimento, che logica progettuale. Mentre in una casa passiva l’involucro ha un ruolo fondamentale per ridurre i consumi almeno sotto i 15 kWh annui, come indicato dal Passivhaus Insitute, in un NZEB è necessario che sia raggiunta una quota specifica di produzione di energia da fonte rinnovabile. Un NZEB, però, non è necessariamente una casa attiva, in quanto non produce più energia di quanta ne richiede per funzionare, ma cerca proprio un equilibrio tra produzione e consumi.

Il valore aggiunto della bioedilizia

La casa passiva e la casa attiva nascono da una nuova consapevolezza del tema ambientale e sono il frutto della volontà di rendere il mondo costruito il più sostenibile possibile. Il tema dell’energia è sicuramente importante, ma sia la casa passiva, che la casa attiva, possono essere ancora più rispettose dell’ambiente dal momento in cui le si progetta e realizza secondo i principi della bioedilizia.

Il valore aggiunto della bioedilizia

La bioedilizia si sposa benissimo con il concetto di casa passiva e attiva, perché bioedilizia significa progettare in relazione al contesto, utilizzare prodotti naturali, prediligere ciò che è riciclato o riciclabile, favorire la ventilazione e l’illuminazione naturale e anche risparmio energetico.

https://www.infobuildenergia.it/approfondimenti/bioedilizia-risparmio-energetico-casa-passiva-casa-attiva-506.html

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Casalone, Conti: “Minori volumi e minori entrate dalle nuove case, dove sta l’interesse pubblico?”

“Spuntano come funghi le controindicazioni per la realizzazione dei 240 appartamenti nella zona del Casalone”

A dichiararlo è Giuseppe Conti, del coordinamento provinciale di Italia Viva.

“Adesso anche la Regione mette i paletti alla lottizzazione definendo ‘sproporzionato’ il consumo di nuovo suolo agricolo – spiega Conti -. Ma la situazione si fa interessante leggendo il parere della Commissione Vas che può essere sintetizzato in ‘Ridurre le volumetrie da edificare’. Che i calcoli dell’assessore Rossi non tornassero ho già avuto modo di dimostrarlo nei mesi scorsi con dati oggettivi alla mano e che i 3.7 milioni di euro di oneri da incassare da lui raccontati, in realtà ammontavano a poco più di 1.1 milioni di euro“.

“Adesso, con le probabili volumetrie ridotte e quindi con ancora minori oneri da introitare, l’esistenza dell’interesse pubblico di questa variante sarà sempre sostenuta da parte del sindaco Vivarelli Colonna e dell’assessore Fabrizio Rossi – domanda Conti –? Saranno realizzate comunque le opere che giustificavano proprio l’interesse pubblico, quali l’adeguamento dei sottopassi e la viabilità di collegamento? E sopratutto, con un numero inferiore di appartamenti da realizzare, il privato troverà l’intervento ancora appetibile sotto il profilo imprenditoriale? Siamo a pochi giorni dalla ricorrenza del 4 novembre 1966, quando Grosseto si ritrovò sottacqua e riscontrare, per un’operazione di così forte impatto sulla trasformazione del suolo, la mancata verifica delle criticità idrogeologiche dell’area in questione, peraltro limitrofa al fiume Ombrone, getta oscuri dubbi sull’opportunità di costruire proprio in quella zona“.

“Lo avevo anticipato in tempi non sospetti e adesso anche i tecnici sono stati chiari e le relative ostative all’intervento ci sono tutte e messe per iscritto. L’amministrazione deciderà di non tenerne conto e proseguire per la sua strada nonostante i tanti e preoccupanti paletti dati dalle varie Commissioni e la contrarietà di tutta la città – termina Conti -? Amministrare, è vero, significa prendere delle decisioni, ma, possibilmente, non ancora una volta sulla pelle e sulle tasche dei cittadini“.

Casalone, Conti: “Minori volumi e minori entrate dalle nuove case, dove sta l’interesse pubblico?”

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Affidamento dei lavori illegale: la Finanza sequestra due aree per le case popolari a Parma

La Guardia di Finanza di Parma ha eseguito martedì mattina un decreto di sequestro preventivo, emesso dal Gip del tribunale di Parma su richiesta della Procura (pm Francesca Arienti), delle aree di proprietà del Comune di Parma Vicofertile nord ed Ex Althea.

Secondo l’accusa le imprese di costruzione sarebbero state illegittimamente favorite. Al centro ci sarebbe il mancato rispetto delle norme sulla assegnazione dei lavori di costruzione di edifici per finalità sociali che, secondo le accuse, sarebbero stati affidati in via diretta in violazione della normativa.

Le aree sono relative a due lottizzazioni destinate a ospitare circa cinquanta alloggi di edilizia residenziale pubblica, la cui realizzazione era stata affidata alla società ParmAbitare (attualmente in liquidazione) per un esborso pubblico pari di 7,2 milioni di euro.

Alloggi Erp a Vicofertile e via Budellungo: pronti in due anni

Le indagini di polizia giudiziaria, svolte dal nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Parma sotto la direzione della Procura della Repubblica, svolte anche attravesro intercettazioni telefoniche, hanno messo in luce i ruoli di quattro persone, tra dirigenti comunali e responsabili della società ParmAbitare, alle quali viene contestato il reato di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente (art.353 bis del codice penale che recita: chiunque con violenza o minaccia, o con doni, promesse, collusioni o altri mezzi fraudolenti, turba il procedimento amministrativo diretto a stabilire il contenuto del bando o di altro atto equipollente (2) al fine di condizionare le modalità di scelta del contraente da parte della pubblica amministrazione è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni e con la multa da euro 103 a euro 1.032).

In particolare, spiega la Procura, l’attività investigativa ha permesso di evidenziare come l’affidamento diretto, alla società ParmAbitare, dei lavori di costruzione di circa cinquanta alloggi di edilizia economica e popolare, “sia apparso strumentale in quanto diretto allo scopo di aggirare la normativa sugli appalti pubblici e di affidare ai costruttori privati, soci della medesima società, la realizzazione di opere pubbliche senza limiti temporali e di stanziamenti, riservando ad essi, in esclusiva, una quota di mercato, in violazione di legge”.

ParmAbitare è stata costituita, nel 2003, da Acer Parma e da diversi Comuni del parmense (con una quota complessivamente in mano pubblica pari 88% capitale sociale) e da alcune società private (sei soci costruttori e un socio finanziatore).

Di fatto, la società ParmAbitare non è mai stata operativa in quanto, sin dalla costituzione, non ha mai avuto dipendenti e organi di controllo, basando la sua attività esclusivamente sull’operato di consulenze esterne e sulle attività svolte da Acer Parma.

La posa della prima pietra a Vicofertile

I soci privati erano stati selezionati a seguito di una gara pubblica indetta da Acer Parma, azionista di maggioranza.

Per la costituzione di una società cosiddetta società mista, infatti, è necessario effettuare una gara pubblica unica (gara a doppio oggetto) a fronte della quale è possibile selezionare i partner privati e fissare l’oggetto, le modalità e le tempistiche di esecuzione del servizio.

Tuttavia, per tutelare la libera concorrenza, nella gara a doppio oggetto devono essere definiti puntualmente i lavori/servizi da effettuare e deve essere fissato un limite temporale di operatività societaria.

Dall’esame della documentazione agli atti è “tuttavia emerso come, già all’interno di tale gara pubblica, fosse stata inserita genericamente solo la quantificazione degli immobili da costruire (560 appartamenti) senza che venissero puntualmente definite le opere da realizzare ed i servizi da effettuare, nonché le tempistiche di perseguimento dello scopo sociale”.

Una vicenda che risale al 2009 quando il Comune di Parma affida a ParmAbitare la realizzazione di alcuni complessi residenziali Eep (tra cui appunto Vicofertile nord ed ex Althea).

L’affidamento diretto era avvenuto in forza di patti parasociali, sottoscritti dai soci pubblici e privati di ParmAbitare, sulla base dei quali, peraltro, la realizzazione degli interventi sarebbe spettata a rotazione ai soci privati costruttori.

I patti parasociali, tuttavia, non erano mai stati rinnovati ed erano scaduti nel 2006, così come emerso dall’analisi della documentazione agli atti.

Affidamento dei lavori illegale: la Finanza sequestra due aree per le case popolari a Parma
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L’inserimento delle opere nel programma regionale 3.000 case per l’affitto e la proprietà determinava anche l’erogazione di un consistente finanziamento regionale per il Comune di Parma.

ParmAbitare, nel 2010, consegnava in via d’urgenza, a due dei suoi soci costruttori privati, le aree Vicofertile nord ed ex Althea, provvedendo tuttavia alla sospensione dei lavori dopo pochi giorni.

Nel 2013, il Comune di Parma decideva di sospendere la realizzazione degli interventi nelle aree di Vicofertile nord e ex Althea, rinunciando al finanziamento regionale concesso, uscendo di diritto dal richiamato programma regionale.

Peraltro, sempre nel 2013, una modifica della legge Regionale 24/01 aveva eliminato la possibilità di costituire società di scopo, mentre il testo unico sulle società partecipate, nel 2016, aveva imposto la messa in liquidazione delle società prive di operatività e dipendenti.

ParmAbitare doveva pertanto essere messa in liquidazione, in quanto basava le sue facoltà di poter realizzare alloggi pubblici su presupposti normativi ormai abrogati o modificati.

Nel gennaio 2016 il Comune di Parma, sulla base della disponibilità di fondi ministeriali, decideva di riattivare i progetti sospesi di Vicofertile nord ed ex Althea.

Per la realizzazione degli interventi il Comune di Parma, alla fine del 2017, decideva di affidare nuovamente i lavori di realizzazione dei complessi Erp alla società ParmAbitare, nonostante la cosiddetta “gara a doppio oggetto” per la costituzione della società, con tutte le criticità sopra evidenziate, fosse stata esperita, nel lontano 2003, da una diversa stazione appaltante (Acer).

Affidamento dei lavori illegale: la Finanza sequestra due aree per le case popolari a Parma
Maggio 2018 posa della prima pietra in via Budellungo

Inoltre, per giustificare l’affidamento diretto delle attività di progettazione e realizzazione dei lavori, negli atti deliberativi della Giunta vomunale, redatti sulla base dei pareri tecnico-amministrativi dei dirigenti responsabili, la società ParmAbitare viene definita società “in house providing”, assimilabile a un organismo interno all’Amministrazione.

“Tale affermazione, tuttavia, trae spunto da una rappresentazione della realtà risultata non veritiera, tenuto conto che la società in parola, mai di fatto autonoma ed operativa, era una società mista pubblico-privato, la cui legittimazione ad operare appare venuta meno a seguito delle modifiche normative degli anni precedenti”.

Peraltro, nel 2018, dopo la formalizzazione dell’affidamento dei lavori in parola, ParmAbitare è stata posta definitivamente in liquidazione.

Sulla base della complessa ricostruzione normativa e delle attività investigative svolte, l’affidamento dei lavori effettuato del Comune di Parma alla società ParmAbitare – basato sulla fuorviante considerazione di quest’ultima come società in house – è “dunque apparso illegittimo e finalizzato ad evitare l’esperimento di una gara di appalto pubblica, a vantaggio dei soci privati costruttori della società”.

Il Gip di Parma, dopo aver condiviso la ricostruzione giuridica e dei fatti sopra descritta, ha pertanto ordinato il sequestro preventivo delle aree del Comune di Parma destinate alla realizzazione, attualmente in corso, dei complessi residenziali di Vicofertile nord ed ex Althea, al fine di impedire così il protrarsi e l’aggravarsi delle conseguenze del reato di cui all’art. 353 bis c.p. (turbata libertà del procedimento di scelta del contraente).

Infatti, il Giudice ha ritenuto che l’avanzamento dei lavori, oltre a “prolungare gli effetti di un affidamento illegittimo e illegale, legittimerebbe il Comune di Parma ad avanzare al ministero pretese di pagamento in relazione al finanziamento concesso, risorse che verrebbero destinate a soddisfare le imprese di costruzione illegittimamente favorite”.

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